RICCOBELLI

RICCOBELLI

Famiglia fra le più distinte della Valsabbia, ebbe la sua culla a Bione. Secondo dati forniti da Alfredo Bonomi, si fa iniziare da un Giovanni Riccobello "dello Bacio" vivente nel 1361. Come è accaduto in moltissimi altri casi, con il trascorrere del tempo il soprannome Riccobello è diventato il cognome stabile della famiglia, mentre si è perso quello più antico di Baccio o "dello Bacio". Stirpe benestante ed anche assai florida di ingegni quella dei Riccobelli, tanto che annovera nelle sue diverse ramificazioni uomini di molte e distinte professioni. Dai Riccobelli discesero un Rizino (1410), un Antonio, un Pietro chiamato già dei Riccobelli. Scorrendo l'albero genealogico appaiono in abbondanza religiosi, notai, uomini di lettere, medici, insegnanti, ingegneri e l'avvocato Pietro che ha animato la vita amministrativa di Vestone negli ultimi decenni del secolo scorso, ricoprendo anche la carica di sindaco per diciannove anni. Nel periodo del governo veneto da questa famiglia sono venuti pure due sindaci generali della valle. Nel 1510 è stato sindaco Giovanni Antonio, sostituito d'autorità dai Francesi e nel 1790 fu la volta del notaio Giulio Massimo. Un ramo seguì a Nembro don Massimo, nominato arciprete in luogo, e pittore, morto di peste nel 1630. Il notaio Giulio Massimo visse nella seconda metà del 1700. Tra i Riccobelli si possono ricordare: Gio. Antonio, sindaco generale della Valsabbia nel 1510, il figlio suo don Massimo, arciprete di Nembro (BG) e pittore (v.), don Riccobello, nipote di don Massimo, di cui divenne successore a Nembro il 29 novembre 1630. Si distinsero i notai bionesi: Francesco di Gio. Andrea (rogante dal 1660 al 1697), Gio. Antonio (rogante dal 1700 al 1762), Giulio Massimo (rogante dal 1728 al 1736) e Giulio Massimo, figlio di Lucio (rogante dal 1762 al 1808). Tra i sacerdoti di questa famiglia si possono citare don Lucio, cappellano in Nembro dagli inizi del '600 al 1662; don Gio. Antonio, figlio di Bartolo, arciprete di Nave dal 1634 al 1667, don Giovanni Andrea (v.), don Bortolo, cappellano di Bione, morto nel 1759; don Domenico, pure cappellano nel suo paese, deceduto nel 1797. Particolare rilievo assunse la discendenza del notaio Giulio Massimo, sindaco della valle, che si trasferì per maggior comodità a Vestone, dove fissò la sua dimora. Dei suoi sette figli si distinsero oltre a don Lucio e Antonio, farmacista, Pietro (1773-1856) (v.) medico molto stimato e memorialista. Dei quattro figli di Pietro si distinsero, soprattutto, l'ing. Domenico (1806-1878) (v.) e il dott. Lucio Antonio (1801-1868) (v.) e da questi nacquero Angelo, che fu ultimo Guardiano delle Carceri Mandamentali di Vestone, morto a Vestone il 20 marzo 1920, il medico Luigi (v.), l'avv. Pietro (v.), Giulia, sposa nel 1866 al garibaldino-mazziniano Giuseppe Guarnieri. Arma: scudo partito di rosso e di verde a una spada e a una penna attraversanti in croce di S. Andrea. (Su ritratto ad olio di G. Antonio, sindaco della Valle, e dipinto sulla casa di Bersenico di Sotto n. 45). Motto: «Fecit potentia bracchio suo». (Sulla porta di casa in via Bersenico, 2). Dimora: Bione, Idro, Vestone.