TIRABOSCHI

TIRABOSCHI

Famiglia ritenuta proveniente dalla Francia e fermatasi a Serina (Bergamo), località che essi stessi edificarono diventandone signori. Citati dal Nassino nel 1517 ("Veneno de Bergamascha e lo cognome fo di Capitani"), sono pure notati nel Registro veneto dei nobili agresti col nome de Tiraboschis de Adraria fra i nobili residenti in Paratico (1426-1498). Stemma: "Troncato: di rosso all'aquila spiegata d'argento, e d'azzurro alla pianta di verde, sostenuta da due orsi al naturale, affrontati". Altri Tiraboschi portarono come stemma: "D'azzurro, a due orsi affrontati, al naturale, sostenenti una pianta, terrazzata di verde, con il capo di rosso, all'aquila bicipite, d'argento". In Brescia i Tiraboschi parteciparono all'amministrazione pubblica. Nel 1515 Tomaso Tiraboschi era massaro del santuario di S. Maria dei Miracoli. Don Romualdo era nel 1756 pro cancelliere vescovile di Brescia. Venturino Tiraboschi il 7 agosto 1904 saliva con altri lo spigolo NO del monte Adamello. Ad Asola i Tiraboschi assursero a nobiltà.


Un ceppo della famiglia si trapiantò ad Asola, allora terra bresciana, con Graziolo q. Simone q. Guario. Sposato a Bonafemmina Zapaglia, con testamento del 2 settembre 1584 disponeva di beni che aveva a Serina Alta. Della famiglia asolana dei Tiraboschi sono il carmelitano p. Lucrezio Tiraboschi (v.) e i suoi fratelli Giacomo, che si sposò con Chiara Carrara di Bergamo e fu giureconsulto "di molto grido", e Furiano. Giacomo ebbe tre figli: Lancillotto, che si addottorò nel 1522 in legge e in filosofia; Furiano, gran capitano al servizio di Venezia e caduto nel 1524 nella battaglia di Garlasco; e, infine, Marc 'Antonio, capitano di cavalleria nell'esercito veneziano. Dei Tiraboschi di Asola si distinsero: Tirabosco, che Paolo Manuzio nel 1523 lodò molto anche come valente poeta; Tommaso, giureconsulto a Brescia; Camillo, che ebbe ampi riconoscimenti al servizio di Venezia. Figli di un Pompeo Tiraboschi e di Giovanna Franzoni furono: Ettore, creato cavaliere della Repubblica Veneta; Luigi, che, fattosi religioso francescano e assunto il nome di Roberto, il Wading registra come beato; Giovanni Battista, che si distinse come volontario negli eserciti del tempo, guadagnandosi il titolo di conestabile. Suo figlio Pompeo meritò, per le sue imprese militari, di essere nel 1596 dall'imperatore Rodolfo II creato conte e cavaliere con il compito di creare notari, legittimare bastardi e di potere aggiungere allo stemma familiare l'aquila imperiale in campo d'oro. Tra altri ancora si distinse Fantino, che riuscì nel 1517 a ricuperare ad Asola privilegi che le erano stati tolti. I Tiraboschi, attraverso cospicui matrimoni, aumentarono di molto il patrimonio e il prestigio della famiglia. Alcuni si distinsero anche in campo ecclesiastico, come il domenicano Cornelio Tiraboschi (v.) e Pompeo (n. 6 novembre 1718), arciprete e canonico del duomo e vicario capitolare di Asola, stimato per la cultura giuridica e teologica. Flaminio, giureconsulto, patrocinatore delle opere di carità, nunzio e oratore a Venezia e al quale, per i meriti acquisiti, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria concesse la cittadinanza di Mantova; morendo, il 31 gennaio 1782, lasciava quattro figli. Tra questi vi furono Giovanni che fu religioso teatino ed Ettore, canonico della cattedrale di Asola. Ebbe anche fama Giovanni Angelo, che lasciò componimenti poetici molto lodati ai suoi tempi.


Più modesta a Orzinuovi la famiglia dei Tiraboschi nella quale si distinsero l'agricoltore Giacomo (Pino) (1908-1996) chiamato "Tempesta", che visse in simbiosi con l'Oglio e fu pescatore rinomato; Arturo (1902-1989), imprenditore agricolo, che fu tra i fondatori nel 1928 della Cooperativa Casearia "Giardino" con annessa scuola di esperti casari e che fu per anni consigliere comunale di Orzinuovi.


Agricoltore molto stimato fu anche Francesco Tiraboschi (v.), di Leno.