SCILTIAN Gregorio

SCILTIAN Gregorio

(Rostov sul Don, 20 agosto 1900 - Roma, 1 aprile 1985). Pittore di origine armena naturalizzato italiano. Dopo gli studi classici a Mosca si trasferì diciannovenne a Vienna e s'iscrisse all'Accademia di Belle Arti subendo l'influenza dei cubisti, come si rileva dalla tela "Donna alla finestra" del 1919, oggi al Museo Sciltian di Villa Mirabella al Vittoriale di Gardone Riviera. Nel 1923 raggiunse l'Italia e la sua presenza fu segnalata nel 1926 da Roberto Longhi, cercatore di caravaggeschi, che subito annotò l'essenziale dato formale della pittura di Sciltian: «vigoria di toni» che non si «distendono sugli oggetti ma di preferenza li sustanziano». E, dopo Longhi, fu Carlo Carrà a rilevarne le ascendenze caravaggesche, una pittura che «non vuol essere né avanguardia, né retroguardia, ma franca e sincera adesione al fatto plastico». A conclusione del ciclo di affermazioni internazionali (Parigi, Bruxelles, Liegi, Berlino, Londra, New York) tornò definitivamente in Italia nel 1932 abitando a Milano in via della Spiga. In quello stesso anno raggiunse il grande successo grazie alla recensione di Ugo Ojetti sul "Corriere della Sera" in seguito alla quale furono venduti tutti i suoi quadri in mostra.


Allo scoppio della guerra, nel 1939, trovò rifugio a Morgnaga di Gardone Riviera, in via Premignaga, dove acquistò casa per 90.000 lire, che chiamò Villa Lilly in omaggio alla moglie, diventata l'abitazione primaria per sette anni, per tutto il periodo bellico e per i due anni successivi, anche perché la casa milanese era stata distrutta dalle bombe. A Villa Lilly dipinse alcuni dei suoi quadri più famosi oggi al Museo Sciltian fra cui "Il filatelico", "I vagabondi", "Gli sportivi", "Betsabea". Dopo il 1947 tornò a Milano nell'appartamento di via Bigli, angolo via Manzoni. A Morgnaga trascorse, tuttavia, quasi ogni estate sino al 1985, intercalando le vacanze con Venezia, dove ebbe abitazione e studio alla Giudecca, di fronte a Palazzo Ducale, in cui lavorò ad altre opere, quali "L'eterna illusione", oggi pure al Museo Sciltian, e pale d'altare e opere per la nave Raffaello. Da Milano si trasferì successivamente a Roma nella casa del Lungotevere Raffaello Sanzio, dove morì.


La vedova Elena Boberman (figlia di un banchiere, conosciuta da Sciltian nel 1918 a Tbilisi) donò nel 1998 alla Fondazione del Vittoriale degli Italiani 32 quadri della raccolta Sciltian, 16 dello stesso pittore e 16 antichi (fra cui due Pitocchetto, un Cifrondi, due Cipper, un Todeschini, un Sustermans). Successivamente vendette la casa di Morgnaga, sulla quale nel 1988 venne posta una lapide a ricordo dell'insigne pittore. I nuovi proprietari, antiquari modenesi, acquistarono poco dopo dalla vedova l'arredo dello studio romano del maestro, trasferendolo, fedele nella ricostruzione, a Villa Lilly. Gregorio Sciltian strinse amicizia con alcuni personaggi della cultura italiana dei quali meritano ricordo Giorgio de Chirico, Filippo De Pisis, Roberto Longhi, Ugo Ojetti.