VILLA Carcina

VILLA Carcina (in dial. Vila Carsina, in lat. Villae de Valle Triumplina)

Comune a m. 249 s.l.m. (altezza massima 1156, minima 233) nella bassa Valtrompia che si estende su entrambi i versanti vallivi, a cavallo del fiume Mella, all'imbocco della valle. Il comune dista 12 km da Brescia, alla quale è collegato con la strada provinciale n. 345 della Valle Trompia.


Lo stemma del comune è composto dalla corona, dallo scudo, dall'elemento decorativo e dal motto. La corona che sormonta lo scudo è formata da un cerchio d'argento aperto da quattro pustelle (tre visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta aperta da sedici porte (nove visibili) ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d'argento e murato di nero. L'elemento decorativo è composto da due rami, alla destra dello scudo di quercia ed a sinistra del medesimo di carpino bianco. I rami sono incrociati sotto lo scudo e annodati con un nastro di colore porpora. In testa allo scudo il motto: "In Labore et virtute". Nello scudo sono rappresentati a sinistra, su fondo verde, un ingranaggio bianco contenente un incudine con martello ed a destra, su sfondo bianco, uno stabilimento con ciminiera fumante.


È composto da cinque frazioni: Villa (capoluogo) (v. Villa di Valtrompia), Cogozzo (v. Villa Cogozzo) e Cailina (v.) sviluppatasi al largo della sponda destra del Mella, Carcina (v., cresciuta al largo della sponda sinistra) e Pregno (v.) che, sorta su di un argine nel mezzo, ha garantito da sempre un servizio di "ponte" tra le due sponde. Il comune occupa una superficie di kmq. 14,42 per la maggior parte (kmq 10,54) agraria-forestale e il resto (3,88) in fondovalle e nei declivi collinari, quasi del tutto occupata da insediamenti industriali ed abitativi. Ecclesiasticamente il territorio comprende le parrocchie di Villa (SS. Emiliano e Tirso), Carcina (S. Giacomo Maggiore), Cailina (S. Michele) e Cogozzo (S. Antonio ab.), che fanno parte della zona XI Bassa Valtrompia, della Diocesi di Brescia.




Abitanti (Villesi, Villani, Villacarcinesi; nomignolo: Vilanc): 4371 nel 1931, 4608 nel 1936, 6284 nel 1951, 7251 nel 1961, 8278 nel 1971, 9684 nel 1981, 10.120 nel 1991, 10.024 nel 2001, 10.485 nel 2005.




Il toponimo è composto dai nomi locali Villa (v.) e Carcina (v.). Il comune si è formato per R.D. del 29 dicembre 1927 n. 2665 entrato in vigore il I febbraio 1928, attraverso l'accorpamento o fusione del comune di Villa Cogozzo con il comune di Carcina: il decreto precisa che «la sede del nuovo comune è stabilita in frazione di Villa, tenuto conto, oltre che della sua posizione centrale, anche del fatto dichiarato dal Podestà di Villa Cogozzo, che persone benemerite di tale Comune si sono offerte di costruire a loro spese in detta frazione un conveniente edificio da adibirsi a Municipio». Primo podestà è il comm. Guido Glisenti (v.), già podestà di Carcina dal 1926 e il più importante industriale del luogo; vice podestà Massimiliano Gusmeri, impiegato della ditta Glisenti e segretario della sezione del Partito Nazionale Fascista di Villa. Nel 1937 il comm. Glisenti cede la carica di podestà all'ing. Antonio Cappelli, direttore della T.L.M. di Villa, coadiuvato come vice podestà da Guido Spada, impiegato nella stessa fabbrica. L'attività del nuovo Comune si concentra sulla realizzazione dell'impianto dell'illuminazione elettrica nelle frazioni, sull'ampliamento del cimitero di Villa e l'avvio ai lavori dell'acquedotto per tutte le frazioni del Comune, completato nel 1934. Nello stesso anno viene avviata la costruzione di un ponte sul Mella fra Carcina e Cailina. Negli anni '30 vengono costruite molte case per impiegati e operai nonché alcune strutture di servizio (scuola materna, cinema, sede del fascio, ecc.) che contribuiranno notevolmente al miglioramento residenziale e urbanistico del comune. Tra le nuove costruzioni è la serie di alloggi popolari costruiti in Cailina dalla T.L.M. lungo via Trafilerie fino alla località "Impero" che prende il nome della proclamazione dell'Impero d'Etiopia.


Nel 1934 il 20% della superficie dell'intero comune risulta occupato da strade, piazze, fabbricati e cortili annessi, letto del fiume Mella, che in questa zona è larghissimo, canali industriali, torrenti e stabilimenti industriali (Trafilerie e Laminatoi Metalli, Guido Glisenti e Bernocchi, per non nominare che i maggiori). Il 28 ottobre 1931 viene inaugurato il nuovo edificio dell'asilo infantile di Villa costruito su progetto dell'ing. Santo Bevilacqua. Nel 1933 nasce l'Associazione carabinieri. Nel gennaio 1938 viene inaugurato il Dopolavoro aziendale delle Trafilerie, con biblioteca, gioco di bocce, sala conferenze. Dal 1942 è attivo un Consultorio pediatrico, mentre continua l'intensa attività del Dispensario antitubercolare.


Salda è la tenuta del fascismo con ampia adesione popolare. A tale predominio tuttavia continua a ribellarsi, a Villa, Ernesto Montini. Aderente alla cellula comunista promossa nella zona da Antonio Forini (Torre dei Picenardi, Cremona, 1889 - Brescia, 1977, sposato con Margherita Pedretti di Gardone Val Trompia), nel febbraio 1935 viene condannato dal Tribunale Speciale a 3 anni di carcere. Il 21 settembre 1929 era stato arrestato e deferito al Tribunale speciale Enrico Cattaneo (n. 25 maggio 1906) di Villa Carcina con l'accusa di stampa antifascista. A vendetta fascista nel 1938 viene attribuita la morte dell'antifascista Pietro Fioletti. Scritte antifasciste come «Abbasso Mussolini che rovina l'Italia» compaiono a Villa sulla strada provinciale nel novembre 1939. Nel 1940 la famiglia Glisenti, in memoria di Gemma Glisenti, fa costruire a Carcina una nuova scuola materna su progetto del geom. Bettino Bettini di Brescia. L'insegnamento, affidato a personale laico, passa poi alle suore Poverelle che aprono anche una scuola di lavoro.


Scoppiata la seconda guerra mondiale non mancano proteste pubbliche come quella inscenata nel luglio 1941 da un buon numero di donne con bambini, davanti al Municipio, a protesta della mancanza della farina gialla. La caduta del fascismo (25 luglio 1943) registra una generale esultanza. Il 27 seguente, sotto la guida del farmacista dott. Giovanni Pisati, viene esposto sul municipio il tricolore e bruciati quadri raffiguranti Mussolini, gagliardetti fascisti e carte della sezione del fascio. I primi pronunciamenti contro l'occupazione nazista dell'8 settembre 1943 sono contenuti in un manifesto di piena fedeltà al Re, scritto a mano da un ragazzo di 16 anni, comparso su una casa di Villa a nome di una Società nazionalista reale. Ma la vera e pronta risposta è l'assistenza organizzata in favore dei militari sbandati che trova punti di riferimento nelle case Corti e nell'attività di Giacomo Reboldi, Arrigo Achilli, Cesare Marazzi, Rosa Guerrini e Aldo Re.


Ma è già subito fascismo. Fin dall'ottobre, per iniziativa dell'ex segretario politico Massimiliano Gusmeri, si riorganizza un gruppo di nostalgici che appresta liste di proscrizione e ordini di arresto che vengono in parte vanificati dal brigadiere Modesto Guaschino, mentre altri vengono eseguiti il 9 ottobre e portano in carcere fino a dicembre otto persone.


Nonostante la repressione fascista, continua l'assistenza agli sbandati particolarmente ad opera di Cesare Marazzi e Eugenio Montini. Scoperti, il primo sconta 7 mesi di carcere, il secondo 3 mesi. Alla cattura sfugge il dott. Giovanni Pisati che viene condannato in contumacia a 16 anni di carcere, nel quale incappa invece Pietro Galesi tenuto in prigione dal 26 febbraio al 14 giugno 1944. All'assistenza agli sbandati si aggiunge una organizzazione della resistenza al fascismo e di formazioni politiche che la sostengono. Il C.I. promuove una prima cellula composta da cinque elementi di Carcina e di Pregno animata da Casimiro Lonati, domiciliato a Carcina e che poi si allarga con altre sedici cellule, comprese quelle di Villa, Cailina, Cogozzo, Concesio, S. Vigilio, Sarezzo, Zanano, Gardone Val Trompia delle quali è principale coordinatore Domenico Omassi, capocellula a Carcina. Meno rilevata e documentata è la resistenza cattolica che si coagula in gruppi autonomi: uno a Carcina, intorno al parroco don Angelo Cò e con l'adesione attiva di Gianni ed Attilio Corti, Alfredo Bonizzi, Mario Antonelli e Aldo Bosio; e un altro a Cailina, guidato da Pietro Pelizzari, Gianni Zanoni e Giuseppe Cagna. Particolarmente attivo e in collegamento con le fiamme Verdi è, a Carcina, Davide Cancarini. Armi, vestiario, denaro, generi commestibili vengono procurati con audaci azioni nelle fabbriche Beretta di Gardone Val Trompia, alla MIDA di Brescia, negli uffici della Tempini di palazzo Capretti di Villa, alla caserma dei Vigili del fuoco di Mezzaluna di Lumezzane. Alla fine l'attività clandestina delle forze politiche e resistenziali in genere, che si sono rafforzate nell'ultimo tempo del fascismo, si coagula, a metà febbraio 1944, nel locale C.L.N (Comitato di liberazione nazionale) composto da Domenico Omassi per il P.C.I., Pietro Galesi e Domenico Bosio per la D.C., rinnovatosi poi a giugno con l'inclusione di Eugenio Montini, fratello di Ernesto. Di contrapposto il 13 gennaio 1944 nasce la sezione del Fascio della R.S.I. di cui è segretario un impiegato della Glisenti, Giorgio Morteo, che raccoglie trentuno iscritti. Nel giugno 1944 si forma, al comando di Giorgio Menicatti, un nucleo delle Brigate Nere che è in contatto con la Brigata Tognù e con la formazione capeggiata da Ferruccio Sorlini che troverà fra i fascisti di Villa protezione nella fuga dopo la liberazione. All'azione di repressione antipartigiana e di arruolamento nelle forze della R.S.I. si contrappone l'attività di approvvigionamento e incetta d'armi e reclutamento nelle formazioni partigiane, in particolare di una trentina di elementi nei Gruppi di azione partigiana (G.A.P.) di Carcina, Villa, Cailina e Cogozzo, e dall'autunno 1944 nella 122ª Brigata Garibaldi.


Contro queste formazioni, specialmente dal settembre 1944, si scatenano i rastrellamenti da parte delle formazioni della R.S.I. e tedesche. In un rastrellamento nell'ottobre viene ucciso il partigiano Luigi Mattei (v.), incendiano la cascina Cancarini e catturano un cacciatore ed un ragazzo di 15 anni che vengono inviati in Germania; a fine ottobre vengono fucilati Mario Bernardelli e Giuseppe Zatti, catturati dalla Brigata Tognù e dai brigatisti neri di Villa; a fine anno le brigate nere incendiano sui monti di Cailina le cascine di Attilio Rivieri e di Margherita Arrighini. A queste crescenti azioni repressive si aggiunge, il 29 gennaio 1945, il bombardamento del ponte di Pregno. Il 10 marzo 1945, a rappresaglia dell'uccisione di uno squadrista, militi delle Brigate nere Tognù e Quagliata uccidono Francesco Scaletti e, alla Campagnola, Armando Lottieri; la notte dell'11 marzo torturano crudelmente, massacrano di botte e abbandonano lungo la strada l'ex brigadiere Modesto Guaschino. Si scoprirà in seguito che Guaschino, il 10 novembre 1944, aveva salvati alla cattura due aviatori alleati scampati alla caduta del loro aereo nella campagna di Villa e li aveva avviati alle formazioni partigiane, e che a molti altri aveva offerto simile aiuto. All'avvicinarsi del fronte, nel mese di marzo, si rafforza il CLN locale con la presenza di Giordano Bruno Buffoli ed Angelo Ronchi per il PSI. Il 14 aprile i Garibaldini del Sonclino svaligiano la fabbrica B.P.D., il 19 aprile scendono in sciopero tutti gli operai della B.P.D. e della T.L.M., il 24 aprile i partigiani requisiscono la B.P.D. e alle ore 13 inalberano sulla torretta la bandiera rossa. Tre ore dopo i militi della "X Mas" danno l'assalto alla torretta e tolgono la bandiera. Il 25 aprile, data dell'insurrezione generale, gli aerei alleati, per impedire la ritirata delle truppe tedesche, danneggiano con 8 bombe la trave principale del ponte sul Mella a Pregno, e provocano la morte di Angela Pedrini di Pregno; il 26 aprile vengono occupati da Eugenio Montini e Giordano Buffoli il Municipio e la Casa del fascio. Alle ore 22 cade, fulminato dal fuoco tedesco, Santo Zanoni che da solo si è parato davanti, sparando, ad una delle ultime colonne tedesche che transitavano lungo la valle. Nei giorni successivi il CLN s'insedia sul Municipio ed assume tutti i poteri; si procede alla organizzazione di un servizio d'ordine armato.


Il partigiano Luigi Quaresmini diviene comandante della caserma di Villa Carcina, vice comandante è il partigiano Renato Pezzaga. Le carceri di Villa si riempiono di fascisti dei comuni di Villa e di Sarezzo, che verranno poi trasferiti al Castello di Brescia. Il bilancio della ribellione al fascismo si completa con altre vittime quali Pietro Corini, morto a Verona; Ennio del Monte, deceduto in un lager in Germania; Giacomo Ghizzardi, scomparso a Gardone Valtrompia; Vincenzo Mensi, ucciso nel lager di Netzweller; Paolo Battista Poli, morto a Breno; Severino Giovanni Singia, stroncato dal lager di Mauthausen; Giulio Vanzini, morto in quello di Stablack. La seconda guerra mondiale è costata il sacrificio di 49 vite, delle quali 22 cadute in guerra. Il maggio il CLN elegge sindaco il dott. Giovanni Pisati, farmacista del paese coadiuvato, come segretario, da Giovanni Corvi.


La rinascita democratica vede in pochi mesi delinearsi le forze politiche ed amministrative prevalenti, rappresentate dai partiti democristiano, comunista e socialista. Le elezioni amministrative vedranno la prevalenza della DC che, da sola, governerà il Comune dal 1946 per 35 anni, passando la mano nel 1980 a una giunta di centrosinistra. Fra le novità più pionieristiche della giunta del 1946 è l'inserimento come assessore di una giovane donna, la maestra Adele Pelizzari. L'amministrazione comunale è impegnata a migliorare l'illuminazione pubblica, realizzare le fognature e migliorare gli acquedotti di Villa, Carcina e Cogozzo, provvedere all'allargamento e asfaltatura delle strade, ai lavatoi pubblici, realizzare con la legge Tupini case per i dipendenti comunali, erigere gli edifici scolastici di Cogozzo e di Cailina (1949) ed ampliare quello di Carcina. Non mancano al contempo iniziative commemorative. Il maggio 1949 viene inaugurata, all'interno del suo stabilimento, una stele a ricordo di Guido Glisenti. Il 24 maggio 1959 viene inaugurato il Monumento dei caduti di Cailina, opera dello scultore Gatti. Una analoga inaugurazione, alla presenza di mons. G.B. Bosio e del prof. Boni, ha luogo il 27 settembre 1959 nella piazza di Carcina. Nel monumento è stata inserita la lapide dei caduti della prima Guerra Mondiale. L'iniziativa è della Sezione reduci; promotori e animatori sono Mario Bresciani, Lorenzo Guerra, Giacomo Solfrini, Cesare Reboldi. I marmi per la struttura architettonica dell'opera, su progetto del prof. Mario Villani, sono stati forniti dalla ditta Antonio Signoria di Virle, e la posa in opera è stata affidata all'impresa Antonio Raza di Carcina. La statua in bronzo è stata colata in una fonderia di Milano. Nel 1966 il monumento viene completato con la posa, alla base, della statua della Pietà. Singolare anche la serie di episodi storici della Valtrompia raffigurati in un rilievo eseguito nel 1965 sulla facciata di una casa di Villa dallo scultore Piero Casari. Fra le iniziative per lo sviluppo industriale è la creazione, presso le scuole elementari, di una Scuola serale di tipo industriale che diventa, il 7 ottobre 1949, grazie anche al contributo di industriali e commercianti, la scuola diurna di Avviamento professionale "Franco Glisenti", la quale trova poi sede in una imponente struttura progettata dall'ing. Vittorio Montiglio, i cui lavori appaltati il 21 febbraio 1954 erano già conclusi con l'inaugurazione, il 5 ottobre dello stesso anno, mentre nel novembre la scuola era già statalizzata. Originale, che ebbe vasta eco perfino in America, l'iniziativa del sindaco Tomaso Firmo di erigere davanti all'edificio il monumento "allo studente" raffigurato in un giovanotto che si avvia con il pacco di libri sotto il braccio, opera dello scultore Mario Gatti e benedetto dal vescovo mons. Giacinto Tredici il 24 marzo 1957.


Particolarmente intensi sono gli anni '60, contraddistinti, soprattutto nella seconda metà ed in concomitanza con le prime crisi di aziende (la Glisenti nel 1965), dalla partecipazione popolare ai Consigli comunali e il ripetersi di assemblee popolari assieme a vivaci lotte sindacali seguite da manifestazioni che hanno vasta eco nazionale, come lo sciopero della fame del marzo 1965 di sei operai. Assieme alla riforma dell'imposta di famiglia (1966) il 23 settembre 1968 viene varato il piano regolatore elaborato dall'architetto Elidio Provasi, mentre si sviluppa una sempre più intensa edilizia popolare (1020 vani solo dal 1966 al 1969) e l'ampliamento e miglioramento della rete stradale.


Alle aumentate necessità assistenziali della popolazione, specie degli anziani, viene incontro la donazione del 10 febbraio 1963 della villa già Sedaboni (v. Villa) da parte di Piera Colturi Capretti (1895-1963), che pur tra difficoltà verrà aperta sotto la denominazione di "Casa di riposo Villa dei Pini" il I ottobre dello stesso anno. Lo sviluppo demografico e la richiesta di abitazioni è tale che il comune è costretto, con il sindaco Firmo, a dotarsi nel 1961 di un piano di fabbricazione e nel 1965 ad acquistare 12.000 mq. di terreno, urbanizzandolo a proprie spese, a favore dei cittadini. Comincia a nascere così, tra Villa e Cogozzo, sui terreni della Glisenti il villaggio "Marcolini": dalla cooperativa "La Famiglia" vengono costruiti 68 appartamenti. L'amministrazione spende 24 milioni per l'arteria di scorrimento tra Villa e Cogozzo. Infine è in fase di avvio un intervento dell'INA CASA per una spesa di 90 milioni, che serviranno a costruire appartamenti a Cailina su un'area offerta sempre dal Comune. Con atto del 6 aprile 1962 Piera Glisenti dona al comune la scuola materna "Gemma Graziotti Glisenti" fatta costruire, come già detto, nel 1940 a Carcina con la condizione: «la donazione dovrà restare perennemente ad uso di asilo infantile e scuola della gioventù femminile» e «l'inosservanza produrrà la risoluzione della donazione». Nel 1961 la famiglia Glisenti provvede a far ampliare l'asilo con nuove aule ed il parroco don Emilio Zanardelli ne affida la gestione alle suore Dorotee, che danno il loro aiuto per l'asilo infantile e per l'educazione delle ragazze, con attività varie e scuola di vita familiare, fino all'8 luglio 2001.


Premio all'intensa attività è da considerare la visita del Presidente del Consiglio on. Aldo Moro il 17 aprile 1966. Dopo averne approvato il 31 ottobre 1966 lo statuto, il Comune entra a far parte della Comunità Montana della Valtrompia, che si costituirà ufficialmente il 3 aprile 1967. Gli anni '70 sono segnati da una incalzante crisi delle grandi aziende. Nel 1970 la Bernocchi, in seguito a generale crisi cotoniera, viene occupata e, nonostante la lotta durata mesi, viene chiusa il I dicembre 1971. Nel '72 rinasce come "Filatura di Cogozzo" che occupa soltanto una parte del vecchio stabilimento. La Glisenti diventa Glisenti Caster con capitale Fiat, la TLM nel 1976 diventa "La Metalli Industriale LMI", subito in difficoltà. Si susseguono di continuo scioperi e manifestazioni, pubbliche assemblee, occupazioni. Nel 1980 nasce la prima maggioranza di centro-sinistra, mentre l'opinione pubblica è sempre più tempestata da iniziative. Insistente è "Lotta Continua", mentre nel 1981 fa sentire la sua voce Radio Villa, che si spegnerà nel 1985; pressante è la presenza del gruppo consigliare "Alternativa", che pubblica un suo periodico, "l'Aglio", che poi cambierà il titolo con "Alternativa". Scioperi, serrate e occupazioni si susseguono per anni sfociando nel 1977 nel "Maggio di lotta", con la messa in cassa integrazione di tutte le maestranze della LMI, che culmina nel 1979 con l'ultima occupazione della fabbrica, durata due mesi.


Ma non mancano significativi progressi. È del 1973 la completa metanizzazione, la realizzazione della sede staccata dell'INAM. Del 1974 l'ampliamento dei cimiteri di Villa e Carcina, la costruzione della Scuola materna di Cogozzo, i miglioramenti agli acquedotti, fognature, ecc. Il 25 aprile 1975 la Scuola media statale, che sostituisce la scuola di avviamento professionale Franco Glisenti, viene dedicata a Teresio Olivelli. Nel 1976-1977 vengono realizzate la costruzione del nuovo ponte tra Villa e Pregno sulla ex statale n. 345 e la nuova circonvallazione attraverso il ponte. Il paese, che ormai sta diventando città, registra progressi anche negli anni '80. Nell'aprile 1981, per significare una occupazione simbolica, si tiene nel parco di Villa Glisenti la Festa di Primavera. Nel maggio seguente, grazie all'accordo tra Comune e proprietà, 8500 mq. del parco della villa vengono adibiti a verde pubblico. La villa diventa poi nel 1985 di proprietà del Comune e, restaurata, destinata mostre d'arte, convegni ed a ospitare la biblioteca comunale. Nel 1983 il Comune acquista anche l'ex cinema e l'ex caserma dei carabinieri costruita negli anni Venti come residenza del direttore della T.L.M. e utilizzata come stazione dei carabinieri fino al 1982; il 23 settembre 1983 viene inaugurato il nuovo edificio delle Scuole elementari di Carcina intitolato a mons. G.B. Bosio (v.), arcivescovo di Chieti. Il 17 novembre viene affidato all'ing. Graziano Gamba e all'arch. Gianni Fornarini la revisione del Piano regolatore generale. Seguono poi la meccanizzazione dei servizi Comunali, la realizzazione della strada di collegamento di Carcina con Pregno attraverso l'area dismessa della Glisenti, la fornitura di un adeguato sistema fognario, di parcheggi e di un piccolo campo sportivo per ragazzi alla frazione di Pregno ed altri interventi ed iniziative. Inoltre nel 1986 viene inaugurato il nuovo, grandioso edificio delle Scuole medie. Nel 1988 la biblioteca comunale viene dislocata al piano terra di Villa Glisenti; il primo piano della villa viene periodicamente adibito a mostre, mentre all'ultimo piano è stato trasferito l'archivio storico comunale.


In continuo sviluppo, durante gli anni '80, l'edilizia popolare, con la realizzazione di alloggi per anziani e la ristrutturazione di vecchi fabbricati destinati ad accogliere anche extracomunitari, ed al contempo viene affrontato il problema della utilizzazione della vasta area già LMI. Interventi urgenti devono essere apportati alla sistemazione del torrente Codera dopo i gravi danni provocati il I luglio 1984. Negli stessi anni, all'attività amministrativa si accompagnano altre iniziative di rilievo quali, nel 1985, la Festa della birra, il I giugno 1986 il Palio della frazioni, organizzato dalla Polisportiva, e la prima Fiera campionaria dell'artigianato e del commercio della Valtrompia; dal 1990 si tiene la Sagra delle pesche. Nel gennaio 1989 compare il primo numero del periodico dell'Amministrazione Comunale mentre continua la pubblicazione, da parte del PCI, di "Alternativa", che nel 1993 pubblica il nuovo periodico "Società Civile".


Gli anni '90 si aprono con l'approvazione, il 13 giugno 1991, dello statuto comunale di Villa Carcina che regola la vita dell'amministrazione e della comunità, che entra in vigore il 18 dicembre 1991. Circa due mesi prima, il 30 ottobre, la Comunità montana ha approvato il Piano urbanistico comunitario (PUC), deliberato dalla Regione Lombardia il 26 maggio 1992, vincolante la pianificazione comunale fino all'anno 2000. Al contempo, per far fronte all'enorme sviluppo della viabilità e al susseguirsi di incidenti mortali, viene istituito un Comitato di sicurezza stradale e lo studio di un Piano di mobilità, viabilità e traffico. Come è stato rilevato dagli autori di Arc' Angels, i primi anni '90 e specialmente il 1992 diventano "anni chiave" per lo sviluppo, sia per la chiusura dei due stabilimenti storici (LMI e Bertocchi), sia perché viene dato il via politico alla loro reindustrializzazione ed al nuovo insediamento artigianale di via Fiume Mella a Cogozzo: 126.000 mq. di reindustrializzazione, un impegno che accompagnerà l'amministrazione per lunghi anni. L'attività amministrativa vede avviare la costruzione di due impianti per il trattamento delle acque; nel 1993 il municipio si allarga, dislocando alcuni uffici nell'ex sede della ditta Vitali in via Zanardelli 25; nell'ottobre 1994 viene allargata la "via stretta" di Cailina e, sempre a Cailina, nel 1996 viene costruita in località Impero una nuova scuola materna su progetto dello studio Brignoli Carovita di Bergamo, terminata nel 2000. Sempre nel 1996 viene migliorata ed ampliata la rete viaria, specialmente con la costruzione di una nuova strada nella zona industriale. Al contempo viene migliorata ancora la rete fognaria e l'acquedotto con l'installazione di un depuratore; approntato un concorso di idee per una nuova piazza nella ex area LMI. A regolare gli incalzanti interventi, nel 1997 arriva, dopo 15 anni, la revisione del Piano regolatore generale. Nel 1997 viene approvata la costruzione di un sottopasso tra via Italia e via Rimembranza verso il cimitero di Carcina per poi collegarsi in futuro con via Fucine. È del 1999 l'avvio di un'isola ecologica per la raccolta dei rifiuti. Nel 2000 viene completata la fognatura ed allestita una nuova area P.E.E.P. nell'area ex LMI. Nel 2001 muove i primi passi l'asilo nido che viene inaugurato nel 2002, viene riavviata l'edilizia popolare, progettato un nuovo piano commerciale. Sono del 2003 l'installazione di telecamere di sicurezza sulla strada provinciale e negli uffici comunali, del 2004 l'avvio della costruzione della bretella Villa-Concesio (ora terminata) e della pista ciclabile Pregno-Sarezzo, ed una nuova ristrutturazione dell'edificio delle Scuole medie; vengono ammodernati e messi a norma tutti gli edifici scolastici, viene aperto nei locali ampliati della materna di Carcina il nuovo servizio di asilo nido. Nel contempo si sono presentate sulla scena nuove forze politiche. Il 23 aprile 1995 avvia la sua attività il "Club Forza Italia", nel marzo 1996 Alleanza Nazionale apre un circolo comprendente Villa Carcina e Concesio, nello stesso tempo prende piede anche la Lega Nord che nel 1998 pubblica un suo periodico, "El giornal de Vila Carsina".


Nell'ambito delle attività amministrative, particolare cura è stata dedicata fin dagli anni '80 al paesaggio ed al verde pubblico con la creazione di parchi, con il censimento del patrimonio verde (condotto da Graziano Belleri e Felice Costa, illustrato nel volume "Fiori spontanei nel territorio di Villa Carcina", 1996), la sistemazione di un'isola ecologica in via dei Mille. Ancora più decisa dal 1997 l'azione di valorizzazione dei parchi della Villa Glisenti, Villa dei Pini e della zona di Cogozzo, per cui nel 1997 venivano messi a disposizione della popolazione quasi settantamila mq. di verde, un considerevole spazio che si è prestato anche alla presenza di cinghiali. Alla difesa del paesaggio e per un pronto intervento in caso di incendi boschivi, alluvioni, calamità naturali è particolarmente attivo il Gruppo volontari agro-forestale, il quale ha inaugurato il 6 gennaio 1999 una nuova sede. Nel 1999 il comune concede l'autorizzazione a costruire la strada di accesso all'oratorio S. Giovanni Bosco di Carcina. Sono state avviate alcune operazioni di recupero del vissuto sociale e di salvaguardia di edifici dei centri storici, specialmente nel decennio amministrativo che ha visto la DC affiancata dal PSI (1980-1990), e anche di mappatura e sistemazione dei sentieri di montagna (gennaio 1991) ad opera della sottosezione C.A.I. locale e del Gruppo agro-forestale antincendio che però non possono bastare, tanto più che la variante al P.R.G, elaborata nel frattempo, non offre soluzioni credibili all'aggravamento dei vecchi problemi e all'insorgenza di quelli nuovi. Il 12 febbraio 2006 è stato inaugurato, presso il cimitero di Carcina, l'ossario dedicato a otto caduti dei quali sei nella ritirata di Russia, uno nella prima guerra mondiale e uno in servizio nel 1967. Nel 2006 la scuola media è stata nuovamente ampliata e nella stessa si sono trasferite le scuole elementari. Nella scuola elementare ristrutturata sono state collocate le associazioni: C.A.I., La Soldanella, Avis. Nello stesso anno terminano i lavori di ristrutturazione della vecchia scuola materna Cappelli di Villa, dove ha trovato sede la biblioteca, qui trasferita da Villa Glisenti.




ASSOCIAZIONI, CULTURA, MUSICA, TEMPO LIBERO. Di particolare importanza la cooperativa l'ARCA (Ambiente, Ricerca, Cultura, Arte) fondata il 9 marzo 1984 da Massimo Galeri e altri e subito segnalatasi per le molte iniziative di salvaguardia del territorio, archeologiche, musicali, divulgative. Nel 1970 esiste il gruppo culturale "Quarta Dimensione" per l'impegno di riordino degli archivi, di documentazione storico-artistico, quale si è poi accompagnata l'attività personale di Rossana Prestini, Francesco Bevilacqua, dell'arciprete don Giuliano Baronio, ecc. con monografie di argomento locale. Nel 1990 nasce il circolo "Paolo da Cailina" operante nei settori della pittura, fotografia e nelle discipline storico-naturalistiche. In memoria di Enzo Del Barba, scomparso tragicamente nell'aprile 2006, è stata promossa, nel novembre, una Fondazione con lo scopo di incrementare la conoscenza e la coscienza storica, diffondere una cultura di pace, creare una cultura politica tenendo conto dell'etica. Particolare preferenza è stata riservata alla cultura musicale a partire dal 1952 con la fondazione, da parte di Piera Carpani Glisenti, di una sezione della "Gioventù musicale italiana". Alla memoria del giovane industriale Franco Glisenti di Villa Carcina, fratello della signora Piera, nasce il coro "Franco Glisenti", che aveva la sua prima sede presso l'oratorio S. Giovanni Bosco di Carcina. Il debutto in pubblico avvenne il 2 novembre 1960, in occasione dell'ingresso del nuovo parroco, don Emilio Zanardelli, sotto la guida del maestro Piana e del presidente Mario Zani. Nel 1963 moriva tragicamente il maestro Piana. Il coro in seguito prese il nome di "Coro Vil-Car", in un primo tempo e successivamente "La Soldanella", con la direzione ininterrotta del maestro Pasquino Zanotti. Nel 1976, con il supporto del coro "La Soldanella", è sorto a Carcina "Il Centro di documentazione sulla Cultura tradizionale bresciana" per la ricerca, il recupero, la divulgazione di tutte le espressioni della cultura tradizionale ed in particolare sui moduli musicali del canto popolare bresciano. Negli anni '70 nasce un corpo bandistico intitolato "Amica Banda". A livello di musica corale nel 1978, per iniziativa di don Claudio Delpero, nasce a Cailina il coro "Benedetto Marcello", nel 1983 il maestro Federico Vincenzi dà vita al Coro Polifonico di Villa. Ad essi si aggiungono il coro "Regina Coeli" di Villa e l'Associazione Rinquartetto. Nel 1988 Paolo Cantù, Stefano Prati, Mary Nassini ed altri fondano l'Associazione Paideia che organizza corsi di musica per tutti e Mary e Roberto Nassini fondano una nuova banda musicale. Attivo per qualche tempo il gruppo "Tre Violini". Numerose da anni sono le manifestazioni e gare musicali quali il "Maggiolino", riservato ai piccoli; nel 1993 "Notte di note", riservato ai dilettanti di età superiore ai 14 anni; nel 1997 la "City voices", con lo scopo di valorizzare le migliori voci della provincia e, sempre nel 1997, "Musica in Villa". A Villa Carcina l'A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) è ben rappresentata da due gruppi: il gruppo "Alpini Villa Carcina", con sede a Carcina, fondato nel 1933, conta 100 iscritti, capogruppo G.P. Pozzali; il gruppo "Alpini Cogozzo", con sede a Cogozzo, fondato nel 1992 per iniziativa di Giovanni Bresciani, conta 100 iscritti, capogruppo Mario Ettori. Sono presenti a Carcina e Cailina le ACLI. La sede di Carcina, fondata nel 1963 dal parroco don Emilio Zanardelli, è in via I maggio. Recentemente è sede zonale della lega consumatori. Presidente Angelo Reboldi. La sede di Cailina risiede in via D'Annunzio n. 9 ed è stata fondata nel 1963.




ASSISTENZA. Fin dagli anni '50 intensa è stata l'attività dell'assistenza pubblica e privata. È del luglio 1956 la fondazione, per iniziativa di Santo Piccioli, Giuseppe Ghizzardi, Mario Guerra, Mario Ratto, Vittorio Gregorelli e Achille Covone della sezione A.V.I.S., che inizialmente utilizza l'ambulatorio della ditta Glisenti. Nel 2005 il gruppo conta 350 soci. Presidenti furono: 1956-57 Santo Piccioli; 1958-1985 dott. Franco Piovani; 1986-1989 Adelino Micheletti; dal 1990 Ermete Marinelli.


Nel 1974, ad impulso del dott. Franco Piovani, viene fondato il "C.V.A.A. Corpo Villa Carcina Autolettiga Avis" per il trasporto ed il pronto soccorso degli ammalati che il 28 novembre 2004 inaugurerà una nuova ampia sede su una superficie di 700 mq., messi a disposizione dal Comune, con 220 volontari e cinque mezzi di soccorso; il corpo soddisfa ogni anno circa 3300 richieste di intervento. Nel 1961 si costituisce la sezione dell'Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro. La "Casa di riposo Villa dei Pini", eretta in ente morale con D.P.R. n. 69 pubblicato il 17 febbraio 1967, ristrutturata ed ampliata nel 1995, ampliava i suoi servizi attraverso il Centro Diurno, distribuzione di pasti a domicilio e telesoccorso. Nel 1987, in una casa di Carcina lasciata da Vincenzo Trivella nel 1981, nasce una comunità residenziale per handicappati. La comunità trova nel 1992 una nuova sede in una proprietà della Fondazione Colturi Villa dei Pini fino a quando, il 16 febbraio 2001, sarà in grado di disporre di una sua propria sede con la inaugurazione del Centro residenziale per disabili "Tommaso Firmo". Nascono nel 1990 la cooperativa "Il Ponte" e il "Gruppo 90" che tra l'altro promosse le Noventiadi, concorso di poesia per handicappati. La cooperativa "Il Ponte" è una struttura che si occupa della integrazione sociale e dello sviluppo delle autonomie di ragazzi disabili. Nel 2005 ospita 23 utenti ed è seguita da quattro educatrici professionali e da un gruppo di volontari. L'associazione "Amici del Boo" è nata nel 2004 ed ha lo scopo di creare un gruppo forte e coeso di volontari per il mondo dell'handicap. Nel 1993 veniva aperta la "Tasa Rosa", comunità alloggio per minori mancanti di un alloggio idoneo alla crescita ed affidata alla Cooperativa Fai Valtrompia di Sarezzo. La comunità è ora cessata. Sempre attive nel frattempo sono l'Operazione Mamre e l'Associazione anziani. A Cogozzo nel 2006 sono stati aperti, per iniziativa del Comune con la cooperativa "Aquilone", quattro mini-alloggi per disabili fisici. A fine 2005 nel comune ci sono 54 tra gruppi ed associazioni, di cui uno opera nel settore ambiente, 6 nel settore cultura, 22 nel settore sport, 14 nel settore volontariato ed l in altri settori. La Timken, azienda multinazionale che opera in via Fiume Mella a Villa Carcina, ha elargito notevoli somme a favore di soggetti operanti nel Comune con significativo beneficio per la qualità. Nel 1978 nasce a Villa la prima cooperativa di lavoro giovanile "La Rugiada", ora cessata. Nel 1998 nasce il Gruppo pensionati che, ispirandosi ai principi di solidarietà civile, sociale e culturale, è attivo nel volontariato. Nel 2003 nasce, per impulso di Roberto Merli, la sede provinciale dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada.




SPORT. Presente da tempo, l'attività sportiva trova consistenza, oltre che nelle squadre di calcio, in nuove discipline. Nel 1964 viene realizzato a Cailina, nel terreno dell'oratorio parrocchiale, il primo campo da tennis, grazie alla convenzione fra il "Tennis club" di Villa Carcina e l'oratorio, convenzione terminata nel 1972. Nel 1964 nasce la sottosezione del C.A.I.; dal 1970 è attivo il gruppo dei pescatori "La Bosa", che ottiene numerose vittorie in gare provinciali e nazionali; dal 1971 è sempre più attivo il Gruppo ginnico "Il giglio", che riscuote successi in ambito regionale e nazionale. Dal 1983 viene avviata la costruzione della Polisportiva. In attesa, attivato nel dicembre un campo sportivo provvisorio, iniziano corsi di ginnastica artistica organizzati dalla A.S. Cailinese e gare di regolarità in montagna nelle quali si distingue come campione d'Italia Damiano Bolpagni. Dal 1984 viene approntato a più riprese un Centro sportivo a Cogozzo con un campo di calcio a tappeto evergreen fra i migliori della provincia, una pista per atletica, un campo per basket e pallavolo, quattro giochi di bocce coperti, una palazzina con bar, sala giochi, palestra preriscaldamento atleti e grande pedana per scherma, una delle pochissime in provincia, tre campi da tennis, ecc. Costituita ufficialmente nel 1985, la Polisportiva registrava 20 società nel 1988, fra le quali si distingue la Società di schema e, unica in Valtrompia, quella di atletica leggera. Si aggiunge nel 1986 la squadra ciclistica UC Vil-Car, nel 1990 lo Sci-Club Orsetto, il Centauro Club di moto d'epoca, il Tennis club, il mini basket, il CSC calcio, la sezione ippica, la sezione pallavolo, ecc. Nel 1991 viene avviato con il nome "Micheliadi" il palio delle contrade. Nel 1996 il Vademecum pubblicato dalla Polisportiva registrava 2500 iscritti. Nel 1999 viene inaugurato un campo sportivo a Pregno. Nel 1997 viene creata la Consulta dei Giovani. Nel 1962 è sorto il G.A.M., Gruppo amici della montagna, con matrice Acli Carcina. Ottimi i risultati ottenuti nel 2003/2004 dagli atleti di Villa Carcina. Sara Balduchelli è campionessa italiana allievi corsa 100 ostacoli; Paolo Bossini è vice campione del mondo juniores dei 200 rana; Stefano Petissi, velista, si distingue nella classe 420.




ECCLESIASTICAMENTE. Non si può ignorare la leggenda che vuole i SS. Faustino e Giovita, patroni di Brescia, provenire da Zignone, cioè dal territorio di Villa Carcina, anche perché sembra echeggiare la convinzione che la terra di Carcina sia stata fra le prime ad essere cristianizzate. La vicinanza alla città fa pensare che sia stata fra le prime terre a far parte della pieve cittadina, passando poi nell'ambito della Pieve di Concesio entro la quale Paolo Guerrini individua il primo luogo di culto in una cappella battesimale dedicata a S. Giovanni Battista, che egli fa risalire al XIII-XIV sec., ma dalla quale si stacca e si rende indipendente probabilmente nel sec. XIV per le sempre più pericolose e difficili condizioni di questa plaga, divisa dal fiume, il quale si doveva guadare o scavalcare sull'unico ponte di Noboli, allungando quindi il viaggio di parecchi chilometri. Infatti già nel 1410 il Catalogo Capitolare registra nella Quadra di Mompiano la chiesa "curata" ch'è già praticamente parrocchiale dedicata ai SS. Emiliano e Tirso, ricca di due benefici, uno del valore di sei libre l'altro del valore di sei soldi. Aggiunge inoltre che esiste una «cappella in ecclesia S.te Marie de Vila» che il Guerrini ritiene sia la chiesa di S. Lorenzo di Cogozzo dove, scrive, il culto della Madonna è antichissimo e profondamente sentito.


Il culto dei SS. Emiliano e Tirso sarebbe arrivato a Villa attraverso il monastero di S. Eufemia da esso mutuato dall'abbazia di S. Gallo. Un particolare culto benedettino legato al monastero di S. Eufemia è anche quello di S. Mauro, discepolo di S. Benedetto. Così è del culto di S. Michele a Cailina. Un'altra diaconia della pieve di Concesio dovette probabilmente esistere a Cogozzo, come indica la dedicazione della chiesa di S. Lorenzo eretta nel sec. XVI. Lo stesso Guerrini rivela come, dal confronto con le imposte che pagavano gli altri benefici, risulta evidente che il beneficio parrocchiale di Villa era il più ricco della Valle Trompia e la sua dotazione fondiaria superava quella dei benefici vicini di Concesio, Sarezzo, Lumezzane, Inzino e Bovegno, che erano le chiese più antiche e più dotate della plaga valtrumplini. È evidente che, diventando parrocchia per la sua posizione centrica, la chiesa di Villa ha assorbito e unificato nell'unico beneficio parrocchiale tutti gli altri benefici minori. Quanto ai titolari della chiesa, i santi martiri Emiliano e Tirso, il Guerrini congettura che, cadendo la festa di S. Emiliano il 22 novembre, data che coincide con l'anniversario della consacrazione della primitiva chiesa di Villa, la dedicazione provenga dalla traslazione delle reliquie dei due santi ottenute per essere collocate nella mensa dell'altare.


Passano più di cento anni prima che si conoscano nuove notizie. La chiesa di Villa compare nell'elenco del 1532 dei benefici della Diocesi di Brescia nella quadra della Valtrompia. Comprende anche la chiesa di S. Michele di Cailina «con annessi», ne è titolare don Giulio De Zamaris e il valore del beneficio è di 60 ducati annui. Come risulta, la chiesa di Cailina aveva un suo beneficio particolare di cui si trova traccia nel 1523, in atti di permuta di beni, esistenti nell'archivio della Curia Vescovile. Anche questo beneficio, come quello di S. Lorenzo a Cogozzo, venne poi assorbito nell'unico beneficio parrocchiale al quale appartiene la casa curaziale di Cailina. La visita pastorale del vescovo Domenico Bollani del 29 agosto 1567 trova una parrocchia in sviluppo. Vi esiste la confraternita del Corpus Domini e, oltre alla chiesa sussidiaria di Cogozzo (S. Lorenzo) e di Cailina (S. Michele), una dedicata a S. Rocco. Egli raccomanda l'istruzione religiosa dei fanciulli, che si costruisca la sacrestia e la cura del cimitero dove devono essere approntati i sepolcri. All'epoca della visita del vicario Cristoforo Pilati (31 agosto 1573), la Confraternita del Corpus Domini, benché sprovvista di beni, conta nientemeno che 250 confratelli. Più rivalutato è l'oratorio di S. Antonio di Cogozzo dove si celebra due volte la settimana, ma che ha bisogno di pavimento. Trascurato è, invece, ancora il cimitero, pieno di piante e sterpaglie.


Dal 1576, se non prima, è già parroco don Stefano Zamara de Zamaris, il quale, il 29 aprile di quell'anno, compila l'inventario dei beni mobili ed immobili della chiesa, che ha quattro altari ma che appare molto povera di arredi sacri e di suppellettili d'altare. Il 26 marzo 1580 riceve la visita del convisitatore di S. Carlo, don Vincenzo Antonini. Il problema è proprio don Zamara che tiene, oltre che il beneficio di Villa, quello di Cellatica, sostenendo che ciò gli è permesso dalla vicinanza dei due benefici. Tiene inoltre, in casa, armi e addirittura due «armigeri». Più tardi si saprà che mantiene cani da caccia e che usa il cimitero come deposito della propria legna. Inoltre è grande il disordine in chiesa: il SS. Sacramento viene conservato, anziché in una pisside, in un pezzetto di corporale in fondo al tabernacolo di legno dorato. Per di più le tovaglie sono «immonde». I decreti di S. Carlo piovono a raffica. Nella successive visita del vescovo Giovanni Dolfin del 21 giugno 1582 la situazione non è cambiata: le rondini nidificano in chiesa, l'abitazione del rettore è «sordida», ecc. Gli ordini del vescovo si ripetono. La crescita religiosa della popolazione è confermata dalla ricostruzione della chiesa di S. Rocco e dalla presenza segnalata di una Disciplina e, sulla fine del secolo XVI o agli inizi del secolo XVII, dall'erezione della Scuola del S. Rosario la quale, dietro richiesta dei Consoli e reggenti del comune e del Rettore di Villa, viene unita al Convento di S. Domenico a Brescia. Dal Catastico del Da Lezze del 1609 risulta che Villa, con Collio e Marmentino, gode di un beneficio di 400 ducati l'anno in confronto a tutti gli altri benefici che si aggirano intorno a cento-duecento ducati. Sembra che, grazie ad una protezione dei marchesi Gonzaga di Castiglione, fratelli di S. Luigi, inizi dal 1600 la serie dei Bonetti, con don Giovanni Battista, dottore in utroque jure eletto il 18 ottobre 1600 tra undici concorrenti. Venne poi promosso abate mitrato della Collegiata di Castiglione, di patronato dei Gonzaga, riservandosi però sul beneficio di Villa una pensione annua di settanta ducati d'oro.


Dopo la nomina, il 7 maggio 1609, del fratello don Giovanni Giacomo Bonetti e la sua rinuncia, nel 1616 risulta parroco don Benedetto Bonetti, sempre di Castiglione. Proprio in quest'anno, come risulta a Paolo Guerrini, il Comune inizia contro di lui la causa per l'amministrazione della chiesa di S. Lorenzo. Nel 1622 compila il secondo inventario dei beni mobili ed immobili della chiesa, documento molto interessante per conoscere la dotazione fondiaria antica del beneficio, che poi fu trasformata con numerose permute coi Nassini a Cailina e con altri a Villa e a Cogozzo. Il predecessore e zio, don Giovanni Giacomo, teneva ancora ufficialmente il possesso del beneficio parrocchiale poiché è contro di lui che il Comune muove, nel 1622, un'altra causa dinnanzi alla Curia vescovile per obbligarlo a tenere a sue spese un secondo sacerdote curato. Il lungo incartamento di questa causa rivela che i Bonetti trascuravano la cura della parrocchia e non erano ben visti dalla popolazione e dal Comune. Per questo motivo don Benedetto Bonetti si decise a cambiare aria, e ottenne dal Vescovo di poter permutare il beneficio parrocchiale di Villa col primo canonicato di Calcinato e se ne andò, in posto inferiore ma più tranquillo perché senza responsabilità. Il suo successore, don Gian Battista Maestri (de Magistris), di Calcinato e ivi canonico curato, scambiò col Bonetti il suo canonicato e ottenne il 5 dicembre 1624 la parrocchia di Villa, la pacificò e la governò con molta prudenza e grande zelo, morendo probabilmente di peste, nel novembre del 1630, vittima del suo dovere nell'assistenza degli appestati, che anche a Villa furono molti. Dopo il parrocchiato di un solo anno (8 ottobre 1631-aprile 1632) di don Marco Nicolini di Collio, don Giovanni Rampinelli di Gardone Val Trompia, nominato il 13 giugno 1632, ebbe il merito del riordino dell'archivio parrocchiale.


Luci ed ombre presenta l'andamento della parrocchia nella seconda metà del '600. Nella sua relazione del 13 settembre 1668, il parroco don Della Corte rileva che, oltre a lui, sono presenti quattro sacerdoti, cappellani delle quattro chiese dipendenti, i quali sono dichiarati «negligentissimi a satisfar li legati», mentre si impegnano ad insegnare «come legere et a scrivere ai figlioli», inoltre se la Dottrina cristiana «è frequentata» vi è, quanto a moralità, un grande abuso e danno per le stalle, ed i fedeli frequentano le prediche «se non rare volte». Nel 1674, il vescovo constata che le elemosine sono bene amministrate, ma che ancora gli «uomini» di Cogozzo hanno l'abitudine di starsene fuori dalla chiesa durante la messa per cui il visitatore minaccia per loro addirittura la scomunica. Positivo è il fatto, registrato nella visita di mons. Marco Dolfin del 7 luglio 1703, che i sacerdoti presenti si esercitino, eccetto uno, a far scuola e che, secondo la voce comune, tanto loro che i chierici «vivono morigerati e decenti» ed inoltre che non vi sono inconfessi. Inoltre la «Dottrina cristiana è assai ben disposta e frequentata». Il vescovo sancisce con «tutto bene» la situazione parrocchiale.


Dopo la rinuncia di don Orazio Fontana (1680) sembra, all'atto della documentazione, senza particolare rilievo il parrocchiato di don Giuseppe Acquisti (1680-1701). Quello di don Ludovico Fada (1702-1746) di Lavone dà una situazione favorevole per una grande impresa: l'erezione di una nuova chiesa. Dalla sua relazione del 1727 risultano presenti in parrocchia sei sacerdoti e sei chierici. I legati, sia quelli riferiti alle chiese ed agli altari (2000 sono le messe) sia quelli in soccorso ai poveri, sono in continuo aumento e sono allargati al mantenimento di maestri di scuola. I redditi provenienti dai lasciti vengono destinati inoltre ad arredi, statue comprese, come quella della Madonna del Rosario, all'olio delle lampade e ad assicurare quaresimali e prediche. Tra i lasciti ve ne è uno disposto in un testamento del 14 dicembre 1729 di Giovanni B. Cirelli di Cailina che destina i suoi beni «nella restaurazione della fabbrica nova della chiesa di Villa». Il 18 settembre 1737 è Andrea Lozzi che offre un pezzo di terra per la sua erezione, che, però, dovrebbe essere restituito qualora l'impresa venisse abbandonata. Non passano molti giorni ed il 4 novembre il Consiglio generale del comune di Villa decide la costruzione della nuova chiesa «in contrada de Broli a mattina su parte della casa della Rettoria». Nel giro di pochi mesi viene presentato il progetto che viene approvato dalla curia vescovile il 7 giugno 1738. Il 6 luglio 1738 viene posta la prima pietra, cerimonia registrata in una relazione e in una precisa iscrizione riportata da don Giuliano Baroni ("La chiesa parrocchiale dei SS. Emiliano e Tirso di Villa Carcina", pp. 22-23). Controversa è la scelta dell'architetto. Mentre Giovanni Cappelletti, Ruggero Boschi, Valentino Volta propendono per l'ab. Giovanni Battista Marchetti, Sandro Guerrini ha intravisto, nel grafico della planimetria e in elementi architettonici, la mano dell'arch. Antonio Turbino. Come si ricava dalle "Memorie istoriche" della parrocchia di Cazzago, Giuseppe Bonetti nel 1751, andato a Villa per invitare il pittore Monti a dipingere la cupola della sua chiesa, lo trovò ammalato e dovette chiamare Bernardino Bono. Il Monti dipinge la pala del primo altare di sinistra delle "Sante". Nello stesso tempo, secondo l'opinione di Sandro Guerrini, il pittore Pietro Natali esegue la pala dell'Angelo Custode e dei santi del primo altare a destra. È del 1754 la pala della Madonna del Rosario dipinta da Pietro Scalvini. Sicuri sono i principali promotori dell'impresa, e cioè il parroco don Lodovico Fada, don Giuseppe Dalola ed il Consiglio generale del comune. In pochi mesi nel 1738 vengono registrate permute di terreni necessari alla costruzione, della quale si occupa come "prefetto" don Dalola, considerato «unico capo sopra la Fabbrica». Si susseguono ripetuti lasciti e donazioni, ma, sopravvenute difficoltà economiche dovute anche a carestie, calamità naturali ed alla decadenza incalzante della Repubblica Veneta, l'impresa si arena. Don Fada muore il I luglio 1746 a 86 anni, affidando la costruzione della chiesa al suo curato e successore don Gianbattista Bettoni di Siviano (1746-1772) e sotto la continua guida del curato don Dalola. All'impresa viene in soccorso il vescovo di Brescia, card. Angelo Maria Querini. Secondo un'iscrizione posta nella parete di fronte al pulpito il tempio è «iniziato sotto (i suoi) auspici» e «decorato per la di lui munificenza».


Quasi del tutto completa, la chiesa di Villa, dedicata ai SS. Emiliano e Tirso, viene consacrata il 17 luglio 1754 dal vescovo Querini. Negli anni che seguono viene continuamente abbellita. Nel 1763 Gaetano Callido costruisce l'organo. Contribuiscono all'abbellimento della chiesa e degli altari Giulia Marchionni (testamento del 23 maggio 1752), Gregorio e Domenica Gregorelli (1752), Giovan Battista Cirelli di Cailina (con i testamenti del 14 dicembre 1729 e 20 gennaio 1753). Un inventario dei beni della parrocchia (1747-1763) registra altre opere (quadri, banchi, oggetti liturgici, ritratti). Succede a don Bettoni don Stefano Rozzi di Verolanuova (1772-1795), dottore in teologia, oratore, poeta, filosofo, conoscitore delle lingue latina, greca, italiana e francese, considerato «uno degli ultimi arcadi bresciani». Tocca a lui completare la costosa costruzione dell'organo. Gli è di sostegno (e celebrerà anche il suo funerale) nella cura pastorale un altro dotto sacerdote, don Faustino Mensi, insegnante di teologia all'Accademia di Padova e di etica cristiana nel ginnasio di Brescia.


Travagliato, particolarmente nei primi anni, è il parrocchiato di don Gianpietro Bontempi, maestro di scuola a Sasso e Musaga e poi cappellano e catechista nelle carceri del Broletto. Nominato nel novembre 1795, viene accusato dopo pochi mesi dall'ingresso di essersi arricchito a danno del beneficio ecclesiastico e, nel 1801, privato del beneficio. Si difende chiedendo tempo per dimostrare, conti alla mano, la sua innocenza, accettando disciplinatamente la sospensione a "divinis". Sostituito da don Pietro Bontempi, viene reintegrato nel 1803; gli succede, il I ottobre 1812, don Giovanni Maria Paterlini di Collio, al quale toccarono anni difficili di carestie e epidemie. Nonostante ciò nel 1824 intraprende la costruzione della nuova torre, già desiderata da tempo, ma non ne vede il compimento dato che la morte lo coglie il 2 ottobre 1832, in seguito ad una cancrena causata da ferite provocate dal ribaltamento della carrozza. L'epigrafe del cimitero lo definisce «chiaro per pietà e dottrina con la parola e l'esempio».


Gli succede il giovane don Angelo Telasio di Gardone Riviera. Già professore di retorica in seminario, viene nominato il 23 marzo 1833. Ebbe gravi dispiaceri, per contrasti con le autorità politiche austriache, sobillate da elementi anticlericali del luogo. Nonostante ciò riprende la costruzione della torre sotto la direzione dell'ing. Nicola Sedaboni, opera che assorbe la maggior parte delle energie economiche e viene condotta nonostante le intemperie atmosferiche del 1841-1842 e soprattutto la terribile inondazione dell'agosto del 1850, che provocò gravi disastri. Frutto del suo zelo è, nel 1841, l'erezione dell'oratorio femminile, tramite probabilmente Serafina Regis di Carcina e dopo una predicazione di don Marco Passi, fondatore delle suore Dorotee. Altrettanto contrastato è il parrocchiato di don Giambattista Gobbini, nominato il 26 gennaio 1846, a 39 anni. Zelante e, come scrive Paolo Guerrini, amatissimo, vive i tempi travagliati delle prime lotte politiche dell'unità d'Italia, segnate da una sempre più forte classe liberale zanardelliana e dalla prima industrializzazione, particolarmente pressante nel territorio. Grande carità esercita durante il colera del 1855. Intransigente, in controtendenza di molti preti valtrumplini e al sindaco di Villa Cogozzo, che manifestò pubblicamente il sostegno ai preti "liberali", professa pubblicamente la sua adesione alle direttive vescovili. Come si evince dalla sua relazione in occasione della visita del 30 agosto 1868 del vescovo Girolamo Verzeri, l'attività della parrocchia è vitale. Vi esistono cappellanie abbastanza solide quanto a patrimonio, vi sono cinque sacerdoti che celebrano «tutte le mattine» nelle «singole chiese», la popolazione partecipa «volonterosa» alla Dottrina Cristiana. Assieme alla tradizionale festa di S. Rocco diventa sempre più importante quella di S. Luigi. Una novità è rappresentata dall'oratorio delle fanciulle. Il parroco ritiene «ben regolato» lo «stato della Dottrina Cristiana». Con il diffondersi di idee antireligiose, laicistiche e di contestazione, don Gobbini, intransigente qual è, dichiara di non voler far «pompa di nuove cognizioni per gli errori de' nostri giorni, non suscitare dubbi nella stessa istruzione, ma rassodare le abbracciate verità; infonderle in chi è privo di cognizione d'esse o richiamarle con fermezza ed affezione di cuore in chi le ha dimenticate. In generale si cerca nella Dottrina Cristiana spiegata al popolo dal parroco di formare un popolo veramente cristiano d'intelletto e di costume, popolo che ami e tema il Signore». Nonostante le difficoltà continue è completata, nel 1866, la costruzione del campanile. Don Gobbini muore in concetto di santità, colpito da improvviso malore sulla strada di Cailina accompagnando al cimitero la salma di un bambino. Il cippo funebre sul luogo della morte improvvisa dice: «Da qui al cielo spiccava il volo l'anima bella del parroco di Villa Gianbattista Gobbini, per zelo, bontà e sapienza, dei sacri pastori modello, la sera del 23 aprile 1870».


Le stesse difficoltà, aumentate da una incalzante trasformazione socio-economica, vengono evidenziate da don Luigi Vimercati (1870-1898) che regge la parrocchia per quasi trent'anni, come scrive Paolo Guerrini, «con bontà e prudenza». Il suo è soprattutto un parrocchiato "religioso", che cerca di smussare gli angoli della crescente polemica religioso-politica, puntando al pratico. Benedice la prima pietra del cotonificio Mylius e si esprime paternalisticamente. È ligio verso le autorità fino allo scrupolo, chiedendo tutti i permessi richiesti per le processioni, ma non omette sforzi per promuovere ogni possibile manifestazione pubblica. Allo stesso tempo si adopera per far fronte alle crescenti necessità del suo popolo. Promuove infatti il primo asilo infantile e vi chiama le Suore Poverelle che aprono anche una scuola di lavoro. Lo stesso zelo mette nelle opere. Nel 1881 provvede la nuova torre di un orologio e di un concerto di campane, la chiesa delle balaustre, della bussola, al rifacimento dell'organo e a diverse suppellettili e a drappi per ornare la chiesa, donati dalle sorelle Lucia ed Elisabetta Scaluggia. Nel 1896 fa costruire a sue spese, con l'aiuto economico delle sorelle Scaluggia, la cappella del cimitero che, terminata il 3 aprile 1898, egli dona al Comune, riservandosi il diritto di esservi sepolto, ciò che avviene alla morte avvenuta il 21 agosto 1898.


Ma è don Giuseppe Scolari (1899-1920), che Paolo Guerrini dice «di ingegno profondo» ed «ottimo predicatore», a dover far fronte ai tempi più difficili della pastorale parrocchiale. Egli infatti affronta un montante anticlericalismo ed il diffondersi di un socialismo sempre più estremista che nel 1919 conquista il Comune. Lo stesso campanile, da pochi decenni eretto, diventa motivo di contrasti a sfondo politico. Don Scolari saluta con viva soddisfazione l'ampliarsi dell'industria: il 9 maggio 1907 benedice la nascita del nuovo grande stabilimento Mylius, auspicando la collaborazione fra operai ed imprenditori. Di fronte al diffondersi del socialismo favorisce il sindacalismo delle Unioni Cattoliche del lavoro. Si impegna direttamente anche in campo socioeconomico e nel maggio si fa promotore ed è poi presidente del Consorzio grandinifugo. Nel 1909 fonda il Circolo al "Ritrovo operaio" di S. Rocco. Patetico è il suo correre, durante i comizi socialisti, al campanile per contrastare gli oratori con il suono a distesa delle campane. Promuove grandi feste, come quella del culto alla SS. Croce: nel settembre 1906 vede presente il card. Felice Cavagnis con una partecipazione larghissima di popolo. La fine dei suoi giorni è amareggiata dalla vittoria socialista nel 1919, alla quale resiste potenziando l'organizzazione cattolica. Particolarmente fertile è il parrocchiato di don Angelo Brignani. Nativo di Seniga e curato a Fiumicello, viene il 19 febbraio 1921 nominato parroco di Villa, dove fa l'ingresso il 19 giugno. Sua prima preoccupazione è lo sviluppo delle confraternite e delle associazioni. Fin dal 20 novembre 1921 viene ristabilita la Congregazione del Terz'Ordine francescano, con la vestizione di 50 aspiranti, e che verrà poi riorganizzata il 3 novembre 1946. Potenziata è l'Azione cattolica ed il movimento cattolico in generale, con una dura resistenza all'anticlericalismo dilagante. Per difendere la libertà di manifestazioni religiose, per iniziativa di Davide Cancarini e di don Giovan B. Bosio, allora curato di Carcina, crea l'organizzazione delle Camicie bianche per proteggere le processioni e le manifestazioni religiose. Grazie a Davide Cancarini e a don Luigi Bosio il movimento cattolico si rafforza sempre più attraverso scuole di propaganda e impegno sociale, resistendo compatto anche sotto il fascismo, fino a ricomparire, dopo il 25 aprile 1945 e poi per decenni, come forza dominante nell'amministrazione pubblica. Si deve alla sua apertura ad una pastorale più modernamente aperta l'organizzazione, attraverso lo zelo del curato don Luigi Bosio, nel 1926 del primo oratorio-ricreatorio maschile sul luogo chiamato "Carità" e, nel 1935, la costruzione delle scuole di catechismo. Il suo è un parrocchiato intenso di opere. Dal 1923 provvede la chiesa parrocchiale di un nuovo pavimento; nel 1927 affida alla ditta Benzi e Franceschini di Crema il restauro dell'organo; dal 1928 al 1933 promuove restauri alla chiesa e la arricchisce di nuovi paramenti; sempre nel 1933 provvede al restauro del coro e nel 1936 al ristabilimento della copertura della chiesa e del suo esterno, con l'aggiunta di un nuovo ambiente alla sagrestia.


La guerra non manca di incidere sulla vita parrocchiale. Nel 1945 don Brignani, nella sua relazione del 28 agosto, si sente di scrivere: in questi ultimi anni dì guerra gli uomini, preoccupati dalla questione annonaria, si sono un poco affievoliti nella pratica religiosa...», ma chiude la relazione con la consolante constatazione che «la parrocchia di Villa Cogozzo conserva ancora buone tradizioni di fede».


Tocca a don Brignani affrontare problemi inconsueti come il ridimensionamento del territorio della parrocchia. Il 25 settembre 1949 benedice la prima pietra della nuova chiesa di Cailina, progettata dall'ing. Vittorio Montini, che verrà eretta in parrocchiale il 15 febbraio 1963 e che ebbe il riconoscimento civile il 23 maggio 1964. Nel dopoguerra riprende intensamente le opere interrotte, promuove la sistemazione dell'altare del S. Cuore e del tabernacolo. Dal 1960, ad opera dei fratelli Ludovico e Antonio Cominelli, vengono restaurati gli affreschi, le porte e gli arredi della chiesa parrocchiale. Nel 1952, grazie ad un impegno particolare del curato don Giuseppe David, don Brignani provvede la parrocchia di un moderno oratorio. Singolare, nello stesso anno, l'iniziativa di porre sulla torretta del municipio una statua della Madonna Immacolata che nel giugno 1992 viene illuminata. Nel 1963 viene fondato, per iniziativa del curato don Piero Lanzi, il gruppo Scout Villa Carcina 1 che ha poi notevole sviluppo e che nel 1987 pone la sede nel parco di Villa dei Pini. Breve (dal 1963 al 1974) il parrocchiato di Don Luigi Frola, percorso dalle inquietudini del dissenso cattolico e di pressanti domande di partecipazione del laicato alla vita parrocchiale ed un'esplosiva situazione economico-sociale, di fronte alle quali egli si sente impari. Don Frola, tuttavia, non manca di promuovere opere di miglioramento della chiesa, quale il riscaldamento e soprattutto la costruzione della nuova canonica.


Tocca a don Franco Rivadossi (1974-1992) ritessere, con pazienza e zelo attraverso molte iniziative pastorali (missioni, settimane), un rinnovato ordito di collaborazione e di fiducia che vede, fra l'altro, lo sviluppo di un attivo volontariato in continua crescita ed un'intensa attività missionaria. Muta in parte anche la funzione tradizionale delle quattro parrocchie, che si trovano a dover far fronte alle conseguenze generali del processo di secolarizzazione e della disaffezione religiosa, alla perdita di controllo sul comportamento collettivo, all'avvento di una nuova e multiforme fenomenologia religiosa (è del 1980 la costituzione a Villa della "Sala del Regno" dei Testimoni di Geova che raccolgono un'ottantina di aderenti). Parrocchie spesso chiamate faticosamente a sopperire, con l'aiuto del volontariato, al vuoto istituzionale rispetto alla socializzazione, all'aggregazione giovanile, all'offerta educativa e culturale con strutture a volte insufficienti o inadeguate rispetto alla domanda dei nuovi tempi. Una funzione sociale supplementare che però oggi deve fare i conti con la riduzione degli spazi ricreativi, l'accerchiamento edilizio, severe normative. A Cogozzo, nel 1952, su iniziativa e disegno del curato Giuseppe Barcelli, nativo di Villa, viene costruita una nuova chiesa in via Tolotti, benedetta e inaugurata solennemente il 16 giugno 1956, riconosciuta parrocchiale il 7 dicembre del 1958. A questi anni risale l'abbandono e l'alienazione ai privati dell'antica chiesa di S. Antonio a Cogozzo e della vecchia canonica di vie Fontane a Villa.


Nuovi e ripetuti sono gli interventi di restauro alla chiesa parrocchiale, quali la creazione della cappella invernale, il restauro della facciata (1980), dell'organo (nel 1983 attraverso la ditta Pedrini), di pale d'altare (1985-1988-1990), del tetto e delle pareti esterne (1986), la posa di nuove vetrate (1987), fino al restauro, affidato a Romeo Seccamani, degli affreschi del presbiterio (1991), ecc. Viene inoltre restaurata la chiesa di S. Rocco (1987). Nuove opere di sistemazione vengono apportate all'oratorio, mentre nel 1991 viene presentato un progetto di restauro della vecchia canonica bocciato dalla soprintendenza nel 1992. Preoccupazione di don Giuliano Baronio, parroco dal I novembre 1992, è l'ulteriore strutturazione degli organismi pastorali parrocchiali (Consiglio pastorale e Consiglio per gli affari economici). Appena entrato promuove, nel febbraio, la pubblicazione di un nuovo notiziario della parrocchia dal titolo "Torre di Villa", che raccoglie intense collaborazioni. Ampi aiuti gli permettono di terminare, nel 1995, i lavori di restauro della parrocchia, l'installazione dell'impianto elettrico (1995), il restauro di altre tele e di nuove opere per la chiesa di S. Rocco, l'abbellimento della cappella invernale. Attenzione dedica nel 1992 alla torre, mentre continuano per anni i restauri di strutture e di tele, conclusisi nel 1995. Il 14 marzo 1997 si dà inizio al restauro della "vecchia canonica", più volte citata nei documenti delle visite pastorali e più volte, lungo i secoli, al centro delle attenzioni dei parroci. Il progetto è degli architetti Roberto Romelli, Paolo Zangrandi, Mario Bonomi, Franco Radaelli, Silvia Padergnaga, Luca Bonomi. La gara di appalto dei lavori venne vinta dalla Ditta Mitelli Pierino di S. Vigilio. L'opera, alla quale lavorano anche diverse ditte tra cui Sbrini (parte elettrica), Nassini (parte idraulica), Zamboni e Botti (pavimenti e rivestimenti), Cossu e Calesso (tinteggiatura), Fisogni (porte e infissi), Mega Italia (sicurezza), Mitelli e Zadra (inferriate e cancelli), Casali (vetrate), Arici (grondaie) e Bettoni (porfido e ciottoli), si conclude dopo quattro anni di intenso lavoro, con l'inaugurazione fatta dal vescovo emerito di Brescia mons. Bruno Foresti il 16 settembre del 2000. Si provvede anche alla ristrutturazione dell'oratorio e alla creazione di un salone polivalente. Le suore lasciano l'ospizio Villa dei Pini il 30 giugno 1993, ma ritornano in Parrocchia alla fine dello stesso anno dopo reiterata richiesta del parroco. Nel marzo 2001 viene rinnovato il concerto delle campane. Il 250° della dedicazione della chiesa (2004) viene ricordato con la celebrazione del card. Giovan Battista Re e la pubblicazione di un volume dovuto al parroco don Giuliano Baronio e a don Giuseppe Fusari. La generosità della parrocchia si protende sempre di più verso il mondo missionario con le opere promosse in Kenya, dove opera il concittadino P. Ermanno Montini missionario della Consolata e poi a S. Felix in Venezuela, dove opera la concittadina Rosanna Micheletti e dove è stato costruito, in occasione dell'anno santo 2000, un centro polivalente per le attività di quella comunità parrocchiale.




CHIESA PARROCCHIALE ANTICA. La chiesa antica precedente all'attuale (ma che forse non era la prima sul territorio) esisteva dove ora sorge il campanile di Villa e venne abbattuta al momento di gettare le fondamenta dello stesso. Arrivava appena al limite occidentale del campanile e di essa non rimane che l'abside, adattato a casa di abitazione del sacrista, e la sacrestia a nord del coro dell'attuale chiesa, che serve come ripostiglio. Come scrive Paolo Guerrini, «doveva essere piccola, disadorna e cadente». Doveva avere due altari dedicati alla Madonna, decorati probabilmente dalle due anconette elencate nell'inventario della parrocchiale del 1576. Dagli atti della visita apostolica di S. Carlo Borromeo (1580) risulta trascurata, ancora con le finestre riparate da tele sporche, pur munite di inferriate. Nell'occhio del presbiterio addirittura nidificano i pennuti. Dagli atti della visita pastorale della fine del sec. XVI ("La chiesa parrocchiale dei SS. Emiliano e Tirso Villa Carcina", p. 13) ha quattro altari, ma risulta molto povera di arredi e suppellettili.


La prima descrizione compare, come ha rilevato Giuliano Baronio, nella visita pastorale del vescovo Giovanni Dolfin del 21 giugno 1582, nella quale si dice che la chiesa è rivolta ad oriente ed abbastanza in grado di contenere i fedeli. Non è a volta, ma a capanna coperta di tegole, ha una porta principale dalla quale si discende all'interno con qualche gradino. Ha due finestre rivolte a mezzogiorno con inferriate, ma senza vetri né imposte. Il pavimento è in cotto. Da una porta laterale si entra nella casa del rettore (parroco). Questo ci sta a dire che la vecchia chiesa era costruita in fianco a quella che viene chiamata "vecchia canonica". Sopra il portone centrale c'è un rosone. Sopra la volta della cappella maggiore, nel frontespizio, vi è un altro rosone. L'altare maggiore è senza balaustre ed è collocato nel frontespizio della chiesa in una cappella a volta con due finestre rivolte verso oriente ai due lati dell'altare. Si asserisce che la pala dell'altare è «indecente», cioè rovinata o brutta. Nel mezzo della fiancata settentrionale, in una cappella quadrata, vi è l'altare della Scuola del Corpo del Signore, la cui pala viene definita «mediocre». C'erano ancora, nel 1582, i due altari nel frontespizio a fianco dell'altare maggiore che erano stati soppressi da S. Carlo. Il campanile è situato nel lato meridionale della chiesa. Si entra in esso dalla casa del Rettore, e poi dal campanile si può accedere alla chiesa. Ci sono due campane: una di ventotto e l'altra di quindici pesi. Davanti alla chiesa vi è il cimitero.


In un rogito del notaio Bortolo Oldofredi, riportato dalla Prestini in "Villa Carcina un paese alle porte della Valtrompia", vi è un inventario dei beni della parrocchiale che, stilato nel 1640, venne pubblicato il 28 aprile 1646. Nell'inventario si parla di un «ancona grande adornata, con la effigie della B.V. Maria con il suo figliuolino in braccio, ed doi angeli uno alla destra e l'altro dalla sinistra insieme con le figure delli gloriosi martiri SS. Emiliano e Tirso». Si parla cioè della pala che si trova all'altare maggiore della attuale chiesa. Tale pala dovette essere stata fatta, allora, tra il 1582 e il 1640 e, secondo i critici, l'autore è Pietro Marone. In quel rogito c'è poi un «tabernacolo dove si pone il Santissimo Sacramento indorato et dipinto con effigie di nostro Signore resuscitato ed altri santi», che potrebbe essere quello collocato nell'attuale chiesa all'altare di S. Giuseppe, naturalmente ridipinto e con la sola effigie del Risorto. Si parla pure della casa del parroco che «è attaccata ad essa chiesa per uso di habitatione d'esso R.do Signor Retore» e di «un altro casamento per uso del massaro». Dopo la visita del vescovo Giovanni Dolfin del 1582 si tolsero i due altari in frontespizio a fianco dell'altar maggiore e si fece un nuovo altare, con tutta probabilità, nella fiancata settentrionale della chiesa, accanto a quello della Scuola del Corpo di Cristo, già esistente. Questo nuovo altare venne dedicato alla Madonna del Rosario (1625), la cui devozione si era diffusa rapidamente dopo la vittoria nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.


Nella relazione del 1668 del rettore don Bartolomeo della Corte in occasione della visita pastorale del vescovo Marino Giorgi e in quella del 1684 del rettore don Giuseppe Acquisti per la visita del vescovo Bartolomeo Gradenigo si parla di tre altari: il maggiore, quello della Scuola del SS. Sacramento e quello della Scuola del Santissimo Rosario. Dalla relazione del Rettore don Ludovico Fada del 21 maggio 1711, per la visita pastorale del vescovo mons. Giovanni Alberto Badoer, si capisce come il quadro della Risurrezione conservato ora nella sala dell'Archivio parrocchiale sia quello che si trovava all'altare del SS. Sacramento. In detta relazione, infatti, si dice che l'altare della Scuola del Santissimo Sacramento era «sotto il titolo della Resurrezione del Signore». Tolto dalla sagrestia negli anni '60, venne allargato e allungato così da essere adattato alla cornice marmorea dell'altare del Sacro Cuore, smantellato per l'occasione. Restaurato e riportato all'originale nel 1996, ora viene esposto nella parrocchiale in occasione delle solennità pasquali.




I SANTI MARTIRI EMILIANO E TIRSO. Stando al Guerrini, la prima cappella esistente a Villa era dedicata a S. Giovanni Battista. Da un documento del 1038 si sa di una permuta di proprietà terriera in Villa tra il vescovo di Brescia, Olderico, e l'abate Giselberto del monastero benedettino di S. Eufemia. Secondo Emidio Zana furono i Benedettini di S. Eufemia a portare a Villa il culto dei Santi Emiliano e Tirso e quindi a dedicare loro la chiesa parrocchiale. Il Guerrini aveva identificato S. Emiliano in quello schiavo cristiano di Diostore nella Missia che, per aver dato fuoco ai falsi dei pagani il cui culto era stato reintrodotto sotto l'impero di Giuliano l'Apostata, venne bruciato vivo in una fornace nell'anno 362. La festa di questo martire si celebra il 18 luglio. Ancora oggi, sul monte di S. Emiliano, a Sarezzo, si celebra nella seconda domenica di luglio. S. Tirso, invece, avrebbe subìto il martirio ad Apollonia in Frigia durante la persecuzione di Decio nel III secolo e la sua festa è celebrata il 28 gennaio. Mons. Zana concorda per quanto riguarda Tirso con il Guerrini, mentre per S. Emiliano propone l'identificazione con S. Dionigi, vescovo di Milano, morto in esilio in Armenia. Emiliano, secondo lo Zana, sarebbe la storpiatura di Mediolanum (Milano in latino), da cui deriverebbe Meliani, e quindi Emiliano. Questa soluzione non concorda però con l'iconografia del nostro S. Emiliano che, sia nella nostra che nella parrocchiale di Monticelli Brusati, è raffigurato non con le insegne episcopali, ma come un soldato, insieme a Tirso. Anche i due affreschi di Francesco Monti nella volta della navata e del presbiterio della parrocchiale raffigurano i due santi con le armature di soldato. Poche certezze, quindi, sui due patroni.




NUOVA CHIESA PARROCCHIALE DEI SS. EMILIANO E TIRSO A VILLA CARCINA. Decisa, come è già stato scritto, nel 1737, costruita a partire nel 1738 con la posa della prima pietra e consacrata il 17 luglio 1754, la nuova chiesa parrocchiale è considerata fra le più belle della diocesi. Gaetano Panazza la definisce «forse il capolavoro dell'architettura settecentesca in Valle». Rilevando la facciata elegantissima e l'interno ricco di affreschi, stucchi, tele, ecc., Paolo Guerrini ha indicato la chiesa come «un completo e perfetto esemplare dello stile settecentesco». A sua volta Giuseppe Fusari ("La chiesa parrocchiale dei SS. Emiliano e Tirso di Villa Carcina") la definisce una sorta di Pantheon cattolico «prima che il neoclassicismo risuscitasse la fortuna di queste strutture centriche con connotazioni tanto paganeggianti da connotare templarmente anche l'edificio chiesastico. E qui la rotondità pagana della pianta è tutta assorbita nella struttura ad aula della chiesa cristiana, solo così semplificata da risultare come un tutto vuoto, una sorta di struttura mentale, pulitissima, entro la quale compiere il rito ragionevole del culto cristiano». «La parrocchiale, come scrive L. Cappelletti, ha vasto vano ellissoide, coperto da un'enorme vela, a cui si attacca un vano più piccolo e più basso per il presbiterio. Le quattro cappelle laterali sono abbinate e fuse da alti arconi che reggono, come quelli di ingresso al presbiterio e di accesso alla chiesa, la vela di copertura. Tale geniale soluzione accorda la tradizionale forma delle cappelle laterali con le novità strutturali del 700». Sulla controfacciata sono collocati due dipinti (olio su tela 190x113), raffiguranti l'uno S. Francesco Saverio e l'altro S. Ignazio di Loyola, che Giuseppe Fusari ritiene «opere tutto sommato di routine e pur godibili per una certa freschezza di colori e preziosità delle gamme cromatiche». P. Guerrini rilevava la presenza di due eleganti acquasantiere marmoree, e tutta l'ornamentazione degli stipiti delle porte e delle cornici in marmo giallo di Verona.


L'interno è tutto affrescato, sia nella navata che nel presbiterio, nelle calotte e nei pennacchi. Autore, salvo qualche particolare, è Francesco Monti (v.). Nella navata domina, in un grande medaglione, il martirio dei SS. Emiliano e Tirso; nei pennacchi sono raffigurate quattro virtù. Nel presbiterio è dipinta "la gloria dei martiri" e nei pennacchi i quattro Evangelisti. Gli affreschi, iniziati nel 1750 (la data si legge nel medaglione della Fede), vennero compiuti in pochi anni secondo un piano iconografico che Giuseppe Fusari definisce ("La chiesa parrocchiale dei SS. Emiliano e Tirso di Villa Carcina", p. 86) «quanto mai consueto in linea con altre imprese decorative compiute in quel secolo». Il Fusari inoltre ha rilevato come «la critica del novecento ha ritenuto questi affreschi tra i migliori realizzati dal Monti nelle chiese del bresciano e del bergamasco, in un momento cruciale della sua carriera, coincidente tra l'altro con la realizzazione della splendida decorazione della parrocchiale di Sale Marasino, in collaborazione con il quadraturista bolognese Giovanni Zanardi quando, cioè, il pittore, alleggerita la tavolozza in senso tiepolesco e raggiunta una maggiore stilizzazione delle forme, si avvia a realizzare opere animate da una sempre più insistita scioltezza e vivacità cromatica di chiara ascendenza veneta». Più ripetitive, secondo R. Boschi, le otto medaglie delle quali la Speranza viene attribuita ad uno dei collaboratori del Monti, Carlo Scotti, autore dell'affresco della sagrestia raffigurante il Sacrificio dell'antica Alleanza. Le quattro grandi tele collocate alle pareti della navata, raffiguranti i quattro Dottori della Chiesa, furono eseguite entro il 1763: infatti figurano nell'inventario predisposto in quell'anno. Paolo Guerrini le ritenne opere di poco valore artistico, sebbene, nonostante alcune cadute di qualità, sia ravvisabile nella cultura dell'ignoto pittore una grande quantità di portati culturali messi in evidenza recentemente da Fiorella Frisoni: da Sebastiano Ricci ad Andrea Lanzani, dal Vimercati al Fontebasso, al Magnasco. L'impostazione monumentale delle quattro figure, le torsioni, il panneggiare largo e intriso di colore ricordano infatti sia la cultura lombardo-milanese che quella veneziana, e l'artista mostra di elaborarle e di coniugarle con echi più antichi, col baluginare, ad esempio, delle luci, tipico del Guercino, e con qualcosa di bolognese che si ravvisa, ad esempio, nella composizione del San Gregorio Magno.


Nella chiesa vi sono altre sei tele, d'ignoto autore, rappresentanti i Padri della Chiesa occidentale: S. Gregorio, S. Ambrogio, S. Agostino, S. Girolamo, S. Ignazio di Loyola e S. Francesco Saverio, tele di poco valore artistico. Le stazioni della Via Crucis (olio su tela 95x70) sono già citate nell'inventario del 1763. Attribuite genericamente ad un pittore del sec. XVIII, Giuseppe Fusari ha rilevato la difformità qualitativa delle diverse tele. Mentre avvicina alcune stazioni (I.IV.V.VI) ad altre eseguite da Domenico Romani, altre ne ascrive a mano popolare se non infantile.


Il primo altare a destra è dedicato ai Santi, e sulla pala sono dipinti: la S. Vergine con il Bambino e S. Giuseppe, S. Ignazio, S. Gaetano da Thiene, l'Angelo Custode, S. Carlo, S. Luigi, S. Antonio di Padova. La tela, attribuita un tempo genericamente alla scuola del Tiepolo, dall'inventario del 1763 risulta, come ha rilevato Sandro Guerrini, di Pietro Natali e databile al 1751.


Il secondo altare a destra, già del Sacro Cuore di Gesù, è dedicato ora a S. Giuseppe, ma prima era l'altare della Scuola del SS. Sacramento, ornato di una tela raffigurante l'Ultima Cena di Angelo Paglia (ora scomparsa). La statua del Sacro Cuore venne poi sostituita con la tela raffigurante il Risorto, attribuita a Tommaso Bona (1548-1614), restaurata nel 1996 per iniziativa della famiglia di Silvio Buffoli ed ora collocata nella sala archivio ed ufficio parrocchiale.


Nel presbiterio la pala dell'altare maggiore raffigura la Madonna col Bambino e i SS. Emiliano e Tirso (olio su tela 357x186), Appartenente alla vecchia parrocchiale, venne adattata alla nuova collocazione con l'aggiunta di una porzione di tela raffigurandovi una scalinata in pietra che Fusari ritiene possa essere stata eseguita da Francesco Monti. L'attribuzione ora, da tutti accettata, a Pietro Marone è di Sandro Guerrini in forza della connotazione «di un elegantissimo gioco di trapassi brillanti e nervosi, stesi sui toni di fondi del grigio perla del cielo e degli incarnati». Quanto alla datazione che Sandro Guerrini indica intorno al 1594, Giuseppe Fusari tende ad anticiparla di qualche anno, verso il 1589. Sul lato di destra del presbiterio, l'organo a due tastiere è un vero modello del sistema meccanico, dalle voci sonore, ampie e melodiose; inizialmente era stato costruito dai Callido di Venezia nel 1770-1781, poi fu rimodernato nel 1892 dalla ditta Porro e Maccarinelli di Brescia, come testimoniano mons. Guerrini ("Villa Cogozzo, brevi note di storia parrocchiale", p. 25) e Valentini ("I musicisti bresciani ed il Teatro grande", 1894). Dell'organo Callido rimane la cassa, le canne di facciata e l'apparato manticeria sul quale è inciso a fuoco "G.C." (Gaetano Callido), restaurato nel 1925 dalla ditta Benzi e Franceschini di Crema. Si presenta con una cassa dipinta a venature con drappeggio ligneo che segue la facciata. Decorazioni e cornici dorate. Di fronte cantoria e cassa simile. Ubicata nel presbiterio su cantoria cornu Epistolae, ha una facciata disposta ad una cuspide con due alette laterali di fattura e lega callidiana.


Scendendo lungo il lato di sinistra si incontra l'altare dedicato alla Madonna del Rosario: la nicchia è circondata da una tela rappresentante i 15 misteri con S. Domenico e S. Caterina da Siena. Vi ritroviamo, in parte, quanto elencato in un inventario del 1764: «la pala continente li quindeci Misterij di mano del Signor Pietro Scalvini (v.) Bresciano, colla Nicchia di mezzo, nella quale vi stà riposta la statu della beata Vergine del Santissimo Rosario, con due vestiti, uno feriale e l'altro festivo di brocato, con due corone d'Argento. I Vestiti e le Corone, come pure l'Immagine che al di fuori ricopre la statua sono derivati dalla pietà della casa Dalola; parimenti il parapetto di marmo misto di Ardesio e Carara con predella di pietra lisia con alcuni fioretti con sua vera di marmo veronese». Secondo l'ing. Guerrini, il quadro, datato 1754, firmato dallo Scalvini e restaurato da Giuliano Vaschini nel 1985, «si impone con lo stesso brio e la stessa carica di vita» dei dipinti «importantissimi» del santuario di S. Bartolomeo di Magno sopra Inzino e in più propone una tipologia dell'altare del Rosario assai inusitata e non imitata da alcuno. I misteri non campiscono in comici lignee dorate o in bianche sottolineature marmoree, ma sono dipinti sulla stessa tela, circondati da fiori e cartocci, insieme alle figure di S. Domenico e Santa Caterina da Siena.


Entro il 1625 era già stata realizzato l'altare, con bella soasa intagliata e dorata, la pala ed i quindici misteri e probabilmente la mensa marmorea, donato con testamento di Giuseppe Platto nel 1630, che ora si trova nella cappella invernale. Con testamento del 17 settembre 1734, don Giacomo Scaluggia chiedeva ai responsabili della Scuola di «fare intagliare e lavorare in legno una statua della Madonna del Rosario sedente sopra una cattedra col Bambino Gesù in braccio, vestita con un manto regale di tela d'oro e d'argento». Disposizione non eseguita, per cui la statua indicata, nella nuova chiesa, venne sostituita con una della Madonna in piedi. L'originale "vestita" si conserva in una cappelletta privata (in casa Gusmeri dal 1934). «Del quadro di Villa, invece, sottolineo, il sapiente mestiere, l'abilità dell'artista nel dipingere non solo le figure, ma anche i fiori e le decorazioni, intimamente fuse con la parte decorativa. Si segnala qui, come a Magno ed a Concesio, la perizia dello Scalvini nella quadratura e nella pittura dei fiori, due generi poco coltivati dai pittori di figura. Il colore è ricco e squillante, con ricordi bolognesi e soprattutto pittoniani. Le scenette dei misteri sono da godere una ad una, vivaci e ricche di luci. Nella nicchia, sta ora una Madonna moderna», annota Rossana Prestini nella monografia dedicata a Villa Carcina, edita nel 1984.


Il secondo altare a sinistra in marmo, dalle linee rigorose e dai contorni tenui e la cornice in marmo giallo di Torri del Benaco, porta una tela raffigurante il "Redentore e S. Apollonia, Margherita di Cortona, S. Agnese e S. Lucia, S. Scolastica e S. Chiara" (olio su tela 448x222). Attribuita da Paolo Guerrini genericamente alla scuola del Tiepolo, è opera di Francesco Monti. In sagrestia si vedono due busti in legno del '500, una pala pure del '500. Vi si trovano pure nove ritratti di parroci e sacerdoti di Villa, opere egregie di artisti bresciani, fra i quali Cesare Bertolotti e Giuseppe Ronchi, autore il primo del ritratto dell'arciprete Vimercati, e il secondo di quello dell'arciprete Scolari. La chiesa possiede candelabri in bronzo per i cinque altari, tutti in stile barocco. Di paramenti ha un magnifico broccato antico e uno barocco ricamato in oro.




LA TORRE. La necessità o l'opportunità di una nuova torre campanaria che dovesse accompagnare la nuova chiesa parrocchiale è presto avvertita. La si riscontra nel testamento di Pietro Alberti di Cailina del 23 febbraio 1771. Ma passeranno circa cinquant'anni prima che l'idea prenda forma. Infatti il 5 marzo 1824 viene eletta una commissione. Su progetto dell'ing. Antonio Vannetti hanno inizio i lavori. La direzione è affidata al capomastro Camillo Ziliani di Siviano e, al suo rifiuto, viene passata alla ditta Giuseppe e Bortolo Valperta di Brescia, alla quale nel 1827 subentra il capomastro Giovan Battista Zanoni ed infine, nel 1840, Francesco Gusmeri. A modificare il progetto interviene l'architetto ing. Giuseppe Bianchi e, dopo la sua morte, nel 1862 il locale ing. Nicola Sedaboni che modifica i progetti precedenti, abolendo la cupola «perché il progetto a cupola, oltre il maggior costo, non era prudenza adottarlo in mezzo ad una gola di alte montagne, ove per l'altezza della torre, sarebbe stata soggetta a deperimenti costosi». Il progetto dell'ing. Sedaboni non viene accettato ed in data 7 dicembre 1863 viene affidato all'ing. Bortolo Peroni di Brescia. E dopo qualche tempo si vede realizzato il magnifico monumento della torre parrocchiale. Nel 1881 il parroco Luigi Vimercati la arricchisce del concerto di campane della ditta Pruneri di Sondrio.


Annosa è la questione se il campanile della chiesa sia di proprietà della parrocchia o del comune. I fatti risalgono al 20 settembre 1902 quando, in occasione della ricorrenza della "presa di Roma", il Comune, accampando la proprietà di una campana ed utilizzando la chiave di accesso all'orologio, fa issare sulla torre la bandiera d'Italia; don Scolari fa subito togliere la bandiera e fa chiudere la porta di accesso. La risposta del Comune è immediata: due assessori fanno saltare la serratura ed issano nuovamente la bandiera. Alla protesta del parroco, il sindaco rivendica al Comune la proprietà della torre. Il dissidio finisce in tribunale, che il 15 marzo 1909 sentenzia: la torre è di proprietà della parrocchia perché costruita sul sagrato della vecchia chiesa, ma il suo uso è promiscuo. Respinge perciò il ricorso di don Scolari ed afferma il diritto del comune ad esporre «in tutte le solennità civili, compresa quella del 20 settembre, la bandiera nazionale».




CAPPELLA DI CASA GUSMERI. Vi è conservata la statua della Madonna del Rosario "vestita", un tempo nella chiesa parrocchiale.




ALTRE CHIESE:


S. MICHELE: v. Cailina.


S. LORENZO: v. Cogozzo.


S. ROCCO: sorge su un piccolo ripiano del crinale del monte che sta a N di Villa sulla destra della valle. Esisteva già nel 1512, come indicano le volontà testamentarie di un devoto trovate da Sandro Guerrini fra le carte d'un notaio. Ma la sua costruzione dovette trascinarsi ben a lungo se il vescovo Bollani nel 1567 si vide costretto ad ordinare «ad perfectionem reducatur» e se soltanto S. Carlo nel 1580 potrà scrivere negli atti della visita apostolica che era stata «nuper», cioè di recente costruita. Le date potrebbero far pensare che qualche miglioria sia stata apportata dopo la gravissima peste del 1575-1577. Fuori di ogni dubbio, vi era stato un precedente incremento della devozione verso il santo, dato che gli atti della visita dello stesso S. Carlo dicono che la chiesa è molto decentemente ornata (il che potrebbe far sospettare che nella parte più antica, quella del presbiterio, esistano ancora, sotto l'intonaco, degli affreschi), che ha un altare regolare e che è stata data vita di recente ad una Confraternita di Disciplini i quali vi si riuniscono ogni festa a recitare l'Officio della Madonna. La Confraternita non ha né regole né redditi, ma, con i doni e le elemosine che ricevono, i confratelli cercano di dare sempre più perfezione alla chiesa e vi fanno celebrare, talvolta, delle S. Messe.


Due anni dopo, gli Atti della visita del vescovo Dolfin del 21 giugno 1582 la dicono fabbricata con elemosine dai Confratelli della Disciplina. Ha un altare di pietra. Nel muro sopra l'altare sta l'immagine della Madonna con i santi Rocco ed Emiliano. Non è consacrata. L'oratorio è lungo sedici passi e largo sette. Ha una porta che si apre verso l'altare. Ha due finestre verso occidente ed altre due a settentrione ai lati della porta, con inferriate dalle quali da fuori si può guardare in chiesa. È in buono stato, coperta e imbiancata. Ha campanile con una campanina. Non ha suppellettili, né predella per l'altare e l'acquasantiera è rotta. È custodita dalla Confraternita guidata da Mattia de Tolotis, ministro, e da Bartolomeo Petrino, con dodici fratelli che danno ognuno ogni anno 4 marcoli. La confraternita ha una regola non approvata. I disciplini recitano in coro l'ufficio della Madonna ed altre orazioni e praticano la disciplina in certi giorni dell'anno. Partecipano alle processioni generali con le loro cappe e rendono i conti davanti ai loro deputati, ma non al rettore o al Vicario foraneo. Nella chiesa vi è indulgenza plenaria per i visitatori, concessa nel 1580 e valida per dieci anni.


Può darsi che nel 1630 la chiesa sia servita come lazzaretto, a ricordo del quale venne poi posta, come pittura votiva, la pala a mezzaluna raffigurante la Madonna col Bambino con S. Rocco e S. Pietro martire che, dopo un accurato restauro eseguito da Romeo Seccamani, è stata collocata nella chiesetta invernale attigua alla parrocchiale di Villa. Al santuario, con testamento del 3 novembre 1630, destinava tutto il suo patrimonio Giovanni Bersino, appestato e morto poco dopo, perché vi fosse costituita una cappellania quotidiana a suffragio della sua anima e di quelle di tutti i suoi defunti.


Il 21 ottobre 1634 il vescovo V. Giustiniani ordinava che quanto prima venisse chiuso con cancelli il coro, e l'altare venisse provvisto di un pallio di cuoio dorato. Nel 1648 vi si celebravano, grazie ai legati esistenti, quattro messe la settimana. Fra i legati ve ne era uno di cento ducati, lasciato da don Giovanni Battista Bertoldi di Calcinato, già rettore parroco di Villa Carcina, morto nel 1630. Ma i suoi eredi, abitanti a Calcinato o altrove, non lo adempirono. Vi erano inoltre altri legati, per lo più piccoli. Per la conservazione della chiesa veniva eletto un romito dai capi famiglia o dagli "uomini" del comune; il vescovo, nello stesso 1648, concedeva licenza di costruire, nel luogo designato, la sagrestia. Nel 1657 le messe da dire erano salite a 230 e venivano celebrate, di solito, dal cappellano che aveva uno stipendio di cinquanta scudi. In occasione della visita di quell'anno il visitatore mons. Lucio Avoltori ordinava che venisse fatta un'icona o un'immagine di tela e si aprisse una porticina d'ingresso alla sagrestia. Negli Atti della visita pastorale del 13 settembre 1668 viene registrato un legato di quattro mila lire piccole, per messe quotidiane. Nel 1674 le messe obbligatorie erano 150, mentre si registrava un legato di cento scudi dell'ex parroco don Giovanni Battista Maestri. Nella visita del 21 maggio 1711 veniva ordinato che si otturasse la porta della chiesa che portava in cucina. L'antico oratorio ad aula unica è stato ampliato nel '700, come indicano le stesse strutture esterne della facciata. Contemporaneamente venne rialzato anche il campaniletto preesistente, su cui si scorge la vecchia apertura. Sulle imposte interne della chiesa si leggono graffiti »1700 romito Gafurini», «1776 ott.» e la data «1850». Vi esistevano numerosi ex voto; ne rimane solo uno, oggi collocato in canonica, databile al sec. XVI. La chiesa ha un unico altare con pala raffigurante la Madonna fra S. Rocco e S. Pietro martire, firmata "Eleonora Monti pinxit anno 1769". Venne restaurata nel 1984 da Giuliano Vaschini. La lunetta secentesca, olio su tela raffigurante gli stessi santi, un tempo collocata sul lato sinistro del presbiterio, è stata recentemente restaurata per iniziativa dei ragazzi delle scuole medie di Villa Carcina. Nel 1982 la chiesa è stata restaurata per iniziativa di don Franco Rivadossi.




CAPPELLA INVERNALE (O IEMALE). Venne ricavata verso la fine degli anni 70 del sec. XX dalla parte restante della antica chiesa parrocchiale e da un'aula ad essa accorpata nel 1700 per un utilizzo liturgico nei mesi invernali. Si conserva l'ancona, definita da Paolo Guerrini discreta opera d'intaglio del '600, e la pala della Madonna col Bambino con i SS. Domenico e Carlo Borromeo e i Misteri del Rosario, già collocata nella ex parrocchiale che Rizzinelli e Trovati assegnano ad un «anonimo» pittore dello stesso secolo e Carlo Sabatti assegna a Francesco Bernardi, mentre i Misteri che la contornano vengono dagli stessi attribuiti ad un «valido seguace» del Bagnadore della fine del '500. Giuseppe Fusari, nel collocare i caratteri stilistici ai primi del seicento, propende ad avvicinare l'autore della pala e dei misteri nell'ambito di Stefano Viviani, autore della pala dell'altare maggiore di Carcina, e forse di altre tele di Cogozzo. Sempre nella cappella è collocata una tela (olio su tela 187x298) raffigurante la "Madonna col Bambino e i SS. Rocco e Pietro di Verona" datata da Paolo Guerrini all'epoca del la peste del 1630 e proveniente dalla chiesa di S. Rocco in monte. Sandro Guerrini e Carlo Sabatti, leggendo più attentamente la data frammentata esistente su un sasso ai piedi di S. Pietro martire, hanno letto 16.....1673 assegnandola a scuola bresciana del XVII sec. «influenzata da forti sbattimenti chiaro scuri dei foresti, mai completamente conquistata da nuovi valori pittorici portati da quest'ultimi» rilevando tuttavia «brani convincenti, leggibili nel paesaggio con la raffigurazione del castello di Villa, morbidi di luce e di sfumature colorate». Le vetrate sono state disegnate nel 1995 da Cinzia Bevilacqua. Si conservano pure due dipinti della Bevilacqua, copia del Crocifisso di Cimabue e del figliol prodigo di Rembrandt.




CAPPELLA DEL CIMITERO. Eretta dal parroco don Luigi Vimercati nel 1898, su progetto dell'architetto Arcioni, e da lui donata al Comune con l'unica richiesta di esservi sepolto. Viene arricchita di un quadro dipinto nel 1898 da Cesare Bertolotti raffigurante "La visione del Profeta Ezechiele" e di un affresco con l'angelo della Risurrezione. La cappella e la pala dell'altare vennero restaurate nel 1988 dal prof. Angelo Lorenzini di Gussago. Nel cimitero, come rileva Paolo Guerrini, si ammira un bellissimo mausoleo, in marmo di Carrara, della famiglia Buffoli con alla base sinistra una statua femminile con la croce ed a destra una statua con la lampada; nella parte alta due angeli, ornati di stemmi e di due medaglioni che riproducono le sembianze di due amici in esso sepolti. Lo si potrebbe chiamare infatti il "monumento dell'amicizia" e gli sta bene sul frontone il detto biblico «fortis ut mors dilectio». Due eleganti iscrizioni latine ricordano il sacerdote Faustino Mensi, morto nel 1802 a 52 anni ed il cui ritratto si ammira nella sacrestia parrocchiale, insegnante di teologia a Padova e di morale cristiana nel Ginnasio di Brescia e il religioso francescano p. Carlo Belleri di Sarezzo, maestro di belle lettere e poi curato a Villa per trent'anni, morto il 10 settembre 1853. In un'altra cappella della famiglia Ettori Cassa Gamalero si trova una scultura di Domenico Ghidoni.




ECONOMIA. Pastorizia e agricoltura collinare furono le prime attività economiche sostenute da un patrimonio boschivo notevole. Con la bonifica, specie nei tempi medioevali, del fondovalle e della zona collinare si è sviluppata una coltivazione seminativa e frutticola assai rinomata, poi sempre più sacrificata all'estensione delle abitazioni e dei complessi industriali. Particolarmente apprezzate l'uva e le pesche, alle quali è stata dedicata, a partire dal 2003, una sagra che ha riscosso in seguito un notevole successo. Importante per l'agricoltura fu il contributo del parroco di Carcina don Pietro Cerutti, insegnante di agraria dal 1921 al 1942 all'Istituto Bonsignori di Remedello e direttore del periodico "La famiglia agricola", che nel 1928 diresse a Carcina un corso di agricoltura con circa 75 partecipanti.


Altra risorsa importante sono i boschi che ancora a metà dell'800 coprono 2111 pertiche e danno 2000 sacchi di carbone. Praticata la caccia anche attraverso roccoli come quello presso la cascina Campolupo, il roccolo Cavadini (m. 712) e il roccolo del Prete (m. 566).


A partire dal sec. XV sui torrenti che si gettano nel fiume Mella si sviluppano molini, segherie e compaiono le prime fucine. Come già detto, nel 1609 il Da Lezze registra l'esistenza di «due fuochi grossi da fucina»; attivo è anche un follo di carta a Carcina. A metà del '700 nel comune di Villa si contano «due fucine da fuoco grosso, mulino con tre ruote, con due fogatelli da chiodaria»; nel comune di Carcina «mulino con due ruote e macina da olio, mulino con due ruote, follo di carta con due ruote, mulino con tre ruote, fucina da taglio e chiodarie, ruote due» che erano attive grazie all'energia idraulica derivata dal Mella. Ma agli inizi dell'800 si lamenta «con dolore» a Villa Carcina la perdita dell'edificio con «due fuochi grossi, battidore e accessoria officina per opere minute» e a Carcina il fatto che «una miserabile fucina» di ferri d taglio per la campagna lavora tanto poco «che meritatamente può recarsi tra il numero delle giacenti».


Nella prima metà del sec. XIX l'economia dei due comuni, Villa Cogozzo e Carcina, si reggeva soprattutto sull'agricoltura: viti, gelsi, cereali, frutta, ortaggi. Grazie ai gelsi era importante (in quasi tutte le case) l'allevamento dei bachi da seta. Largamente diffusa la tessitura domestica. Diffuso l'allevamento del bestiame che nel 1884 dava latte ad una latteria sociale. Negli stessi anni era presente una piccola fabbrica per la produzione di pasta per minestra. Nella zona della Pendeza veniva cavato il calcare (medolo) per ottenere calce. Diffuse le cave di argilla. Agli inizi del '900 sono attive la conceria Gavezzoli in Pregno e la Coltelleria Pinti in Carcina. Funzionano anche le cave d'argilla e la fornace per laterizi dei Bagozzi che nel 1890 occupava 24 operai. A metà del secolo si avverte un risveglio e inizia l'industrializzazione. Nel 1851, infatti, viene avviata da Cirillo Bagozzi (1813-1892), e sviluppata poi dal figlio Federico, un'impresa edile che avrà fortuna non solo nel Bresciano ma anche in Italia e a Roma dove assume importanti lavori.


Nel 1859 Francesco Glisenti, acquistata una vecchia cartiera dei Ponzoni ex Zappetti, avvia uno stabilimento per la fusione e la fucinatura d'acciaio. Nel 1883 i Glisenti installano un forno Martin-Siemens, il primo in Italia, completato nel 1884 con un maglio a vapore per la forgiatura di grossi blocchi d'acciaio. Nel 1890 gli addetti all'industria sono 256, nel 1900 sono 261. Nel 1881-1884 Francesco Glisenti, come racconta nelle sue memorie il Rivolta, acquista un vasto prato adiacente alla piccola "officina delle canne" detta Rasega, vi costruisce un'ampia tettoia e vi colloca un forno Martin-Siemens «capace di fornire in una sola colata di poche ore lingotti di sette tonnellate». Col forno vengono installati due magli a vapore di circa una tonnellata.


Nel 1889 la ditta Federico Emilio Mylius di Milano apre a Cogozzo il più grande stabilimento di filatura del Bresciano, con una potenza produttiva di circa 90 mila fusi e con 600 operaie nel 1905. Dal 1907 al 1908 viene costruito un nuovo edificio che verrà poi nel 1920 ceduto alla ditta F.lli Bernocchi che lo rinnova negli impianti aumentando nel 1923 la mano d'opera a 864 unità, di cui 217 uomini e 647 donne. Verrà chiusa nel dicembre 1971 e riprenderà nel settembre 1972 con la ragione sociale "Filatura di Cogozzo srl", riducendo di molto il personale occupato. Nel 1972 gli immobili della ex Bernocchi venivano acquistati da industrie lumezzanesi.


Nel 1907 Alfredo Glisenti cede alla Metallurgica Bresciana ex Tempini tutta l'attività siderurgica ed armiera mentre avvia la fonderia di ghisa e successivamente l'attività meccanica. Sempre negli stessi anni prende rilievo l'officina di meccanica di precisione "Roselli e Gregorelli". Da 9 nel 1911, le aziende industriali salgono a 33 nel 1927 con 1978 addetti. Ai grandi stabilimenti Glisenti e Mylius si aggiunge, nel 1911 in località Rasega a Villa, una nuova grande fabbrica metallurgica, la "Trafilerie e Laminatoi Metalli (T.L.M.)", promossa da Marco Cappelli (Milano 1867-1943), consociata alla francese "Pechiney-Trefimetaux" e gestita con la collaborazione dei figli, ing. Antonio e dott. Alberto e dell'ing. Guido Ruffini, direttore tecnico. Supera, nel secondo dopoguerra, le 1500 unità lavorative ed occupa nel 1976 93.000 mq. Nel 1977 si fonde con la S.M.I. prendendo la ragione sociale di "La Metalli Industriale s.p.a." (L.M.I.) del gruppo Orlando. Ridotto via via il numero degli addetti si trasforma poi nella Europa Metalli. Si spegne nel 1992.


Alla fine degli anni '50 la Fonderia di ghisa Glisenti, la Trafilerie e Laminatoi Metalli (T.L.M.) ed il Cotonificio Bernocchi occupano ancora 2500 dipendenti. In più funzionano altre officine quali: Fervil di Oddino Pietra (laminatoio), Omav (costruzioni meccaniche per laminatoi), Roselli (laminatoio), Tanghetti (fonderia), la Bertoli poi Ferfim, la Northon di Pasquali Luciano,ecc. Nel 1958 Italo Reboldi fonda la S.O.M. (Specializzata Officina Meccanica), specializzata nella lavorazione da barre di particolari meccanici di precisione. Rinnovata nel 1965 e nel 1988, e guidata dai fratelli Enzo e Dario, diventa leader nelle lavorazioni meccaniche. Nel febbraio 1966 la Società Glisenti (stabilimenti di Carcina) si fonde con la Società Caster spa di Milano, con fonderia in Bologna, dando vita alla "Glisenti Caster spa" fonderie e officine meccaniche, che poi passerà alla FIAT.


La crisi degli anni '70, sempre più pesante, delle industrie Glisenti, Bernocchi, T.L.M. ecc. dà origine a un calo di occupati e a un fenomeno migratorio verso altre località. Al contempo si registra la creazione di piccole aziende industriali ed artigianali, originate da una crescente trasmigrazione da Lumezzane.


Oltre alle filiali di grandi aziende lumezzanesi (Teorema, G.S. Gnutti Sebastiano, Almag, Gnutti, ecc) si sono aggiunte via via aziende come quelle dei Pasquali, Bugatti, Bossini, Fratelli Buffoli, Gregorelli, Bertoli, Bolis, Roselli e tanti altri, oltre a quelle molto note dei Ghidini, Bonomi, Rivadossi, Moretti, Saleri, Pintossi e, da Sarezzo, dei fratelli Zanotti,Tiberti, Porta e di altri. Nella sola area della ex L.M.I. nel 1993 si sono stanziate 20 nuove aziende. Nel 1996 viene costituita, per iniziativa del Comune e della Lumetel, un'apposita commissione per le piccole imprese. Tra le nuove aziende, negli anni '80 sorgono la I.T.I "Italian Technologic e Innovations spa", specializzata nella produzione di manufatti di alta tecnologia e, nel 1991, al centro di indagini per rifornimento di valvole all'Iraq di Saddam Hussein; la Group of Companies, in seguito trasferita a Brescia; la Timken Italia, azienda facente parte di un gruppo internazionale leader dei cuscinetti a rulli conici. In grande sviluppo le Fonderie Guido Glisenti, sotto la guida di Giovanni Della Bona.


Nel 2001 viene elaborato un piano commerciale per coordinare 89 negozi, 21 esercizi pubblici (bar e ristoranti), 20 acconciatori, 6 estetiste. Secondo i dati forniti dal comune di Villa Carcina relativi a fine 2004, le unità produttive in agricoltura, caccia e silvicoltura sono 22; le attività manifatturiere 201, di cui 138 artigianali; costruzioni 82, di cui 67 artigianali; commercio all'ingrosso e dettaglio 212, di cui 19 artigianali; alberghi e ristoranti 38.




PERSONAGGI. Fra gli ecclesiastici si distinsero: mons. G.B. Bosio (1892-1967) (v.), curato a Carcina, prevosto in S. Lorenzo a Brescia, vescovo di Vasto e Chieti; mons. Giulio Nicolini (1926-2001), vescovo di Alba e Cremona; don Pietro Cerutti (1878-1965) (v.), parroco di Carcina dal 1908 al 1960, insegnante di agraria al Bonsignori di Remedello; mons. Angelo Brignani (1886-1962), parroco di Villa dal 1921 al 1962; don Bartolomeo Pellizzari (1718-1776) (v.), rettore del seminario di Brescia; don Antonio Zappetti (1686 c. - 1784) (v. Zappetti), erige l'oratorio in Zignone di Pregno e lascia 2000 scudi per i poveri di Carcina; la serva di Dio Serafina Regis (1816-1857) (v.), morta in fama di santità, fondatrice degli oratori femminili di Carcina, Villa Cogozzo, Concesio, S. Vigilio e Lumezzane.


Fra i benefattori: Piera Colturi Capretti (1895-1963) dona la Villa dei Pini al Comune; Giuseppe Ravelli (1812-1896), sindaco di Carcina dal 1880 al 1885, dona il suo palazzo al comune di Carcina.


Fra gli insegnanti: Vincenzo Bertaglio (1793-1852) (v.); Domenico Bosio (1900-1985); Ancilla De Ghetto (1885-1970); Adele Pelizzari (1907-2002), primo consigliere e assessore femminile (nel 1946) nel comune di Villa Carcina.


Fra gli industriali: Giovan Maria Bendotti (1866-1947); Antonio Bernocchi (1859-1930); Marco Cappelli (1867-1943), fondatore ditta TLM e asilo di Villa; Francesco Glisenti (1822-1887) (v.), patriota, deputato e fondatore della ditta Glisenti; Guido Glisenti (1878-1948) (v.); Piera Glisenti (1906-1997) dona l'asilo "Gemma Graziotti Glisenti" di Carcina al Comune; Domenico Gregorelli (1871-1936) (v.), fondatore della ditta Roselli e Gregorelli; Federico Emilio Mylius (1739-1891), fondatore della Mylius.


Fra gli impresari: Cirillo Bagozzi (1813-1892) (v.); Federico Bagozzi (1848-1899) (v.).


Fra i medici: Benedetto Ettori (1827-1898) (v.); Paolo Mombelloni (1892-1968) (v.); Pietro Ponzoni (1819-1887), sindaco di Carcina dal 1865 al 1880; Giovanni Scaluggia (? - 1865) (v. Scaluggia).


Fra gli ingeneri e tecnici di valore: Antonio Cappelli (1901-1963); Guido Ruffini (1878-1953) (v.), direttore e presidente del consiglio di amministrazione TLM; Nicola Sedaboni (1814-1876) (v.), patriota e primo proprietario della Villa dei Pini; Vincenzo Rivolta (1871-1911) (v.); Luigi Vella (1903-1982) (v.), dirigente alla Bernocchi.


Fra i notai: Pietro Cancarini (1730-1805); Giovan Maria Cavadini (1880-1994); Camillo Pellizzari (1844-1918), sindaco di Carcina dal 1885 al 1890.


Da ricordare il pittore Paolo da Cailina (1485-1545) (v.); lo scultore Francesco Gusmeri (1863-1893) (v.); il patriota Cesare Scaluggia (1837-1866) (v.); lo storiografo Francesco Bevilacqua (1938-2005); Davide Cancarini (1905-1985), primo segretario provinciale della DC dopo la guerra; Tommaso Firmo (1919-1988), sindaco dal 1946 al 1964, promotore della istituzione Mamre; Giovanni Quistini (1841-1913) (v.), politico e deputato; Giacomo Bresciani (1920-1994), uno dei fondatori del movimento aclista bresciano e presidente provinciale dal 1959 al 1966; Rinaldo Pellizzari (1809-1879) (v.), presidente della corte d'Assise, primo presidente della corte d'Appello e sindaco di Carcina dal 1860 al 1865.




PARROCI DELLA PARROCCHIA DI S. EMILIANO E TIRSO. Gerolamo Romano (...-1522); Gian Francesco Nassini (1522); Giulio De Zamaris (o Zamara) (1532); Stefano De Zamaris di Palazzolo (1576 c. - marzo 1600); Giov. Battista Bonetti di Solferino (18 ottobre 1600 - ?), Giovanni Giacomo Bonetti di Solferino (7 maggio 1609 - rin. a favore del nipote Benedetto); Benedetto Bonetti di Castiglione delle Stiviere (1616 c. - ?), Gian Battista Maestri di Calcinato (5 dicembre 1627 - 1630), Marco Nicolini di Collio (8 ottobre 1631 - m. aprile 1632), Giovanni Rampinelli di Gardone Val Trompia (13 giugno 1632 - rin. 1665); Bartolomeo Della Corte di Cellatica (14 maggio 1665 - m. dicembre 1679); Orazio o Graziolo Fontana di Marmentino (rin. 1680); Giuseppe Acquisti di Gardone Val Trompia (16 luglio 1680 - m. 15 settembre 1701); Lodovico Fada di Lavone (29 marzo 1702 - m. 1 luglio 1746); Gian Battista Bettoni (o Gian Maria) di Siviano (19 dicembre 1746 - 7 marzo 1772); Stefano Rozzi di Verolanuova (14 maggio 1772 - m. 10 febbraio 1795); Gianpietro Bontempi di Sasso di Gargnano (17 aprile 1795, sospeso 1797, reintegrato 1803, rin. 1812); Giovan Maria Paterlini di Collio (1 ottobre 1812 - 2 ottobre 1832); Angelo Telasio di Gardone Riviera (25 marzo 1833 - m. 11 agosto 1845); Gian Battista Gobbini di Brescia (26 gennaio 1846 - m. 23 aprile 1870); Luigi Vimercati di Brescia (20 settembre 1870 - m. 21 agosto 1898); Giuseppe Scolari di Brescia (2 maggio 1899 - 22 novembre 1920); Angelo Brignani di Seniga (19 febbraio 1921 - 1 ottobre 1962); Luigi Frola di Marmentino (19 marzo 1963 - rin. 1974); Francesco Rivadossi di Borno (1974 - rin. 1992); Giuliano Baronio di Verolanuova (dall'1 novembre 1992).




PODESTÀ E SINDACI del Comune di Villa Carcina dal 1927 al 2005: Guido Glisenti (podestà) dal 1927 al 1937; Antonio Cappelli (podestà) dal 1937 al 1945; Giovanni Pisati dal 1945 al 1946; Tommaso Firmo dal 1946 al 1955; Gianmaria Feretti dal 1955 al 1958; Santo Piccioli dal 1958 al 1960; Aldo Gregorelli dal 1960 al 1970; Mario Nicolini dal 1970 al 1980; Elio Gilberti dal 1980 al 1983; Aldo Belloni dal 1983 al 1992; Giovanni Minelli dal 1992 al 1995; Adriano Bosio dal 1995 al 1999; Evaristo Bodini dal 1999 ad oggi.