RICCI Giuseppe
RICCI Giuseppe
Di Brescia (metà del sec. XVI - Venezia, 1669). Religioso somasco, fu oratore apprezzato e storico di lingua latina. Fu professore di eloquenza in vari collegi dell'Ordine dei Somaschi. Nel 1626 e per due anni succedette al bresciano p. Moro come maestro di Retorica nel Collegio Clementino di Roma. Già in età avanzata, nel 1639, essendo stati i Somaschi chiamati dal Consiglio della città di Verona ad aprirvi un Collegio pubblico, accettò di insegnarvi belle lettere. Di questa sua presenza rimangono tre Orazioni in elegante lingua latina; "Nobiles veronenses pro receptis in urbem patribus Congregationis Somaschae" ed un'altra "Ad Cives Veronenses cum publica Gymnasia sub Patri Somaschensium disciplina instaurarent", ed un'altra finalmente pure "Ad Cives Veronenses cum studiorum Schedia sub autumnales ferias praecreunt adolescentes". Come scrive nel suo "Brevario litteratorum" p. Cevasco dei Somaschi, moriva a Venezia nel 1669 "praecurrente turba litteratorum". Ettore Caccia (in "Storia di Brescia") sottolinea il "più largo respiro dei suoi interessi storiografici", specie nella storia della Guerra di Trent'anni e nella storia d'Italia dal 1613 al 1653 e afferma come sia l'unico tra tanti che sappia uscire dall'angustia provinciale o regionale, e per questo degno di memoria. Ottavio Besomi e Irene Botta hanno accertato come dall'opera del Ricci "Rerum Italicarum" abbia attinto abbondantemente il Manzoni, specie cogliendovi "dovizia di ragguagli e di particolari non facilmente reperibili nelle storie del tempo" e inoltre il vivace affresco della sedizione popolare del presuntuoso ed incapace don Gonzalo.
Né si dimenticò di Brescia, dedicando le sue "Orationes" agli "incliti Patrizi del Bresciano Senato", e ai "bresciani patrizi della famiglia Manerba".
Fra le sue opere: "Orationes Josephi Ricii Brixiani Clerici Regularis Congregationis Somaschensis, superiorum permissu et privilegiis" (Venetiis, 1645 apud Paulum Balleanum in 8°. Le orazioni occupano 690 pp. senza la Dedicatoria, seguono otto epigrammi in sua lode ecc.); "Iosephi Ricii Congregationis Somaschae conciones Militaris et Senatoriae ex eius Germanicis Bellis et rerum Italicarum narrationibus ad maius eloquentiae studentium commodum collectae etc. etc.(Venetiis, 1655, apud Hertzium in 8° di pag. 368, senza una lunga dedica dell'autore al barone Tassi bergamasco suo amicissimo, in cui si protesta di avere pubblicate a parte queste Orazioni non già perché si credesse che avessero lo stesso merito di quelle di Tito Livio, ma per secondare gl'impulsi dei suoi religiosi). "Iosephi Ricci Cl. Reg. Cong. Somaschae De Bellis Germanicis Libri decem, in quibus Bohemia, Danica, Swetica bella, et quidquid ubique terrarum ab anno 1618 usque ad annum 1648 gessere Germani, continua narratione descriptione etc. etc.-. "Ad Ill.mi ac Excell.mi DD. Aloysium Mauriviericum Divi Marci Procuratorem" (Venetiis, 1648-1649, apud Turianum, in 4°, 800 p. etc. etc.). "Josephi Ricii Cong. Somaschae Rerum Italicarum sui temporis narrationes, quibus omnia bella, eventa, notabiles casus continentur, quae ab anno 1613 usque ad annum 1653 in Italia acciderunt. Ad Ill.mo ac Excell.mo Principem Cardinalem Franciscum Barberinum S.R.E. Vice-Cancellarium" (Venetiis, apud Turinum 1645 e 1655, in 4° 900 p.). Nella dedicatoria dice: «Dopo quasi un secolo e mezzo vive dal tempo di Paolo Giovio Jusino a lui, in un altro aveva descritte le guerre e gli altri fatti d'Italia in lingua latina», e nell'Avviso al Lettore dice che non gli si voleva assolutamente permettere la stampa di quest'opera perché trattavasi di fatti molto freschi e di persone viventi, cui era quasi impossibile il non dispiacere. I correttori poi dell'opera lo tormentarono in molte guise con dirgli quasi ad ogni linea: esponga questo, tolga quello ecc. ecc., in maniera che si pentì più volte di aver intrapresa quest'opera.