UGOLINI Giovanni

UGOLINI Giovanni (Ivan)

(Brescia, 21 aprile 1928 - 13 settembre 1978). Di Gherardo (v.) e di Maria Bonfiglio. Precoce intellettualmente, si appassiona fin dalla fanciullezza, sull'esempio del padre, alla musica, dedicandosi inoltre allo studio delle lingue. Quindicenne, nel settembre 1943 venuto a sapere che il padre, ispettore scolastico a Sebenico in Dalmazia, è stato catturato dai tedeschi, con violino in spalla, lo raggiunge in campo di concentramento e lo segue poi in una fattoria dell'Hannover, dove è costretto a fare il mandriano. Chi lo conobbe ha testimoniato che tale «esperienza lo segnò profondamente per cui il sogno candido della vita come trasparenza di paradiso fu offuscato e travolto dall'orrore del male e del dolore». Rientrato, si buttò a capofitto nella musica «con una irruenza, una passione "esistenziali" che ne segnarono per lunghi anni capillarmente il vivere stesso nella sua quotidianità. Passione e talento che, in breve, si tradussero in una serie impetuosa di attività, di impegni e di risultati».


Studiò violino con Ruminelli, trombone con Massari, composizione con Manenti, Soresina e Margola. Si diplomò in composizione al Conservatorio di Parma nel 1956. Sempre presso lo stesso Conservatorio ottenne i diplomi di musica corale e direzione di coro (1958) e di strumentazione per banda (1959). Seguì un corso di direzione d'orchestra tenuto da Votto presso il Conservatorio di Milano, frequentò con una borsa di studio, i corsi di composizione con Frazzi, di musica per film con Lavignino e di direzione d'orchestra con Galliera presso l'Accademia Chigiana di Siena. Perfezionatosi sotto la guida di Giorgio Federico Ghedini, si segnalò in numerosi concorsi e vide le sue partiture da camera, per orchestra e per il teatro ottenere attenzione e successo in Italia e all'estero. 


Gli interessi critico-musicali di Giovanni Ugolini spaziavano da Verdi a Wagner, dalla tradizione lirica italiana ai compositori contemporanei, da Giovanni Gabrieli e Jacopo Peri, al jazz. Particolarmente appassionate le sue ricerche sulla musica verdiana e, come scrisse di lui Pierluigi Petrobelli direttore dell'Istituto degli studi verdiani, egli fu «uno dei primi studiosi ad affrontare i problemi verdiani partendo dalla analisi delle partiture e interpretando storicamente i risultati di questa analisi condotta in termini rigorosamente musicali, soprattutto di organizzazione musicale; essi sono visti non come astratti fattori lessicali, bensì individuati come cardini di una "lettura" drammatica della vicenda, come precisi strumenti di una ricca e complessa concezione del teatro in musica».


Era socio della Società Internazionale di musica contemporanea, sue composizioni sinfoniche e cameristiche vennero eseguite alla RTV italiana, alla Fenice di Venezia, al Politeama di Milano, all'Auditorium di Trieste, al Conservatorio di Cincinnati, ecc. Una sua sonata per clarinetto, cello e pianoforte venne eseguita e segnalata al Concorso Internazionale di Vercelli. La sua composizione "Concerto per archi" eseguita la prima volta a Siena nel maggio 1957 venne successivamente ripetuta a Milano, Trieste, Venezia ecc. Nel 1959 vinse il premio internazionale di Vercelli e nel 1960 un premio di composizione a Venezia. Nel marzo 1961 la sua composizione "Concerto" fu eseguita nell'ambito dei concerti di S. Cecilia. Dal 1963 al 1969 diresse l'ufficio stampa della accademia di S. Cecilia a Roma; partecipò a congressi e convegni. Svolse un'intensa attività di musicologo pubblicando saggi molto apprezzati per l'Istituto di studi verdiani di Parma. Collaborò con l'Enciclopedia Utet e l'Enciclopedia Le Muse. A Brescia, presso l'Istituto Musicale Pareggiato Venturi, occupò la cattedra di Esercitazione corale (196064), quella della Storia della musica (1962-65) e dal 1971 (anno in cui l'Istituto venne elevato a Conservatorio) al 1978 la cattedra di Lettura della partitura.


Pubblicò ricerche e interventi in "La Rassegna Musicale" di Torino, "Musica d'oggi", "Nuova rivista musicale italiana", "La Scala", "Il Contemporaneo", "Rivista di studi crociani", "Quaderni della rassegna musicale", collaborando anche a giornali e riviste non specializzate quali "L'Italia" di Milano, "Biesse", "Bresciaoggi", "Gazzetta di Brescia". Politicamente militò nel P. C.I. Fu tra i collaboratori all'"Unità" e fra i più assidui a "La Verità" con articoli firmati "Gavroche". Ebbe due figli: Luca (morto in giovanissima età), da Carla Giro, e Francesco, violinista, da Fiorangela Bodini.


Fra le varie composizioni: Partita per pianoforte (1954); Variazioni sopra un tema di Mozart (1956); Tre pezzi per pianoforte (1957); Concerto per archi (1957); Divertimento per archi (1958); Invenzioni per pianoforte (1958); Concerto per orchestra (1958); Sonata per clarinetto, cello e piano (1959); Sonata per due pianoforti (1959); Concerto per 15 strumenti (1959); Quartetto (1959); Divertimento italiano per orchestra da camera (1960); Fantasia per violino e orchestra d'archi (1961); Invenzioni per due pianoforti (1961); Divertimento sopra un tema di Frescobaldi (1961, vincitore ex-aequo del primo premio di composizione delle "Vacanze musicali" di Venezia); Tre laudi di Jacopone da Todi, per voce e pianoforte (1962); Fantasia-variazioni sopra un tema di Giuseppe Verdi (primo premio al concorso internazionale di composizione del centro di cultura del Conservatorio di Venezia) (1963); Sonata per pianoforte; Divertimento per quattro archi; Invenzioni per due pianoforti; Tre invenzioni per pianoforte; Fantasia per violino e orchestra d'archi (1965); Secondo divertimento per violino e orchestra d'archi; Divertimento sopra un tema di Monteverdi; Variazioni e fuga su un tema di Mozart; Concerto per violino, archi e ottoni; Concerto per orchestra (per l'estate aperta nel chiostro di S. Chiara). Tra l'altro compose musica per l'atto unico "Drizzabanane" di Giannetto Valzelli.