SALLONI o Saloni Agostino
SALLONI o Saloni Agostino
Seconda metà del sec. XVII. Bresciano secondo le guide di Maccarinelli, Carboni, Brognoli, Fenaroli mentre le polizze d'estimo ignorano una famiglia Salloni o Saloni. La sua prima attività è documentata dalla scoperta, nel 1957, della sua firma con la data 1657 su uno dei cinque lunettoni nelle prime cinque campate della navata di destra della chiesa di S. Giovanni Evangelista. Ad un'opera del Salloni accenna il Fenaroli. Nel 1699 avrebbe ricevuto un pagamento per una pala in Tavernola Bergamasca raffigurante, secondo qualcuno, "Tre arcangeli". "Mediocre" secondo il Fenaroli, secondo invece Camillo Boselli «i quattro lunettoni di S. Giovanni lo indicano pittore di qualche qualità, certo non peggiore di tanti altri cui lo scorrere del tempo ha riserbato una sorte migliore. Il linguaggio che queste tele tradiscono non è certo geniale, ma interessante per una venatura di fatti cremonesi e milanesi, palese in certa intonazione dorata, in certi tagli e squarci paesaggistici per i quali si può risalire a fonti auliche e famose, a quella scuola bolognese ed al suo esponente più noto il Guercino, il cui influsso penetrava a Brescia quasi contemporaneamente con Francesco Paglia tornato in città nel 1666, anno in cui il Guercino moriva. Più precisamente l'Anelli vede la formazione del Salloni come dipendente dalla cultura del Lucchese, del Carpioni e naturalmente da quella di Francesco Paglia». Attribuendogli, invece, la «orrida» tela ora nel Museo Diocesano e un tempo in S. Giorgio, raffigurante "Giuditta e Oloferne" (che, tuttavia, il Guzzo ritiene copia di altro autore), e che nel restauro del bresciano Vaschini (1975) ha rivelato la dedica «Divo Georgio / Cyprianus Bazzinus / dicavit (1686)» L. Anelli vi vede un "raffinato senso dei lumi", "l'impianto di una scena che vorremo dire caravaggesca, se non vi si palesassero immediate e ovvie mediazioni culturali..." dichiarandolo "un gran pezzo forte, drammatico del Salloni, altrove un po' sgrammaticato, qui correttissimo, anzi... attento alle più calcolate simmetrie dei panni e dei lumi" in grado, sempre sulla scia del Paglia e del Lucchese, "di proporre una visione personale di caravaggesca intensità, luministica".
SUE OPERE:
BRESCIA: Chiesa dei Cappuccini (S.S. Pietro e Marcellino): b. Serafino da Montegranaro (già); S. Cristo - Immacolata Concezione (già); S. Domenico: Immacolata (già); S. Giovanni Ev.: cinque lunettoni fra i quali l'Epifania (firmata e datata 1657); S. Maria del Carmine II altare a destra del paratico degli orefici: S. Andronico; il beato Facio, S. Anastasio, S. Filone ab. (già) Madonna del Lino: B.V. e i S.S. Anna e Gioacchino (già) e ora forse nella parrocchiale di Roncadelle. Museo Diocesano (già nella chiesa di S. Giorgio): Giuditta con la testa di Oloferne (attr. da L. Anelli, da E.M. Guzzo ritenuta una copia di altro).
RONCADELLE: parrocchiale: Madonna col Bambino e i S.S. Fermo, Rustico, Luca e Apollonia (1686); S.S. Trinità con gli arcangeli Gabriele, Michele, Raffaele (1686); B.V. col Bambino; i S.S. Orsola e Compagne, Antonio di P., Antonio Abate, Francesco (firm. e dat. "Augustinus Salonius F. 1686). Il Padre Eterno, l'Immacolata; S.S. Anna e Gioacchino proveniente probabilmente dalla chiesa della Madonna del Lino in Brescia.