PROVAGLIO Martinengo Marzia Maria Cipriana

PROVAGLIO Martinengo Marzia Maria Cipriana

(Brescia, 23 ottobre 1781 - 17 dicembre 1859). Del conte Pietro e della contessa Cecilia Fenaroli. A sedici anni, il 21 settembre 1797 sposò il cugino il conte Luigi Martinengo Cesaresco del Novarino (1761-1827) di venti anni più anziano di lei trasferendosi con lui nel palazzo del Novarino sede oggi della Provincia. Da lui ebbe tre figli: Margherita (n. 1798 sposata al conte Cesare Cigola); Carlo (1799-1848) che sposerà Ippolita Balucanti; Clara (1801-1880) sposa a Teodoro Lechi. Spirito vivace, come scriverà di lei Ugo da Como, fatto di schiettezza bresciana, veracità dell'animo: spontanea, semplice e riposante vivacità dei modi, più che parole artificiosamente studiate e dette con riflessiva parsimonia». Oltretutto bellissima, elegantissima e ammirata. Allontanatasi sempre più dal marito, dedito più alla caccia e all'amministrazione del patrimonio, con il quale condivise tuttavia vacanze a Monticelli d'Oglio si dedicò alla cura dei figli e aprì nel palazzo del Novarino, secondo gli usi del tempo, un suo salotto frequentato da letterati. Sebbene non godesse fama di donna colta fu in corrispondenza con Monti, Ugoni, Arici, Lechi, Arrivabene, e altre personalità come i generali Mazzuchelli, Bino, Massena e Beauharnais. Ferdinando Arrivabene, giudice a Brescia, declamò la sua bellezza in un sonetto inviato al Foscolo e il conte Luigi Lechi le dedicò nel 1811 la traduzione dell'opera di Museo Grammatico "Le avventure di Ero e Leandro". Ma soprattutto è nota la sua amicizia e relazione amorosa con Ugo Foscolo iniziata alla fine del 1806 o ai primi giorni del gennaio 1807 e durata con alterne vicende per poco più due anni, spegnendosi poi completamente. Vissuta febbrilmente nell'estate del 1807 la passione, come si riscontra dall'epistolario, si andò sempre più stemperando in ripetute domande di consolazione e di amore. Superato il difficile inverno 1807-1808 e il dissipato carnevale, attirato da altre insorgenti passioni, si stempera nel Foscolo il desiderio di essere ancora amato e ricordato e la richiesta all'amata di conforto contro l'inerzia intellettuale e l'aridità dell'anima. Del rapporto con il Foscolo sono rimaste 104 lettere del Foscolo a Marzia dal 29 gennaio 1807 al 24 maggio 1809 e una sola di Marzia al Foscolo del 5 maggio 1809. Del rapporto stesso rimangono due dediche del Foscolo a Marzia in edizioni possedute dalla fondazione da Como di Lonato: una dei Sepolcri «Al la contessa / Marzia Martinengo Cesaresco / l'autore / sis licet felix ubicumque mavis / et memor nostri, galathea, vivas» e l'altra che si legge su una copia di lusso dell'Esperimento di traduzione della «Iliade» di Omero con questa dedica: «Martiae Martinengae foeminarum elegantissimae ut vivat memor nostri MDCCCVII». Poche notizie si hanno di lei, oltre le notizie fornite dall'Epistolario con Foscolo pubblicato da Arturo Marpicati nel 1939 (Lettere inedite di Ugo Foscolo a Marzia Martinengo presso l'editrice Le Monnier di Firenze). Sopravvisse si può dire a determinati avvenimenti risorgimentali (1848-1849-1859) senza che ne fosse avvertita più che tanto la presenza. La sua figura ci resta fissata in una miniatura su avorio (cm. 7.5), firmata "Cigola", databile al 1806 in Pinacoteca Tosio Martinengo n. 476; un dipinto ad olio su tela (circa 1808-1810) di proprietà privata; e un ritratto (a disegno) in tarda età di proprietà F. Lechi. La sua tomba, al Vantiniano, in un corridoio a destra di chi guarda la cappella centrale dedicata all'arcangelo S. Michele, riporta il solo suo nome senza le date anagrafiche. Nel marzo 1996 venne dedicata alla Provaglio e a Foscolo una mostra nella sede della Fondazione Ugo da Como.