TOCCAGNI Luigi

TOCCAGNI Luigi

(Brescia, 1788 - Milano, 22 aprile 1853). Di Giuseppe e di Teresa Zambelli. Fratello di Attilio (v.). Compì i primi studi nel Collegio dei Barnabiti a Cremona, completandoli a Brescia. In tempi napoleonici si arruolò come velite nell'Esercito italiano; sostenne ad Illasi, presso Verona, con seicento veliti, l'impeto di tremila austriaci scendenti da Montefoscarino. Combatté in prima linea a Raab e a Wagram. Ma una forte malattia di fegato lo tenne per molti mesi degente in un ospedale militare di Vienna e, guarito, lo decise a lasciare la divisa nel 1810 per riprendere gli studi letterari. Si segnalò subito fra i più attenti alla cultura del tempo. Nel 1811 fu tra i fondatori dell'Accademia dei Pantomofreni, della quale fu segretario attivo dettandone gli indirizzi (v. Pantomofreni Accademia). Il 17 maggio e il 1° giugno 1815 vi lesse la Storia sulla spedizione di Napoleone in Egitto e altre cose letterarie.


I sui biografi affermano che egli era già ammirato come una grande speranza per le lettere, quando il padre volle che si desse al foro, costringendolo a prendersi un impiego giudiziario come alunno della Corte di Giustizia di Brescia, passando poi al Tribunale provinciale. Nel 1822 fu promosso "attuario" alla Pretura di Iseo, dove rimase tre anni. Il giovane magistrato non aveva però mai dimenticato il culto delle lettere e aveva incominciato a scrivere appunti e note di critica letteraria sui giornali di Brescia e di Milano. A Iseo si diede più che altrove alla poesia latina e italiana, e i suoi componimenti erano elogiati da letterati insigni come il Morcelli e il Tommaseo. Scrisse allora vari Inni sacri per la Congregazione dell'Oratorio maschile di Iseo, una lettera in versi al conte Tosio, una canzone per il ritorno di Pio VII a Roma, molte elegie latine ed epigrammi, e cantò in seguito le sue sventure domestiche in versi autobiografici pieni di amara malinconia. Spiccò per l'ingegno sveglissimo, la svariata e copiosa produzione letteraria e l'onesta dirittura del suo carattere.


Come ha scritto Raffaello Barbiera ("Nella gloria e nell'ombra"), Luigi Toccagni fu amico, anzi "amico carissimo", di Giuseppe Verdi fino dagli anni delle oscure lotte del maestro; un amico di confidenze, di passeggiate, d'entusiasmi artistici. Il Toccagni amava la musica, e la gustava specialmente in casa di Isidoro Cambiasi, che era un mecenate di musica e un gentilissimo uomo. I maestri accorrevano a lui per ottenere qualche poesia da musicare; ma il Toccagni non era vero poeta, bensì verseggiatore accurato, e anche opaco... forse arido. Per il maestro Vaccaj (un astro di terza grandezza, eclissato interamente dal sole verdiano), il Toccagni compose il libretto del "Marco Visconti", tratto dal romanzo omonimo di Tommaso Grossi; l'opera fu rappresentata la prima volta al Regio di Torino, e cadde in oblio. Sempre il Barbiera scrive: «Il Toccagni amava anche la pittura, le figurazioni artistiche. Ogni quadro di Francesco Hayez (il capo scuola del romanticismo) e di Domenico Induno (il poetico innovatore della pittura di genere) veniva illustrato dalla sua penna amorosa in quell'"Album di Belle arti" del Canadelli e nelle "Gemme d'arti italiane" dell'editore Ripamonti-Carpano, che un dì facevano press'a poco l'ufficio dei nostri giornali illustrati". Dal 18 gennaio 1824 fu socio dell'Ateneo di Brescia.


Nel 1825 si trasferì a Milano, nella speranza di migliorare le sue condizioni economiche in un campo più vasto di attività culturali. Assunto dagli editori Nicolò Bettoni e Giuseppe Silvestri per la ristampa delle opere storiche più importanti, il Toccagni, appassionato della storia, ne venne pubblicando molti volumi, da lui annotati con profonda erudizione. Attese contemporaneamente alla versione italiana di rilevanti opere straniere, e diede all'Italia la prima traduzione del "Genio del Cristianesimo" e dell'"Atala" di Chateaubriand, la "Storia di papa Innocenzo III", dell'Hurter, di vari studi archeologici dal Raoul-Rochette.


Cattolico integrale e convinto, insorse a difesa del cattolicesimo e del papato contro il protestante Sismondi, confutando gli errori e le gratuite accuse contro la Chiesa e i papi disseminate nella "Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo"; e del Sismondi pubblicò poi una serena bio-bibliografia critica, che ebbe il plauso di tutti i dotti d'Europa. Annotò pure, con molte rettifiche, la "Storia d'Italia" di Carlo Botta; nel 1849 tradusse dal francese la "Storia" del Lamartine; mentre alternava l'insegnamento privato con la svariata collaborazione ai giornali del tempo e la revisione degli scritti altrui richiestagli dagli editori e dai tipografi. Collaborò a l'"Eco", al "Glissons", alla "Gazzetta di Milano" e ad altri periodici, dal 1828 al 1847. Fu amico di musicisti, di artisti valorosi come Hayez e Induno, storici, letterati, narratori come i due Cantù, Cesare e Ignazio, come Giulio Carcano, Francesco Ambrosoli e Nicolò Tommaseo. Tra i concittadini bresciani gli furono intimi e cari il Nicolini, l'Odorici, il Picci, il Pagani, i due fratelli Ugoni, e molti altri, che ebbero di lui e del suo valore letterario una stima pari all'affetto. Per campare, oltre all'attività letteraria e giornalistica fu impiegato alla direzione del lotto. Morì si può dire povero, tanto che la vedova Teresa Cattaneo fece stampare la "Strenna Luigi Toccagni o sia Raccolta di alcuni suoi scritti editi ed inediti", dedicata alla famosa contessa Giuseppina Negroni Prato Morosini, che del Toccagni era stata amica "col migliore e più costante affetto" e generosa protettrice benefica.


Come ha sottolineato Carlo Cocchetti ("Del movimento intellettuale" p. 112) "Luigi Toccagni, nelli scritti suoi propri e in quelli recati da altre lingue, mostrò il culto della buona-scuola e mantenne il retaggio dell'idioma gentile allorché, giusta la frase del Giordani, questo pareva a troppi altri una anticaglia da seppellirsi come cadavere che già pute; ed è cosa degna, per sentenza del Tommaseo, che rimanga per questo ricordanza di lui nella storia letteraria dell'età nostra".


SUE PUBBLICAZIONI: "Versi", in "Serti poetici per le nozze dei signori Lucrezia Soncini ed Alessandro Cigola" (Brescia, 1812); "Ode per gli illustri sposini Brebbia-Folperti" (Brescia, Bettoni, 1821, 16 pp.); "Ode per la nascita del primogenito del conte B. Fenaroli" (Brescia, Bettoni, 1827); "Intorno alla vita e gli scritti di Gian Carlo Sismondi" (s.n.t. in 16°, 1833); "La vigilia di Natale... Con almanacco per l'anno 1837." (Milano, Tip. Lampato, 1836, 200 pp.); "Marco Visconti". Dramma lirico in quattro giornate diviso in due atti. (Musica di Nicola Vaccai). [Segue] "Colombo all'isola". Azione mimico storica... di Antonio Monticini. (Torino, Tip. Favale, 1838, 52 pp.); "L'ultima notte. Scene domestiche", in "Non ti scordar di me. Strenna per capo d'anno ovvero pei giorni onomastici" (Milano, Vallardi, 1841, pp. 130-142); "La bella libraia". Racconto storico (Milano, Vallardi, 1841). "Sansone. Quadro di Francesco Hayez", in "Raccolta di descrizioni..." (Milano, 1842, in. 8°); Note e rettificazioni a "Storie d'Italia di Carlo Botta dall'anno 1789 all'anno 1814" (Milano, G. Silvestri, 1844 in 16°). Con il prof. A. Longhi pubblicò un "Vocabolario della lingua italiana" che vendette più di cinquanta mila copie. Pubblicò versi e prose, racconti, novelle, discorsi e libri per il popolo. Ci rimangono: "Strenna Luigi Toccagni, o sia raccolta di alcuni suoi scritti editi ed inediti preceduti da una biografia di lui, seguiti da vari componimenti d'illustri letterati in di lui onore. Compilata da Filippo Villani" (Milano, Tip. Borroni e Scotti, 1854, 234 pp. I, ritr.); "Genio del Cristianesimo" e l'"Atala" di Chateaubriand da lui tradotte ebbero in Milano 8-10 edizioni; le "Catacombe di Roma" descritte da Raoul Rochette, con aggiunte inedite dell'autore (Milano, 1841 in 4°); "Storia dei Girondini" (Milano, 5 voli.); "Storia del Sommo Pontefice Innocenzo III e de suoi contemporanei" di Fed. Hurter. Versione (Milano, 1841, 2 voll. in 8°). Iniziò a tradurre, senza completarla, la "Storia Universale della Chiesa" del Rohrbacher; "Vita di Napoleone" di Walter Scott. Per alcuni anni pubblicò "Strenna milanese"; ve n'è una riguardante le "Belle Arti" del Ripamonti, arricchita di riproduzioni di dipinti e sculture.