QUADRATURISMO
QUADRATURISMO
Il Vasari così definì la quadratura: «tutto quello dove si adopera la squadra, le seste e che ha contorni è un lavoro di quadro» e, in pratica, dipingere architetture in prospettiva. Sebbene l'uso del termine sia stato codificato da teorici del Seicento, esempi di quadratura si trovano nella pittura romana, poi in opere di Giotto ecc. Il Quadraturismo fu praticato nel Bresciano da Vincenzo Foppa e da altri bresciani. Per il '500 il Vasari cita Cristoforo (1520-1576) e Stefano Rosa (1530 dopo il 1570), il primo dei quali aiuta Tiziano a dipingere architetture nei suoi quadri, ambedue operosi a Venezia specie nella libreria di S. Marco. In qualità di quadraturisti, bresciani come Richino e Tolla lavorarono a Dresda. Nel '600 si impongono come quadraturisti anche all'estero Tommaso Sandrini, Domenico Bruni, Giuseppe Arrighini, Ottavio Viviani e il fratello Pietro che, secondo ricerche compiute da Daniela Bertoletti Scalvini, lavorò nella reggia di Sassuolo in collaborazione col francese Boulanger. Operante nel Bresciano (specie nella villa Lechi di Montirone) è Carlo Innocenzo Carloni.