SORGIVE

SORGIVE

Straordinario fenomeno che vede l'acqua infiltrarsi sottoterra, riemergere spontaneamente nella pianura, senza apparente motivo, senza spiegazione immediata (come invece intuitivamente può essere data alle sorgenti) e secondo un disegno troppo preciso per essere casuale tanto che si parla di "fascia dei fontanili", fascia che, mantenendosi press'a poco parallela alla montagna, attraversa da E a O tutta la bassa pianura bresciana (e non solo) fornendo anzi la demarcazione del confine tra alta e bassa bresciana. Il fenomeno risponde a molte condizioni: innanzitutto una pianura molto estesa (tra Alpi e Po), non troppo inclinata e nemmeno troppo piana, condizioni entrambe che impedirebbero la genesi del fenomeno; un sistema montuoso a monte sufficientemente elevato in altitudine in modo da garantire al sistema una costante fornitura di acqua anche nel periodo secco, ruolo svolto in estate dai ghiacciai alpini; ancora un sistema montuoso costituito da rocce che, smantellandosi, diano origine a dei depositi nella pianura caratterizzati da buona permeabilità, per consentire un'efficiente circolazione idrica sottorranea; un asse drenante lontano e sub parallelo al sistema montuoso (ruolo svolto dal Po) e, ultima condizione, forse non determinante, ma certamente utile, la presenza di grandi bacini lacustri aventi la funzione di smorzare l'effetto delle onde di piena dei fiumi, diluendo nel tempo l'apporto idrico troppo concentrato, ruolo quest'ultimo svolto, nel caso bresciano, dai grandi laghi d'Iseo, d'Idro e di Garda. Il modello generale prevede che l'acqua nel sottosuolo, ad una certa profondità, saturi tutti i pori dei depositi della pianura e, scorrendo verso valle, dia luogo ad un piano detto "tavola d'acqua". Analogamente la superficie della pianura è effettivamente un piano, anch'esso inclinato verso valle, ma con maggior pendenza. Se vien dato sufficiente spazio è inevitabile che i due piani finiscano per interferire, lungo una linea dove si genera il fenomeno delle risorgive e che è appunto detta "linea del fontanili". Evidentemente poi le complicazioni reali sono quasi infinite, e anche molto diverse da zona a zona, sinteticamente le più rilevanti sono: la stagionalità delle precipitazioni, che provoca una oscillazione della "tavola d'acqua", la permeabilità dei depositi sotterranei, la diminuzione della permeabilità, da monte verso valle, dei depositi sotterranei, che pure accentua le oscillazioni verticali della "tavola d'acqua", la discontinuità della pianura (le valli dei fiumi: Oglio, Mella e Chiese e molte altre minori), che, sostanzialmente spostando in alto o in basso "la tavola d'acqua" generano alla fine non tanto una linea delle sorgive quanto una zona ben estesa da monte a valle che, nel bresciano, tipicamente si inizia a S di Chiari, per chiudersi a S di Orzinuovi, estendendosi dall'Oglio sin quasi al Chiese, per proseguire poi a Montichiari, ma con aspetto delle opere di presa, cioè dei fontanili veri e propri, assai diverse dalla tipica forma del fontanile bresciano. Infatti, alle motivazioni già elencate si aggiungono innumerevoli fattori locali che rendono tipologicamente i fontanili bergamaschi molto diversi da quelli milanesi e quelli bresciani diversi da entrambi. Tipicamente il fontanile bresciano è caratterizzato da una vera e propria "testa di fonte", cioè da una fossa ben circoscritta e delimitata, corredata sempre da tubi, botti e vari aggeggi infissi, che facilitano l'emersione di acque dal fondo. Le sorgive sono distribuite da noi quasi alla stessa latitudine, da Comezzano, Rudiano, Trenzano e Maclodio e più sotto tra Orzinuovi, Cadignano e Dello. La loro vitalità e abbondanza di getto son sempre dipesi, ovviamente, dal regime idrico del fiume Oglio e del suo bacino a N (lago d'Iseo). Le forme sono le più varie immaginabili, più o meno rettificate o curvilinee a seconda della naturalità o della successiva penetratività della regimazione operata dall'uomo, ma sempre immediatamente riconoscibili e gradevoli (Collab. Mario Pesce).