UGONI Mattia

UGONI Mattia

(Brescia, 1446 - 3 dicembre 1535). Mentre il Fè d'Ostiani e altri lo dicono figlio di Bonifacio e di Maddalena Testi, il Lechi ritiene imprecisata la paternità. Si laureò in diritto civile e canonico all'Università di Padova, con tale applicazione e successo che il Tiraboschi si meraviglia come il Panciroli non abbia annoverato l'Ugoni tra i più "chiari interpreti" delle leggi. Tornato a Brescia, esercitò il notariato che abbandonò per la carriera ecclesiastica. Nel 1482 seguì come cancelliere vescovile e "silenziario" Girolamo Landi, vescovo di Creta, nell'isola, a Candia, dove rimase qualche anno anche come canonico della Cattedrale. Tornato a Brescia, nel 1486 venne eletto canonico e massaro del Capitolo della Cattedrale succedendo al nob. can. Matteo Calzavacca. Nel 1497 il vescovo Paolo Zane lo nominò suo vicario generale in Brescia, ma l'anno seguente passò con tale ufficio a Verona chiamato dal vescovo Giovanni Michiel che gli ottenne la nomina a Protonotario Apostolico.


Dietro istanze del vescovo Zane, della Repubblica veneta e di influenti amici che egli contava nella Corte di Roma, dove si recava frequentemente per affari del suo ufficio, nel 1503 fu nominato vescovo di Famagosta e consacrato da Giulio II. Portatosi alla sua sede, vi rimase poco tempo; sistemati gli affari principali e lasciatovi un idoneo suffraganeo, il papa lo spedì come governatore di Parma e in seguito come vicedelegato pontificio a Viterbo. In tale incarico interveniva alla sessione IX del V Concilio Lateranense. Tornato nel 1519 a Brescia gli venne, dal vescovo Paolo Zane, ormai vecchio, affidato di nuovo l'ufficio di Vicario generale con funzioni luogotenenziali. Alla morte del vescovo Zane il capitolo della Cattedrale lo elesse vicario capitolare. Confermato vicario generale dal successore del vescovo Zane, il card. Francesco Cornaro, rimase fino alla morte vicario generale, pur affiancato dal 1530 da un vicario sostituto nella persona di mons. Tommaso Caprioli. Sebbene Paolo Guerrini, pur riconoscendo in lui una figura "eminente", la dica anche "molto discussa", è innegabile il suo impegno di riforma in tempi difficilissimi. Nel 1509 emana provvedimenti per regolare le ufficiature nella Cattedrale; nel 1515 erige la Compagnia dei Cavalieri delle SS. Croci alla quale offre la somma di lire 100 planet per l'esecuzione del labaro commissionato al Moretto e che dota di una "bellissima ancona" nella quale è lui stesso raffigurato inginocchiato (questa bruciò il 15 maggio 1526). Cure particolari ebbe della Scuola del Duomo, ottenendo particolari indulgenze. Nel 1520 con mons. Cristoforo Mangiavini persegue una notevole azione riformatrice della curia. Il 28 maggio 1531 propone i "Synodia Ugoni" ed emana un'importante Costituzione di riforma del clero regolare e secolare e norme per la disciplina dei fedeli, che verranno poi completate dal vescovo Bollani. Tra gli avvenimenti che lo vedono protagonista: nel 1515 consacra la chiesa e il convento di S. Giuseppe, nel 1520 pone la prima pietra del nuovo bastione di S. Giovanni e presiede ai solennissimi funerali del cav. Marcantonio Martinengo della Pallata, acclamato Padre della patria; il 22 marzo 1522 pone la prima pietra del santuario di S. Maria delle Grazie.


L'Ugoni abitava e riceveva sempre nella propria casa, sulla piazza dal Novarino e quivi egli teneva udienze e trattava affari di curia, onde moltissimi atti del suo governo furono rogati dai notai e cancellieri vescovili in quella casa invece che dal palazzo vescovile. Qui fece costruire una bella cappella affrescata dal Moretto (v. Ugoni, cappella). Rilevanti anche i suoi interessi culturali. Vicario generale a Verona, si adoperò perché Bernardino Misinta si trasferisse a Brescia per impiantarvi una nuova tipografia nella quale si esercitarono poi Giovanni Battista da Ponte, i fratelli Giovanni Pietro e Giovanni Francesco Pezzoni, Giovanni Antonio Bresciano. Al suo funerale intervenne tutto il clero secolare e regolare, il Gran Consiglio cittadino, i rappresentanti pubblici del Governo veneto, e tutte le Compagnie e Paratici, e fu sepolto nella chiesa di S. Giuseppe, dove egli si era scelto la sepoltura. Il Nassino lo descrive «de bassa statura, ma homo dottissimo et costumato et amatore della patria sua et similmente della giustizia; non voleva baie ne sanzi, ma voleva se vivesse de cristiano: per stanzia staseva sula piazza del Novarino de sera parte de dita piaza». L'Ugoni, oltre che del vescovato, gode di numerosi benefici ecclesiastici, un canonicato della Cattedrale, un canonicato nella pieve di Orzinuovi, uno nella pieve di Ghedi, ecc.


Del Vescovo Ugoni scrisse lo storico Ottavio Rossi: «Si vede il suo ritratto di man del Moretto in casa del conte Gian Battista Gambara et del dott. Achille Ugoni, che con nobil gratitudine conservano ancora la medaglia in bronzo di così virtuoso Prelato». La medaglia rappresenta sul recto il Vescovo Ugoni in mozzetta e berretta, sul verso una bilancia coronata di alloro, e il motto "trutinae examine castigato", che si riferisce alla scrupolosa serenità dei giudizi giuridici emessi dal celebre canonista bresciano, il quale avrebbe avuto maggior fortuna, se invece di fermarsi a Brescia nella quiete provinciale del suo palazzo, si fosse fermato alla corte papale in Roma. Nel ritratto invece Guerrini ha voluto identificare, in base all'iscrizione che vi si legge, il nipote di Mattia Ugoni, Gianfrancesco (v.).




OPERE: "R.D. Matthiae Ugonii Brix. Phamagustae Episcopo liber de Patriarcali prestantia". Impressum in Arce Garzietae Brixiae, per Jo. Baptist. Pontanum Civem Bergomensem, an. Dom. 1507 die sextodecimo Martii, in 4°. È ristampato anche nel "Tractatum magni universi Iuris" a p. 282 Tomo XIII. pars II. (Venetiis, p. Franc. Zilettum, 1584 e 1597). "Synodia Ugonia Episcopi Phamagustani De Conciliis" (Brixiae, 14 julii 1531). Il De Burre in "Bibliografia istruttiva" (Parigi, 1763, p. 201 n. 223) elenca edizioni negli anni 1531, 1532, 1534, 1563, 1565 e, ancora, 1565 e 1597, ma le edizioni dovettero essere di più. Lasciò manoscritti: "Interdetto Ecclesiastico", 1507; "Trattato contenente le decisioni del Tribunale Romano detto Ruota"; "Variarum libellus id est dubia in jure". A. Valentini scrive che questi manoscritti "furono lasciati con tutti i suoi libri al convento di S. Giuseppe in Brescia, a cui legò anche 2600 lire planet con altri considerevoli oggetti". Lo stesso Valentini scrive che presso la Cancelleria vescovile esiste un Protocollo o registro degli atti notarili da lui rogati in Candia dal 26 aprile 1483 al 20 ottobre 1484.