TIPOGRAFIE bresciane

TIPOGRAFIE bresciane

L'arte tipografica fu introdotta in Italia da due monaci, Conrad Schweinheim di Magonza e Arnold Pannartz di Praga, i quali nel 1465 stamparono nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco, sulla riva destra dell'Aniene, a pochi chilometri da Roma, il primo incunabolo conosciuto. I due religiosi, allievi di Gutenberg, che fuggirono da Magonza dopo l'assedio del 1462, arrivarono nel convento benedettino probabilmente chiamati dal cardinal G. de Torquemada e, una volta installati i loro torchi, diedero alla luce il famoso "Lattanzio", nel cui colophon si legge: "Sub anno domini M.CCCC.LXV Pontificatus Pauli pape II. Anno eius secundo. Indictione. XIII die vero antepenultima mensi Octobris. In venerabili monasterio Sublacensi. Deo gratias".


Nella SECONDA METÀ DEL XV SECOLO, Brescia, che era parte integrante del territorio della Repubblica di Venezia, godeva di una certa tranquillità politica e prosperità economica, tanto che divenne una delle città più importanti d'Italia, con condizioni sociali e culturali di tutto rispetto. Attorno al 1470 le cronache bresciane registravano "tempi assai prosperi e boni", che permisero un notevole sviluppo economico-sociale ed una fervida attività intellettuale. Se a ciò aggiungiamo l'esistenza di importanti opifici per la produzione di carta, che avevano sede lungo il corso del Toscolano, nella valle del Garza e a Gavardo, e la lungimirante azione dei membri del Consiglio comunale, i quali finanziavano l'apertura di scuole pubbliche, promuovendo l'attività didattica dei più prestigiosi "magister" e incoraggiando ogni iniziativa maturata in tal senso, possiamo facilmente comprendere come proprio attorno a questo periodo venne impiantata in città la prima officina tipografica. Nei trent'anni che vanno dall'introduzione della stampa a Brescia alla fine del XV secolo vennero stampate tra le mura della nostra città più di 250 edizioni, quindi, al termine del Quattrocento, Brescia risulta essere all'ottavo posto tra le città italiane come volume di stampa (dopo Venezia, Roma, Milano, Firenze, Bologna, Pavia e Napoli), con il 3% della produzione libraria nazionale.


Il primo libro certo uscito a Brescia è l'"Opera" di Virgilio, edizione impressa con un rozzo carattere romano (2° rom.) recante la data del 21 aprile 1473 e la chiara e netta dicitura contenuta nel colophon: "Brixiae Maronis opera expressa fuere Presbytero Petro Villa iubente". Chi in realtà fosse quel DON PIETRO VILLA che sottoscrisse questa rarissima opera ancora oggi non è chiaro. Alcuni autori credono di identificarlo in un ecclesiastico, probabilmente originario della Val Trompia, che, negli anni Settanta del Quattrocento, aprì un'officina di stampa in città, anche se sembrerebbe più verosimile la tesi che lo identificherebbe con quel prete di Orzinuovi, Pietro d'Antonio, che fu tra i firmatari a Verona di una delle prime società costituite per l'esercizio dell'attività tipografica. Fu comunque un altro prete, Tommaso Ferrando, cittadino bresciano originario di Treviglio, che ebbe il merito, nonostante la più antica sottoscrizione di un libro stampato a Brescia sia da attribuire, come abbiamo visto, al "presbyterus" Pietro Villa, di aver per primo aperto a Brescia un'officina tipografica, che, secondo recenti studi, sarebbe stata attiva già a partire dal 1471, vale a dire ad appena sei anni dall'introduzione della stampa in Italia e a sedici anni dalla famosa Bibbia di Gutenberg.


Il FERRANDO stampò una quindicina di edizioni, tra le quali citiamo gli "Statuta communis Brixiae",l'"Acerba" di Cecco d'Ascoli (la prima opera in volgare stampata a Brescia), la "Batrachomyomachia" (prima opera stampata in greco nella nostra città), diversi testi classici, come le "Elegie" di Sextus Propertius e la "Bucolica" di Virgilio, che è l'ultima edizione nota uscita dai suoi torchi.


Dai primi anni Settanta del Quattrocento alla fine del XV secolo furono ATTIVE IN CITTÀ TREDICI OFFICINE TIPOGRAFICHE gestite sia da stampatori italiani (Cesare da Parma, Gabriele di Pietro nativo di Treviso, Bernardino Misinta di Pavia, Miniato Dalsera di Firenze e Bartolomeo di Carlo piemontese di Vercelli), sia da stampatori stranieri (i tedeschi Georg Butzbach e Heinrich Dalen, il francese Stazio Gallo, il dalmata Bonino Bonini e l'ebreo Gershom Ben Mose Soncino, proveniente da una famiglia originaria di Spira).


Una rudimentale e poco esperta officina diede alla luce, tra il 1476 e il 1477, il "Rudimenta, seu Instituto rerum quae necessaria sunt clericis et praesbyteris", opera del vescovo di Brescia DOMENICO DE' DOMINICI, il quale, secondo un'affascinante ipotesi, potrebbe essere stato anche personalmente coinvolto nell'apertura di questa ignota stamperia. Un'altra anonima tipografia, tra il 1493 e il 1495, stampò in città due opere (i "Psalmi poenitentiales" e la "Lettera delle isole nuovamente trovate") prima di cessare ogni attività in campo editoriale. Dal 1489 al 1500 fu invece attivo il sacerdote BATTISTA FARFENGO, che diede alla luce 51 opere, tra le quali ricordiamo il "Fior di virtù" (1489), la "Leggenda de sancto Faustino e Iouita" (1490), la "Philosophia pauperorum" (1490), le "Fabulae" di Esopo (1492), la "Bucolica" di Virgilio (1495), la "Venuta del re di Francia in Italia e la rotta" (1495), l'"Iliade" di Omero (1497) e quella che risulta l'ultima edizione uscita dai suoi torchi, il "Delle cose maravigliose del mondo" di Marco Polo (20 dicembre 1500).


Nel 1482 uscirono, senza indicazione di tipografo ma "ad expensas domini Bonifacii de Manerva", il commento dell'Odoni all'"Etica" di Aristotele, vale a dire la "Sententia et expositio cum quaestionibus super libros Ethicorum Aristotelis" e la "Sphaera mundi" di Giovanni di Sacrobosco. Alcuni studiosi sono convinti che fu proprio BONIFACIO DA MANERBA, nobile gardesano, lo stampatore "non propriamente specializzato" che tentò di aprire una stabile officina in città, ma in verità sembrerebbe questa una tesi abbastanza azzardata, anche se non la si può escludere completamente.


Furono comunque i fratelli GIACOMO ED ANGELO BRITANNICO che detennero nell'ultimo trentennio del Quattrocento il monopolio della stampa a Brescia. I due fratelli, originari di Palazzolo, dopo aver lavorato in Veneto aprirono in città la loro famosa officina tipografica che, dal maggio 1485, iniziò a pubblicare eleganti edizioni di classici latini e greci, oltre alle più importanti opere letterarie del tempo. Le "Epistolae" di Francesco Fifelfo (7 maggio 1485) furono il primo volume che uscì dai torchi della famiglia Britannico, cui fecero seguito curatissime e pregevoli edizioni, tra le quali ricordiamo l'"Opera" di Virgilio (1485), le "Comoediae" di Terenzio (1485), le "Satyrae" di Persio (1486), l'"Introductorium" del Galeno (1488), gli "Statuta Brixiae" (1490), i "Sermones de tempore" di Jacopo da Varazze (1491), il "Missale Romanorum" (1492), il "Carmen scholasticum" di Pilade bresciano (1494), la "Vita Christi" (1495), l'"Historia naturalis" di Plinio (1496), la "Practica musicae" di Franchino Gaffurio (1497), i "Moralia" di S. Gregorio Magno (1498) e il "Tractatus de cambiis" di Tommaso de Vio, che risulta l'ultima edizione uscita dall'officina della famiglia Britannico nel XV secolo (dicembre 1499).


Nel Quattrocento altre località bresciane ebbero l'onore di vedere attive le prime officine tipografiche: Messaga, dove Gabriele di Pietro diede alla luce il testo grammaticale "Donatus pro puerulis" (1478); Toscolano, dove sempre Gabriele di Pietro stampò, tra il 1479 e il 1480, cinque edizioni di ottima fattura; Portese, dove BARTOLOMEO ZANI portò a termine gli "Statuta civilia Comunitatis Ripperiae Benacensis" (1490);


Verolanuova, dove per i tipi di Battista Farfengo uscì il poemetto "Vita di S. Nicolò da Tolentino" (1495); Barco, dove nel castello del nobile Gianfrancesco Martinengo vennero stampati dal tipografo ebreo Gershom ben Mosheh un libro di preghiere penitenziali, il "Selichot" (1496), e, probabilmente, il "Sanhedrin" o Talmud babilonese, un "Almanacco per l'anno 1497", un "Salterio" e un libro di "Preghiere quotidiane".


Durante il XV secolo diversi tipografi bresciani si fecero onore anche lontano dalla loro terra d'origine: a Venezia lavorarono Bartolomeo Confalonieri di Salò, Giovanni Rossi, i fratelli Jacopo, Angelo e Gregorio Britannico, Antonio Gussago, Paganino, Giacomo e Girolamo Paganini, Antonio Moretto di Angolo, Maffeo Peterboni di Salò, Bartolomeo Zani di Portese, Martino Lazzaroni di Rovato, Lorenzo Lorio di Portese e la famiglia Lazzaroni di Asola; a Padova fu attivo Giacomo Vitali di Orzinuovi, a Verona Innocente Ziletti, a Udine Giovanni Lorio di Portese, a Bologna Giacomo e Francesco Lazzaroni, a Cesena Amedeo Bresciano e a Ferrara lavorò Natan da Salò.


ALL'INIZIO DEL CINQUECENTO il mondo culturale bresciano, pur mancando di una struttura universitaria locale, era caratterizzato dal vivace ambiente dell'erudizione umanistica, che trovava sfogo, oltre che nelle naturali sedi rappresentate dalle scuole pubbliche e private, nelle importantissime Accademie e nei considerevoli cenacoli intellettuali che si stringevano attorno alle famiglie più dotte ed erudite, dove veniva maturando un nuovo interesse per le arti, le scienze, lo studio degli antichi e del mondo classico. Ciò si traduceva in una domanda sempre maggiore di testi e, naturalmente, finiva per influire sulle scelte editoriali delle maggiori officine tipografiche della città, dai cui torchi uscì un'ottima produzione libraria (circa 200 edizioni nei primi cinquant'anni del secolo), tanto da portare Brescia, dopo Venezia e Milano, al terzo posto (per quantità, ma anche per qualità) rispetto all'intera produzione tipografica dell'Italia settentrionale.


Le officine di stampa che furono attive fin dai primi anni del Cinquecento furono quelle gestite da ARUNDO ARUNDI, nativo di Palazzolo, che diede alla luce otto edizioni, la più importante delle quali è la "Chronica de rebus brixianorum" di Elia Capriolo, che conteneva la prima grande carta geografica del territorio bresciano;


GIOVANNI ANTONIO BRESCIANO, di Cigole, che aprì nel 1508 la propria stamperia "apud portam S. Stephani";


I FRATELLI BRITANNICO, che continuarono, con grande successo, l'attività iniziata nel secolo precedente. Tra le edizioni più note uscite dai loro torchi dobbiamo ricordare il "Doctrinale" di Alexandre de Villedieu (1500), le "Satire" di Giovenale (1501), la "Practica musicae utriusque cantus" del Gaffurio (1508), l'"Enchiridion militis christiani" di Erasmo da Rotterdam (1531), le "Bucholiche di Virgilio (1524), le "Commedie" del Terenzio (1562), le "Favole" di Esopo (1563), i vari "Statuti" di Brescia (1508), della Valle Sabbia (1573), della Val Trompia (1576) e le "Epistolae familiares" di Cicerone (1597);


BERNARDINO MISINTA, stampatore pavese;


GIOVANNI ANTONIO MORANDI, documentato tra il 1525 e il 1529;


LUDOVICO E VINCENZO DA SABBIO, il cui vero cognome era Nicolini, che esordirono con la stampa dei "Carmina selecta" (1554) e che tennero, fino al 1603, il primato tipografico in città, pubblicando ottime edizioni come la "Historia della Riviera di Salò" del Gratarolo (1575) e le "Costitutiones" del vescovo Bollani (1575);


GIANFRANCESCO E PIETRO MARIA MARCHETTI, originari di Botticino, la cui prima edizione nota è lo "Speculum humanae vitae" di S. de Arevalo (1570). Tra le loro migliori edizioni dobbiamo citare le "Rime" del Tasso e le "Storie bresciane" di Elia Capriolo;


l'attività invece dei fratelli DAMIANO E JACOPO FILIPPO TURLINI, originari di Cigole, era indirizzata soprattutto verso la stampa di opere popolari e religiose, impreziosite da illustrazioni xilografiche di un certo gusto, come la "Leggenda di Santa Caterina", la "Leggenda dei Santi Martiri Faustino e Giovita", la "Gran guerra e rotta dello Scapigliato" (1532), la "Bibbia" (1537) e le famose novelle di argomento cavalleresco, come il "Libro chiamato Falconeto", la "Battaglia della regina Ancroia", la "Bradiamonte sorella di Rinaldo" e "L'innamoramento di Fiorio e Biancifiore". L'ultima opera che i fratelli Turlini stamparono nel XVI secolo fu "Le piacevoli e ridiculose facetie" di Agostino Dati, che porta la data del 1599;


COMINO PRESEGNO, il cui vero cognome era Ventura, fu attivo in città dal 1596. La sua più importante opera stampata nel Cinquecento è senza dubbio il volume "Della Architettura Militare", del bolognese Francesco de Marchi (1599);


BARTOLOMEO FONTANA, nativo probabilmente di Nozza in Valle Sabbia, fondò nel 1595 la "Compagnia bresciana" per la stampa e diffusione del libro. La società aveva lo scopo di commercializzare più facilmente riedizioni e coedizioni di testi. Le edizioni che furono sottoscritte dalla Compagnia (o Societas Brixiana) furono 37, tra le quali ricordiamo gli "Acta Ecclesiae Mediolanensis", l'opera di Seneca "Tragoediae decem" e il "Teatro del Mondo" dell'Ortelio (1598);


DOMENICO ZANETTI ebbe stamperia nella Quadra di San Giovanni insieme al figlio Gian Maria, il quale alla morte del padre, avvenuta nel 1590, assunse la direzione dell'azienda di famiglia.


Nel corso del Cinquecento furono attive officine tipografiche anche in altri centri del territorio bresciano e più precisamente a: 


Toscolano (dove la famiglia Paganini iniziò a lavorare dal 1519),


Collio Val Trompia (per merito della famiglia Fracassini, attiva dal 1502),


Salò (dove la famiglia Gelmini impiantò una stamperia nel 1585),


Pralboino (che, per l'interessamento della famiglia Gambara, ebbe propri torchi dal 1535),


Isola di Garda (che fece da sede a quattro edizioni stampate dal Paganini nel 1517),


Calvisano (il cui nome compare come luogo di stampa di un'edizione di Lodovico Britannico),


Villachiara (dove, senza dati tipografici, venne stampata un'edizione presso il locale castello dei Martinengo).




DURANTE IL XVI SECOLO diversi tipografi bresciani portarono la loro arte anche fuori dai confini della loro terra:


a Milano si fecero onore le famiglie Degli Antoni e Tini di Sabbio Chiese;


a Bergamo Michele Gallo de' Galli di Carpenedolo e Comino Ventura di Sabbio Chiese;


a Cremona Giovanni Battista Pelizzari di Sabbio Chiese;


a Mantova Venturino e Tommaso Ruffinelli;


a Pavia la famiglia Bartoli di Salò;


a Torino Francesco Ziletti;


a Genova Girolamo Bartoli di Salò e Giuseppe Pavoni di Gavardo;


a Bologna la famiglia Benacci della Riviera di Salò;


a Reggio Emilia Ercoliano, Flavio e Flaminio Bartoli di Salò;


a Rimini Virginio Erasmo; a Cesena la famiglia Raverio di Lonato;


a Trento Maffeo Fracassini di Collio Val Trompia, i fratelli Pezzoni e la famiglia Gelmini di Sabbio Chiese;


a Udine la famiglia Lorio di Portese;


a Venezia si distinsero Antonio Moretto di Angolo, Bartolomeo Zani di Portese, la famiglia Paganini, Giovanni Battista Pederzano, la famiglia Nicolini di Sabbio Chiese, la famiglia Zanetti di Castrezzato, Giovanni e Onofrio Farri di Rivoltella, la famiglia Lorio di Portese, Pietro Ravani, la famiglia Ziletti, la famiglia Bertelli di Vobarno, la famiglia De Franceschi, la famiglia Bonfadini di Gazzane, Bartolomeo Fontana di Nozza, Grazioso Percacino di Portese e la famiglia Zenaro di Salò;


a Verona operò Antonio Putelleto di Portese;


a Vicenza Tolomeo Gianicolo;


a Treviso Fabrizio, Bastiano e Bonifacio Zanetti di Castrezzato;


a Padova Luca e Pietro Bertelli di Vobarno;


a Firenze Bartolomeo Zanetti di Castrezzato;


a Perugia Andrea Bresciano;


a Fano Senigallia e Jesi Pietro Farri di Rivoltella;


a Roma emersero Antonio e Gerardo Blado, la famiglia Zanetti di Castrezzato, Valerio e Luigi Dorico di Ghedi, Girolamo e Giovanni Antonio Franzini di Gardone Val Trompia, Giovanni e Domenico Osmarino della Val Sabbia, Brescianino Gilireni di Soprazocco e la famiglia Ziletti;


a Napoli operarono Pietro Lodrini, Mattia Cancer di Bione e Giovanni Pasquetti di Salò;


a Palermo Antonino De Mussis;


a Messina Giovanni De Ghidalis;


a Cagliari infine troviamo Stefano Moretto, Vincenzo Sembenino di Volciano e Giovanni Maria Galcerino di Edolo.




NEI PRIMI ANNI DEL SEICENTO iniziò per le officine tipografiche bresciane un periodo di crisi, dovuto all'emanazione, da parte delle autorità veneziane, di disposizioni restrittive in materia di stampa. Con il decreto dell'11 maggio 1603 Venezia imponeva infatti che la pubblicazione di un qualsiasi volume dovesse essere preceduta dalla cosiddetta "Licenza de' Superiori", una sorta di controllo effettuato da Delegati del S. Uffizio, che doveva accertare che nel libro "non v'esser cosa alcuna contro la Fede Cattolica, niente contro il Principe, e buoni costumi". A Brescia si stamparono, comunque, quasi mille edizioni nell'arco del XVII secolo e le imprese editoriali che avevano prosperato nel Cinquecento continuarono i loro impegni anche nel nuovo secolo: è il caso dei Britannico, che risulteranno attivi fino al 1642; dei Turlini, che sottoscrissero quasi il 20% dell'intera produzione cittadina; dei Sabbio, che fecero lavorare i loro torchi fino al 1664; dei Bozzola, il cui impegno editoriale si concluse nel 1630; dei Marchetti, che terminarono l'attività nel 1658; degli Zanetti, operosi fino al 1640; di Comino Presegno, attivo fino al 1609 e di Bartolomeo e Vincenzo Fontana, i quali cessarono l'attività attorno al 1650.


Accanto ai nomi storici della tipografia bresciana comparvero, dall'inizio del secolo, volti nuovi, che vennero ad infoltire la già numerosa schiera degli stampatori cittadini:


si tratta di Francesco Tebaldini di Acquafredda, la cui opera principale fu la stampa delle "Rime" di Ottavio Rossi (1612);


Francesco Comincini, originario di Sabbio Chiese che, tra l'altro, diede alle stampe l'"Istoria del martirio di S. Floriano e compagni", di Floriano Canale (1613);


i Rizzardi, provenienti da due distinte casate, una originaria di Soprazocco (la cui figura predominante fu quella di Antonio), l'altra di Asola (giustamente considerata la "famiglia principe" della tipografia bresciana del XVII secolo);


Paolo Bizzardo, il cui capolavoro fu il "Complimento de gli accademici occulti", uscito nel 1623;


Giovan Battista e Domenico Gromi, autori di prestigiose pubblicazioni, come il "trattato dell'artiglieria" di Tomaso Moretti (1672) e il "Dell'arte di misurare" di M.G. Cattaneo (1692);


Carlo Redini, autore di stampe popolari, vignette cittadine e carte da gioco;


Giangiacomo Vignadotti, che sottoscrisse poche ma ben curate edizioni, come l'opera di Ignazio Faglia "L'origine della Famiglia Avogadra" (1667) e l'"Asserta Metaphisica" del Fogliari (1685).


Nel corso del Seicento anche Salò, dopo che il 14 febbraio 1610 il Consiglio della Magnifica Patria aveva respinto la domanda presentata da Bonifacio Zanetti di Muscoline d'impiantare un'officina tipografica tra le sue mura, ebbe una propria stamperia, gestita da Bernardino Lantoni di Gazzane. Il tipografo gardesano diede alla luce otto edizioni, tra cui gli "Statuta Criminalia Riperiae" (1620), prima di morire di peste nel 1630. Al Lantoni successero Antonio Comincioli di Sabbio Chiese e Antonio Riccino, ma già nel 1640 rimase titolare dell'officina tipografica il solo Antonio Comincioli, il quale si distinse per la sua elegante e curata produzione, soprattutto per le "Eleganze" di Aldo Manuzio (1644), la "Vita e le Favole" di Esopo (1647) e il "Soldato d'honore" (1650). Lo stampatore di Sabbio Chiese passò poi l'azienda nelle mani dei suoi eredi. Costoro furono attivi per tutto il restante scorcio del secolo ed esordirono con la stampa degli "Statuta Datiaria Comunitatis Riperiae" del 1656. Tra i loro migliori lavori ricordiamo le "Leggi dell'Accademia de gli Unanimi" (1670), la "Vita di S. Herculiano" (1671), gli "Statuti Criminali e Civili della Riviera" (1675) e le "Teses philosophicae" di Matteo Tino (1696).


Nel Seicento molti tipografi bresciani riportarono meritati successi anche lontano dalla loro terra d'origine:


a Milano si distinse Giacomo degli Antoni di Sabbio Chiese;


a Bergamo Comino Ventura ed i suoi figli Valerio e Pietro;


a Cremona Francesco Pellizzari di Sabbio Chiese;


a Pavia gli eredi della famiglia Bartoli di Salò;


a Genova Giuseppe Pavoni di Gavardo;


a Bologna Vittorio Benacci;


a Reggio Emilia Flavio e Flaminio Bartoli di Salò;


a Cesena Francesco Raverio di Lonato;


a Udine Pietro Lorio di Portese;


a Verona Girolamo da Brescia;


a Vicenza e a Padova Pietro Bertelli di Vobarno;


a Treviso Fabrizio, Bastiano e Bonifacio Zanetti;


a Venezia si fecero onore Ricciardo Amadino, Giovani Antonio Bertano, Giovanni Maria Aleni di Leno, Domenico Nicolini di Sabbio Chiese, Daniele e Zanetto Zanetti, la famiglia Farri di Rivoltella, Comino Ventura di Presegno in Val Sabbia, Francesco e Antonio Bariletto della Riviera di Salò, la famiglia Bertelli di Vobarno, Giacomo Sarzina, Bartolomeo Carampelli, la famiglia Bonibelli della Val Sabbia, Giovanni Antonio de Franceschi, Bartolomeo Fontana di Nozza, la famiglia Bonfadini di Gazzane, Marc'Antonio Zaltieri della Riviera di Salò, Giorgio Varisco, la famiglia Zenaro di Salò, Fabio Merzari e Bartolomeo Rodella di Carpenedolo;


a Perugia troviamo gli Eredi di Andrea Bresciano,


a Fermo Giovanni Bonibelli della Val Sabbia;


a Roma emersero Paolo Blado, la famiglia Zanetti, Bartolomeo Bonfadini, Bartolomeo Carampelli, Pellegrino Amadori, Marco Antonio Poli, Giovanni Antonio Franzini, Tarquinia e Domenico Osmarino della Val Sabbia, Antonio e Bartolomeo Facchetti, Francesco Paris, Gian Giacomo Glisenti, Valerio Pasini, Giovanni Angelo e Giovanni Antonio Ruffinelli;


a Palermo operò Giovanni Antonio de Franceschi;


a Cagliari fu attivo Antonio Galcerino di Edolo.




IL SETTECENTO, lasciatosi alle spalle la produzione accademica e religiosa che contraddistinse in massima parte il contenuto delle opere stampate nel secolo precedente, è caratterizzato da pubblicazioni a più ampio spettro tematico, contraddistinte da una certa eleganza nei caratteri e nella rilegatura, oltre che arricchite da fregi, finalini ed illustrazioni spesso di altissimo pregio, anche se, ancora nel maggio del 1762, da Venezia il doge Loredan così si rivolgeva al Capitano di Brescia Marin Zorzi: "Cadauno Libraro e Stampatore di codesta Giurisdizione non si ardisca dare alle stampe verun Libro, opera o composizione anche minuta, e d'ogni qualunque materia senza la cognizione, o permesso de' Riformatori". Negli ultimi decenni del XVIII secolo le tipografie bresciane vissero l'angoscia degli avvenimenti politici e militari che sconvolsero la città ed i suoi abitanti. Il Governo Provvisorio bresciano, costituitosi a seguito della rivoluzione del marzo del 1796, regolamentò il settore tipografico e fondò, per sostenere e diffondere il suo programma e le sue idee, prima la Stamperia Dipartimentale del Mella (affidata a Francesco Locatelli, che si avvalse di sei torchi), poi la Stamperia Nazionale (affidata a Daniel Berlendis).


Le tipografie attive a Brescia nel corso del Settecento, oltre a quella dei Turlini che cessò ogni attività nel 1770 e quella dei Rizzardi che chiuse nel 1774, furono gestite da una nuova generazione di stampatori, che ben presto si fece onore anche in campo nazionale.


In città si distinsero:


Giovanni Giacomo Ardenghi, il cui capolavoro è la stampa dell' "Historia delle SS. Croci" (1713);


Giuseppe Pasini, stampatore camerale, che diede alla luce parecchie opere, tra le quali gli "Statuti e Provisioni dell'Università de' speziali, droghieri, confettieri e mandolieri", prima di cedere l'attività ai figli Angelo e Giuseppe, il capolavoro dei quali resta l'opera del Coccoli "Elementi di Geometria e Trigonometria" (1792). Alla tipografia Pasini va inoltre riconosciuto il merito di aver dato alle stampe, nel 1771, la "Gazzetta di Brescia", foglio settimanale di notizie non solo sulla vita cittadina, ma anche riguardante i principali fatti avvenuti in Europa;


Pietro Vescovi, studioso ed appassionato bibliofilo oltre che stampatore, pubblicò considerevoli edizioni, come il "Progetto per preservare i mori dalla corrente epidemia", la "Libreria Martinenga" e il "Piano delle scuole primarie" (1797);


i fratelli Bossini, la cui tipografia era sita in piazza degli Uccelli, ebbero successo per le pregevoli edizioni, come i tre volumi del "Phisicae mathematicae tractatae" di G.B. Scarella, i "Saggi di Storia Naturale" del Pilati e "Gli scrittori d'Italia" del Mazzuchelli (1753);


Marco Vendramino, con tipografia all'insegna di S. Gaetano, si distinse per la pubblicazione delle "'Storie di Brescia" del Biemmi;


Pietro Antonio Pianta iniziò l'attività nel 1753 e diede alle stampe ottime edizioni, come il "Vocabolario bresciano e toscano" (1759) e le "Rime di autori bresciani";


Francesco e Domenico Ragnoli di Salò, stampatori camerali con officina in contrada S. Agata;


Giacomo Bendiscioli, attivo con tre torchi ad Arco Vecchio;


la famiglia Colombo, distributrice, nella bottega sita dietro alla Loggia al n. 2263, della "Gazzetta di Brescia", del "Giornale Democratico" del Labus e del "Termometro Politico" di Milano;


Giuseppe Filippini, tipografo-editore con negozio al mercato del Lino;


e l'officina tipografica Spinelli-Valotti, che iniziò a stampare nel 1787.


Nel corso del Settecento troviamo tipografie attive anche a Salò per merito dei fratelli Bassetti, Giacomo Ragnoli di Serle, Agostino Carattoni, Bartolomeo Righetti, Giuseppe e Vincenzo Pontara, Ercole Gerardi di Limone e Mattia Butturini.




L'OTTOCENTO inizia con la straordinaria e sfortunata figura di Nicolò Bettoni, nativo di Portogruaro, che nel 1797 era amministratore della Provincia di Udine, sede del quartier generale di Napoleone. Proprio nei primi mesi dell'Ottocento il Bettoni viene chiamato a Brescia a ricoprire la carica di Segretario generale della Prefettura del Mella, ma a causa della sua grande passione per la stampa decide ben presto di abbandonare gli uffici per dedicarsi a tempo pieno al lavoro di tipografo. Nel 1803 chiede ed ottiene la carica di Ispettore della Tipografia Dipartimentale del Mella, che acquista tre anni dopo. Nel 1807 stampa la prima edizione dei "Sepolcri" di Ugo Foscolo e nel 1810 sposa la bresciana Maddalena Bellegrandi. Tra il 1808 e il 1826, Nicolò Bettoni apre quattro nuove tipografie (nel 1808 a Padova, nel 1810 a Alvisopoli, nel 1815 a Milano e nel 1826 a Portogruaro) che vengono visitate da illustri personaggi, quali Napoleone, l'imperatore Francesco I, il vicerè Ranieri, oltre a vari Prefetti e a numerose personalità politiche e religiose. Nel 1824 costruisce un nuovo tipo di torchio, il "vite et bien", che riceve il premio destinato alle Belle Arti all'Esposizione di arti e manifatture dell'Ateneo di Brescia. Tra la produzione del Bettoni dobbiamo ricordare la "Storia romana" di Tito Livio (1804), la tragedia postuma di Vittorio Alfieri "Alceste" (1807), l'"Iliade" di Omero (1810), i "Secoli della letteratura italiana dopo il suo Risorgimento" di G.B. Corniani (1818), le "Lettere tipografiche" (1821), l'Almanacco la "Minerva bresciana" (1826) e la "Galleria di uomini celebri di tutti i tempi e di tutte le nazioni" (1828).


Dopo la rovina della tipografia di Milano e la contemporanea fine di quelle di Brescia e Portogruaro, nel maggio del 1832 il Bettoni si trasferisce a Firenze, dove si propone di dar vita al "Panteon delle Nazioni", una serie di ritratti di uomini illustri, ma a causa della severità della censura del Granducato il progetto inesorabilmente fallisce ed egli è costretto ad imbarcarsi clandestinamente sulla nave francese "Sully". Nel 1833 Bettoni è a Parigi, dove, in collaborazione con i fratelli Didot, continua ad elaborare il suo progetto, che, almeno inizialmente, sembra avere successo (nel 1835 escono infatti i primi quattro fascicoli del Panteon delle Nazioni), ma che ben presto risulta ancora una volta fallimentare. Dopo anni di disavventure e delusioni, perseguitato dai creditori e vinto dalle privazioni, Nicolò Bettoni si spegne a Parigi, il 19 novembre 1842.


A Brescia Nicolò Bettoni diede, comunque, notevole impulso all'arte della stampa, tanto che nel 1821 l'I.R. Delegato definì "esuberante" il numero delle officine tipografiche attive in città (circa una ventina); ma attorno alla metà dell'Ottocento l'arte della stampa, che vantava a Brescia e provincia notevoli tradizioni, era, come sottolineava lo Zanardelli nella sua "Esposizione bresciana" del 1857, in grandissima decadenza. In città erano attive solo 5 tipografie, una a Chiari e un'altra a Salò, con un totale di 53 torchi, tutti a mano. La produzione si limitava ad avvisi, circolari, moduli, fatture e poche ristampe e, se si eccettua l'edizione delle "Storie bresciane" dell' Odorici, nulla di importante venne stampato nel territorio bresciano.


Attorno agli anni Sessanta il fiorire della stampa politica porta alla nascita, oltre che di nuovi movimenti di pensiero, anche di numerose tipografie e, di conseguenza, di una nuova categoria di operai, che nel 1862 creano un loro organismo di difesa, la "Società degli operai tipografi" sezione bresciana. Nel 1873 si contano in città 78 tipografie: infatti, oltre a quelle già esistenti del Baruzzi (che cesserà di stampare nei primi mesi del 1800), del Pasini (attivo fino al 1817), del Vescovi (che chiuderà anch'egli nel 1817), del Bendiscioli (attivo fino al 1836), della società Spinelli e Valotti (attiva fino al 1838), della Tipografia Dipartimentale del Mella, della Stamperia Nazionale e della Stamperia della Congregazione (tutte chiuse nei primi anni dell'Ottocento), nascono le tipografie della Minerva e della "Sentinella bresciana", le officine di Franzoni e Bussati, di Savoldi, di Nicoli e Cristiani, di Salvi, di Giacomo Vicario, di Francesco Speranza, di Francesco Fiori, di Rivetti e Scalvini, di Giacomo Bersi, di Gaetano Venturini, di Girolamo Quadri, di Malaguzzi, di Boschetti e Gilberti, G.B. Sterli, di Foresti e Cristiani, di Nicola Romiglia, di Giuseppe Riviera, di Pasini e Uberti, di Giuseppe Simoncelli, di Francesco Cavalieri, oltre ad officine tipografiche aperte dal Pio Istituto S. Barnaba, dalla libreria Queriniana, dalla fondazione "Venerabile Luzzago", dall'editrice "Canossi", dall'Istituto Pavoni, dallo stabilimento Apollonio, dai "fratum Valentini", dal giornale "La Provincia" e dall'Unione tipografica bresciana.


Nel corso dell'Ottocento anche altri centri del territorio bresciano potevano vantare officine tipografiche stabili. È il caso di Salò, dove operarono Bortolo e Giambattista Righetti, Vincenzo Portara, la società Capra-Conter, la tipografia Benuzzi, Andrea Piro e Giovanni Devoti; Desenzano con Luigi Bignotti; Chiari, dove troviamo Gaetano Tellaroli, Francesco Buffoli e Francesco Baronio; Breno, con le tipografie Venturini, Cinelli e Tommaso Pasler; Pisogne, per merito di Pietro Ghitti; Montichiari, dove una piccola stamperia diede alla luce, nel 1888, alcuni numeri del giornale "Il Fiasco"; Verolanuova, dove operò Felice Novelli; e a Palazzolo sull'Oglio per opera di Angelo Maveri.




NEL NOVECENTO la situazione inizialmente peggiora, poiché, secondo un censimento del 1904, le tipografie senza litografia sono in totale 23, delle quali 12 in città, due a Chiari, a Palazzolo e a Salò, una ciascuna nei centri di Breno, Gavardo, Pisogne, Rovato e Verolanuova. Le tipolitografie erano cinque, di cui 4 a Brescia e una a Salò, mentre si contavano due litografie in città. Nel corso del XX secolo nacquero nuove tipografie a Capodiponte, Darfo, Desenzano, Lonato, Pontevico e Vestone. Nel 1938 le tipografie e le tipolitografie salivano al numero di 30, anche se quelle a dimensione industriale aderenti all'Associazione Industriale Bresciana sono soltanto 11, poiché la maggior parte delle officine sono ancora a conduzione artigiana (queste ultime, nel dicembre 1977, si riuniscono in un'associazione, l'ATAB, cioè Associazione Tipografie Artigiane di Brescia, promossa da Lino Lumini con sede in via Malta, 18).


A valorizzazione del patrimonio editoriale bresciano nel 1992 si costituiva a Brescia un'associazione di bibliofili, intitolata a Bernardino Misinta, con un proprio bollettino chiamato "Misinta" (collaborazione Giuseppe Nova).




TIPOGRAFIE E TIPOLITOGRAFIE. Per le singole tipografie si rimanda ai nomi degli stampatori o proprietari, fatta eccezione delle seguenti, di istituzione pubblica o di ragione societaria:


ARTIGIANA. Fondata da Pietro Filippini e da Irma Stringhini nel 1937, con sede in via Fornaci, venne passata poi ai fratelli Antonio e Cesare e infine a Massimiliano e Marcello Filippini.


BENACENSE. Aperta a Messaga (Toscolano) verso il 1478 da Gabriele di Pietro (v.).


BRESCIANA. Attiva in Brescia dal 1863 al 1889. Oltre ad opuscoli vari ha pubblicato la "Guida alpina della provincia di Brescia" (1889) e "Cenni sull'industria agricola e sulle associazioni agrarie in Italia" di Lodovico Violini (1863).


CAMUNA. Fondata il 6 ottobre 1909 con rogito del notaio Daniele Tovini da un gruppo di una trentina di soci in maggior parte sacerdoti assieme ad alcuni laici, con capitale principalmente sottoscritto da don Stefano Regazzoli, don Luigi Camadini e don Fortunato Testini, si pose come scopo, in stretta collaborazione con la consulta dei circoli cattolici della valle, di sostenere le istituzioni cattoliche della Vallecamonica e la pubblicazione del settimanale "La Valcamonica". Dopo un periodo di stasi, nel 1919 Fausto Morandini, Sindaco di Bienno, curò con passione la ripresa dell'attività commerciale e fra le persone che dedicarono, nel tempo, il loro appassionato interessamento alla Società si segnalarono anche i Presidenti: dott. Paolo Camadini, avv. Giulio Cesare Romelli, ing. Giovanni Ronchi e Celeste Pezzucchi. Il 31 marzo 1928 si trasforma in Società Anonima semplice. Dal 1946 stampa una nuova edizione del settimanale "La Valcamonica", assorbita poi nel "Cittadino di Brescia". L'11 marzo 1960 inaugura una nuova sede, rinnovata nell'aprile 1984 e nel 1998. Il 21 dicembre 1999 incorpora la società "La Nuova Cartografica" di Brescia.


CARERA E C. Sorta agli inizi del '900, si segnalò per lavori ed edizioni artistiche e venne premiata con diploma di medaglia d'oro all'Esposizione Bresciana del 1904.


COMMERCIALE. Attiva in Brescia dal 1886 al 1894 c. con pubblicazioni per lo più occasionali. Con sede in piazza del Duomo.


DELLA PROVINCIA. Attiva dal 1874 ai primi anni del '900, oltre che stampare il quotidiano la "Provincia di Brescia" ha stampato dal 1895 al 1905 Atti amministrativi, delibere della Deputazione provinciale di Brescia, oltre a discorsi di G. Zanardelli, versi di Ugo da Como, memorie, ecc.


DI COLLIO. v. Fracassini.


DI MOMPIANO. Fondata nel 1976 da Simone Baldini e Domenico Mille con sede a Mompiano, ma poi trasferita a S. Polo. Orientatasi oltre che alla stampa di libri a quella di cataloghi, stampati commerciali e dépliants, si è andata attrezzando sempre più di tecnologie nuove.


DIPARTIMENTALE DEL MELLA. Fondata nel 1797 dal governo provvisorio di Brescia, con tre torchi, diretta da Romolo Franzoni, patrocinatore della Corte di Giustizia, fu affidata poi a Francesco Locatelli, al tipografo Nicolò Bettoni prima come Ispettore, poi come tipografo. Fu infine da lui acquistata il 6 settembre 1806 e passata alla "Società Bettoni tipografo dipartimentale".


EDITRICE CANOSSI E C. Fondata da Angelo Canossi per la stampa dell'Illustrazione Italiana. Si segnalò per edizioni artistiche e venne premiata con medaglia d'oro all'Esposizione Bresciana del 1904. Venne poi prelevata da Geroldi (v. Geroldi).


FIORINI. Fondata da Maurizio ed Eros Fiorini, con sede a Nave. Il 3 gennaio 1978 venne fatta segno di un incendio doloso perché ritenuta di indirizzo fascista.


INDUSTRIALE. Fondata da A. Piona nei primi anni del '900, ebbe vita breve e stentata.


LAMBERTI. Aperta agli inizi del secolo XX, scomparve nel 1987.


LEGATI E C. società in accomandita. Costituita il 12 luglio 1908, si prefisse di sviluppare i settori tipografia, litografia, cartoleria, ecc.


LIBRERIA QUERINIANA. Fondata il 17 novembre 1885, con il trasferimento in via Piamarta 6, presso l'Istituto Artigianelli, della Tipografia Queriniana, fondata nel 1884.


MINERVA BRESCIANA. Nome assunto nel gennaio 1835 dalla Tipografia Bettoni (forse a ricordo della tipografia omonima dal Bettoni fondata nel 1818 a Padova) per iniziativa di una società costituita nel 1834 da Ippolito Baruzzi, autorizzato alla firma, da Paolo, Giovita, Domenico Quaresmini e G. Giacomo Vanini; proto fu Francesco Speranza, che nel 1846 entrò a far parte della società. Non si conosce quando la tipografia cessò l'attività. Un documento del 1854 la dice: "distrutta da una lunga serie di anni, composta, e rappresentata da vari individui fra i quali avvenne di falliti". Nella produzione della Minerva si trovano i "Commentari dell'Ateneo" del 1835 e la "Storia dei Ss. Martiri Bresciani" di Alemanno Barchi del 1845. In quegli anni era pure rappresentata da Paolo Quaresmini, delegato a riscuotere dall'Ateneo. Con la Minerva, l'Ateneo stipulò il contratto per la stampa del "Museo Bresciano Illustrato" (v.) il 31 giugno 1836. Il proto Francesco Speranza, dal 1846 rappresentante della Tipografia Minerva, era pure proprietario di una tipografia in S. Orsola. Le due ditte erano separate e distinte fra loro. Con scrittura sociale dell'agosto 1846 aveva fatto società con Agostino Quaresmini e aveva assunto a simbolo della stamperia l'ancora a tre punte. Alla sua morte, avvenuta nel 1853, la ditta passò al socio Quaresmini, che mantenne ferma nominalmente la ditta al nome di Speranza, e con quella indicazione tipografica nel 1855 pubblicò la "Strenna bresciana", a favore dei danneggiati del Mella.


NAZIONALE APOLLONIO. Nome assunto dalla ditta F. Apollonio nel 1859. Stampò anche "La Sentinella Bresciana".


PAGANI. Fondata nel 1969 da Attilio e Narcisa Pagani con sede a Lumezzane, si è andata sempre più sviluppando tecnologicamente.


PENNATI. Aperta nel 1970 a Montichiari da Roberto Pennati, dalla moglie Giovanna Mazzoni e continuata dal figlio Dario. Attrezzatasi per la stampa offset, nel 1985 si è trasferita in una nuova sede, allargatasi poi ancor più nel 1990.


SOCIALE. Ragione sociale assunta nel 1875 dalla Tipografia della "Sentinella Bresciana". Attiva fino al 1891, stampò operette di Paolo Rubagotti, Giovanni Rossi e G.B. Guadagnini.


SUORE OPERAIE DI BOTTICINO SERA. Nata in seno alla Congregazione "Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth" nel 1911 per iniziativa del beato don Arcangelo Tadini, ebbe vita breve e pubblicò solo opuscoli di occasione e volumetti di versi. Nel 1911 stampava le "Rime divote" del sac. Angelo Tabladini e altre piccole pubblicazioni.


T.E.M. - Tipografia Editrice Morcelliana. v. Morcelliana Editrice S.p.A.


TOGNI. Ditta artigiana di Nuvolera fondata da Alessandro Togni nel 1980, qualificatasi tecnologicamente nel 1986 e trasferita in una nuova sede nel 1992.


VENERABILE LUZZAGO. Sorta nel 1887 per iniziativa di mons. Capretti, don Giovanni Piamarta e Giorgio Montini nell'ambito dell'Istituto Artigianelli. Stampò dapprima "Il Cittadino di Brescia". Agli inizi del '900 si attrezzò di macchine speciali per la stampa di incisioni a mezzatinta e tricromia a supporto della Editrice Queriniana.


VESCOVILE. Attiva dal 1838 al 1884.