TOCCAGNI

TOCCAGNI

Famiglia originaria del Lazio, dove aveva goduto la nobiltà civica di Velletri e Genzano, con palazzo in questo centro in via Livia e sepolture gentilizie nella chiesa di S. Sebastiano. Altri la vogliono proveniente dall'alta Valcamonica. Comunque i Toccagni sono già presenti nel Bresciano nel '600, imparentandosi con le più distinte famiglie del tempo. Tra gli altri, don Ercole di Quinzano d'Oglio fu dal 4 settembre 1683 al 18 novembre 1684 prevosto a Capriolo, permutando il beneficio con il suo successore nob. Francesco Paratico. Giuseppe e Francesco sono annotati nei beni in Brescia nel sec. XVII. A un Domenico bresciano si deve la raccolta e la illustrazione di un prezioso erbario veronese-bresciano del secolo XVII. Don Maffeo, rettore di Niardo (1746), e don Martino, arciprete di Vezza d'Oglio, in Valle Camonica (1763), lasciarono saggio della loro cultura letteraria in alcuni sonetti pubblicati in raccolte d'occasione. Don Isidoro, parroco di Cazzago, fu sotto l'attenzione della polizia austriaca per avere, in occasione della morte dell'imperatore Francesco I, celebrate le esequie senza la dovuta solennità e quasi ad insaputa della popolazione.


Fra i Toccagni che si distinsero vi fu Giuseppe, n. a Genzano il 28 novembre 1746, e ricevuto nel Nobile Consiglio di Genzano il 23 ottobre 1773; era figlio di G. Battista, n. il 31 marzo 1711, ricevuto nel nob. Consiglio il 15 febbraio 1737 e nel 1744 Gonfaloniere di Genzano; di Maffeo, n. il 26 aprile 1664, primo ascritto al Consiglio il 20 agosto 1694; di Giovanni Costanzo «cittadino benemerito», e come tale, figurante in atti pubblici del 1654. Lo stemma era: «D'argento alla pianta di ulivo, terrazzata di verde; sostenuta da due cani da pastore, controrampanti, al naturale».


Trasferitosi a Brescia nel 1776, Giuseppe Toccagni sposava nel 1781 la nobile Maria Teresa Zambelli. La figlia Elena sposava Gerolamo Monti (1783-1872) e tra i figli ebbe Alessandro Monti (1818-1854), noto patriota e capo della legione italiana in Ungheria. Evelina Taccagni nel settembre 1881 sposava il conte Gerardo De Terzi Lana di Brescia, legato, con la figlia, a Giuseppe Zanardelli.


Di un Toccagni sono segnalate, ma non rinvenute, composizioni latine, se non un distico dedicato al Torrazzo di Cremona raccolto nel "Giardino dei letterati di Quinzano" del medico Giovanni Gandini. Difficile individuare di quale Toccagni si tratti; Angelo Locatelli ha ipotizzato che fosse conosciuto dal Gandini, che altrimenti, come in altri casi, avrebbe specificato anche il nome. Fra i possibili autori il Locatelli elenca il reverendo Giovanni Battista, deceduto a circa 56 anni il 19 gennaio 1702 a Quinzano, e il reverendo Ercole, arciprete di Oriano, vicario foraneo ed esaminatore sinodale, morto in Quinzano il 19 maggio 1702 e sepolto in Oriano per desiderio di quegli abitanti. A Bornato i Taccagni divennero proprietari, nel 1912, del castello, che era stato prima dei Bornati e poi dei Gandini e dei Garbelli. Nel 1930 lo cedettero ai Bellegrandi.