TIZIANO Vecellio

TIZIANO Vecellio

(Pieve di Cadore, 1485/1490 - Venezia, 1576). Sommo pittore. Di Tiziano giovane è il Polittico all'altare maggiore della chiesa dei Ss. Nazaro e Celso, a Brescia, con la Resurrezione (al centro), S. Sebastiano (a destra), i Ss. Nazaro e Celso e Altobello Averoldi (a sinistra), l'Annunciazione (in alto) (tavole ad olio m 2,78 x 1,22, la centrale; 1,70 x 0,65, le laterali; 0,65 x 0,79, la superiore) firmata "Ticianus faciebat MDXXII". Ordinato da mons. Altobello Averoldi, Legato Pontificio a Venezia nel 1520, e terminato e collocato nel maggio 1522, secondo voci tarde fu inaugurato dal grande pittore assieme all'Averoldi, dopo tentativi di privarlo, in pro del duca di Ferrara, del S. Sebastiano. Il polittico venne esposto nel dicembre 1935 nella Pinacoteca Tosio-Martinengo e, di nuovo, dopo i restauri dello Studio Casella, nel 1991.


A Tiziano i reggitori del Comune quasi vent'anni dopo commissionavano tre grandi tele e più precisamente "Brescia con Minerva e Marte", "Cerere e Bacco" e "Vulcano e i Ciclopi" collocate nella sala del Gran Consiglio nel 1568, ma andate perdute a causa di un violento incendio che distrusse parte della Loggia. Di esse rimane soltanto un'incisione esemplata su "Vulcano e i Ciclopi" del Cort, "troppo poco, scrive P.V. Begni Redona, per ricompensarci della perdita, ma forse indicativa per farci immaginare qual mare di luminosità la informasse".


È toccato ad un allestitore della mostra del Tiziano a Venezia nel 1976 scoprire nel duomo di Breno, l'ultimo autoritratto del grande veneziano, che si volle eternare nella figura di S. Rocco. Si tratta di una bellissima figura ad olio che rappresenta anche il vanto di tutta la popolazione brenese. Accanto al quadro del Tiziano è stato trovato un cartiglio dove si può leggere questa dedica: "Assai grato dedicò questa immagine al sacello del divo Roco, Tiziano che nell'anno di salute 1576 per intercessione dello stesso Santo sfuggì all'acerrima epidemia di peste che allora imperversava in Padova". Incongrua è l'attribuzione della tela in S. Maurizio di Breno.


A Tiziano venne attribuito il quadro dell'Adultera nella chiesa di S. Afra in Brescia. Inoltre gli venne attribuita nel sec. XIX una pala della chiesa parrocchiale di Marmentino. Il Longhi nel 1947 attribuiva a Tiziano la tela ora nella Pinacoteca Tosio-Martinengo con i Ss. Faustino e Giovita che presentano il prezioso reliquiario delle SS. Croci e ai piedi tre vescovi e devoti, che altri hanno invece assegnato al Moretto o al Romanino. A Tiziano veniva attribuito in passato un "Cristo benedicente", oggi nella sala capitolare del Duomo Nuovo di Brescia. Una copia dell'Annunciata del polittico di S. Nazaro che si trovava in Duomo Nuovo venne rubata l'11 aprile 1978. Appartenne ai Martinengo-Colleoni e più precisamente al conte Alessandro (1603-1675) il celebre quadro della "Schiavona" del Tiziano, alla moglie del quale, la contessa Giulia Olmo, fu contestata la sottrazione perché non fosse confiscato.


Nelle Collezioni d'arte Lechi esistevano un "Gesù alla colonna" (che venne venduto al collezionista Pryor); il "Ritratto di Laura Dianti con Alfonso d'Este", pure venduto a Pryor; la "B.V. Maria col Bambino e due santi". Sempre nella Collezione Lechi si conservavano di Tiziano o solo a lui attribuite: una pala in legno raffigurante il "Riposo in Egitto" (m 0,45 x 0,70), poi scomparsa dopo il 1866; una tela raffigurante "La Maddalena" (m 1,11 x 0,94); una pala in legno (m 0,51 x 0,65) raffigurante la "Fuga in Egitto" (acquistato il 17 maggio 1830), secondo il Longhi il dipinto mostra un'indubbia impronta ferrarese, nella cerchia di Battista Dusi; un "Autoritratto" (m 0,43 x 0,35) acquistato dal conte Giacomo Lechi il 17 marzo 1730, ora nel palazzo di Montirone. Fausto Lechi scrive: "Ma trattasi di cosa provinciale bresciana nel genere di Girolamo Muziano". Nella Pinacoteca civica esiste il disegno di un Paesaggio proveniente dalla raccolta Brozzoni. A Tiziano, esemplata sulla "Pentecoste" della chiesa della Salute di Venezia, è stato accostato il quadro sull'altare maggiore della parrocchiale di Temù. Copia eseguita dall'Avogadro di un quadro del Tiziano, poi "abbrucciato", esisteva, secondo il Fè d'Ostiani, nella chiesa cittadina di S. Pietro Martire, raffigurante il Martirio del Santo. Alunno di Tiziano si dichiara Camillo Ballini, che si firma nella chiesa di Fasano. Singolari le copie esistenti del San Sebastiano nel Bresciano, nella chiesa parrocchiale di Coccaglio, in quella di Irma, in una collezione del rag. Agostino Dosselli.


Alla scuola del Tiziano erano attribuiti due "Profeti" ai lati della porta della distrutta chiesa di S. Domenico e un "Ecce Homo" nella chiesa di S. Francesco di Paola.