TINI Michele e eredi

TINI Michele e eredi

(Sabbio Chiese, fine anni 30 del sec. XVI). Trasferitosi in giovane età a Venezia, vi apprese l'arte della stampa e conseguì la qualifica di Magister. Come ha documentato il Nova: "Nel 1575, insieme al vecchio padre (discendente di un'antica famiglia di cartari), ai fratelli Comino e Battista (librai e legatori), ai cugini Francesco (che era stato lavorante presso la tipografia veneziana degli eredi di Melchiorre Sessa), Pietro e Simone (torcolieri in varie officine lagunari), aprì un'officina tipografica con annessa bottega libraria a Milano", chiamatovi da Giovanni Antonio Degli Antoni, pure originario di Sabbio Chiese e da suo zio. Questi l'aveva raccomandato al card. Carlo Borromeo.


A Michele Tini venne affidata la conduzione della "Tipografia del Seminario" a Porta Orientale. Senonché, dopo cinque anni di attività, la sera del lunedì 1 marzo 1580 il Tini veniva arrestato dal Capitano di Giustizia assieme ad altri stampatori bresciani, e più precisamente con Giovanni Maria Zanetti e Camillo Gallina, mentre Giacomo della Bona, Stefano de Possentiis, Giacomo Baruzzi e Stefano Bericchia riuscirono a sfuggire alla retata, chi approfittando della confusione, chi scappando sui tetti. Come ha scritto il Nova, la retata era stata ordinata "dietro specifica disposizione dell'allora Governatore spagnolo, don Antonio de Guzman y Zuniga, marchese di Ayamonte. Il pretesto era abbastanza futile (la stampa del bando di una censura ecclesiastica, che equivaleva ad una vera e propria scomunica, contro coloro che, nella prima domenica di Quaresima, avevano partecipato ad una giostra, seguita da una sontuosa festa, tenuta nel palazzo del Governatore), ma costituiva una sorta di ripicca personale da parte del Governatore, offeso poiché il bando era stato letto pubblicamente la domenica successiva in tutte le chiese. Si trattava perciò di una vendetta, non certo la sola, del Governatore spagnolo contro il cardinale. Dopo un breve periodo nel carcere alla Varana, il Tini e gli altri vennero liberati, ma mentre il Tini dimenticò in fretta questa deplorevole faccenda e continuò a stampare per la curia cittadina (nel 1584 diede alle stampe le "Litanie, preci et orationi per le sette chiese", nel cui frontespizio si legge: "pro Illustriss. Archiepiscopo" e la sottoscrizione "Mediolani, Apud Michaelem Tinum"), Camillo Gallina ne rimase sconvolto e, una volta finito di stampare le "Constitutiones et decreta condita in provinciali Synodo Mediolanensi" ("Mediolani, in typographia Seminarii, apud Michaelem Tinum, 1580"), si rifiutò di rimanere in città e lasciò il territorio di Milano.


Numerose le pubblicazioni di Michele Tini, mentre meno abbondanti furono quelle di Pietro e di Simone Tini. Simone stampò anche musica bresciana come, nel 1596, le canzoni del Mascara (v.). Musica stamparono anche i suoi eredi (Bargnani, Mortaro). Come ha scritto il Nova: "La famiglia Tini rimase attiva per tutto il Cinquecento e la vasta produzione della sua bottega, che riguardò soprattutto le tematiche religiose e le scelte della curia milanese, fu tenuta sempre in grande considerazione, anche quando, morti i fondatori, subentrarono gli Eredi Tini che continuarono a stampare sulla stessa falsariga di chi li aveva preceduti".