RICAMO e ricamatori

RICAMO e ricamatori

Lavoro di cucito consistente nell'esecuzione di punti decorativi su un tessuto, secondo un disegno predisposto. Il ricamo è sempre eseguito su un tessuto di fondo, diversamente dal pizzo che generalmente è un intreccio senza supporto, ottenuto con l'ago o i fuselli o altro. In Europa i ricami, utilizzati fin dall'epoca medievale per decorare oggetti personali, erano destinati soprattutto, come ha scritto P. Venturelli, "all'illustrazione di dotti programmi iconografici sia nel campo civile che ecclesiastico". I ricamatori italiani di quel periodo sono già abilissimi nella realizzazione del ricamo in oro e sono raggruppati in paratici (c'è quello dei "battiloro" cioè di coloro che preparano i filati metallici, quello dei ricamatori ecc.). Pittori famosi come il Botticelli, il Pollaiolo, Andrea del Sarto, Raffaello ecc., sono coinvolti nell'arte del ricamo, impegnati a fornire i modelli dei disegni.


Il ricamo si estende a moltissimi oggetti ed è ampiamente utilizzato nell'ambito ecclesiastico (stendardi, paliotti, addobbi da chiesa, tovaglie d'altare, vesti liturgiche, ecc.) fin dagli inizi del XV secolo. Numerosi in questo periodo i ricamatori di corte che lavorano anche per l'ambito ecclesiastico.


Nel '500 scuole e laboratori cominciano a sorgere in gran numero. Al lavoro dei ricamatori riuniti in corporazioni si affianca quello delle donne e quello nei conventi. Si formò quindi una tradizione che fin dai tempi antichi rappresentò uno svago per le damigelle di buona famiglia che attendevano ai loro corredi. I maggiori centri di produzione di stoffe ricamate erano a Milano, Alessandria, Venezia, Mantova, Ferrara, Bologna, Firenze, Siena, ecc. Le maestranze specializzate provenivano da questi centri. A Brescia già nel '400 lavoravano ricamatori generalmente forestieri. Tra questi, famosissimi furono i ricamatori di Milano. Nel 1423 è documentata a Brescia la presenza di due ricamatori milanesi: "magister Johaninus de Besozero de Mediolano recamator" e "Zanino de Besocio". Del 1442 è un "magister Jacobus", ricamatore per il vescovo di Brescia; nelle Provvisioni 8 giugno 1484 è ricordato un Bartolomeo da Alessandria. Del 1560 è uno "Zacharia de Regio" ricamatore a Brescia in contrada S. Giovanni; nel 1569 c'è un Jo. Jacobus de Baldis; nel 1640 un Paolo qd. Giacomo, "a turre de Balsemo", di anni 45, ricamatore a Brescia in contrada S. Agata. Non c'è nessun accenno a insigni artefici ricamatori bresciani. Ricercatissimo nell'arte del ricamo il refe benacense (v. Refe), filato, ritorto ed imbiancato a Salò e nella Riviera. A Toscolano fu stampato verso il 1532 dal tipografo Alessandro Paganini (v.) uno dei primi libri sul ricamo: il "Burato" o "Libro de' rechami" ("Il libro del Burato, libro de recami per el qual se impara in diversi modi l'ordine e il modo per recamare"), con bellissime xilografie che riproducono disegni per ricami. Numerosi provvedimenti emanati dal governo veneto si sono succeduti contro il lusso sfarzoso, ma sono inefficaci e finiscono col consacrarlo come privilegio delle classi dominanti. Con provvedimento del 24 gennaio 1556 viene per esempio proibito tra l'altro portare o eseguire "recami fatti così a telaro come a vocchia", con severe punizioni per i trasgressori.


L'arte del ricamo fu rinvigorita in ambito ecclesiastico dalle "Instructiones" del 1577 di S. Carlo Borromeo, che ne proponevano l'utilizzo nei paramenti per le chiese della diocesi. Tessuti già preziosi vengono impreziositi ulteriormente con ricami in filato d'oro e d'argento e sete policrome.


La produzione di ricami continuò ininterrotta fino alla fine dell'Ottocento, invadendo anche il settore dell'abbigliamento civile. La ditta Caprettini, con la sua biancheria finemente ricamata, è presente in città fin dal 1884. All'Esposizione industriale operaia del 1889 nel settore ricami si segnalarono particolarmente Teresina Rossini, con laboratorio in via Trieste 19, per un quadretto su cui è intrecciato in seta a colori un paesaggio notturno con chiaroscuri e prospettive "che sembra uscito più dal pennello che dall'ago", e Luigia Barabanti, con un lavoro eseguito in più di un anno con 41 varietà di punti. All'inizio del secolo, tra le ditte specializzate in campo ecclesiastico (paramenti sacri, vesti liturgiche ecc.) si distinse la "Premiata Tessitura Serica-Manifattura e Ricamo" di Antonio Garzoni, con negozio, laboratorio e magazzino in via Mercanzie 21 e reparto tessitura fuori Porta Milano al n. 26. Nel Catalogo Illustrato della Sezione Arte Sacra dell'Esposizione Bresciana del 1904 in Duomo Vecchio sono ricordati splendidi ricami che adornano i paramenti delle chiese della città e provincia. Tra i migliori paramenti conservati nelle chiese cittadine sono da ricordare nel Santuario delle Grazie paramenti del '700 completi per tre sacerdoti con ricamo in oro su tessuto di saglia (tessuto preziosissimo in oro e lino) lavorati in traversato (ricamo imbottito), usati dal futuro Papa Giovan Battista Montini per la sua prima messa alle Grazie; a S. Nazaro una pianeta in tessuto d'oro ricamato in oro lamellare e riccio; a S. Faustino una magnifica tovaglia recentemente restaurata dal laboratorio di S. Nazaro.


L'arte del ricamo era praticata in diversi Istituti bresciani. Alle suore (le Dorotee, le Figlie della Carità, le Suore di S. Maria Bambina, le Poverelle, il Pio Luogo Rossini, ecc.) si affiancava anche l'Istituto Artigianelli di via Veronica Gambara. Anche le Canossiane avevano una scuola di ricamo: negli anni Venti-Trenta molto esperta e quotata per i ricami raffinati e creativi era madre Ancilla Sembenelli e anche madre Albertini. A Brescia, in via Pendente n. 490 (via F.lli Lombardi), aveva sede la Scuola privata femminile specializzata "in ogni genere di lavori donneschi"; la professoressa Berneri (titolare dell'Istituto Berneri, che eseguì tra l'altro vari ricami per la parrocchiale di Trenzano) dava lezioni in via Cairoli 7 e in via Tosio l'Istituto Famiglia, laico, era affidato alla maestra Silvia Portieri.


Il ricamo mescolava il lavoro artigiano e il nobile impegno educativo. Ai primi del Novecento a Pisogne c'era una scuola di ricamo, fondata per interessamento della contessa Damioli Loro, affidata alle Ancelle della Carità. Tale scuola potè ornarsi dell'ambito titolo di "fornitrice della Casa Reale" e venne apprezzata in Francia, Svizzera, Inghilterra. Durò fino ai primi anni del dopoguerra. Nel 1901 l'Annuario Guida di Apollonio elencava in città 12 tra ricamatori e ricamatrici. Le suore di S. Marta di Rodengo Saiano negli anni Venti avevano aperto in località Muraga un laboratorio industriale di ricamo delle mostrine militari e dei gagliardetti. Nel 1920 circa a Brescia era quotato il laboratorio delle sorelle Campostrini. Rinomato anche quello di Francesca (Gina) Pizzamiglio (n. a Brescia l'11 luglio 1917) aperto nel 1935 in via Moretto 68, distrutto dal bombardamento del 13 luglio 1945. Sfollata a Passirano in casa Bendiscioli, la maestra Pizzamiglio ricamò corredi e biancheria alle nobili Barboglio, Ducos, Maggi, Fassati, ecc. Nel 1947 aprì nuovamente il laboratorio a Brescia, in via Patrioti, di fronte ai Fatebenefratelli, ed infine, dal 1964, in via Dante 29. Ebbe fino a 17 lavoranti. Con lei collaborò per più di quarant'anni il disegnatore Gandini di Milano. Dal suo laboratorio uscirono i migliori corredi delle più note famiglie bresciane, apprezzati per il punto piccolo e per la leggerezza, raffinatezza e perfezione del ricamo. Ebbe clienti anche all'estero: a Zurigo, Basilea, Parigi, in California. Suoi ricami giunsero fino al Negus d'Etiopia Ailè Selassiè. Il laboratorio Pizzamiglio fu chiuso nel 1976, ma la maestra Gina fondò nel 1984 con don Stefano Olivetti una scuola di taglio, cucito e ricamo presso la parrocchia di S. Alessandro.


Nel 1938 a Brescia vi erano 16 ricamatori e ricamatrici e qualche disegnatore di biancheria. L'arte del ricamo, diffusa fino agli anni Cinquanta (le ragazze usavano il loro tempo libero per confezionare a mano la biancheria e ricamare il corredo nuziale) è ora andata quasi in disuso, soprattutto per l'avvento delle macchine ricamatrici, ma anche per il cambiamento dello stile di vita e perché molti sono ora i negozi di prodotti confezionati. Il bel ricamo durò fino agli anni Cinquanta. In quel periodo le riviste specializzate sostennero la diffusione sul mercato del ricamo fiorentino, meno raffinato perché ha il punto più lungo, mentre negli anni Sessanta e Settanta il mercato fu invaso da ricami a mano cinesi e giapponesi. Ultimamente c'è un rinnovato interesse per il ricamo, come testimoniano ad esempio la scuola di ricamo aperta a Ponte San Marco negli anni Ottanta dai coniugi Alba e Diaz Botticini; quella aperta nel 1982 a Costorio di Concesio nei locali della scuola materna da Rowena Gares; dal 1993 ne funziona una anche a Sarezzo, ecc. Nel 1987, per iniziativa di don Osvaldo Mingotti, è stato aperto a Brescia nella canonica della chiesa di S. Nazaro, in via F.lli Bronzetti 5, un laboratorio di restauro di antichi paramenti liturgici, diretto da Paola Arrighini Belleri con la preziosa collaborazione di Lucia Solazzi Corini e di qualche altra volontaria, che ha provveduto al restauro di tutti i paramenti della chiesa di S. Nazaro, tra cui la famosa tovaglia d'altare detta "del pellicano" (sec. XIX), dei paramenti del Santuario della Madonna delle Grazie e alla confezione di paramenti nuovi utilizzando antichi tessuti di recupero. Il restauro consiste nella ricostruzione delle trame o nel riporto, su tessuti antichi di recupero o su nuovi tessuti di fondo, dei ricami degli arredi sacri. Per restaurare le sottilissime trame del tulle sono stati anche utilizzati, come fili, i capelli.


Per il centenario della ditta Caprettini, nel maggio 1984 è stata allestita a Palazzo Fenaroli in via Moretto, a Brescia, la mostra "Grandi maestri del ricamo". Dal dicembre 1993 il gruppo "Amici degli anziani" della parrocchia di Cristo Re a Borgo Trento, in Brescia, allestisce la mostra "Il ricamo nel tempo", rassegna del ricamo antico. Nell'ottobre 1996 a Capodiponte, presso le suore Dorotee di Cemmo è stata allestita dal Centro culturale pedagogico della Fondazione Cocchetti in collaborazione col Museo della Donna di Ciliverghe, una mostra di ricami e pizzi antichi. A cura dello stesso Centro è stato proposto "Il filo camuno", una serie di laboratori volti a rivalorizzare l'abilità femminile nel ricamo in genere, nel lavoro a maglia, nell'uncinetto ecc., secondo un'antica tradizione camuna.


In occasione del "marzo-donna" il MO.I.CA. ha organizzato nel marzo 1994 e 1995 a Palazzo Martinengo a Brescia la mostra "Il raro e il prezioso", con esposizione anche di antichi preziosi ricami. Il Museo della donna (v.) di Ciliverghe ha anche una ricchissima sezione di pizzi e ricami, sia in bianco che a colori, di provenienza italiana, europea ed extraeuropea, con esempi soprattutto dal Settecento in poi, con una raccolta di libri anche sul ricamo e riviste femminili della fine dell'Ottocento.