RICCHI

RICCHI (o Richi o Righi) Pietro o anche Pietro da Lucca o "il Lucchese"

(Lucca, battezzato il 6 gennaio 1606 - Udine, 15 agosto 1675). Di Antonio tessitore e di Margherita Palladini. Avviato dal padre alle lettere, sotto la guida di Bonaventura Gasparini, fu poi messo a bottega presso un "pittorello" del quale non si conosce il nome e poi presso Ippolito Sani e il Passignano. Grazie ad un mercante, Girolamo Maccioni, fu in seguito a Firenze alla scuola di Domenico Passignano e poi a Bologna presso Guido Reni, non dopo aver dipinto nel chiostro dei Francescani di Lucca, le "Storie di S. Francesco" (1624). Presso il Reni sarebbe rimasto quattro anni (1624-1627), raggiungendo in seguito Roma, dove rimase circa due anni dipingendo per un quadraro; da Genova salpò con il fratello Riccardo per la Francia, dove a Lione aveva parenti. A Aix-en-Provence si ammalò di peste e ne guarì (1629). Fu in seguito a Digne, Montpellier, Arles, Lione, Chateau de Fléchères dipingendo opere scomparse. Chiamato a Parigi dal primo presidente del Parlamento, ebbe un duello con un gentiluomo che lo costrinse ad una fuga che lo riportò in Italia, a Milano. A Milano ottenne tra il 1634-1635 i primi successi italiani, ma vi rimase poco tempo, per trasferirsi poi a Brescia in compagnia di una donna dalla quale ebbe un figlio e che sposò in seguito ad un evento misterioso. Come ha scritto il Dal Poggetto: «Che il soggiorno bresciano-bergamasco sia stato lungo e importante si può dedurre, oltre che da un numero incredibile di dipinti che stanno tornando alla luce soprattutto in provincia di Brescia, anche da un verso famoso del Boschini ("se vede ben che l'è sta' un pezzo a Bressa")».


Per oltre un ventennio, almeno fino al 1652, il Ricchi visse e operò in Lombardia e nel Trentino, senza tuttavia lasciare che esili tracce dei suoi spostamenti e firme e date sulla stragrande maggioranza dei suoi quadri. Come ha sottolineato il Dal Poggetto: «Non è riemerso niente del suo soggiorno a Milano, ma sappiamo con certezza che, per periodi più o meno lunghi, Pietro ha operato a Bergamo e nella bergamasca (e in particolare ha soggiornato al castello di Malpaga, dove ha lasciato un grosso ciclo di affreschi); che ha abitato a Brescia, a Cremona, dove tuttavia non si conoscono opere sue e nel Trentino (a lungo ha certamente soggiornato a Riva del Garda, dove, nei tanti affascinanti dipinti murali di Santa Maria Inviolata, ha lasciato forse il suo capolavoro); che ha eseguito dipinti per innumerevoli chiese e palazzi del bresciano, sia della bassa che delle valli; e infine che sicuramente ha soggiornato almeno in due occasioni a Bagolino (Brescia). Dalle date che si possono fissare dei suoi soggiorni nel Bresciano sappiamo che: dal luglio all'agosto 1636 e dall'agosto al settembre 1637 è a Bagolino per eseguire affreschi insieme a Ottavio Viviani; nel 1643 è documentata un'opera perduta nella bresciana chiesa di S. Maria dei Miracoli; nel 1645 eseguì una tela per S. Francesco a Brescia collegata a un fatto di cronaca nera avvenuto nel novembre del 1644. L'anno 1647 è documentatissimo e quindi centrale nell'intensa attività bresciana di Pietro Ricchi: in quell'anno finisce l'"Immacolata" di Verolanuova (Brescia), firma e data la 'Strage degli Innocenti' in S. Maria Mater Domini a Bergamo, è pagato per la "Deposizione" di Ghedi (Brescia). A queste tre grandi pale seguono, nel 1648, documenti che attestano l'avvenuta esecuzione della pala di Chiari (Brescia) e dei "Misteri" di Flero (Brescia). Nel frattempo il Ricchi è, nel 1637-1638, in continuo movimento fra Gavardo e Bagolino; mentre apre bottega stabile a Brescia, nel 1641 risulta abitante nella parrocchia dei Ss. Faustino e Giovita. Qui lavora per chiese bergamasche, trentine, ecc. Per le chiese bresciane produce pale d'altare per la chiesa dei Miracoli (1643), di S. Francesco (1644), Verolanuova (1646), Ghedi (1647), S. Gervasio (1647). Il 15 febbraio 1646, come rileva il Passamani, risulta appartenente al Sindacato bresciano dei Pittori, Vendi Colori e Battiloro. Fra gli iscritti figurano anche Stefano e Ottavio Viviani, Bernardino Gandino e Pietro Chiodi, intagliatore dell'ancona che racchiude la pala del Ricchi a Gavardo. Singolare l'inconveniente capitato a Verolanuova, dove nel 1647 Marco Morosini, vescovo di Brescia, in visita alla parrocchiale di Verolanuova, trova indecente il dipinto del Ricchi raffigurante Adamo ed Eva e stabilisce che entro due mesi si aggiunga una foglia di fico alle figure, sotto pena di vietare la celebrazione all'altare.


Probabilmente sempre da Brescia esegue altre pale per Rimini, Verona, Trento, Clusone, mentre nel 1649, l'11 luglio, Pietro Ricchi compare come testimone al battesimo di Ludovico Carra, figlio dello scultore Carlo, nella chiesa di Sant'Alessandro a Brescia. La secondogenita dello scultore, Anna Maria, nel 1646 ebbe inoltre per padrino il pittore Stefano Viviani, notizia che conferma i legami del Ricchi con la famiglia di pittori bresciani ai cui lavori è spesso affiancato. Dal documento il pittore risulta residente nella parrocchia del Duomo. Nel 1652 si trasferisce a Venezia, dove continua un'intensa attività per chiese trentine, veronesi, lucchesi, veneziane, bergamasche ecc. Nel 1659 esegue la pala di S. Giacomo per la parrocchiale di Verolanuova. Dal 1659-1661 si trasferisce a Padova e nel 1663 lavora a Venezia, a Vicenza, Padova, lavorando ancora per chiese di altre città. Muore a Udine il 15 agosto 1675.


La sua pittura si alternò fra legnosità e durezze lombarde e vertici di lirismo e di cromatismo. Notevoli le influenze bresciane. Molti critici hanno in recenti interventi sottolineato come nella sua esperienza pittorica si riscontrino veri contributi culturali, ma anche l'elemento sentimentale proprio del Romanino, al quale Luciano Anelli ha aggiunto influenze dal Savoldo, dal Terzi, moltissime congiunture "più nel dare che nell'avere" dal Barbelli, con componenti del Veronese, mentre lo stesso Anelli ha invitato a verificare i rapporti ("tutti nel senso del dare") con Bernardino Gandino e altri pittori bresciani.


Pittore "girovago" non solo per le esperienze di uomo, ma anche di pittore non ebbe , come sottolinea Francesco De Leonardis, sostanziali legami con la terra d'origine e, spostandosi da un luogo all'altro dell'Europa in cerca di commissioni, ebbe modo di conoscere ed assorbire i diversi linguaggi che vi si praticavano. Arrivato a Brescia dopo la peste del Manzoni, che aveva falciato i migliori pittori locali e sfasciato i grandi cantieri, come quelli delle Grazie, del Carmine, di S. Faustino, di S. Francesco, portava con sè, come ha scritto F. Lorenzi «un bagaglio complesso, di vena rapinosa e prensile («più veloce d'una frezza», fu detto) tra classicismo tosco-emiliano (fu anche a Bologna a bottega da G. Reni, ma fu soprattutto attratto dalla vena fiabesco-visionaria del Mastelletta), tardo caravaggismo romano (fu a Roma) e internazionale (tentò la fortuna in Provenza e nella regione di Lione: Rosenberg auspica un'esplorazione in zona per far affiorare le sue opere totalmente sommerse). Un caravaggismo fatto gusto chiaroscurale, piegato a tenebrismo moderato, a dosatura di riflessi, specie nei chiarori vaganti delle candele, su impasti spessi di epidermidi e stoffe, a giustezza astratta di luci e ombre; e un retaggio di tardo-manierismo eccentrico e lambiccato, in un'interpretazione ritmica più che muscolare della forma umana, in una luce ora morbida e ambigua, ora guizzante e dissonante. Nel suo stile si mescolano le influenze di un po' tutti gli ambienti per cui si trovò a passare ed egli ci appare come una spugna imbevuta di molti succhi prelibati che egli distilla con rigore e personalità. Resta al fondo il solo strato permanente della sua formazione che è il manierismo toscano, su cui anche la forte influenza di Caravaggio si innesta, ma restando in superficie. Ricchi infatti è un grande narratore di storie, che, anche quando sono storie di santi e di padri della chiesa, conservano una sfumatura di profano, un gusto della caratterizzazione psicologica, della situazione narrativa, che ci fanno pensare ad una vocazione di pittore di corte, magari la corte di Luigi XIII, travestita da pittura devota e vagamente popolare per i grandi teleri d'altare che i parroci di Veneto, Trentino, Lombardia e Friuli gli commissionavano dopo la terribile peste del 1630».


SUE OPERE NEL BRESCIANO: AFFRESCHI: BAGOLINO - Parrocchiale - Prima cappella a destra: "S. Caterina d'Alessandria" ; "S. Maria Maddalena". Prima cappella a sinistra: "S. Chiara" (ridipinto); "S. Bernardino" (ridipinto) (Affreschi, cm 136 base). BIENNO - Parrocchiale - Prima cappella a destra: "S. Lucia" (a destra dell'altare); "S. Cecilia" (a sinistra dell'altare); "Martirio di una Santa" (parete sinistra della cappella); "S. Orsola e le compagne" (a sinistra nella volticina della cappella); "Scena con gentiluomini" (a destra nella volticina della cappella); "Sposalizio di S. Caterina" (parete destra della cappella); "Angelo con corona e fiori" (al centro nella volticina della cappella); "Puttino" (parete sinistra della cappella); "Puttino" (parete destra della cappella); "Puttino" (pilastro d'ingresso, a sinistra); "Puttino" (pilastro d'ingresso, a destra); (Affreschi, rispettivamente base cm 84 i nn. 1-2; base cm 113 i nn. 3-11). PONTOGLIO - Parrocchiale Vecchia: Presbiterio: "Incoronazione della Vergine"; "Funerali della Vergine" ; "Vescovo" ; "Cardinale" ; "Quattro Profeti" (sottarco); Cappelletta in fondo a sinistra: "Ultima Cena"; "Gesù nell'orto degli ulivi", "Sacrificio di Isacco" (Affreschi).


TELE D'ALTARE E DA CAVALLETTO: AGNOSINE: parrocchiale: "SS. Trinità e Ss. Francesco, Giov. Ev., Carlo B. e Rocco"; "Natività": (tela cm 188 x 145). ASOLA: parrocchiale: Transetto di destra: "Ultima Cena" (cm 473 x 255). BAGNOLO M.: parrocchiale: "S. Michele arc. tra S. Nicola da Bari e S. Francesco" (prima del 1644). BAGOLINO: parrocchiale: "Madonna col Bambino e i Ss. Agostino e Monica" (tela cm 300 x 250). BOGLIACO: Casa parr.: "Sacrificio di Isacco" (tela, cm 73 x 98). BRENO: parrocchiale: primo altare: "S. Siro fra i Ss. Francesco di A. e Maurizio, in alto il Padre Eterno" (tela cm 290 x 205). BRESCIA: S. Francesco d'A.: "Il Purgatorio" (olio su tela cm 560 x 327); "S. Antonio di P. e oranti" (olio su tela cm 243 x 151); Pinacoteca Tosio M.: "Madonna col Bambino"; Palazzo vescovile, Salone: "Ritratto del vescovo Vincenzo Giustiniani" (olio su muro). Collezioni private: "Madonna del Rosario" (tela cm 150 x 61); "SS. Trinità" (tela cm 46 x 83); "Ritratto equestre di Tommaso Caprioli" (tela). CARPENEDOLO: parr.: parete sinistra in alto: "S. Antonio di P. e Gesù B." (tela, cm 170 x 110 c.). Madonna del Castello: "Madonna col Bambino" (olio su tela, cm 175 x 70). CHIARI: parr.: Cappella del SS. Sacramento, "Pietà e Angeli con i simboli della Passione". CORTICELLE PIEVE: parr.: "Crocifisso fra i Ss. Carlo e Rocco" (tela cm 265 x 168). FLERO: parr. "14 Misteri del Rosario" (tele cm 25 x 25). GARDONE VT: parrocchiale: "Presentazione al Tempio e S. Bernardino da S." (olio su tela cm 265 x 198). GAVARDO: parrocchiale: "S. Nicola da T." (olio su tela cm 295 x 200). GHEDI: parr.: secondo altare a sinistra: "Deposizione" (tela, cm 295 x 215); terzo altare a destra: "15 Misteri del Rosario" (tele cm 20 di base ciascuna). LODRINO: parr.: "Madonna col Bambino e Ss. Carlo e Antonio Ab." (tela cm 310 x 185). LOVERE: Pinacoteca Tadini: "Orazione nell'orto" (olio su tela cm 102 x 72); "Testa di Giovane donna e profilo virile" (olio su tela cm 44 x 37). MARCHENO: Santuario della Madonna: "S. Antonio ab., S. Domenico da Guzman" (tela, cm 90 x 70 ciascuna). MESSAGA DI TOSCOLANO M.: "Madonna col Bambino e S. Antonio di P.". OFFLAGA: Santuario Madonna della Formica, "S. Antonio di P. con Gesù Bambino". POLPENAZZE: parr.: ultimo altare a sin.: "L'Immacolata e Angeli Musicanti" (tela cm 264-251). PONTOGLIO: parr., secondo altare a destra: "Due Angeli con Ostensorio e i Ss. Rocco, Giov. B., Pietro e Paolo" (tela). S. FELICE DEL BENACO: parrocchiale: "Incoronazione della B.V. e i Ss. Nicola da B., Antonio di P., Lucia e Bernardo da Chiaravalle" (olio su tela cm 270 x 188). S. GERVASIO B.: parr.: primo altare a sinistra, "B. Vergine col Bambino e anime del Purgatorio". URAGO MELLA: parr.: "Madonna col Bambino, Ss. Bartolomeo, Emiliano, Lorenzo e Cristoforo". VEROLANUOVA: parr., secondo altare a destra: "S. Francesco Sav., in alto Cristo tra Ss. Chiara e Monica" (tela cm 442 x 300); terzo altare a destra, "Immacolata e Cacciata dal Paradiso terrestre" (tela cm 400 x 250).


OPERE PERDUTE: BAGOLINO, parrocchiale, abside: "Incoronazione della Vergine, due Angeli che sostengono l'Ostia" (affresco). BRESCIA: S. Barnaba, Cappella Madonna della cintura (affreschi); Cappella della Vergine (affreschi). S. Domenico: "B.V. e Ss. Domenico e Maria Maddalena". S. Giov. Ev.: "Natività di S. Giovanni Battista". S. Giulia: parlatorio; S. Maria dei Miracoli: "l'Incoronazione della Vergine"; Ss. Nazaro e Celso: "S. Carlo B."; S. Orsola: "Martirio di S. Orsola"; Broletto: ("Battaglie" nell'appartamento del Capitano); Palazzo Martinengo Colleoni: ("Apollo, Ercole e diverse battaglie"); Collezione o Quadreria Paolo Brognoli ("Natività"); Casa Busone ("dei greci, otto virtù, putti"); Galleria Lechi ("Martirio di un Santo", "la Casta Susanna", "ritratto e altri quadri sacri", tutti scomparsi nel saccheggio del 1799); palazzo Terzi Lana ("ritratto e altri soggetti"); CARPENEDOLO: parr.: "Anime del Purgatorio". OSPITALETTO: ("Ritratti dei Reali d'Ungheria"). PIEVE DI TREMOSINE: (tele).


Altre opere a Bagolino, Brescia (Duomo Nuovo, S. Lorenzo), Carpenedolo, Chiari, Corticelle Pieve (parrocchiale), Erbusco, Gardone V.T., Mompiano gli sono state, secondo Paolo Dal Poggetto, erroneamente attribuite.