ZUCCARI Merico
ZUCCARI Merico
(San Vetra, Argentina, 4 novembre 1906 - ?). Di Giovanni e di Maria Stura. Primo seniore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Comandante del 3° battaglione Camicie Nere Tagliamento, dopo il 25 luglio 1943 incorporato nella divisione "Centauro". Il 12 settembre 1943, con gran parte del suo reparto, si mette a disposizione dei comandi tedeschi. Sue truppe l'8 dicembre 1943 catturano e uccidono a Pratolungo di Terzano i "ribelli" del col. Lorenzini che viene poi fucilato. Dopo aver agito nel Vercellese e nel Vicentino contro forze partigiane, dal 24 al 26 ottobre 1944 operò con tre compagnie a Pontedilegno, Temù e Vezza d'Oglio trasferendosi il 29 ottobre a Pisogne, operando rastrellamenti nei paesi del Lago d'Iseo, della Valcamonica, della Valtellina e delle valli laterali. Infine dalla metà febbraio 1945 lo Zuccari, per ordine del generale tedesco Kotz, trasferiva il 63° battaglione in alta Valcamonica, dislocando il Comando di battaglione e la 3ª Compagnia a Corteno, la 2ª Compagnia a Vezza Oglio, la 1a Compagnia a S. Giacomo di Teglio (Valtellina). Da tale data fino alla resa nel maggio la Tagliamento operò unicamente contro le Fiamme Verdi, impegnate soprattutto nelle battaglie del Padrio e del Mortirolo.
Contro lo Zuccari vennero avviati procedimenti penali in più città, poi unificati dinanzi alla Corte d'assise di Brescia, la quale l'8 novembre 1947 dichiarò la propria incompetenza. Passò al tribunale militare di Milano, condannato dapprima all'ergastolo, poi a 10 anni con altri collaboratori, subendo altri processi e provvedimenti giudiziari. Sembra, come scrive Giuseppe Parlato ("Fascisti senza Mussolini", p. 157 e p. 344), che alcuni reduci della Legione Tagliamento siano stati i primi a riorganizzarsi a Roma dopo il 25 aprile 1945 mentre in una nota della polizia si afferma che il col. Zuccari, datosi alla latitanza, si sarebbe trasferito in Brasile per prendere contatto con l'ex vicesegretario del PNF Andrea Ippolito, colà rifugiato presso Matarazzo, di cui era genero, «a raccogliere fondi per il movimento clandestino di Roma e specie per la formazione di un gruppo terroristico da chiamarsi "Tagliamento"». Quindi avrebbe dovuto raggiungere l'Argentina e prendere contatto con i fascisti là rifugiatisi. Dichiarati estinti, per amnistia, i reati, lo Zuccari tornò in Italia e passò gli ultimi anni di vita a Sant'Elpidio a Mare.