QUALINO

QUALINO (in dial. Qualì, in lat. Qualini)

Piccolo centro, a m. 390 s.l.m.; è frazione del Comune di Costa Volpino in provincia di Bergamo, ma in diocesi di Brescia. Si trova sulla cosiddetta Costa di Volpino superiore detta anche Costa di Lovere.


ABITANTI (nomignolo: pelafich): 600 nel 1567, 500 nel 1573.


Il nome viene fatto derivare secondo qualcuno da Aqualinus, un probabile proprietario romano; secondo altri il termine indicherebbe un terreno ricco di acqua o da "aqualis" un canale, corso d'acqua, con caduta poi della prima vocale, caduta dopo essere stata confusa con la preposizione "ad". Gabriele Rosa è ricorso invece ad una derivazione da "Coalino" o "Covalino" nel significato di piccola caverna; interpretazione questa che connette il nome con le colline chiamate Quaia (a Pianico, Borgo di Terzo e Parre), con "Büs del Quai" presso Iseo, con Coèl (Còvelo) frazione di Iseo, con la Valle di Quàl affluente del Borlezza. Onde la derivazione da Quai, Qual, Cova, Qualì, Quaia = collina rocciosa, cima di monte.


Nel novembre 1972 durante lavori di scavo affiorarono una decina di tombe che alcuni esperti assegnarono al periodo tardo celtico. Come scrive Martino Campagnoni Qualino "era già al tempo dei romani per la salubrità del clima, la bontà delle acque, la panoramica posizione" particolarmente apprezzato. Appartenne al pago e poi alla pieve di Rogno che, in località Branico, ebbe un ospizio dedicato a S. Bartolomeo. Il luogo assunse importanza nei sec. X-XI in occasione delle invasioni ungare quando come a Volpino e Ceratello vi venne eretto un castello, che fu affidato in feudo ai Brusati detti di Montecchio, parenti o emanazione dei Martinengo. Sorgeva su una piccola altura a E verso Val Supino, chiamata ancora "il Castello" di cui il Maironi scriveva nel 1820: "In vicinanza della chiesa parrocchiale esistevano le vestigia del suo antico castello, il quale fu di non piccola importanza durante le aspre contese fra i Bergamaschi e i Bresciani nei secoli XIII e XIV e dappoi ancora". L'importanza di Qualino è confermata dalla tradizione che vuole un Gezio da Qualino arruolato nella crociata del 1146, propagandata da S. Bernardo, e che avrebbe preso parte all'assedio di Damasco del luglio 1148. Ma assume importanza specialmente quando nel 1123 Giovanni Brusati, si dice in partenza per le Crociate, vendette i diritti feudali su Volpino, Ceratello e Qualino a lui assegnati dal vescovo di Brescia, al Comune di Bergamo. Le ostilità si protrassero fino al 1255 sfociando anche in lotte cruente (come quella delle Grumore del marzo 1156), in ricomposizioni, in contese e rappacificazioni nelle quali intervennero Papa Adriano IV, a sostegno di Brescia e l'imperatore Federico Barbarossa a sostegno dei bergamaschi (v. Volpino).


Il paese fiorì a nuova vita nel '500, periodo durante il quale assunse l'assetto urbanistico e architettonico per cui Martino Campagnoni ha scritto che: «Si possono ammirare ancora in parte, strutture di case cinquecentesche che costituivano in maggioranza il centro storico; purtroppo per molte disattenzioni e per un mancato intervento a tutela del centro storico da parte delle autorità preposte rimangono ben poche testimonianze ed anche queste dislocate nelle varie case ristrutturate. Tipiche strutture che si possono vedere sono i portali d'accesso alle case in arenaria grigia di Sarnico, che fu la materia principale per tutti gli elementi di un certo rilievo architettonico. L'uso di queste pietre è stato determinato oltre che dalla vicinanza delle cave, dall'ottima lavorabilità. Altra struttura è il portico con colonne di pietre di Sarnico, archi e volte a tutto sesto in pietra locale e malte di calce ottenute con i forni rudimentali che tutt'oggi si possono vedere in località "Valder"». Del resto p. Gregorio di Valcamonica nel 1698 poteva scrivere che Qualino era la "principale" "di molte terre" della Costa di Lovere, "luogo comodo, e numeroso popolo, con due chiese ben tenute: S. Ambrogio parrocchiale e di S. Rocco". Condizioni di vita più difficili il paese visse nella prima metà dell'800. Particolarmente dure le conseguenze del colera del 1867, per cui il 6 agosto gli abitanti fecero voto a S. Rocco di festeggiarlo in modo particolare per essere stati liberati "dall'asiatico morbo". Presente anche la pellagra specie sulla fine del secolo ed imponente il fenomeno migratorio. La I guerra mondiale contò alcune vittime mentre pesante fu anche il numero di quelle della Spagnola nel 1918. Nel frattempo incominciavano a farsi sentire gli effetti dell'industrializzazione della zona che provocarono un notevole sviluppo edilizio ed economico-sociale.


ECCLESIASTICAMENTE, come si è accennato, Qualino fece parte della pieve di Rogno nell'ambito della quale, oltre all'accennato ospizio di S. Bartolomeo a Branico sorse una cappella dedicata a S. Ambrogio che ancora nel 1420 dipendeva dalla pieve. Da essa venne staccata nel 1460, forse per intervento del vescovo di Brescia Pietro Dal Monte, nella sua visita pastorale in Valcamonica. Il fatto, come scrive il Campagnoni, che Qualino pagasse le decime alla chiesa di S. Giorgio di Lovere in quel tempo, non significava dipendenza, perché pure Lovere dipendeva dalla pieve di Rogno. Dagli Statuti di Costa Volpino, datati 16 marzo 1488, Qualino è già, come Volpino comunità parrocchiale autonoma. E si andava popolando e diramando tanto rapidamente che divenne presto matrice di un'altra parrocchia, quella di Corti S. Antonio, eretta con decreto del 17 maggio 1507, di patronato dei Comizi. Nella visita compiuta il 25 luglio 1562 don G. Pandolfi trovava come rettore di Qualino Andrea de Rossi "homo da bene et literato" succeduto a don Faustino de Rossi, probabilmente suo parente. Ma sebbene a Qualino facciano sempre riferimento le chiese S. Bartolomeo di Branico (Bernico), S. Matteo di Flaccanico e S. Giacomo di Ceratello), la residenza del parroco era a Branico, per cui gli atti della visita di S. Carlo Borromeo (1581) fanno obbligo «agli homines et Comune di Ceradello, Flaccanico, Qualino e Branico che quanto prima, facciano fabbricare in Qualino una casa idonea per abitazione del parroco. Finita venga abitata in continuità dal parroco. Si venda invece la casa attualmente abitata dal parroco a Branico impiegando il ricavato nella fabbrica della nuova. Nel frattempo il SS. Sacramento venga custodito nella chiesa di S. Matteo a Branico». Ma la costruzione della canonica andò per le lunghe tanto che nella sua visita del 23 aprile 1616 il vescovo Marin Giorgi decretava che fino a quando la canonica stessa non fosse costruita ed abitata dal parroco si incaricasse una persona che avesse cura della lampada del S.S. nella chiesa di Qualino. Il vescovo poi ordinava che si costruisse un portico destinato ad ospitare le sepolture. La vita religiosa è comunque viva. Il visitatore del 1581 vi trova in attività la Confraternita del S. Rosario, mentre S. Carlo B. istituiva la Confraternita del SS. Sacramento. Le Vicinie di Qualino, Branico, Flaccanico e Ceratello si assumevano di custodire la lampada del SS. Sacramento, offrire la cera della festa della Purificazione e l'olivo della Domenica delle Palme. Nel 1581 il visitatore trovò anche un Pio Legato di 42 tavole di terra in contrada della Polsa, a Flaccanico, dovuto a testamento di Giovannino qd. Bernardino Macari. A poco più di cento anni di distanza p. Gregorio di Valcamonica notava come le due chiese, parrocchiale e S. Rocco, fossero ben tenute e riconosceva la parrocchiale come matrice "di tutte le altre de' circostanti luoghi di S. Bartolomeo di Branico, di S. Giorgio in Ceratello e di S. Matteo in Flaccanico, tutte rettorie parrocchiali dipendenti dalla suddetta di S. Ambrogio di Qualino".


La Parrocchia subiva una nuova separazione territoriale il 15 gennaio 1738 quando da essa venivano staccate la chiesa di S. Giorgio e la frazione di Ceratello erigendo quest'ultima in parrocchia di patronato dei Comizi. Molto viva a Qualino fu sempre la devozione a S. Gottardo. Nel 1800 per voto della popolazione in occasione di una pestilenza venne avviata la proposta di festeggiare solennemente il 9 agosto di ogni anno, giorno di S. Fermo, patrono degli animali. Alla parrocchia di Qualino appartenevano ancora nel 1820 le frazioni di Costa Volpino, Flaccanico e Branico.


La vita parrocchiale si andò intensificando durante il parrocchiato di don Giorgio Amighetti (1889-1915), con una buona attività oratoriana e con la nascita di una compagnia teatrale di ispirazione cattolica. Ma particolarmente fecondo fu il parrocchiato di don Alessandro Sina (1915-1930) che nel primo dopoguerra fece edificare, a memoria dei caduti, la chiesa della Sacra Famiglia e fondò l'asilo. Questo sacerdote si dedicò ad un'intensa opera di formazione specie giovanile e di carattere sociale. A ricordo di don Sina verrà posta il 27 gennaio 1966 una lapide benedetta dal vescovo di Brescia mons. Morstabilini. In seguito all'intenso sviluppo demografico ed edilizio ebbe luogo il 4 novembre 1951 in conformità al decreto vescovile l'erezione della parrocchia di S. Bartolomeo in Branico di pubblica collazione.


CHIESA PARROCCHIALE. Non è possibile sapere qualcosa della primitiva chiesa. Nella prima visita che conosciamo compiuta da mons. Pandolfi nel 1562 vengono ordinati i paramenti, un coperchio al battistero così che venga difeso dagli "animaletti", convenienti ornamenti all'altare di S. Rocco, oltre alla chiusura del cimitero. Il vescovo Bollani nel settembre 1567 oltre che la normale provvista di paramenti ordina l'imbiancatura del presbiterio, la rimozione dell'altare della B.V.M. ritenuto indecente, nota l'esistenza di due altari di S. Antonio e di S. Sebastiano e infine ordina la costruzione del campanile. L'1 ottobre 1573 il visitatore mons. Pilati trova la chiesa consacrata assieme all'altare maggiore e ordina che venga distrutto l'altare fuori la chiesa. Riedificata nel sec. XVII, come ha scritto Martino Campagnoni, la parrocchiale di Qualino è considerata come "la più bella chiesa della Costa". Particolarmente apprezzato l'altare maggiore di marmo nero intarsiato; la mensa, posta su due gradini di marmo nero intarsiato, è coperta da paliotto anche sui due fianchi di marmo nero con intarsi policromi a fogliame e motivi barocchi. Al centro c'è un medaglione di marmo bianco raffigurante, a bassorilievo, il sacrificio di Isacco. Esiste inoltre una tribuna di legno dorato ed intagliato, con decorazioni a traforo. Mancano tutte le statuette e le colonnine tortili, che originariamente ornavano la tribuna e che sono state rubate nel 1969. Ha le caratteristiche stilistiche delle opere dei Ramus di Vallecamonica o del bresciano Piccinini. La parete in fondo al coro inquadra la Madonna fra angeli e in basso, in atteggiamento di contemplazione S. Bartolomeo, S. Ambrogio, S. Stefano, S. Fermo, S. Matteo. I caratteri generali del dipinto richiamano l'ambiente veneto: autore ignoto. Da segnalare inoltre nella chiesa il quadro della Madonna del Rosario con i santi Domenico e Chiara e i misteri del Rosario opera di Domenico Carpinoni (1566-1658). Per la chiesa i Fantoni di Rovetta eseguirono nel 1730 un'ancona in legno. Un'altra per il coro registrarono fra le loro opere, ma non fu più rintracciata. Nel 1812 il Pietroboni per la chiesa eseguiva cornici, un Crocifisso e un altare e nel 1830 una statua della Madonna.


L'organo è della ditta Bossi di Bergamo. Il 3 luglio 1891 veniva benedetto dal vescovo Giacomo Corna-Pellegrini un concerto di cinque campane. Nel dicembre 1902 venivano avviati i lavori, su progetto dell'ing. Giuseppe Pellini, di allungamento della chiesa. Tolte nel 1943 le cinque campane per ordini governativi, nel 1949 venivano rimesse ad opera della ditta Colbacchi di Trento.


S. ROCCO. Verso la metà del sec. XVI, se non prima, venne eretta fuori chiesa nel cimitero la cappella dedicata a S. Rocco. Il visitatore mons. Giacomo Pandolfi il 5 luglio ordina "convenienti ornamenti all'altare di S. Rocco presso la porta verso mezzodì". Il vescovo Bollani nel 1567 trova l'altare ornato e ordina che la cappelletta venga tenuta chiusa. S. Carlo, nel 1580, ordinava che non vi si celebrasse "se non durante il contagio della peste, pena la sospensione del celebrante" e che essendo rovinata venisse riparata entro un anno e chiusa con cancello di legno. Ancora nel 1891 il vescovo Gerolamo Verzeri la trovava "regolare".


PARROCI: Faustino de Rossi (1532), Andrea de Rossi, Giacomo de Brigattis (...1573...); Giuseppe Guarinoni (14 aprile 1594); Giacomo de Mandinelli (30 novembre 1617); Bernardino Bazzini (7 gennaio 1653); Giovan Battista Albertini (21 settembre 1668); Carlo Celeri (16 aprile 1706); Giovan Maria Bazzini (26 settembre 1734); Giovan Battista Deleidi (19 giugno 1781); Giovan Antonio Cretti (20 luglio 1799); Giovan Filastrio Battini (11 giugno 1831); Giuseppe Bona (3 luglio 1839); Giovan Antonio Massini (15 maggio 1851); Fausto Pezzana (18 aprile 1854); Maffeo Viaggi (16 maggio 1876); Giorgio Amighetti (25 gennaio 1889), Alessandro Sina (24 agosto 1915); Vittorio Pennacchio (12 luglio 1930); Stefano Guizzardi da Incudine (15 dicembre 1946 - econ. spir. Lisetto Bottin); Martino Bonetti da Berzo Inferiore (1 ottobre 1947); Giuseppe Landra da Seregno (1 gennaio 1954); Stefano Dò (8 giugno 1965); Battista Francesco Piccinotti (19 ottobre 1970); Agostino Figaroli (1 maggio 1987); Francesco Nodari (dal 25 novembre 1990).