STAMPE e incisioni

STAMPE e incisioni

L'incisione ha le sue prime manifestazioni in Brescia sulla fine del sec. XV e la prima metà del sec. XVI quando si afferma un'eccellente scuola a bulino. Il primo incisore conosciuto è Giovanni Antonio da Brescia (v.), che sembra fosse frate carmelitano, il quale ebbe come scopo di divulgare per mezzo dell'incisione le composizioni dei grandi quali il Mantegna, il Dürer, il di Leyda. Ottima la sua tecnica. Inferiore per abilità e produzione fu un altro carmelitano, Giovanni Maria da Brescia, di cui rimangono cinque stampe eseguite dal 1500 al 1512. Un Giovanni da Brescia, pittore, lavorava a Venezia nel primo e secondo decennio del sec. XVI. Egli disegnò una "Storia di Traiano" che fu incisa nel legno, come appare dalla sua richiesta del privilegio al doge del 20 aprile 1514. Fra gli incisori bresciani del sec. XVI è notevole, per la sua attitudine come per la sua abilità nell'incidere sia il rame che il legno, Bartolomeo da Brescia che si firmò anche Olmo, Lolmo, Lulmus. Nato nel 1506, egli spinse la sua attività artistica fino al 1588. Con Pompeo Ghitti nella seconda metà del '600 entra a Brescia la stampa di riproduzione. Fu un incisore nello stesso periodo e fino al 1717 Santo Calegari il Vecchio. Probabilmente bresciano è Andrea Ballarino, del quale sono note 68 figure. Particolarmente importante per la sua attività incisoria, dedicata anzitutto ai ritratti di personaggi illustri, è Pietro Becceni (1755-1829). A lui sono dovute figure di santi e di madonne, i ritratti del Petrarca, di G.B. dalla Porta da Bossi, di Vincenzo Monti, di Appiani, di Pietro Bembo, di Giuseppe Longhi del quale era scolaro, ecc. Quasi tutti gli incisori bresciani di quest'epoca studiarono a Milano ed uscirono dalla scuola del Longhi che esercitò una vasta influenza. Alla sua scuola furono educati anche due fra i maggiori e più perfetti incisori dell'epoca moderna, i due fratelli Anderloni, Faustino (v., S. Eufemia di Brescia, 1766-1847), Pietro (v.) (S. Eufemia, 1785-1848 o 49), attivissimi. Prima che la fotografia rendesse quasi inutile l'incisione si segnalarono: Alessandro Sala, Luigi Basiletti, che trasse ispirazione dalle antichità romane, Giovanni Bonaldi e l'architetto Tommaso Castellini.


Le RACCOLTE CIVICHE BRESCIANE formatesi con lasciti e donazioni di benemeriti cittadini dal card. Angelo Maria Querini, a Basiletti, Brozzoni, Cicogna, Pasini, Rizzini, Tosio, Martinengo, ecc. sono ricche di incisioni alle quali sono state dedicate mostre di rilievo.


Fra i primi incisori di SCUOLA TEDESCA, del quale si conservano nella Pinacoteca Tosio Martinengo le "Tentazioni di S. Antonio", il "Combattimento di S. Giacomo", l'"Incontro di Cristo con la Veronica", vi è il grandissimo Martino Schongauer (1430-1491). Di Israele Van Meckenem, mercante oltre che incisore, le raccolte bresciane conservano 12 pezzi della Passione di Cristo, di notevole valore. Del principe dell'incisione, oltre che sommo pittore, Alberto Dürer (1471-1528), la Pinacoteca conserva 98 veri capolavori sui poco più di cento dell'intera sua raccolta: "La grande fortuna", "Melanconia", "Passione", "Natività", una collezione completa di Madonne, "Il cavaliere della morte", "Adamo ed Eva", "L'eremita meditante", opera sublime per l'ispirazione che la anima, "San Gerolamo nel deserto", studi di costumi popolari, molti ritratti. Tra i discepoli del Dürer le raccolte conservano opere di Alberto Altdorfer (1489-1538), il primo dei cosiddetti "piccoli maestri" per le dimensioni dei suoi lavori, dei fratelli Bartolomeo e Hans Sebald Beham, di Giorgio Pencz (1500-1550), che fortissima sentì l'influenza di Venezia e degli artisti veneziani, di Enrico Aldegrever (1502-1561), degli Hopfer, di Luca Cranach (1472-1553).


La SCUOLA FIAMMINGO-OLANDESE è presente con i suoi sommi. Luca di Leyda (1494-1533) fiorito sui primi del 1500 diede un fortissimo impulso all'arte dell'incisione. Di lui si hanno "I dodici Apostoli", "la caccia", "una festa campestre". Di Rembrandt (1606-1669) si conservano bellissime acqueforti fra cui magnifica "La risurrezione di Lazzaro", e "Cristo che guarisce gli infermi" detta anche la "Tavola dei cento fiorini"; in essa il magistero del chiaroscuro tocca il più alto suo grado. Poi la "Deposizione della Croce", la "Fuga in Egitto" (della quale esistono parecchi esemplari), "Cristo che scaccia i profanatori", "La morte della Vergine" ed altre ancora. Fra i ritratti, nei quali Rembrandt fu maestro insuperato, vi sono diversi autoritratti, il "signor Van Kopenol", il padre e la madre di Rembrandt, il "borgomastro Jan Six", il signor "Van Tol", "Lutma", "Saskia" (la moglie di Rembrandt) e studi magnifici di vecchi, di donne, di teste ora profondamente pensose, ora grottesche e ridicole. Fra i paesaggi: il preziosissimo "paesaggio dei tre alberi". Fra le riproduzioni di tipi: mendicanti cenciosi, ciarlatani, suonatori ambulanti. Della scuola di Rembrandt esistono incisioni assai belle: di Ferdinando Bol (1616-1680), che ereditò dal maestro la forza del chiaroscuro, si conserva il "San Girolamo"; di Jean Livéns sono la "Vergine con Gesù", il "Dottor Ephrain", il ritratto di "Vandel". Una scuola di incisori e di pittori che è propria dell'Olanda e che caratterizza l'arte olandese, è quella che riprodusse i costumi del popolo, le scene famigliari, gli animali domestici. Adriano Van Ostade (1610-1684) in questo genere fu maestro; citiamo molte scene famigliari, l'"uomo e la donna che leggono", "il pittore", "la festa sotto la pergola". Di Paolo Potter si ha una stampa magnifica rappresentante delle "mucche in riposo". Di Adriano Van Welde, le cui acqueforti sono assai pregiate, si conservano: "la terra", "l'acqua", "il fuoco", "l'aria" e alcune riproduzioni di animali. Di Giacomo Rusdael, il celebre paesista, si ha un bellissimo paesaggio rappresentante una capanna cinta da pioppi.


Un posto considerevole occupa la famiglia dei Van Pass con soggetti assai espressivi tolti dall'Evangelo. Enrico Golzio (1558-1617) ha nella raccolta "La strage degli innocenti", il "Credo", "La Sacra Famiglia", "San Gerolamo", "La Crocefissione", ed altre ancora. Teodoro de Bry (1561-1623) seppe riunire in piccole stampe migliaia di figure minuscole che si muovono con una naturalezza vivissima. Pietro Paolo Rubens (1577-1640) è presente con un'"Allegoria della Fiamma". Savert con un bellissimo ritratto di Paolo Rubens. Cornelio Bloemaert (1603- dopo il 1683): "Il miracolo di San Pietro", una madonna, la caccia.


La SCUOLA FRANCESE è tra l'altro presente con Nicolas Beatrizet (1515-1565) rappresentante della corrente italianizzante con riproduzioni di monumenti o di sculture tipiche dell'antica Roma. Pur collegato all'Italia, ma interprete dello spirito francese è Claude Gellée detto Lorrain (1600-1682) presente in acqueforti in cui si avverte il "respiro della natura". Della vastissima produzione del grande maestro Jacques Callot (1594-1635), interprete originale e vivace del mondo francese, sono presenti, fra le altre, alcune delle serie più famose come "Bohémiens", "I Capricci di varie figure", "Les misères e les malheurs de la guerre"; incisioni che appartengono al periodo fiorentino come il "Ritratto di Francesco Medici" e la "Tragedia del Solimano"; e poi "La grande caccia", il "Passaggio del Mar Rosso", ecc. Tra i seguaci di Callot, Nicolas Cochin il Vecchio (1610-1686), Jean Baptiste Collignon (1603-1677) e altri.


La SCUOLA ITALIANA è presente con i primi lavori quattrocenteschi di incisioni di nielli fra cui una copia della Crocifissione attribuita a Giovanni Dei. Per valore apre la serie degli incisori in rame il grande Andrea Mantegna (1431-1506) con "La deposizione della Croce", "Sileno ubriaco e curvo su una fonte", un baccanale, una scena mitologica. Suoi allievi furono Giovanni Andrea di cui si conserva un ornato; Giovanni Antonio da Brescia (m. 1531), che ha un Ercole; incisione deliziosa, con influssi düreriani, è il "S. Girolamo sotto un arco di roccia", del vicentino Benedetto Montagna (14811558). Del bolognese Marco Antonio Raimondi (14801527), che divenne incisore celebre, "il padre del bulino italiano" e che fondò una scuola famosa, si conservano nella raccolta fra le altre la "Strage degli innocenti", la "Cena", "Santa Cecilia", il "Giudizio di Paride", molte tavole del Dürer, il "Martirio di S. Lorenzo", dal quadro di Baccio Boldinelli. Ugo da Carpi fu il primo che incise tavole colorate; di lui se ne hanno due nella raccolta. Andrea Andreani (1584-1610) imitò Ugo da Carpi nel colorire i disegni; fra gli altri notiamo: "Il ratto delle sabine", una "Deposizione". Agostino da Venezia lasciò fra le moltissime, una stampa, che è nella raccolta, veramente macabra dove è rappresentata la morte che su un carro composto di scheletri rincorre alcuni giovani fuggenti. E poi stampe di Marco da Ravenna, di Enea Vico, di Gian Battista Diana e Giorgio Ghisi (riproducenti specialmente composizioni di Giulio Romano), di Martino Rota, di Paolo Veronese, del Meldola, del Nelli, del Franco, tutti del secolo XVI. Di Francesco Mazzuoli di Parma, che trattò da maestro l'acquaforte, si hanno una tavola rappresentante delle piccole madonne e delle teste di putti, una "Natività", una "Madonna col bambino". Molte stampe eseguite con gran vigoria di disegno sono firmate con un dado; per cui al loro autore si dà il nome di "Maestro del Dado"; citiamo un "Febo e Dafne", "Bacco incoronato", dei putti decorativi.


Valentissimi incisori furono a Bologna i tre Carracci. Di Lodovico (1555-1619) si conservano due stampe; di Annibale (1560-1609) esistono nella raccolta la magnifica stampa detta il "Cristo di Caprarola", "S. Girolamo nel deserto", "Maddalena penitente"; di Agostino (1557-1602): il "Cristo in Croce", il "Cristo pianto dalle donne", il "Miracolo di S. Pietro", l'"Ecce Homo", il "Ritratto di Tiziano", capolavoro di grande potenza introspettiva. Anche di Palma il giovane (1544-1628) abbiamo tre belle stampe rappresentanti: "San Giovanni Battista", "Cristo e S. Tommaso", una "Madonna". Antonio Tempesta (1555-1630) è presente con i suoi paesaggi. Il Rinascimento è presente con la "Battaglia dei nudi" del Pollaiolo (1432-1498), considerata, scrive il Panazza, "uno dei capolavori assoluti dell'arte incisoria". Di Camillo Procaccini (1550-1629), bolognese poi trasferitosi a Milano, vi è il "Riposo durante la fuga in Egitto". Di questo stesso periodo risalta uno dei capolavori dell'incisione italiana del tardo '500: l'"Annunciazione" di Federico Barocci, urbinate (1528-1612), maestro altissimo nel rendere, con l'acquaforte, le sue sensitive visioni. Nel Seicento di suggestiva bellezza le due opere di Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto (1616-1670): la "Risurrezione di Lazzaro" e la "Melanconia", «acqueforti di intensi effetti chiaroscurali». Di Giuseppe Ribera detto lo Spagnoletto (15911652) si possono ammirare, come scrive il Panazza, «per drammatica invenzione, plastico modellato e ricchezza pittorica» il "S. Girolamo atterrito da un angelo che suona la tromba" e il "Martirio di S. Bartolomeo". E poi Salvatore Rosa (1615-1673), Guido Reni (1575-1642), Stefano Della Bella (1610-1664) ecc.


Nel Settecento dominano gli incisori veneti nelle cui incisioni offrono uno spaccato ricco e differenziato della storia e della vita veneta dell'epoca. Del Canaletto (1697-1768) si conservano alcuni pezzi fra i più suggestivi come "Alle porte di Dolo", "La torre di Marghera" e lo straordinario "prà della Valle". Di Giambattista Tiepolo (1696-1770) sono presenti integralmente i "Capricci" nella seconda edizione del 1785; del figlio Giandomenico (1727-1804) si conservano, tra gli altri, la giovanile "Via Crucis", il "Riposo nella fuga in Egitto" e il "Riposo nel bosco" splendidi, come ha scritto B. Passamani, «per le differenti gradazioni di luce e per la finezza del segno» . E poi Marco Ricci (1676-1730), Marco Pitteri (1702-1786) con i ritratti, Giambattista Piranesi (1720-1778) e altri ancora.


Molte stampe conservano la Biblioteca Morcelliana e la Pinacoteca Repossi di Chiari. Tra le collezioni private si possono segnalare quelle di Mario Castoldi, di Tebaldo Sinistri, continuata dal figlio Francesco.