SALERI Giuseppe

SALERI Giuseppe

(Brescia, 13 febbraio 1783 - 19 maggio 1851). Di Carlo, avvocato e notaio e di Aurelia Savoldi. Di famiglia borghese, proveniente da Cimmo, frequentò la Scuola delle Grazie, passando nel 1797 al Collegio nazionale istituito nell'ex monastero di S. Eufemia e nel 1801 al liceo-università dove intraprese gli studi di diritto che completò poi, nel 1804, all'Università di Pavia, dove ebbe tra gli altri professori gli abati Pietro Tamburini (della cui memoria fu fedelissimo: nel 1829 si fece promotore di ben tre giorni di onoranze al maestro) e Giuseppe Zola, che aveva già avuto insegnanti a Brescia. A Pavia entrò in rapporto con alcuni fra i più eminenti giansenisti italiani. Laureatosi brillantemente il 13 marzo 1806 tornato a Brescia nel 1807 si sposò con la cugina Teresa Farina di Bergamo, dalla quale ebbe tre figli.


Negli anni 1808-1809 compì pratica forense negli studi degli avvocati Giuseppe Beccalossi, Andrea Zugliani e Alessandro Dossi. Ammesso all'esercizio della professione il 20 novembre 1809 come avvocato patrocinatore, il 5 novembre 1811 venne iscritto nell'elenco degli avvocati presso la Corte d'Appello di Brescia venendo pochi giorni dopo eletto membro del Consiglio di Disciplina. Oltre che patrocinare molte cause "gravi e difficili" fu anche consulente legale dei Luoghi Pii di Brescia e curatore di affari patrimoniali di famiglie bresciane. Nel 1811 era già avvocato della Corte d'Appello. Nel 1816-1817 venne incaricato di supplire il prof. Zuliani alla cattedra di Istituzioni Civili del Liceo di Brescia. Nel 1821, e fino al 1824, ottenne di tenere un corso privato politico-legale frequentato da giovani delle migliori famiglie bresciane. Nel 1829 e più tardi venne invitato due volte a ricoprire la cattedra di procedura penale all'Università di Pavia, senza che egli accettasse l'incarico. Riformista in politica, non venne tuttavia coinvolto nei moti del 1821. Eletto il 3 febbraio 1822 socio onorario dell'Ateneo ne divenne socio attivo il 2 febbraio 1823, censore il 4 gennaio 1824 e il 4 gennaio 1829 e presidente il 22 gennaio 1832, carica questa che ricoprì fino a tutto il 1845.


Nel 1827 venne eletto consigliere comunale di Brescia e nel 1833 ne era il primo nell'elenco. Attivissimo fu anche in altri campi, quali quelli dell'assistenza e della beneficenza. Il 4 gennaio 1835 esponeva in una seduta dell'Ateneo il suo progetto di aprire un asilo. Una supplica in tal senso avanzava al delegato regio il 28 luglio dello stesso anno ottenendone l'autorizzazione il 18 ottobre. Per propagandare l'idea nel febbraio 1836 pubblicava un opuscolo dal titolo: "Proposta dell'erezione in Brescia delle scuole infantili" con precise proposte sulla necessità di procurare ai "fanciulli della prima età sicuro e decente alloggio, vitto sufficiente e salutare e gli esercizi ginnici... l'esercizio della mente..." un'istruzione adeguata fra cui "l'apprensione dell'alfabeto, dei numeri, dei principi del leggere, dello scrivere e del conteggiare" così che "senza che vi abbiano quasi accorgimento, si apre e fortifica la loro memoria e si va crescendo in essi la potenza giudicativa". Inoltre i fanciulli dovevano apprendere "i precetti puri della religione... l'abitudine alla pulitezza, all'ordine, ai reciproci riguardi, e le affezioni espansive". Negli asili il Saleri vedeva i "germi di sociale rinnovazione".


Agli inizi del 1837 Saleri veniva nominato presidente di una "Commissione delle scuole infantili" che il 7 aprile dello stesso anno dava il via alla prima scuola infantile nell'ex convento dei Domenicani di S. Clemente cui seguirono quelli di S. Cristoforo (gennaio 1838), trasferito poi in una casa privata di vicolo Frigido, e di S. Orsola (settembre 1838) riservata alle bambine, ospitando nei primi anni Quaranta 450 fanciulli e fanciulle. Il Saleri adottò il metodo Aporti con il quale fu in stretta relazione, si interessò alle teorie del Lambruschini e continuò a sviluppare le sue idee e la sua azione in altre pubblicazioni individuando nell'istruzione "sin dall'infanzia" uno dei primi fattori "della civiltà futura". Individuata la più alta funzione degli asili nella "istruzione educativa", il Saleri si propose di estendere lo stesso metodo all'istruzione elementare e ad un corso di istruzione tecnica. Oltre che abbozzare un regolamento per gli asili, si dedicò allo studio della rieducazione dei carcerati affidata ai "principi della morale e della religione" posti "di buon ora nel cuore del fanciullo".


L'attività del Saleri continuò a svilupparsi anche sul terreno pratico e con i decreti del 29 novembre 1842 e del 25 gennaio 1844 ottenne dal vicerè del Lombardo-Veneto di poter aggiungere alle scuole infantili l'intero insegnamento elementare con lo stesso metodo di educazione e di completare poi l'insegnamento con il corso teorico pratico di arti e mestieri il cui piano organico e disciplinare fu approvato dal governo di Milano con decreto del 31 maggio 1843. Il Saleri riuscì a fondare due corsi completi di scuole elementari, aperti il 1° novembre 1844 (uno per maschi, in S. Clemente, l'altro per femmine, in S. Orsola) ma non riuscì a realizzare, nonostante l'appoggio del canonico Pavoni, il corso di istruzione tecnica. Sul piano economico il Saleri intervenne nel 1829 con una memoria letta all'Ateneo dal titolo "De monopolio e dell'incetta dè grani" in cui sostenne la libertà di commercio. Analoga liberalizzazione sostenne per le carni e il pane in un discorso del 1838 all'Ateneo e in altri discorsi che seguirono. Appellandosi a Jouffroy, Herder e ancor prima a Bossuet il Saleri sostenne idee ottimistiche sullo sviluppo progressivo dell'uomo, della socialità, della storia sulla trama del bene, del bello, del buono, del vero, del giusto, del religioso. Sostenne le idee liberiste come "leggi positive" dell'ordine naturale; la filosofia come coefficiente di "veraci dottrine religiose" ed infine indicava il tutto in un continuo progresso dell'umanità nella vita materiale, morale e giuridica civile, rispetto ad epoche precedenti.


Forse ancora prima o contemporaneamente al Beccaria, il Saleri comprese che l'insistere sulla pena da infliggere al colpevole anziché correggerlo dall'errore o dal vizio e favorirne la redenzione, lo provoca, lo irrita e lo perverte. Per questo egli dedicò tutte le sue forze a predicare la riforma penitenziaria "con lo stesso zelo con cui caldeggiava l'educazione popolare". Come si legge nelle pubblicazioni ufficiali dell'Ateneo "la lunga sua Amministrazione fu delle più efficaci nel promuovere molte idee sociali dell'età nostra, in ispecie nel cercare le piaghe ed i bisogni del povero, studiare i rimedi, predicare l'istruzione popolare, la riforma penitenziaria, il patronato degli uscenti di carcere, far sentire ai doviziosi che la beneficenza è un obbligo, divisandone i motivi, gl'intenti, i procedimenti più degni e più efficaci". Molti bambini toglieva addirittura dal lastrico mantenendoli fino all'età in cui fosse possibile metterli in un istituto. In loro compagnia passava buone ore della giornata. Non contento, aiutava i loro genitori con ogni mezzo. Il Saleri continuò a dedicare particolare attenzione al miglioramento dei sistemi penitenziari intrattenendo particolari rapporti, in proposito, con Pasquale Stanislao Mancini, G. Scopoli e Ilarione Petitti di Roreto e dedicando al problema memorie su questioni tecniche, igieniche e, soprattutto, all'aspetto filosofico del diritto penale secondo una linea giusnaturalistica. Per i suoi studi sul diritto penale e sulla riforma delle carceri nel 1845 il Saleri veniva invitato al Congresso di Francoforte sui problemi della legislazione penale, di cui l'anno seguente, non potendovi intervenire, venne nominato membro onorario. La stima presto guadagnata gli procurò nel 1822 il titolo di membro onorario dell'Ateneo di Brescia del quale divenne nel 1832 presidente, carica che occupò fino al 1846. In qualità di presidente dell'Ateneo promosse la pubblicazione del "Museo Bresciano Illustrato" ideato nel 1830 e pubblicato nel 1844 con un discorso proemiale del Saleri sull'importanza delle investigazioni archeologiche. La pubblicazione suscitò numerose polemiche fra le quali quelle di Raoul-Rochette in "Journal de savants" dell'agosto 1845, suggerite, secondo Carlo Cocchetti, da un bresciano, ma procurò al Saleri la nomina di socio onorario di molte accademie e titoli onorifici, fra cui quello di cavaliere di S. Giorgio e di cavaliere di terza classe della Corona di Ferro e poco più tardi "la nobiltà austriaca con tutta la discendenza anche femminea" e il titolo di cavaliere dell'Impero. Rieletto presidente dell'Ateneo nel 1846, continuò anche nella carica di Consigliere Comunale nel marzo 1844 e poi nel giugno 1845, nel maggio 1849. Nel 1844, 1845, 1848 e 1849 fu corrispondente di Vincenzo Gioberti. Nel gennaio 1849 rifiutò il mandato di rappresentante alla costituente di Vienna ma il 20 marzo 1849, in seguito ad una dimostrazione popolare guidata da Luigi Contratti e da una commissione di funzionari e cittadini, venne nominato dirigente interinale del Municipio di Brescia, in sostituzione del nob. Giovanni Zambelli, incarico ratificato dal Consiglio Comunale il 22 marzo 1849. Di quanta stima godesse vi è testimonianza in quanto scrive il Tosoni, schierato su ben altre posizioni di quelle del Saleri che nella sua "Storia della Rivoluzione di Brescia" del 1849 sottolinea che "venne (il 22 marzo) acclamato capo del Municipio il chiarissimo avvocato Giuseppe Saleri, nome caro e venerato in Brescia, per eminenti tratti e non pochi esempi di illuminata filantropia". Infatti gli austriaci stessi, conoscendo la stima di cui godeva, lo stesso 23 marzo lo ricercarono per tenerlo in ostaggio. Eppure egli fece opera di moderazione, sforzando per calmare gli animi, ma subito sopraffatto dalla corrente mazziniana lo stesso 23 marzo si dimise, si disse per malattia, dall'incarico che passò il giorno successivo a Gerolamo Sangervasio che egli stesso si era scelto come "coadiutore". Alla conclusione tragica delle Dieci Giornate, il 6 aprile 1849, il Saleri venne nominato capo della delegazione incaricata di portare al gen. Radetzky un "indirizzo di sottomissione con preghiera per il condono della penalità" inflitta alla città e provincia di Brescia. Nonostante avesse la moglie gravemente ammalata egli seppe portare a buon punto l'incarico con dignità ed al contempo non perdendo mai di mira il bene pubblico anche a costo, talvolta, di sentirsi tacciare da rinnegato. Dopo le "X Giornate" il Saleri fu scelto fra quegli eminenti cittadini che si recarono a Vienna per stendere un nuovo ordinamento politico per il Lombardo-Veneto e per discutervi i progetti di legge comunale e lo statuto costituzionale. Rifiutò due volte l'invito, dando il suo parere per iscritto. La terza volta le pressioni si fecero talmente forti che dovette cedervi. Il 9 marzo 1850 andò a Vienna, ma vi mantenne un tale fermo atteggiamento che seppe incutere rispetto a tutti, tanto da essere chiamato il "Venerabile italiano". A giustificazione della sua azione a Vienna egli pubblicò i quattro memoriali da lui avanzati al Ministero vertenti intorno all'organizzazione politica e giudiziaria del Lombardo-Veneto, che furono ristampati a Trento, nel 1851, durante lo spiraglio di tempo in cui durò la libertà di stampa. Del suo atteggiamento inviò anche un memoriale diretto al Ministro dell'interno Alessandro Beck, stampato a Vienna dalla Tipografia Sollinger, nel quale, tra l'altro scriveva: «Il regime del cessato regno d'Italia non può cancellarsi dalla memoria (degli Italiani)... L'Italia aveva (allora) nell'amministrazione un ordine veramente mirabile: leggi civili e penali, processure bisognose in qualche parte di menda ma altamente liberali: magistrati dai primi agli ultimi si giudiziari che politici cittadini, legislatura e armate sue proprie... Le menti italiane vennero tutte a raccogliersi nel pensiero unico di un proprio regolare, nazionale reggimento politico». Nonostante la morte della moglie nel 1849 e quella della nuora nel 1850 e altresì le critiche acerbe dei suoi concittadini lo avessero accasciato e nonostante fosse egli stesso ammalato non volle rinunciare nel 1851 a partecipare alle sedute della commissione nominata per la raccolta dei soccorsi ai danneggiati per la piena del Mella. Fu l'ultimo atto di generosità giacché la morte lo colse il 19 maggio 1851. Splendidi i suoi funerali ai quali parteciparono tutte le categorie sociali.


Ebbe ampi riconoscimenti: fu membro effettivo dell'I.R. Istituto Lombardo; membro dell'Accademia di belle arti in Vienna, e di più altre d'Italia e straniere; iscritto alla terza classe dell'ordine della corona di Ferro, cavaliere dell'impero Austriaco, decorato dell'ordine pontificio di S. Gregorio Magno e della Croce di S. Luigi di Lucca di seconda classe. Ebbe doni dai re di Sardegna, di Napoli, di Prussia, l'imperatrice delle Russie e più d'ogni altro lo onorò il lutto di Brescia, che mesta e commossa accorse tutta alle sue esequie, non ricordando che i suoi meriti e scrivendone la perdita fra le più lamentabili e dolorose. Il Mancini che fu amico del Saleri, dando notizia dei suoi scritti nella Rivista di scienze legislative di Napoli del 1842 (Fasc. VII e VIII pag. 154) scriveva essere il giureconsulto bresciano «uno dei più valorosi cultori di scienze sociali che avesse l'Italia». Nell'aula dell'asilo "S. Clemente" poi "Giuseppe Saleri", il Saleri è ricordato nella lapide seguente: «Resti memoria ne' posteri - che queste scuole infantili - furono istituite da Giuseppe Saleri avv. - il quale le aperse nel MDCCCXXXVII - le diffuse in altre parti della città - le sostenne con invitta costanza - e con magnanimi sacrifici - contro le avversità dei tempi - e i pregiudizi degli uomini. - Il nome di Lui - chiaro in Italia per dottrina e sapienza esimia - qui vive com'ei più bramava - nelle benedizioni degli innocenti - ai quali fu per tanti anni - si provvido e generoso benefattore».


SUOI SCRITTI: "Del monopolio e dell'incetta dei grani" (1829, p. 156); "Notizie storico-critiche intorno alla vita ed alle opere del prof. ab. Pietro Tamburini" (1830, p. 174); "Discorso pronunciato nel 5 febbraio 1832, eletto Presidente" (1832, p. XXI - idem nella sessione pubblica del 20 agosto 1832, p. XXIX - idem del 6 gennaio 1833, p. V - idem nella sessione pubblica del 20 agosto 1833, p. XXIX - idem nell'adunanza del nuovo anno accademico 1834, p. III - idem nella sessione d'apertura dell'anno accademico 1835, p. III idem in quella pubblica del 18 agosto dello stesso anno, p. LXXVII - idem nel 3 gennaio 1836, p. III idem nel 22 gennaio 1837, p. III e 14 settembre dello stesso anno p. LXIX - idem nella sessione d'apertura dell'anno accademico 1838, p. III - idem d'apertura dell'anno 1839); "Il procedere è legge della specie umana, palesata dalla ragione, testimoniata dalla storia, avvalorata dalla religione" (1839, p. III - idem di chiusura dell'anno accademico); "Il diffondimento dei beni, giovare la morale e i costumi dei popoli" (1839, p. LITI); "Lo spirito filosofico essere fonte di verità e non di errore; favorire e non offendere la religione. Discorso d'apertura dell'anno accademico 1840" (p. V); "Della istituzione, specialmente del popolo e delle sue condizioni nell'età nostra. Discorso d'inaugurazione dell'anno accademico 1841" (p. III); "L'età nostra vantaggiasi sulle passate negli elementi, che costituiscono la vita civile. Discorso d'inaugurazione dell'anno accademico 1842" (p. III); "Delle cagioni che tardarono la filosofia del diritto penale, e di quelle che la fecero negli ultimi tempi. Discorso d'inaugurazione" (1843, p. III); "Dei vari sistemi filosofici intorno al diritto penale, sì presso gli antichi che presso i moderni. Discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1844" (p. III); "Cenni sulla tolleranza religiosa" (1832, p. 94); "Parole pronunciate sul feretro di Antonio Sabatti, Vice-presidente dell'Ateneo, morto nel 3 luglio" (1843, p. LXXIII); "Della teorica fondamentale del diritto primitivo" (1844, p. LXXV); "Discorsi dell'avvocato Giuseppe Saleri presidente dell'Ateneo di Brescia letti nell'anno MDCCCXXXIV" (Brescia per Nicolò Bettoni e Comp. MDCCCXXXV); "Dello spirito filosofico che distingue il nostro secolo dell'avvocato G.S." (Brescia, Tipografia della Minerva, MDCCCXXXVII); "Invito alla cittadina beneficenza per la introduzione delle scuole infantili" (in "Annali Universali di Statistica", vol. XLVII, 1836, pp. 305-311, stampato anche in opuscolo col titolo "Dei mezzi di scemare la miseria, del popolo specialmente con l'erezione delle scuole infantili", Brescia, Minerva, 1836); "Proposta dell'erezione in Brescia delle scuole infantili" (s.l., s.c., 1836); "Dello spirito filosofico che distingue il nostro secolo" (Brescia, Minerva, 1837); "Dell'abolizione delle mete delle carni e del pane" (Brescia, Minerva, 1838); -Dell'importanza delle investigazioni archeologiche specialmente intorno ai Municipj Italiani" in AA.VV. "Museo Bresciano Illustrato", a cura dell'Ateneo di Brescia (Brescia, Minerva, 1838); "Discorso detto nella commemorazione in onore del poeta Cesare Arici" in C. Arici, "Poesie e prose inedite" (Brescia, Cavalieri, 1838, pp. VII-XXI); G. Scapoli-G. Saleri-I. Petitti: "Questioni igieniche sulla riforma delle carceri" (Padova, Tip. Seminario, 1842); "Ragionamento intorno la istruzione specialmente del popolo e le sue condizioni richieste dalla età nostra dell'avvocato Giuseppe Saleri (...). Con appendice sulle scuole infantili del barone Degerando" (Brescia, presso Girolamo Quadri, 1843); "Parole dette dall'avvocato Giuseppe Saleri alle esequie del defunto Cavaliere Clemente di Rosa" (Brescia, Figli di Maria, 1850); "Memorie presentate dall'avvocato Giuseppe Saleri all'Imp. Regio Ministero, intorno all'organizzazione del Regno Lombardo-Veneto" (Trenta, Merli, 1851); "Delle istituzioni che dovrebbero precedere e susseguire il sistema penitenziale nelle prigioni" pubblicata in compendio al "Giornale dell'I.R. Istituto Lombardo e Biblioteca Italiana" (Milano, Bernardoni, 1844, vol.10, pp. 25-27, e vol. 12, pp. 20-22); "Il sistema penitenziale nelle prigioni non è soltanto voluto dallo spirito di filantropia che distingue il nostro tempo, ma è richiesto dai principi rigorosi della sociale giustizia" pubblicato in compendio in "Giornale dell'I.R. Istituto Lombardo" (Milano, presso la direzione del giornale, 1847, vol. I, pp. 12-13).


Alcune memorie presentate dal Saleri all'Ateneo di Brescia e all'Istituto Lombardo furono stampate solo in compendio: "Del monopolio e dell'incetta dei grani" pubblicata in compendio in "Commentari dell'Ateneo" per l'anno 1829 (Brescia, Bettoni, 1830, pp. 156-169); "Cenni sulla tolleranza delle opinioni religiose" pubblicata in compendio, ibid., per l'anno 1832 (Brescia, Bettoni, 1833, pp. 95-116). Lasciò inedito nella Biblioteca Fornasini (Castenedolo) un "Elogio di Pietro Tamburini ".