QUARANTORE

QUARANTORE

Pia pratica eucaristica invalsa per onorare Gesù Cristo durante le 40 ore in cui giacque morto nel sepolcro, attraverso la pratica liturgica di deporre l'Ostia consacrata nascosta in apposito altare sotto forma di sepolcro. Sembra che come tale venisse già praticata con il titolo "Oratio Quadraginta horarum" prima del 1216 dai Battuti di Zara nella chiesa di S. Silvestro negli ultimi tre giorni della Settimana Santa; fu poi ereditata nella stessa città fin dal 1439 dai terziari francescani e anche con la Confraternita in "Coena Domini". É ancora aperta la questione se nella forma che ha poi preso e che ancora conserva di esposizione solenne e pubblica (in forma visibile e solenne) in sempre più sontuosi apparati per 40 ore distribuite in 3 giorni (in 4 d'inverno) sia stata avviata da S. Antonio Maria Zaccaria fondatore dei Barnabiti, o dal p. cappuccino Giuseppe Piantanida da Fermo vero iniziatore della pia pratica a Milano. Per Brescia la nascita della stessa è senz'altro da attribuirsi al cappuccino presente in città già nel 1536 nell'appena sorto convento della Badia. P. Isidoro da Milano sostiene che già in quell'anno p. Giuseppe da Fermo avrebbe voluto contraccambiare il dono, da parte della città, del convento con l'istituzione delle Quarantore, ma che, chiamato a Roma, dovette rinunciarvi. Lo stesso p. Giuseppe Piantanida ne avrebbe introdotta la pratica nel convento cappuccino della Badia, detto la Porziuncola di Brescia. L'occasione propizia perchè la pratica si imponesse si presentò successivamente, nel 1549, quando trovandosi a Brescia il Vergerio, in fama di apostata, p. Giuseppe da Fermo, dopo aver tentato inutilmente di avvicinarlo, d'accordo col Vicario Generale adunò una domenica la popolazione della vecchia chiesa dei Santi Faustino e Giovita e lo invitò inutilmente a celebrare con lui nella Cattedrale, auspici i martiri bresciani, le Quarant'Ore. E per quattro giorni consecutivi (tale l'usanza invernale) egli al popolo accorso parlò della Eucaristia, centro di unità e fortezza contro le correnti eresie. Pochissimo tempo dopo un ordine spiccato dai Reggenti del Comune, faceva partire immediatamente il Vergerio, che trovò rifugio solo nella Germania di Lutero. Con le Quarantore in Duomo cominciò il 29 febbraio 1580 la visita apostolica di S. Carlo B. che già nel 1565 ne aveva ordinato la diffusione nel I Concilio Provinciale.


Ma fu soprattutto il bresciano p. Mattia Bellintani il primo ad inquadrare in un preciso contesto di pratiche la pia devozione in un "Trattato della santa orazione delle Quarantore" pubblicato a Brescia nel 1588. Egli, istituzionalizza la pratica in 40 processioni, ciascuna succedentesi per un'ora nell'adorazione Eucaristica; e per tutte, ad ogni ora, vuole che si tenga un devoto sermone. Ed egli stesso, fedele al primo proposito, non abbandona quasi mai l'Altare, nè giorno nè notte, per infervorare gli altri colla parola e l'esempio. Trovandosi superiore nel vicino convento dell'Abbadia l'anno 1583, il Vescovo Bollani, che già meditava sulla riforma della Diocesi, lo chiamò per la Quaresima in Duomo. La domenica delle Palme p. Mattia fece esporre le Quarantore. Suffragate dall'esito sempre felice, le norme bellintanee vedevano finalmente la stampa in Venezia nel 1586, col titolo: «Ordini di fare le 40 ore...» da accomodarsi per ogni città che le usasse. E quando il Bellintani terrà le 40 ore un'altra volta nel Duomo di Brescia l'anno 1588, il tipografo Sabbio giungerà in tempo a stampare per la domenica delle Palme un altro scritto del Bellintani il «Trattato delle 40 ore», in appendice al quale aggiungerà i suddetti «Ordini...» accomodati per Brescia.


Quanto valessero le norme organizzative di questo Padre, lo dicono le edizioni che esse ebbero in quel tempo: a Roma, sulla fine di quell'anno stesso 1588; a Pavia l'anno seguente; a Padova due anni dopo, benché modificate secondo le locali opportunità. Il rilancio in grande della pia pratica si ebbe con p. Giacinto dei conti Natta di Casale Monferrato, il quale, dopo averla predicata a Bergamo, Milano (1613), Roma (1614), la predicò nel 1615 a Brescia in Duomo Vecchio, come raccontano i "Diari" dei Bianchi «con le massicce pareti e i piloni ornati di panni scuri e festoni in seta gialla; un padiglione dietro l'altare bianco e turchino, sovrastante la custodia del SS. Sacramento tra figure d'angeli paradisiache; candelieri e altri apparati in oro e argento». Sicchè, si narra, quando furono accesi i lumi, tutta la «Macchina parve un Cielo e un Trono empireo». Nella processione d'apertura p. Giacinto «coronato di spine, cinto di corda e catena, portava una gran croce». Moltissimi, specie Cavalieri e Deputati pubblici seguivan vestiti di sacco penitenziale, scalzi e con la croce sulle spalle. In ginocchio, sul palco appositamente eretto, il predicatore con il sermone di apertura a tutte le Compagnie succedentesi nell'adorazione, rivolse la fervorosa sua parola. Vennero le parrocchie fin da 5 miglia fuori città; «ventiduemila si son contati tra uomini e donne in queste 40 ore» assicura O. Rossi. Ad evitar disordini, la porta d'ingresso della Rotonda era in quei giorni custodita dai Cavalieri principali della città, in abito penitenziale. Solo questo fece desistere cinque forestieri da un proposito d'omicidio. Per quelle 40 ore l'ulivo della pace rifioriva; con lacrime anzichè con firme si rimisero quelle ingiustizie e quei rancori che il duello non sa spegnere che col sangue; mucchi di armi sono deposti ai piedi del predicatore, nonchè cuffie e zazzere, trofei della moda. Alla stessa maniera predicò le 40 ore alcuni anni dopo (1619) il celebre p. Paolo D'Asti, che scrisse anche un libretto in preparazione a quella solennità. Con apparato «più maestoso» di tutti i precedenti si celebrarono (1622) quelle predicate dal predicatore cappuccino p. Francesco Nevi, genovese.


Frutto particolare delle Quarantore fu la Società Apostolica delle Quarantore, iniziata nel 1608 per interessamento del vescovo mons. Marino Giorgi per sovvenire al personale addetto e agli apparati, dietro richiesta del capitolo della Cattedrale e del predicatore, società che è coincisa con la Congrega Apostolica. Nel frattempo grazie a Cappuccini e Gesuiti la pratica venne sempre più diffusa. A Limone del Garda le Quarantore sostituirono nella seconda metà dell'800 i Tridui. Solenni, anche se di solito meno fastosi di quelli dei Tridui (v. Tridui sacri), gli apparati che videro l'impegno anche di noti artisti fra i quali il Soratini, il Turbini ecc. Grandiosi apparati si trovano in molte chiese della Diocesi (da Verolanuova a Chiarì, a Calino, a Bienno, ad Anfo) e, in città a S. Alessandro, S. Maria Calchera ecc. Solennissime le Quarantore in città che si aprivano a S. Giovanni il giorno dell'Epifania e si svolgevano per turni fissati da un calendario in tutte le parrocchie della città ed anche in chiese sussidiarie, per finire il Martedì Santo in Cattedrale con turni di processioni delle parrocchie e di Pie Unioni e con una solenne funzione eucaristica. A Travagliato le Quarantore sembrano risalire al 1647 quando venne acquistato l'imponente "apparato effimero", rimesso in opera poi nel 1995 su iniziativa del prevosto don Mario Turla. A Chiari vennero introdotte il 15 marzo 1665 per delibera della Scuola del SS. Sacramento mentre solo il 15 settembre 1761 i confratelli della stessa Scuola affidavano a Gaspare Turbini il progetto della "macchina" realizzata un anno dopo dall'intagliatore Giuseppe Marini di Tagliuno e dorata dal coccagliese Grazio Bresciani. In forma meno fastosa le Quarantore vennero rilanciate, con particolare indulgenza, nell'Anno Santo 1933. In declino negli anni '60 sono ancora sentite, con la riscoperta di vecchi apparati, in alcune parrocchie.