VIA Crucis

VIA Crucis

Per "Via Crucis" si intende un complesso di immagini che si riferiscono ad episodi della Passione, disposte progressivamente in una chiesa o in santelle all'aperto e dette "stazioni" e il pio esercizio, consistente nel sostare davanti ad ogni stazione per meditare e pregare. Il pio esercizio viene praticato particolarmente durante la Quaresima e nella Settimana santa o in occasione di pellegrinaggi o altro. Si ricollega alla venerazione dei Luoghi santi dove avvenne la passione e la morte di Gesù, intensificatasi con pellegrinaggi fin dagli inizi del Cristianesimo e specialmente dopo il ritrovamento nel 329 della S. Croce; si andò poi moltiplicando durante il Medioevo, in concomitanza e in seguito alle Crociate. Mutate le condizioni storiche e diventati sempre meno frequenti i pellegrinaggi in Terra Santa si andò diffondendo l'idea di fare spiritualmente tale pellegrinaggio e si diffuse, specie nel sec. XV, l'esercizio della Via Crucis nelle chiese o anche all'aperto.


Nel '300 il domenicano tedesco Enrico Buso propose una "Via Crucis spirituale" composta da una serie di meditazioni su diverse "Stazioni della Via Dolorosa", mentre ai primi del '400 un altro domenicano, p. Alvaro, di ritorno dalla Palestina portò a Cordova, in Spagna, l'usanza di ricordare la Passione muovendo su un dato percorso lungo il quale venivano erette, come punti di riferimento e sosta di meditazione e preghiera, cappelle o altari con rappresentazioni scultoree o pittoriche dei momenti del dramma della Passione di Cristo. Inizialmente le stazioni di questo pellegrinaggio mistico variarono, in numero e ordine, da regione a regione, oscillando da sette (in riferimento alle sette cadute di Gesù od anche al numero delle ore canoniche) a 12, 15, 17, fino a 34. Le indicazioni di dodici stazioni sono già fissate in un manoscritto della prima metà del sec. XV del convento di S. Trudone dei Frati Minori francescani. L'uso delle 14 stazioni trova la sua origine in un libro di pietà ("Peregrinatio spiritualis") del carmelitano Giovanni van Paeschen, pubblicato a Lovanio nel 1563, ma si impose, attraverso una diffusione sempre più larga, solo alla fine del sec. XVII, quando Innocenzo XI (1686) l'arricchì di molte indulgenze, e grazie alla predicazione dei francescani (cui, come custodi della Terra Santa, furono demandati tutti i privilegi), tra i quali il più ardente propagatore fu S. Leonardo da Porto Maurizio (m. 1751), che promosse l'erezione di ben 572 Via Crucis fra le quali quella del Colosseo a Roma.


Sulla scia di questo slancio devozionale, la pia pratica si diffonde anche nel Bresciano e trova il suo acme nell'erezione dal 1752 al 1783 delle Cappelle del Santuario di Cerveno con folti gruppi statuari realizzati da Beniamino Simoni (v.) e poi dai Fantoni di Rovetta. Con la riviviscenza della pia pratica non mancarono nel '700 polemiche specialmente in campo giansenistico, come dimostra la presa di posizione dell'arciprete di Cividate Camuno, don G.B. Guadagnini, che non criticava la pratica devozionale ritenuta valida e utile per la salute spirituale del popolo, ma le modalità di attuazione (eccessivo utilizzo di indulgenze, ecc.) e che nel 1786 pubblicava a Venezia un opuscolo dal titolo "Difficoltà sopra il Pio esercizio della Via Crucis".


Del 1750 è il "Metodo breve e facile di praticare con frutto l'esercizio della Via Crucis" (Brescia, Vendramino, 1750 e poi Rizzardi-Bossini 1789). Praticata sempre, si può dire, in tutte le parrocchie, negli ultimi decenni sono riesplose le Via Crucis pubbliche, come a Brescia la solenne Via Crucis cittadina del mercoledì santo dalla chiesa di S. Faustino a S. Pietro in Castello. Tra le Via Crucis "viventi" sono da ricordare quelle di Pisogne, Esine, Ome, Manerba, Villanuova.


Nel frattempo nelle chiese, parrocchiali e no, si andarono ponendo stazioni pittoriche e, più raramente, scultoree. Particolarmente rilevabili, grazie anche agli studi di Luciano Anelli, gli influssi artistici del Tiepolo, autore celebrato della Via Crucis di S. Polo in Venezia (1747) largamente diffusa attraverso 16 acqueforti che lo stesso Tiepolo incise nel 1748. Segnalate in tal senso dallo stesso Anelli, la Via Crucis di S. Giovanni in Brescia di Giovanni Ceni (sec. XVIII) e quella di Roberto Galperti (sec. XIX) nella basilica di Verolanuova. Ma di influenza tiepolesca, come sottolinea ancora l'Anelli, sono le Via Crucis della parrocchiale di Gussago (che la Sovrintendenza assegnava addirittura al Maestro, ma che l'Anelli ha attribuito alla mano di un pittore della metà dell'800 «buon accademico ed entusiasta del Tiepolo»), alle copie nelle chiese di S. Faustino Maggiore e di S. Alessandro in città, delle parrocchiali di Borrato, Mocasina e della chiesa del cimitero di Bedizzole. Settecentesche di Sante Cattaneo sono le stazioni della chiesa di S. Afra (ora S. Angela in via F. Crispi), di R. Rossi in quella dei SS. Cosma e Damiano. Attribuite, ma con molte incertezze, al Romanino le stazioni in S. Francesco.


Numerose le stazioni di autori del Novecento fra le quali apprezzate quelle di Adolfo Mutti nella basilica di S. Faustino; di Vittorio Trainini in S. Giulia al Villaggio Prealpino; di Giovanni Bevilacqua nella chiesa delle Ancelle a Mompiano; di Oscar di Prata in S. Barnaba; di Ugo Fasani in S. Alessandro; di Giuseppe Valerio Egger di Ortisei nella chiesa dell'Immacolata; di Felix de Florian in S. Giuseppe Lavoratore. Sempre nel '900 si sono diffuse sculture quali quelle di Claudio Botta in S. Antonio di via Chiusure, di Domenico Lusetti in S. Maria della Vittoria e in S. Spirito, di Mario Gatti in S. Giacinto, di Olves Di Prata in S. Stefano e nella cappella della Casa di Salute "Moro", di Vittorio Piotti, su disegno di O. Di Prata, nella chiesa di S. Polo, di Costantino Ruggeri in S. Maria Crocifissa di Rosa. Sempre più numerose quelle uscite dalle botteghe Poisa (in S. Antonio ab., nella chiesa delle SS. Capitanio e Gerosa, in quella delle Poverelle, del senese Vasconi in S. Anna). In terracotta sono le stazioni di Franco Turco in SS. Francesco e Chiara. Una "Via Crucis" o "Calvario" in smalti su metallo commissionata da Gabriele D'Annunzio a Giuseppe Guidi venne esposta alla Bottega d'arte nel gennaio 1925 e collocata poi all'interno del Vittoriale.


Più antiche della "Via Crucis" e collegate alle rappresentazioni sacre medievali, sono continuate nei secoli e si sono diffuse in tempi recenti le rievocazioni della Passione che hanno una delle espressioni più notevoli nella "Santa Crus" (v.) di Cerveno, nelle processioni del "Cristo Morto" del Venerdì Santo (a Barco di Orzinuovi, Cologne, ecc.).