ZAMBONI

ZAMBONI

Compaiono negli estimi della città di Brescia del 1534. Un Gian Battista fu Gian Antonio de Zambonis è citato nell'estimo della città di Brescia del 1588 come "faber lignarius" (falegname) nella quadra della Cittadella Nuova. Gli Zamboni (il nome deriva da Zan Bono, cioè Giovanni "buono") sono ampiamente diffusi nel Bresciano. Nel 1851 a Brescia uno Zamboni venne arrestato e condotto a S. Urbano per aver detto male di Napoleone III. Giovanni Battista (morto il 17 aprile 1903) fu consigliere e poi presidente onorario della Corte d'Appello di Brescia.


A Carpenedolo l'esistenza degli Zamboni è documentata dal sec. XVI. A Montichiari spicca la figura dello storico Baldassare Camillo Zamboni (v.). Giovanni Zamboni fu sindaco del comune di Villa Cogozzo dal 1885 al 1914. Gli Zamboni sono presenti anche in Valcamonica. Giacomo Zamboni di Malegno, "frater" e "ministro", il 17 dicembre 1302 viene investito, dal rappresentante del vescovo, dei beni dell'Ospizio di Cividate. A Esine sono registrati dalla seconda metà del Seicento con il cognome Voglia che poi diventa soprannome verso la prima metà del '700. Nel 1764 è ancora registrata come famiglia "forestiera". Capostipite è un Lorenzo: sono contadini e mugnai. Si dividono in diversi rami dei "Bobe", dei "Tone de Nene", dei "Gusti de Nene", dei "Bessot".


Gli Zamboni sono diffusi anche sulla Riviera del Garda, a Salò dove risultano da secoli artigiani del refe e ne furono nel 1857 gli ultimi produttori. Secondo Paolo Guerrini derivano da un Juan Bono (Zambuono) de' Rampini di Renzano di Salò noto nel 1200. Agli Zamboni, nel sec XV fra i più ricchi del luogo, secondo la leggenda, sarebbe appartenuto papa Adriano VI. Degli Zamboni di Salò, Pietro il 17 febbraio 1763 all'Accademia dei "Pescatori Benacensi" ragionò sui bachi da seta; Angelo di Bortolo fu volontario nel 1859, fece la campagna di Lombardia e nel 1860 in Sicilia si dedicò all'assistenza degli ammalati e dei feriti; Augusto fu Giovanni fu volontario nel 1848 nel Reggimento Dragoni Lombardi comandato dal colonnello Cima ed ebbe il grado di brigadiere; Bortolo di Giovanni, volontario nel 1859 negli Adolescenti, fu con Garibaldi allo Stelvio, e nel 1860 seguì il suo Generale in Sicilia. Carlo fu Andrea, volontario, fece la campagna del 1859 e nel 1860 seguì Garibaldi nella spedizione di Sicilia. Girolamo di Giovanni, volontario nel 1859 nei Cacciatori delle Alpi, passò nel 1860 nell'Italia Centrale, ove si ammalò e morì. Giovanni fu assessore comunale sulla fine dell'Ottocento. Edoardo fu assessore municipale dal 1910 al 1920 e uno dei fondatori a Salò del Partito Popolare Italiano. A Brescia ebbero una certa notorietà l'ing. Girolamo, che nel 1839 con Pietro Borsieri redigeva i progetti di trasformazione dell'ex convento di S. Domenico in Ospedale degli uomini infermi e dei pazzi; Luigi fu attivo repubblicano e collaboratore de "Il Fascio" (1899-1903); Francesco (n. a Piacenza il 12 settembre 1902) che collaborò negli anni Trenta al "Popolo di Brescia", anche con novelle. Nella provincia di Brescia si contano attualmente 300 famiglie Zamboni di cui 43 a Montichiari e 39 a Brescia.