TIZIO

TIZIO (in dial. Tés)

Frazione di Collio (m 891 s.l.m.) a N del centro. Qualcuno deriva il nome dal prenome romano "Titius", sottolineando come nel dialetto locale si conservino parole o frasi della lingua latina. Altri si sono riferiti a "tegia" tesa, ecc. Secondo Natale Bottazzi: "dal lato etimologico è un chiaro esempio di deformazione d'un nome dialettale di luogo da parte di notai o da parte di scrittori. Il suo nome di Tés derivante da Tegia, Teza, Tesa, Attegia venne tradotto in Tizio nome di persona". Del resto nei documenti più antichi ricorre il nome latino "De Theziis", che dovrebbe corrispondere all'italiano "Le Tese". Nel 1609 è Tizio o Tizzo.


A Tizio stampatori tedeschi aprirono sulla fine del '400 una tipografia che passò poi ai fratelli Maffeo, Giacomo e Gabriele Fracassini, i quali nel 1526 migrarono a Trento dove fondarono la tipografia di quel vescovo principe, tornando poi, anni dopo, a Collio. La tipografia venne poi distrutta nel 1555 insieme con l'archivio comunale da uno di quei furiosi incendi che rimasero tanto ricordati nella storia di questo comune. A memoria dell'avvenimento, sull'antica casa Calvatti, passata poi ai Lazzari, venne posta questa epigrafe, veduta dal Gussago ed ora non più esistente: "Titii / anno MDLV / die VIII maii / archivio antiqvissimo apvd illos de' Calvatiis / necnon typographia et praelo apvd Fracassinos / nvnc tonatios / incendio omnino absvmptis". La frazione fu distrutta da tale "miserabile" incendio scoppiato l'8 maggio 1555; nell'arco di tre giorni il fuoco "abrugiò et rovinò case 260 fin alli fondamenti con robba et sostanzia". In ragione di ciò il doge Francesco Venieri esentava gli abitanti da ogni tassa per dieci anni. La ricostruzione venne avviata subito come conferma la data "Adi 10 marzo 1557" e le iniziali di Jesus che si leggono su casa Fracassi di Tizio. Nel 1573 maestro Faustino de Soldanelli scava il pozzo, mentre nel 1666 Bartolomeo Lazzari q. Giovanni ricostruiva il mulino. Il 4 novembre 1702 i maestri muratori del luogo, Giovanni q. Maffeo Lazzari e Bortolo figlio di Pietro Lazzari, prendono in appalto dal Comune la costruzione del ponte in pietra al mulino di Tizio, mentre ms. Pietro q. Bernardo Lazzari restaura la strada dal mulino di Tizio alla Corna dei Morti. Nel 1804 Matteo Gatta di Bovegno disegnava la elegante fonte che ancora esiste.


SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE TESE O DELLA MISERICORDIA. Costruito, quasi a dominare la frazione, verso la fine del '400, come indicano alcuni lacerti di affreschi scoperti nel 1984. Notizie più precise abbiamo nel 1578, quando il 15 gennaio, forse per voto di peste in via di scomparire, vengono eletti tre deputati perché seguano l'ampliamento della chiesa "della Gloriosa Madre Maria di Tizio". Come ha scritto Valentino Volta, "purtroppo su questo monumento, per quanto riguarda la fase più antica, sappiamo ben poco. Certamente, osservata la datazione dei dipinti parietali, anteriormente al 1578 esisteva la zona presbiteriale, i due altari ai lati dell'arcone sacro e la prima campata dell'aula vicina al coro, perché gli affreschi votivi scoperti dal restauratore Scalvini recano date degli ultimi decenni del XV e dei primi del XVI secolo". È stato sempre al centro di una viva devozione popolare. Gli atti della visita apostolica di San Carlo Borromeo del 1580 attestano che al convisitatore monsignor Vincenzo Antonini venne riferita una tradizione popolare secondo la quale nella chiesa di Tizio era stato costruito (presso la porta maggiore) un altare sul luogo di una apparizione della Madonna. L'Antonini ordinò di rimuovere l'altare, evidentemente convinto del poco plausibile evento miracoloso. La chiesa ha già quattro altari tutti consacrati. Ha anche una sagrestia.


Documenti del Seicento parlano della scuola della Beata Maria Vergine di Tizio, che aveva anche funzione di congregazione di carità. Tale don Ventura Tonsi con testamento del 1630 beneficiava, oltre le scuole del comune, anche tale istituzione, legandovi tutti i beni avuti in eredità e tutta la mobilia, con l'obbligazione "a detta scuola di vendere i beni in termine di anni sei e il denaro di tutti i suddetti beni tenuti in sua cassa, come per un monte da sovvenir tutte le persone bisognose della terra di Collio, dando pure i pegni come si fa al monte della pietà della magnifica città di Bressa, il quale denaro non possa essere speso ed applicato in altra maniera". Anche il fratello di don Ventura Tonsi, don Bartolomeo parroco di Collio, con testamento nel 1638 lasciava "alla carità o pio luogo del consortio della Beata Vergine di Tizio" tutti i suoi beni. Uguale lascito disponevano nel 1636 e nel 1778 don Pietro Gerardino e don Andrea Tabladini. In tali testamenti si accenna sempre esplicitamente al "pio monte della contrada di Tizio, tener di Collio". Un documento notarile del 1737 accenna ad una vendita fatta da Bonaventura Fracassi di suoi terreni, in contrada di Ivino nel luogo detto Pradatore. Il 24 febbraio 1697 un furioso incendio distrusse, assieme a tutta la contrada di Tizio, anche la chiesa, ma fu presto ricostruita. Ma lo fu in modo sommario, tanto che il parroco di Cellatica don Pietro Dalai, oriundo di Collio, con testamento del 18 agosto 1828 lasciava alla chiesa di Tizio tremila lire milanesi per erigervi il volto. Passarono alcuni anni prima dell'esecuzione dell'opera, mentre alcuni restauri venivano operati nel 1845 dall'ing. Benedetti. Il 13 settembre 1847 la fabbriceria chiedeva al comune l'assegnazione, approvata il 17 ottobre 1847, di 50 piante di abete per realizzare il progetto per dare il via ai lavori; e presto la volta a botte, poi decorata, fu una realtà. Sbrigate le pratiche il 30 marzo 1848 la fabbriceria chiedeva l'autorizzazione. Una lapide sulla porta interna ricorda i restauri compiuti nel 1848: "Huius templi coelum / confecit anno domini MDCCCXLVIII / pium legatum adm. rev. Delai / archipresb. Cellaticae / nonnullae privatorum largitiones / necnon plurium deiparam colentium / opera gratis suscepta".


Il centro del santuario fu sempre la piccola icona della Madonna Bizantina. Tra le manifestazioni di devozione più vive è la festa della "Madonna del Bavorgo", istituita a compimento di un voto nel momento in cui il 31 agosto 1757 il paese era minacciato da una tremenda inondazione, assieme all'altro di edificare la parrocchia di Collio. Il voto della festa venne rinnovato nel 1850 e nel 1882. La chiesa venne restaurata nuovamente dal 1927 al 1930 quando, per interessamento del curato don Primo Adami e grazie a generose offerte dei fedeli, si provvide a rifare il pavimento e i banchi. Il 4 novembre 1945, su iniziativa del parroco di Collio, don Giovanni Ruggeri, il vescovo di Brescia mons. Giacinto Tredici incoronava la venerata Immagine, a scioglimento di un voto emesso l'8 dicembre 1940, durante la seconda guerra mondiale. Restauri straordinari vennero avviati nel 1983 dal parroco don Alfio Venturoni ed affidati ai fratelli Scalvini di Bagolino. Inaugurati nell'ottobre 1985, vennero più tardi ripresi.


LA CHIESA DI S. MARIA ASSUNTA. Ha una facciata linearmente semplice, con un portale in pietra e con un rosone e archetti pensili di pietra di singolare bellezza e semplicità. Si propone ad una sola navata, con pareti suddivise in quattro spazi da tre lesene in pietra. La chiesa era probabilmente tutta affrescata e poi coperta di scialbo, forse in seguito a qualche incendio o epidemia. Nel 1983, durante i lavori di ripristino voluti dal parroco di Collio don Alfio Venturoni ed eseguiti dai fratelli Scalvini di Bagolino, sono venuti alla luce importanti affreschi votivi. Entrando, sulla parete di destra si trova una tela raffigurante la B.V. col Bambino e, ai piedi, i Ss. Sebastiano, Lorenzo, Rocco e Antonio ab. Una seconda tela raffigura la Madonna col Bambino fra gli angeli con ai lati S. Giovanni B. e S. Gerolamo. L'organo, probabilmente secentesco, venne riparato nel 1888 da Gaetano e Carlo Marchesini. Nel 1983 durante i restauri eseguiti dai fratelli Scalvini, sono venuti alla luce interessanti affreschi, con le figure di S. Antonio ab., datato 1532, una Madonna in trono con a fianco S. Luca, e ancora, una Madonna col Bambino e S. Giovanni il Battista. Sotto gli affreschi è ricomparsa la data 6 giugno 1545. Sull'arcosolio si intravvede l'immagine del Padre Eterno, coperto dalla volta aggiunta in seguito. Ai lati: a destra è la B.V. Annunciata e a sinistra l'angelo annunciante. Sotto l'immagine della Madonna (a destra) è eretto un altare, sul quale sta una tela raffigurante l'Incoronazione della B.V., che con qualche variante si richiama a quella del Moretto nella basilica dei Ss. Nazaro e Celso di Brescia. L'altare appartenne probabilmente alla chiesa di S. Chiara in Brescia e venne acquistato nel 1812. Sotto l'Angelo dell'Annunciazione (sull'arcosolio a sinistra) sono riemersi, accolti in una soasa lignea, affreschi di nobile fattura: in alto spicca una bellissima Madonna col Bambino in trono, purtroppo mutila, con S. Rocco e S. Antonio abate datata 1545; al di sotto è dipinta una dolce Natività di Cristo datata 1550, commissionata da Girardo "de Matizolis"; l'affresco è affiancato da S. Apollonia, in parte ricoperta da una colonnetta che racchiudeva la preesistente soasa lignea.


Nelle vele della volta i restauratori hanno scoperto S. Gregorio e S. Girolamo, mentre degli altri due Padri della Chiesa occidentale, cioè di S. Agostino e di S. Ambrogio, non restano che esilissimi frammenti: affreschi secenteschi, di grande plasticità e finezza esecutiva, che s'ammirano anche per il vivace cromatismo. Anche le pareti dell'abside sono affrescate: in quella di destra sono appena leggibili una "Fuga in Egitto", divisa da una finestra. Sulla parete di sinistra, in alto una Natività di Gesù e sotto la Visita dei Re Magi. Gli affreschi recano la data del 1617 e la firma di Bernardino Gandino, mentre gli altri risalgono alla prima metà del '500, salvo un frammento stimato della fine del sec. XV. L'altare maggiore, sovrastato da una fastosa ancona commissionata nel 1675 a Faustino Bonomi di Avenone e a Giacomo Faustini di Chiari, contiene una bella pala raffigurante l'Assunta, opera firmata dal milanese Giuseppe Nuvolone, detto il Panfilo, e datata 1677.


Di grande interesse l'icona della Madonna della Consolazione o della Misericordia (tempera su tavola cm 75 x 48). Grazie alle ricerche di Carlo Sabatti, che ha interessato anche il Centro Studi dell'epoca bizantina e metabizantina di Creta con sede a Heraklion, è stato possibile individuare l'area culturale che ha prodotto questa importante testimonianza della pittura greco-cretese in Italia. Il pregio dell'opera, oltre che dall'alta qualità esecutiva e dall'ottimo stato di conservazione, è dato dal fatto che a Creta non si conserva alcun esemplare della produzione della Scuola di Nicola Tzafouris, artista locale del secolo XV, originario di Chania, che - influenzato dalle modalità iconografiche italiane - creò questa nuova tipologia, divenuta molto popolare tra i pittori cretesi; bisogna spostarsi fino all'Ermitage di San Pietroburgo per vedere un'opera simile, datata tra la fine del '400 e l'inizio del `500, che palesa anche precisi contatti con la pittura veneta dell'ultimo Quattrocento. Difficile è sapere per quali vie il dipinto sia approdato al santuario di Tizio di Collio. Potrebbero essere stati dei devoti locali, addetti alle galee della Serenissima, o dei reduci della battaglia navale di Lepanto o - forse con più probabilità - dei mercanti o degli stampatori avvezzi a frequentare Venezia, i donatori della sacra icona. Anche tale dipinto è stato restaurato nel 1985 dai fratelli Scalvini. Collocata dapprima su un altare in legno in fondo alla chiesa sulla sinistra, dopo diatribe e contrasti fra fabbriceria e popolazione, e l'erezione, su suggerimento del vescovo, di una cappella di fronte al pulpito, l'immagine venne collocata sull'altare maggiore in un tabernacolo di preziosa eleganza. L'immagine della Madonna venne spogliata dei monili da due zingari nel 1974.


Scendendo lungo la parete di sinistra si incontra il pulpito ligneo sotto il quale è stata posta l'effigie della Madonna col Bambino, su metallo. Ricchezza del santuario sono anche paramenti e oreficerie di grande valore, fra i quali un piviale di seta filato e tessuto a mano; una croce astile con anima di legno rivestita da una lamina di metallo dorato e argentato che si presume fabbricata nel 1575; una serie di tre carteglorie in legno rivestito da una lamina d'argento finemente sbalzata e cesellata con sottofondo di velluto rosso in seta, presumibilmente del XVII secolo.


Al n. 17 di via Tizio sorge la bella casa civile sei-settecentesca della famiglia Zanardelli, che, se non ha particolari caratteristiche all'esterno, conserva, come ha scritto Fausto Lechi ("Dimore Bresciane"), all'interno, nella prima saletta di destra, nella volta affreschi dei primi anni del `700, "con piccole finte balaustre e fregi che racchiudono quattro quadretti con scene della Sacra Scrittura; nel medaglione centrale la Madonna col Bambino e angeli che versano acqua nei vasi; il motivo dell'acqua ritorna nei quadretti e nelle quattro cartelle sulle pareti che ricordano, in forma lapidaria, avvenimenti del paese, con speciale menzione per inondazioni procurate dal vicino torrente. A sinistra dell'andito, a mattina, saletta con soffitto dipinto e, al di là di questa, ricca stanza da letto di un sacerdote, in forma di alcova, che ha nella parte giorno le pareti dipinte a paesaggi, trattati con gusto e incorniciati da finte lesene con fregi, strumenti musicali, ecc. Nel soffitto al centro un santo pontefice (S. Gregorio Magno?) e attorno, fra riquadri, le insegne pontificali portate da angelini (con qualche arguzia). Nel vano dell'alcova, nel soffitto, Gesù benedicente e attorno i segni della Passione". Sottolinea ancora il Lechi: "Era certamente la dimora di un ricco sacerdote della valle. In particolare sulla parete E un paesaggio lacustre, ad O un paesaggio campestre, a N un paesaggio di rovine romane (tomba di Cecilia Metella)".


La frazione di Tizio, dopo la seconda guerra mondiale, si è andata estendendo ed arricchendo di nuove costruzioni e ville, là dove prima non v'erano che orti e prati. La sua posizione è felice, perché il sole vi batte per tutta la giornata.