ZOTTI Giovanni Battista

ZOTTI Giovanni Battista

Sec. XVII-XVIII. Scultore in legno. Allievo di Pietro Ramus (v.), ne continuò alla sua morte la bottega, forse in unione col fratello di Pietro, Domenico Ramus. Lavorò all'ancona dell'altar maggiore di Incudine (1701), a Poia, Ponte di Legno e in vari paesi della Valcamonica.


Come ha scritto G. Vezzoli ("Sculture lignee in Valcamonica"): «Le soase di Incudine, Temù, Poia e altre consimili seguono lo schema solito dei Ramus. Una coppia di colonne tortili per lato, con le decorazioni quali più quali meno rilevate che salgono a spirale lungo i fusti, ora più alti e sottili ora più tozzi. La cimasa è chiusa per lo più dalla figura del Padre; al centro della cartella sta la Vergine o con il Bambino o a mani giunte, come Immacolata Concezione, con raggiera arcaizzante, come appare anche in sculture del barocco bavarese ad Augsburg e nel territorio. La Madonna, nel volto, nell'atteggiamento, nella corona, presenta spesso ascendenze altoatesine, certo attinte alla maniera dei Ramus; la Vergine infatti era figura non troppo soggetta a variazioni, per la sua tradizionale tipologia. Il tabernacolo di Temù ha le solite caratteristiche architettoniche, con pianta molto mossa anche per la collocazione diagonale dei basamenti delle singole colonne e con coppie di angioletti che accompagnano le colonne. Al centro del tabernacolo, le cortine sollevate ai lati dagli angioletti lasciano vedere una tavola bianca e gli Apostoli intorno a Gesù. L'ancona di Vezza d'Oglio sembra riassumere e anche, come usa dire, portare avanti le caratteristiche della scuola dei Ramus, senza però nuocere all'architettura, unite al moltiplicarsi degli elementi. Qui lo Zotti, pur ingrandendo lo schema o aggiungendo elementi, non soffoca le linee architettoniche, anzi le fa risaltare con chiarezza, si direbbe quasi con eleganza».


«Lo Zotti, prosegue il Vezzoli, fu anche eccellente scultore di paliotti. Nel paliotto di Monno, fra due coppie di cariatidi, ai lati, sono inserite, scolpite in legno chiaro, senza colore, a sinistra l'Adorazione dei Magi, a destra l'Adorazione dei pastori. Attenta è la cura per la prospettiva che dal primo piano s'allontana verso il fondo con un succedersi calcolato di architetture e di monti, animati dalle persone, anch'esse sapientemente staccate man mano che s'avvicinano al primo piano».


Lo Zotti è pure noto per i suoi bassorilievi, come quelli di Cané e Villa Dalegno, di discreta fattura, di linguaggio si direbbe popolaresco o dialettale, nei quali, talora, come a Cané, «si intravede», come ha scritto il Vezzoli ("Storia di Brescia", III, pp. 491 e ss.), «nella gran croce posta di sbieco un ricordo di pitture di grande scuola, ad esempio la crocefissione del Tintoretto». Un discepolo, lo Zotti, che affinò le strutture e gli schemi compositivi dei Ramus, come ne approfondì la scultura, infondendole nel moto e nell'espressione il sentimento dell'azione cui partecipavano, come si vede anche nella Cena di Incudine.


OPERE: ANGONE (fraz. di Darfo Boario Terme), chiesa parrocchiale: paliotto (attribuito), il Panazza precisa: «Dovrebbe essere una delle opere iniziali»; BERZO INFERIORE, chiesa parrocchiale: ancona dell'altare maggiore; CANÉ (fraz. di Vione), chiesa parrocchiale: altare della Santa Croce, tribuna e paliotto con trio d'angeli; INCUDINE, chiesa parrocchiale: ancona dell'altare maggiore, firm. «Gio. Battista Zotti 1701»; MONNO, chiesa parrocchiale: paliotto; PIAN CAMUNO, chiesa parrocchiale: altare non riconoscibile; POIA, chiesa parrocchiale: ancona; PONTE DI LEGNO, chiesa parrocchiale: ancona; SONICO, chiesa parrocchiale: paliotto; TEMÙ, chiesa parrocchiale: tabernacolo; VEZZA D'OGLIO, chiesa parrocchiale: ancona; VILLA DALEGNO, chiesa parrocchiale: ancona e paliotto; VIONE, chiesa parrocchiale: paliotto in cuoio (1703).