PONTE DI LEGNO

PONTE DI LEGNO (in dial. Pónt de lègn, in lat. Pontis Lignei)

Grosso centro turistico nell'alta Valcamonica il cui abitato è sparso nell'ampio fondovalle tra i due confluenti che originano l'Oglio, il Frigidolfo e il Narcanello. È a m. 1258, a 120 km da Brescia, ha una sup. com. di kmq 100,16. Secondo una divisione geografico-fisica adottata da G. Rosa, Ponte di legno si trova nel terzo ed ultimo bacino camuno che inizia da Monno a m. 850 e termina al Tonale a m. 1977 con un percorso di 22 km. Punto più elevato del Comune: Corno dei Tre Signori mt. 3.359; punto più basso del Comune: prati di Poia mt. 1.204. Dalla confluenza del Narcanello (che raccoglie le acque della zona del Tonale, del Pisgana e Castellaccio) con il Frigidolfo (che nasce dal Lago Nero e raccoglie le acque della zona del Gavia, dell'Ercavallo, del Montozzo ecc.) nasce il fiume Oglio. Sulla destra orografica del Frigidolfo sorgono le frazioni di Zoanno a km 1 e Precasaglio a km 2; mentre Pezzo a km 4, il centro abitato più alto della Provincia, è posto tra il Frigidolfo e l'Arcanello o Ogliolo che scorre dalla Valle di Viso. Dopo il capoluogo, troviamo a valle la frazione di Poia (a km 1), posta sulla sinistra dell'Oglio. Da Ponte di Legno si dipartono due strade nazionali: la SS. 42 del Tonale e della Mendola che con una lieve pendenza in 10 km permette di raggiungere il Passo del Tonale e attraverso la Valle di Sole il Trentino - Alto Adige, e la SS. 300 del Gavia che attraverso panorami stupendi ma con un tracciato molto difficoltoso sia per la ristrettezza della sede stradale che per molti punti veramente molto ripidi, permette di raggiungere la Valtellina. Lungo la strada del Gavia vi è la località di S. Apollonia conosciuta fin dall'antichità per una sorgente di acqua minerale. Altra fonte di acque minerali è la Saiocca. La planimetria dell'Istituto Geografico Militare segnala come principali località: Pezzo, Zoanno, Precasaglio, Passo Tonale, Poia, Passo Gavia, Case di Viso, S. Apollonia, Valbione, Vescasa Alta e Bassa, Ponte dei Buoi, Molino Maculotti.




ABITANTI (pontedalignesi o dalignesi): 2350 nel 1567; 1600 nel 1603; 1845 nel 1713; 750 nel 1723; 850 nel 1809; 1713 nel 1845; 1809 nel 1861; 1864 nel 1871; 1815 nel 1881; 1952 nel 1901; 2149 nel 1911; 1977 nel 1921; 2125 nel 1931; 2228 nel 1936; 2332 nel 1951; 2194 nel 1961; 2090 nel 1971; 2091 nel 1981, 1977 nel 1991. Studiosi fanno derivare il termine Dalegno (Dalaunias) dal celtico Dalen, forse dal preindoeuropeo "ena, egna, ina" che indicano acqua, per cui Pùnt de l'èn indicherebbe ponte sull'acqua come il tedesco Innsbruck. Altri lo derivano dalle voci celtiche Dau ( = valle) Inn ( = fiume). Il Favallini invece preferisce un "de ligno" ( = dal legno), dato dai Romani per l'esistenza di un immenso bosco. L'Olivieri seguito da altri ha fatto derivare il nome dal gentilizio romano Allenius che però non trova riscontri epigrafici o d'altro genere. Originale l'interpretazione di Clemente Lazzarini che fa derivare Dalegno da Ponte (o Villa) Dalles Gucis cioè dalle lastre di pietra di gucis (le locali ardesie, scaie o piòde) per cui il Ponte di Legno, lontanissimo dall'essere fatto di legno, sarebbe stato costruito o pavimentato con lastre di pietra o ardesia. Geologicamente da Ponte di Legno al Tonale il terreno è abbastanza interessante per lo studio delle rocce appartenenti ai periodi azoico e paleozoico rappresentati dai gneiss, quarziti, scisti anfibolici e micascisti a cui succedono in serie i calcari saccaroidi alternanti con scisti argillosi ricoperti qua e là da lembi di un conglomerato che si potrebbe riferire al vecchio gres rosso degli Inglesi. Molto probabilmente dalla decomposizione lenta ma continua delle microscopiche piriti esistenti nei micascisti che si alternano nel carbonato di calce cristallizzato, hanno origine le sorgenti acidule ferruginose di Poja, di S. Caterina, di S. Apollonia rannodate fra loro in un centro comune formante la catena del Tresero e dei Tre Signori. Si ritiene che la conca nella quale giace Ponte di legno si sia formata alla "fine dell'ultima glaciazione" dal prosciugamento di un grande lago residuo, detto di Cida, il cui bordo giungeva all'altezza dell'attuale via Villini e del tracciato della tangenziale nel tratto che da Val Sozzine si innesta nella strada del Tonale e limitato da una diga naturale nella zona detta "Calamai" (ora via Fratelli Calvi), travolta la quale da una qualche violenta alluvione si andò svuotando pur conservando zone paludose. Pur completamente libera d'acqua già alla conquista dei Romani, la zona conserva segni scarsi di popolamento nonostante che fosse percorsa da sentieri preistorici e dalle vie romane del Tonale, del Montozzo e del Gavia. Mancando reperti archeologici il Favallini ed altri si sono affidati all'etimologia che indicherebbe insediamenti antichissimi che qualcuno ha ritenuto illiricoepiroti come indicherebbe il nome Adamello che deriverebbe da AT (padre) e Mell (monte) e perciò padre dei monti; o "Egno" nel significato di fiume. Altre parole come (barek, dasa, krop, bar, palt, aiwa) conservate, come anche il Gaì, il gergo dei pastori, indicherebbero una presenza di reto-liguri, o addirittura etrusca. Attorno al sec. IX a.C. alcuni segni avrebbe lasciato una piccola emigrazione dalla zona di Salisburgo della civiltà detta di Haltratt.


Ai Celti sopravvenuti tra il V e il III sec. a.C. attraverso il Tonale e che si fusero con le popolazioni preesistenti si attribuisce la fondazione della comunità di Dalegno, incominciando da Vescasa, e con una base a Viso per spingersi fino al Montozzo, costituendo la antichissima contrada di "Campel" e quella di "Ni" resa possibile dal completo prosciugamento del lago Cida. Vescasa (da Ves-Kad = abitato fortificato), Viso (da is = acqua stagnante), Bar ( = luogo elevato), Montozzo ( = bocca morta). Accertata è la presenza antichissima di una vasta zona o comunità chiamata Dalaunias, Dalania, Dalignus formata da Temù, Lecanù, Pontagna (forse fondata dai romani), Villa, Campell, Nì, Suan (Zoanno), Casai, Poia. Mentre i Romani tentavano di sottomettere i Camuni con spedizioni militari come quella del 117 a.C., nel 108/106 a.C. calarono dal Tonale i Cimbri, sconfitti poi ai Campi Raddi nel 101 a.C. Aggregati dapprima alla Colonia romana di Brescia nell'89 a.C. i Camuni vennero definitivamente sconfitti nel 16 a.C. da P. Silfo Nerva che con le sue legioni salì la valle per scendere in Valtellina. Dopo la sconfitta definitiva dei Camuni avvenuta, come s'è detto, nel 16 a.C., Dalegno entrò a far parte della Res Camuna e del pago di Edolo; e a Dalegno fu posta, a vigilanza del passo del Tonale e del Gavia, una stazione militare che secondo il Favallini dovette essere dislocata in località "Sumanì". È stata avanzata l'ipotesi che il monte Gavia abbia derivato il nome dalla famiglia Gavia nominata in lapidi a Malegno e che teneva il monopolio dei commerci attraverso i passi alpini. Ai Sassi, nominati in lapidi di Bienno, si riferirebbe il nome Sassina di una località presso Pezzo. In località Ferera avrebbero avuto una miniera del ferro i Romani. Il Favallini elenca numerosi nomi certamente latini. Lo stesso Favallini elenca molti nomi dialettali locali derivanti dal latino. Certamente campo di invasioni barbariche, sembra documentata la presenza longobarda che aveva a Cividate un Ducato autonomo da Brescia. Un duca avrebbe fatto costruire nel 590 oltre a fortilizi al Tonale e al Montozzo, bastioni e torri a Castelpoggio, Dosso della Torre e Villa Dalegno. Di origine longobarda sono poi parecchi nomi dialettali e alcune usanze ancora attuali. Rimane il dubbio se la Dalaunias sia stato un pago o se il territorio sia stato compreso nel pago di Mu. Opinione di Paolo Guerrini è che capoluogo della Dalaunia sia stato Vione (da "vetusvicus") spostato poi, forse a causa della frana di Rovina che seppellì l'antico Vione, a Villa. Il nome Dalaunias o Dalanias compare la prima volta nell'editto di Carlo Magno emanato nel 774 con il quale "causa vestimentorum" donò al Monastero di S. Martino di Tours «cum salto Caudino, vel usque Indalaunias, cum montibus et alpibus a fine Trentina que vocatur Tonale...». La leggenda vuole che Carlo Magno abbia fatto costruire anche la chiesa di Ponte di Legno dedicata alla SS. Trinità mentre il nome potrebbe essere stato derivato da quello di quegli ospizi per pellegrini eretti da monasteri o pievi e che avevano spesso tale augusto titolo. Come pure vi è chi pensa che il primo annuncio cristiano non sia giunto in valle attraverso i monaci francesi, ma parecchio prima per la predicazione di S. Vigilio di Trento o di suoi discepoli che avrebbero fatto costruire nel 750 una chiesa, la prima. Il fatto che il nome Dalegno sia rimasto a Ponte e a Villa ha reso propenso Alessandro Sina ad abbracciare l'opinione del dotto Arciprete di Ponte Dalegno D. G. Battista Favallini vissuto alla fine del 1700, il quale riteneva che a Ponte divenuto capoluogo di una grande parte dell'antica Comunità dovesse spettare quasi di diritto l'antico nome e dovesse venir chiamato senz'altro col semplice nome di Dalegno. Pur confermata al Monastero di Tours da Carlo il Grosso nell'887, l'alta Valcamonica vedeva svilupparsi nuove forme comunitarie nelle Vicinie che amministravano tirando le sorti (a Ponte di legno vi è ancora Cima delle sorti) gli appezzamenti per il pascolo. Ed è probabile che proprio in questo svolgersi di avvenimenti, il territorio di Dalegno si costituì staccandosi da quello di Edolo come pieve, incentrata intorno ad una chiesa di S. Maria. Assunta, di cui rimane ricordo solo a Pontedilegno. Infatti il nome di Dalegno ricompare ancora nel 979 quando Gisalberto di Esine di origine franca, dona alla pieve di Dalegno alcuni possedimenti. Diventato nel frattempo, come bona comunalia feudo del vescovo di Brescia, Ponte di legno è vassallo del re franco e poi imperiale che si fregia del titolo di "duca di Vallecamonica". Al vescovo di Brescia Goffredo nel 994 (il Sina suppone 979) l'imperatore Ottone confermava come dipendenti dall'amministrazione e dall'autorità sua le chiese dedicate alla Madonna Assunta, fra le quali una in località detta "Dalegno". Nel 1080 Dalegno veniva dal vescovo Olderico beneficiato dell'esenzione delle decime vescovili per avergli offerto una scorta nel passaggio del Tonale. Ad affermazione di tale appartenenza dovrebbe riferirsi l'erezione della veneranda chiesa di S. Apollonio di Planpezzo che viene datata al sec. XI o XII. E dal secolo XI con il crescente sviluppo dell'economia e dei commerci e con la crescente importanza assunta dai passi alpini per il flusso di pellegrini, mercanti tedeschi e ladini, e eserciti imperiali che accanto alla pieve sorge l'ospizio o xenodochio che come altri viene dedicato alla SS. Trinità e che, scomparsa la pieve, darà il nome alla parrocchia soppiantando forse quella primitiva e più distante di S. Giacomo di Poia e completandosi con quello che sorge dedicato a S. Bartolomeo al Tonale. Un importante passaggio nella storia di Ponte di legno è l'assegnazione in feudo di Dalegno in data 2 gennaio 1158 da parte del vescovo di Brescia Raimondo a Pietro e Lanfranco Martinengo, anche se Paolo Guerrini ritiene che essa non sia che una rinnovazione di diritti feudali già concessi in precedenza e di cui vi è un segno anche se ritenuto tale nel diploma di Ottone I dal 994. Vi è chi ritiene che sotto i Martinengo si sia formato il primo nucleo consistente di Pontedilegno. Interessato ad avere passi e vie sgombre per i suoi movimenti nel 1161 Federico Barbarossa liberava i beni della pieve di Dalegno da ogni servitù. Ciò avrebbe spinto famiglie arroccate sulle alture e specialmente a Villa a portarsi sulla via di transito più frequentata. La presenza. dei Martinengo non dura a lungo. Man mano che il vescovo cede il suo potere civile al Comune di Brescia questi allarga la sua influenza anche in alta Valle. Infatti il "Liber Potheris" del Comune di Brescia nel 1288 accenna a fortilizi di Vezza e di Dalegno di cui si erano impossessati i Federici. Per il loro ricupero Brescia impone taglie sugli usurpatori e compensi a chi li avesse ricuperati. Ancora nel 1294 Brescia emanava un bando con il quale assegnava lire 100 a chi avesse contribuito alla distruzione del fortilizio di Dalegno. In un documento del 1343 riguardante un Johannes de Barateriis, compare la denominazione di "Ponte di Villa Dalegno". Nel 1397 all'incontro di pacificazione fra le fazioni camune di guelfi e ghibellini tenutosi al ponte della Minerva di Breno sono presenti in rappresentanza di Dalegno: Giacomo q. Faustino Favalino, Zuan de Baratieris, un Cerutti, uno Zambon su procura stilata dal notaio Antonio Pedercini di Davena. In effetti Pontedilegno andò acquistando sempre più importanza come centro di commerci con il Tirolo e l'Austria, con riferimenti particolari anche alla fiera di Bolzano, con l'alta Valtellina attraverso il Gavia e con la Bergamasca. Documenti dei sec. XIII, XIV indicano come particolarmente attivo il commercio del ferro (lame, coltelli, lavezzi) attraverso il Tonale. Come ha sottolineato Dino Mario Tognali sulla strada che scorre sul fondo valle e che ha soppiantato la Valeriana, transitano infatti, oltre ai pellegrini, anche i mercanti lombardi e veneti che comunicano con la Germania, cosicchè la Serenissima stende nel 1280 e nel 1303 una convenzione con Brescia per la manutenzione della Via Camuna che pone capo a Ponte di Villa Dalegno, centro che inizia a salire in prosperità. L'aumentata consapevolezza di libertà conduce anche i nostri vici rurali verso l'autonomia comunale che si rifà alla vicinia, il più antico organismo popolare che unisce gli originari di un paese e ne rappresenta i diritti e gli oneri. L'acquisto di diritti vari dietro pagamento di canoni e livelli, durante la crisi di grandi proprietari, vescovi e monasteri, e durante le beghe tra guelfi e ghibellini, favorisce la crescita della "vicinia-comune rurale". La Vicinia Generale, trasformatasi poi in Vicinia Agraria, avrà per secoli un ruolo importante in Pontedilegno tanto da ottenere il 28 febbraio 1940 un R.D. di riconoscimento quando quasi tutte le altre erano in declino, conservando una sua autonomia dal comune. Importante ruolo assunse Ponte sotto il dominio Visconteo che favorì soprattutto Giovanni Federici di Erbanno ma abitante a Mu. Egli, con diploma del 7 giugno 1410, veniva nominato conte dei due pievatici di Edolo e Dalegno ("plebem et plebatum Iduli et Daligni") separandoli ed esentandoli da qualsiasi giurisdizione, e riconoscendo loro il mero e misto impero da contribuzioni di imposta con totale indipendenza da Brescia e dalla Comunità di Valcamonica. Attribuiva inoltre a Giovanni Federici la facoltà di esigere qualunque tributo, dazio e gabelle, ecc. Giovanni Federici, che si installò a Vezza d'O., pose oltre che a Edolo una casa detta di giustizia a Sancampel dalla quale, come ricorda B. Favallini, «i buli che portavano un lungo ciuffo sul fronte per mascherarsi tuttora tradizione, comunicavano per sotterranea via colla torre sovrastante». Il dominio dei Fede rici fu breve ma pesante. Nel 1420 una delegazione di cui fece parte un Bonfardo di Dalegno fu a Milano per protestare contro nuove tasse da loro imposte ottenendone soddisfazione. La contea dei Federici scomparve nel 1428 con il sopravvento della Repubblica di Venezia. Giunti tempi più pacifici la comunità dalignese si andò sistemando e consolidando richiamando nuove famiglie fra le quali i Ronchi di Breno, già presenti nel sec. XV. Attraverso lunghe diatribe e contese iniziate fin dal sec. XV si vanno precisando i confini fra Vione e Dalegno, mentre una interminabile questione fra Dalegno e Mu per il possesso della Malga di Avio si protrarrà insoluta fino al sec. XVI. Come annota Dino Mario Tognali, la più importante di tutte le sentenze è emessa nel settembre del 1624 (la controversia si chiude però definitivamente nel 1790) e indica i confini e la formazione dei beni censuari di quattro comunità diverse: Ponte di Legno, Villa Dalegno, Pontagna e Temù. Le terre "inferiori" (Villa, Pontagna, Temù e Lecanù) si costituiscono in separati comuni, lasciando al capoluogo, che da tempo era Ponte, solo le terre "superiori" (Poia, Zoanno, Precasaglio e Pezzo). Con gli atti del 1639, 1640, 1642, approvati dalle relative vicinie, e con il compromesso del 1643 si procede ad analoga divisione tra Villa, Pontagna e Temù. Sono confini che rimangono fino al 1927 quando Villa e Pontagna vengono nuovamente aggregate a Temù. Momenti difficili Ponte di Legno visse nel 1487 allo scoppio improvviso della breve guerra fra Venezia e Sigismondo d'Austria quando il paese divenne uno dei caposaldi, con la permanenza di truppe guidate particolarmente da Bernardino Ronchi, a difesa dei passi. I Ronchi poi avranno peso nella vita di Ponte di Legno anche in seguito. Pontedilegno nella dizione "Pontdaleg" è l'unica località segnata da Leonardo intorno al 1500 tra i "confini d'Italia", cioè il Tonale ed Edolo. Sono del 1506 i primi accenni ai documenti segnalati e del 1548 i primi Statuti poi sempre più perfezionati in seguito e pubblicati non molti anni fa da Giancarlo Maculotti. Il Comune amministrativamente è diviso in dieci quadre, che a loro volta costituiscono cinque degane. E la "publica e generai Vicinia", l'assemblea dei capifamiglia, a nominare i dieci «Regenti», i quali - insieme ai due Consoli con cui condividono il potere esecutivo - convocano "per cose d'importanza e valor grande" i trenta Consiglieri. "Uomini abili - si legge nello Statuto - che "in rappresentanza di tutte le voci del comune" sono tenuti "al ben governare, consigliare e disputare... Remota ogni ira, odio, amore". E il tutto "senza mercede alcuna". Il territorio del Comune era suddiviso amministrativamente in 10 quadre (1 - Pezzo e Zoanno, 2- Precasaglio, 3- Sancampello e Nino, 4 - Ponte, 5 - Cosicla, 6 - Poia e Ville, 7 - Villa, 8 - Pontagna, 9 - Temù, 10 - Licanù e Molina) che a loro volta costituivano 5 degagne. C'è subito da notare che nè le degagne nè le quadre corrispondevano alla "naturale" suddivisione del comune nelle frazioni ancor oggi esistenti, o vi corrispondevano solo in parte. Addirittura facevano parte della stessa quadra due villaggi non confinanti come Pezzo e Zoanno. La suddivisione in quadre, da quanto si può intuire, pare avesse come scopo precipuo quello di dividere il Comune in distretti elettorali numericamente equilibrati. Ponte di Legno ad esempio, il villaggio più grosso già allora, era diviso in 3 quadre diverse: Sancampello e Nino la prima quadra, Ponte la seconda, Cosicla la terza. La suddivisione in degagne pare rispondesse invece principalmente all'esigenza di mantenere efficiente la viabilità e di "conciar le strade" . Ogni degagna eleggeva ogni anno 2-3 decani con il compito, soprattutto, di "mantenere nette e buone le strade pubbliche e comuni". L'assemblea rap presentativa di tutta la comunità era costituita da 30 Consiglieri e discuteva di problemi generali. Veniva riunita da una specie di giunta formata da 10 consiglieri reggenti eletti ogni sei mesi, uno per ogni quadra e che avevano assieme ai consoli il potere esecutivo. Eleggevano compari regolari, notai, massari, estimatori. Questa ricerca di equilibrio civile, amministrativo ed economico nei secoli XV-XVI si svolge in uno scenario di superstizioni e di repressioni che ha come sfondo il Tonale con le sue streghe e stregoni che vede però roghi lontani da Pontedilegno come Edolo e Pisogne, e che ha verso la metà del '500 il suo superamento in una comunità anche religiosa sempre più stabile ed organizzata grazie anche alla sapiente politica di Venezia. È anche il momento nel quale Pontedilegno acquista una sempre più precisa fisionomia. Nelle visite pastorali a partire dal 1567 si accenna infatti ad una comunità religiosa combaciante con un comune e che viene denominata Pontedilegno con sede a Villa Dalegno nella chiesa di S. Martino e che comprende nove "terre" e cioè Ponte, Pezzo, Precasaglio, Zoanno, Poia, Villa, Pontagna, Temù, Lecanù. Contrappuntano la vita della Comunità la povertà, le epidemie e le calamità naturali fra le quali oltre le carestie, gli incendi. Degli incendi fu particolarmente rovinoso quello del 1553, furioso quello del 24 ottobre 1559 che distrusse un centinaio di case e ancora quelli del dicembre 1565, del 1573 per il quale il Senato Veneto concesse l'esenzione e la dilazione di imposte e di tasse per 12 anni. Terra di confine, non mancarono a Pontedilegno altre calamità. Nel 1620-1621 il paese fu taglieggiato e fatto segno a soprusi da parte della soldataglia olandese al comando di Durante Pregni, altre volte fu infestato da briganti e da disertori. Frequenti le liti fra comuni e frazioni, specie per la suddivisione dei beni censuari in seguito alla formazione di quattro comunità diverse: Ponte di Legno, Villa Dalegno, Pontagna e Temù. La controversia iniziata il 1 settembre 1624 si concluderà oltre un secolo e mezzo dopo, il 4 giugno 1790, quando il Senato Veneto emanò il decreto di approvazione delle divisioni. Ma ancor più ricorrenti furono le carestie e le epidemie fra le quali gravi quelle del 1576-1577 e la peste del 1630, preceduta da una grave carestia. Per fronteggiarle venne istituito dalla Vicinia il Monte di pietà, le cui prime elargizioni sono registrate dal 22 marzo 1636. Nuove paure di peste si diffusero nel 1637 per cui vennero intensificati i controlli al confine sul Tonale. La povertà spinse la popolazione a continue migrazioni sia nelle valli trentine, specie in Val di Sole, sia anche in regioni più lontane come in Versilia, dove è documentata una colonia di dalignesi fin dal 1420. Alle necessità ricorrenti cercò di venire incontro la Vicinia Generale che istituiva legati che vanno dalla distribuzione del sale alla manutenzione (1764) della strada verso il Tonale. Inoltre alla povertà della popolazione andarono incontro alcuni Legati come quello di don Giovanni Ghelma del 7 settembre 1676 che dispose la distribuzione del sale nell'anniversario della sua morte e il Legato Monte Grano che predispose la distribuzione del pane il 25 marzo e di altri legati ancora come quello Ragazzi al quale si aggiunse nel 1797 quello del can. Domenico Carettoni, grazie al quale verrà istituito l'ospedale ricovero che porta ancora il suo nome. Anche il sec. XVIII registrò un terribile incendio che scoppiò la notte del 24 luglio 1753 distruggendo, come scrisse don Angelo Maria Biancardo, in meno di due ore un centinaio di case avvolgendo di fiamme il campanile, liquefacendo letteralmente il "bellissimo" concerto di campane e "novanta balle di mercatanzia" che venivano dalla Germania. Pochi anni dopo, nel 1764, il capitano di Brescia Francesco Grimani offriva di Pontedilegno il seguente quadro: «famiglie 193 e 13 quelle non originarie; 150 i ragazzi fino ai 14 anni, 292 gli uomini dai 14 ai 60 anni, 37 i vecchi dai 60 in su, 470 le donne di ogni età e 987 era quindi il totale delle anime. 3 erano i preti forniti di beneficio e 4 quelli non provvisti di beneficio. Non v'erano né Chierici, né Regolari, né Monache. La statistica delle persone industriose comprendeva 170 lavoranti di campagna, 2 negozianti e bottegari, 48 artigiani e altri manifatturieri; non v'erano né armaroli, né carrettieri, mentre 18 erano i mulattieri. L'industria era costituita da 11 ruote da molini, da 4 fucine da ferrarezze, da 2 seghe da legname, da 2 folli da panni, da 2 tintorie e da 3 mole. Il patrimonio zootecnico del comune era costituito da 342 bovini da giogo, da 2 cavalli, da 56 muli, da 42 somarelli, da 3154 pecorini e da 19 caprini. Mancano i dati relativi ai bovini da strozzo, cioè da macello, che non mancavano negli altri comuni dell'alta valle». Alla calata delle truppe francesi in Italia fin dal 1 giugno 1796 contingenti di truppe austriache del gen. Laudon scesero dal Tonale e occuparono Pontedilegno e l'alta valle. Con l'andare dei mesi si aggiunsero sbandati, feriti, reduci dalle battaglie con l'esercito napoleonico. Don Ambrosi, nel suo diario, valutò sui 10 mila i soldati austriaci che transitarono con soste più o meno lunghe per Pontedilegno. Instauratosi il 18 marzo 1797 a Brescia il Governo Provvisorio, l'Albero della libertà, la sia pur limitata coscrizione obbligatoria, l'istituzione del dazio di confine, la divisione del paese in due zone: una aggregata alla Francia l'altra a Brescia, con rispettive tariffe e dazi ecc. non suscitarono vere simpatie per il nuovo Regime. Ad aggravare la situazione già precaria per l'occupazione e i passaggi di eserciti si aggiunse l'azione di sbandati e disertori di ambo le parti. Nell'estate del 1797 i Valsabbini fedeli a Venezia ed espatriati calarono su Pontedilegno e compirono razzie valutate sulle 40 mila lire. Nella vita ordinaria della comunità proprio nel 1797 si verificava un fatto importante. La beneficenza già in possesso del lascito Ragazzi, infatti, si avvantaggiava dei beni del can. Giacomo Carettoni con i quali veniva costituito, come già s'è detto, un ospedale-ricovero. Il 7 dicembre 1797 un gruppo di fuorusciti cancellati dal ruolo dei Cacciatori Tirolesi, rintanatisi nelle selve di Presena, passato il Tonale sequestrarono in chiesa gran parte della popolazione che vi si trovava per la messa domenicale, obbligarono i capifamiglia e il parroco ad accompagnarli nelle case e a farsi consegnare le cose di un certo valore, in parte recuperate poi a Vermiglio in un'asta organizzata dai banditi stessi. Il 2 novembre 1798 si fecero vivi i 300 soldati francesi comandati dal Massena che occuparono la chiesa della Madonna e la casa comunale e passarono il tempo, come scrisse il parroco Ambrosi, ad insegnare la virtù alle giovanette. L'8 aprile 1799 incominciò una massiccia calata di 10 mila, secondo l'Odorici, austro-russi. Respinti i francesi a Edolo gli austro-russi furono, con un contrattacco di questi, costretti a rifugiarsi sul Tonale, salvo poi, il 19 aprile, rioccupare Pontedilegno e tutta l'alta valle. Il 5 maggio 1799 per ordine delle autorità austriache venne convocata la Vicinia generale, eletti il Console, i Reggenti e il Cancelliere mentre in piazza veniva innalzata l'aquila imperiale, con grande soddisfazione del parroco Ambrosi e di gran parte della popolazione. Dopo poco più di un anno tornarono gli austro-russi sconfitti a Marengo. I francesi il 2 luglio 1800 sostituirono l'aquila imperiale con il tricolore francese, mentre 200 gendarmi salirono a presidio del Tonale. All'ordine del giorno tornarono i furti di galline, pecore, verze, ecc. mentre pesanti pedaggi vennero imposti sia dai francesi che dagli austriaci al passaggio della frontiera. Negli ultimi giorni di dicembre del 1800 e nei primi di gennaio del 1801 si verificarono sul Tonale scontri sanguinosi mentre la situazione in paese si aggravava sempre più, specie per la mancanza di rifornimenti e di sale. In compenso il 21 giugno 1801 venne imposto di erigere l'albero della libertà. Le tasse, la coscrizione obbligatoria, le restrizioni della dogana e del dazio e la soppressione delle discipline e confraternite oltre a segni ritenuti premonitori di tremende disgrazie come la neve rossa caduta sul Tonale ai primi di marzo 1802 alienarono sempre più gli animi così che, quando nel 1809 scoppiò di nuovo la guerra fra Austria e Francia, i pontedalignesi furono tra i primi ad accogliere i tirolesi insorti con Andrea Hofer e, dopo aver fatto prigionieri i doganieri francesi, a scatenare, la domenica del 2 maggio 1809, la rivoluzione. Nel primo decennio del 1800 si verificarono diserzioni di soldati austriaci e con la ripresa nel 1809 della guerra di Napoleone contro l'Austria Pontedilegno visse direttamente alcuni momenti della ribellione dei Tirolesi capitanata dall'oste Andrea Hofer e dal frate cappuccino Giuseppe Hospinger contro le truppe francesi e italiane occupanti. Il 7 maggio 1809 i Tirolesi piombano dal Tonale su Pontedilegno. Suona la campana a martello e don Bortolo Gelmini, curato di Zoanno, legge un proclama dell'arciduca Giovanni. Viene destituita l'autorità municipale mentre la gente si arma avviandosi verso Vezza dove però per i consigli del giudice di pace di Edolo i rivoltosi si arrestano. Ma il giorno appresso ritornano alla carica, appoggiati dagli abitanti di Vezza d'Oglio con i quali scendono a Edolo, commettendo devastazioni e suscitando rivolte a Monno, Sonico, Cortenedolo, Santicolo e Corteno. Rintuzzati dai francesi gli insorti vengono respinti, prima a Ponte di legno e poi al Tonale. Sotto la minaccia di rappresaglie a Pontedilegno si chiese perdono ma, spaventati dai gendarmi italiani, più che da quelli francesi, e messi al sicuro gli armenti sulle montagne, si implorò che venisse risparmiato il paese. Vennero bruciate solo alcune case sulla strada del Tonale mentre denunce e delazioni portarono al mandato di cattura di quelli che furono ritenuti i capi della rivolta: i medici Giovanni Battista Favallini, Pietro Rossi ed un Faustinelli, ed altri che però poterono fuggire in Tirolo. Rientrati dietro promessa di amnistia furono gettati in carcere. Processati nel 1811 vennero però posti in libertà. Don Bortolo Gelmini venne processato. Ma a Edolo nel luglio del 1809, altri tirolesi scesero fino a Vescasa e ancora una volta una cinquantina degli stessi raggiunse Vezza. Appelli alle autorità bresciane riuscirono nel 1810 a richiamare truppe che rintuzzarono le bande di saccheggiatori provenienti dal Tirolo; così pure, anche nel novembre 1813, truppe austriache al comando del cap. Marinkovich vennero respinte da militari francesi e, dopo una breve resistenza a Pontedilegno, furono ricacciate oltre il Tonale. Ma scaramucce e scontri più seri continuarono in inverno fino ad aprile. Sotto il governo austriaco, affermatosi nell'aprile del 1814, Pontedilegno passava con tutta la Valcamonica sotto Bergamo e il comune veniva amministrato da una deputazione nominata da una assemblea dei possidenti, con a capo un podestà di nomina imperiale. Seguirono anni di terribile carestia accompagnata da un terribile freddo e dall'epidemia della grippe; nel 1817 ancora più temibile quella di tifo petecchiale. Nel 1822 un incendio distrusse quasi totalmente Precasaglio. Vennero anni sempre difficili ma più quieti, che videro alcune realizzazioni di grande utilità, come la costruzione della strada Marone Pisogne (1828-1850). Fin dal febbraio 1848 specie per iniziativa di Giovanni Brichetti un gruppo di volontari combattè gli austriaci oltre il Tonale combattendo in Val di Sole e, respinto e mal ridotto, ripiegò su Pontedilegno. Scaramucce e un violento scontro sul Tonale nel luglio del 1848 costrinsero gli austriaci a ritirarsi. Dal 1848 al 1859 non mancarono ritorsioni e contrasti mentre nel 1859 si completava la strada Vermiglio - Passo del Tonale. Fermo fu il rifiuto alla coscrizione obbligatoria imposta dal 1849 al 1859. Nel giugno di quest'ultimo anno 1500 soldati austriaci occuparono il paese. Con l'unificazione nazionale Pontedilegno tornò a far parte della provincia di Brescia. L'unificazione nazionale fece esplodere anche a Pontedilegno vivi contrasti che nel 1866 portarono in prigione il parroco don Giacomo Sacellini, sotto l'accusa di austriacantismo. Nel 1866 il paese conobbe nuove peripezie specie il 26 giugno quando circa due mila austriaci discesero dal Tonale a Pontedilegno. Vennero rotti i ponti sul Frigidolfo e il Narcanello, si eressero fortificazioni facendone una base di appoggio per le azioni che sarebbero sfociate poi nella battaglia di Vezza d'Oglio del 4 luglio 1866 che provocò gravi danni al paese. Anche Pontedilegno venne coinvolto sia pure indirettamente nella guerra del 1866. 13 mila austriaci accampati presso il paese il 4 luglio 1866 ruppero gli indugi ed attaccarono le truppe dei volontari comandate da Nicostrato Castellini, ritirandosi poi a Pontedilegno fino all'armistizio, quando si ritirarono ulteriormente al Tonale. Fu in quell'occasione che il governo italiano fece imprigionare come antitaliano il parroco don Giacomo Sacellini. Sebbene nel 1864 l'inglese D.W. Freshfield trovasse Pontedilegno "un villaggio meschino" il paese e le sue montagne incominciavano ad assumere una certa notorietà per le imprese dei primi alpinisti quali Julius Payer, che fu il primo a salire l'Adamello il 15 settembre 1864, geologi (fra cui l'abate A. Stoppani), naturalisti e sempre più frequenti escursionisti e le compagnie di alpini specie quelle guidate dal capitano G.B. Adami. Dal 1858 si era andata rivalutando la Fonte di S. Apollonia che si trova ai piedi della strada del Gavia. Maggior attenzione veniva posta verso il patrimonio boschivo e il paesaggio e fin dal 1874 veniva attivato un vivaio forestale dal Comune di Ponte di Legno con il sostegno dell'Amministrazione Comunale, "all'intento di colmare i vuoti causati nei propri boschi dalle ingiurie delle procelle e dalla mano dell'uomo". Nei primi anni dell'Unità il Comune incominciò a curarsi dell'acqua potabile, della fognatura di alcune vie, fu istituito il regolamento di igiene e di polizia mortuaria per ben cinque cimiteri, si creò la condotta medica e ostetrica e nacque la farmacia. Già nel 1853 Agostino Caggioli accenna a due alberghi, Battistazza e Faustinelli e a edifici di un certo rilievo come "la grandiosa magione dei Cuzzetti, detti Mariani, dimoranti a Brescia", le case Breda, Carettoni, Bulferetti, oltre al Municipio e alla caserma dell'I.A. Gendarmeria, e al vasto negozio di Giovanni Brichetti. Segni, tutti questi, premonitori di uno sviluppo che via via negli anni diventerà sempre più manifesto. Poi, già negli anni '70 si incominciò a parlare a Pontedilegno di turismo, specie in rapporto alle acque "miracolose" di S. Apollonia località sulla quale nel 1880 il Favallini pubblicò un opuscolo. Nel frattempo, dal 1876 al 1880, veniva costruita la strada da Ponte di legno al Tonale congiungendosi così con quella costruita nel 1859 da Vermiglio al Passo. Nel 1879 veniva realizzato il ponte sul Frigidolfo. L'alpinismo assieme al turismo decollava sia pure con lente scansioni negli ultimi decenni dell'800. Nel 1889 vi sono già accenni a tre guide alpine: Giovanni Maria Bastanzini, Martino Bastanzini ed Emanuele Sozzi "che tengono le chiavi dei rifugi di Salarno e del Mandrone" . A questi due rifugi si aggiunge, nel 1896, il Rifugio-osteria del Gavia, progettato dalla Sezione Cai di Brescia. Collega Brescia con il paese la diligenza dell'impresa Bottarelli; nel 1890 a poche locande e agli antichi alberghi Battistazza e Faustinelli si aggiunge l'Hotel delle Alpi di Pietro Panzarini e nel 1894 quello di Giovan Maria Brichetti. Un incendio nel settembre 1895 non arresta il lento ma sicuro progresso (e nel 1897 l'albergo del Panzarini diventa stazione del CAI e del TCI), mentre è aperta a Pezzo la trattoria alloggio Maculotti e a S. Apollonia prospera lo Stabilimento idroterapico condotto da Melli e Scandolara. Lo frequentano soprattutto i cremonesi che sono la sia pur lontana avanguardia di un turismo che a distanza di decenni diventerà folla, ai quali seguiranno i milanesi e i lombardi di ogni provenienza. Sulla fine dell'800 si sviluppa anche l'istruzione elementare che vede ampliarsi nel 1903 alla 4ª classe e nel 1910 alla 5ª classe il corso di studio. Nel luglio 1899 viene ricostruito il ponte della Piazza nella contrada detta del Ponte e nel novembre 1899 viene impostata la elettrificazione per la quale nel 1900 viene fondata un'apposita cooperativa, mentre nel 1902 il servizio elettrico viene esteso alle frazioni. Tale servizio passa nel 1912 ad una cooperativa elettrica e, nel 1915, alla Società elettrica di Valcamonica. Al servizio elettrico, nel 1906, si aggiungerà quello telefonico. L'8 luglio 1902 viene inaugurato l'Hotel Tonale, di proprietà di Giovan Maria Brichetti e diretto dal figlio Mino. Nonostante ciò Pontedilegno rimaneva, salve alcune fucine di vanghe, vomeri ecc. il paese "più pastorale della valle" con sfogo precipuo nell'emigrazione, specie di muratori e falegnami, diretti in Engadina, S. Moritz ecc. Né mancano ancora epidemie come quella influenzale che, nel febbraio del 1893, colpì due terzi della popolazione mietendo decine di vite umane. Vincente fin dai primi anni del '900 lo sport e specialmente lo sci. A calzare il primo paio acquistato in Norvegia è, nel 1908, il nob. Pietro Arici mentre subito dopo Gioacchino Zampatti porta da Chiavenna i primi arnesi per fabbricarne di nuovi che permetteranno nel 1909 e nel 1910 a Onorato Beltracchi e A. Leoncelli le prime grandi vittorie di dalignesi in competizioni aperte. La costituzione nel dicembre 1911 dello Ski Club di Pontedilegno avviò, com'è detto altrove, sempre più fortunate Settimane e manifestazioni. Nuove opere seguirono nei primi anni del '900. Nel luglio 1904 il Genio Militare concedeva la costruzione della strada Pontedilegno, Valbione, Dosso Prepazzone, Corno d'Aola e assieme del Forte del Corno d'Aola. Dal 1902 al 1904 grazie al legname concesso gratuitamente dal comune venne realizzata la casa delle Canossiane che ospitò un orfanotrofio. Un incendio distruggeva il 26 ottobre 1906 la frazione di Zoanno. Mentre si procedeva alla ricostruzione, nello stesso anno veniva avviata la costruzione di una strada militare a Poia. Nell'autunno 1908 veniva istituita una Scuola professionale che avrebbe avuto in seguito particolare successo. Dal 1906 si andò moltiplicando l'interesse militare per la zona che nell'agosto 1908 ospiterà le grandi manovre. Una tappa importante venne segnata nel 1905 con l'apertura, per disposizioni testamentarie del parroco mons. Giacomo Carettoni, dell'Ospedale - Ricovero intitolato al suo nome e che avrà notevole sviluppo nel I dopoguerra. Nell'ospedale veniva ospitato nel dicembre del 1906 l'asilo infantile che poi, nel 1922, avrebbe avuto una nuova sede. Nel 1906 nascono addirittura sei o sette nuovi fabbricati. Nel novembre 1909 veniva avviata la redazione di un piano regolatore mentre l'anno appresso, il 31 ottobre 1910, la Società Svizzera Alb-Buss otteneva l'autorizzazione di costruire una tramvia elettrica Edolo-Pontedilegno che però non venne realizzata, mentre il servizio pubblico continuò a venir gestito dall'impresa Bottarelli. Il 21 luglio dello stesso anno veniva aperto su progetto degli ingg. Cassa e Valverti per iniziativa del Banco Mazzola e Penasca, l'albergo Nolli o Albergo Ponte di Legno o Grande Albergo Nolli capace di 125 posti letto, ritenuto dalla stampa un "albergo modello" da star a paragone con quelli di Milano. Nello stesso 1910 Pontedilegno era considerato la meta preferita dei villeggianti che si recavano in Valcamonica. Le settimane sportive che si susseguirono dal 1912 ed altre gare sportive aumentarono ancor più l'interesse per il centro camuno. Nell'agosto 1912 sulla terrazza del Grande Albergo veniva inaugurato un Osservatorio meteorologico. Nel 1913 era l'Amministrazione comunale stessa a contribuire alla creazione di un comitato promozionale dell'attività turistica in zona, anche se non veniva dato seguito al progetto lanciato nel gennaio 1913 di un prolungamento della ferrovia camuna fino a Pontedilegno. Non mancarono momenti di panico come l'incendio il 5 marzo 1914 della Contrada Cropella e nel novembre 1915 di buona parte di Zoanno. Ma nel frattempo (1913) nascevano due bande musicali, una detta dei "Framassoni", l'altra dell'Istituto professionale, poi fuse nel 1930 in una sola legata alla sezione dopolavoro dello Sci-Club. Lo sviluppo economico-sociale consigliava nel 1914 a mantenervi, mentre in Valcamonica ne venivano abolite più della metà, la residenza notarile.


A fermare lo sviluppo del paese sopravvenne la I guerra mondiale. Già nell'estate 1914 si incominciò a respirare aria di guerra su strade costruite in fretta dal genio militare, si intensificò il passaggio di truppe in continuo movimento verso i passi e le montagne sempre più alte, e tali movimenti si infoltirono dopo la dichiarazione di guerra il 24 maggio 1915. Il 1 agosto 1915 ebbe luogo lo sfollamento di Pontedilegno troppo esposto ai tiri dell'artiglieria austriaca, mentre rientrò quello di Zoanno, Poia e Cané. Il 18 luglio 1915 piccoli calibri nemici situati in una caverna nella parete est dei Monticelli, tempestarono il paese. Ad essi, in agosto, risposero due mortai italiani da 280, posti a Pontagna, che centrarono anche depositi di munizioni del forte Saccarama. Altri tiri furono diretti sul paese in seguito, ma fu soprattutto distruttore quello del 27 settembre 1917 quando, dopo le ore 11, sembra per una ritorsione o rappresaglia, si scatenò dai forti Zaccarone, Denza e Strino su Pontedilegno l'inferno che seminò ovunque rovine e distruzione. A dare ordine del bombardamento fu un sottotenente ungherese, il nob. Julius Buday che finì poi cameriere in un albergo di New York. La distruzione del paese fu pressoché completa e fu citata nel Bollettino di Guerra del 28 settembre 1917. Durante la guerra, per sospetto antipatriottismo, vennero allontanati dal paese il parroco don Pietro Massolini e il curato don Omobono (Antonio) Favallini. Il primo venne confinato a Firenze, il secondo vestì poi la divisa militare e morì in un ospedaletto da campo in Albania. Furono 42 i caduti di guerra e fu pesante il sacrificio della popolazione dispersa e quello delle donne militarizzate come portatrici. Con l'offensiva italiana del 25-26 maggio 1918 vennero tolti all'avversario tutti gli osservatori verso la Valcamonica e specialmente su Pontedilegno che venne liberato come da un incubo e incominciò a ripopolarsi, sfruttando ogni cantina o angolo utilizzabile anche se rabberciato alla meglio. Il 4 novembre 1918 vide Pontedilegno già sul piede della ripresa. Un patronato profughi si assunse l'accertamento dei danni alle singole famiglie. I danni vennero calcolati per il solo capoluogo in lire 1.500.000. Già nel marzo del 1919 i giornali annunciavano il ritorno della vita in paese. L'impazienza e il ritardo nei rimborsi portava il 13 luglio 1919 il Consiglio Comunale a rassegnare in toto le dimissioni. Sotto tale spinta nell'agosto veniva costituito un Ufficio tecnico di ricostruzione affidato alla direzione dell'ing. Riccardo Moscatelli che avviò subito la ricostruzione dell'acquedotto. Nel settembre 1919 veniva organizzato un Comitato per la ricostruzione. Come ha sottolineato A. Cominoli la zona venne provvidenzialmente posta sotto il Ministero delle Terre liberate che, in seguito, si prodigò attivamente nel tentativo di alleviare parzialmente gli immensi disagi e bisogni delle popolazioni colpite. Il ritardo degli indennizzi provocò proteste sempre più vive tanto da consigliare il Prefetto di Brescia ad affidare nell'ottobre del 1919 al col. Balbo Ottini l'incarico di commissario straordinario del comune per le questioni amministrative e per dirimere le faccende dei danni. Le difficoltà incontrate provocarono il 31 dicembre 1919 una vera rivolta di circa 300 dalignesi, in particolare donne, che praticamente costrinsero il colonnello ad allontanarsi e a provocare l'intervento in luogo della forza pubblica. Nello stesso tempo l'amministrazione pubblica veniva conquistata da una maggioranza di combattenti ghislandiani (ossia di area socialista). Ma già, nei primi mesi del 1920 si incominciò a parlare con sempre maggiore insistenza di una continua risurrezione di Ponte di Legno nella quale collaborarono l'Amministrazione provinciale attraverso l'opera dell'ing. Tullio Massarani e la conseguente formazione di un piano regolatore. In tale anno era stato rifatto il tetto della chiesa parrocchiale, eretto l'asilo e ricostruite molte case, eliminato l'albergo Battistazza, veniva costruito un ampio piazzale e nel frattempo veniva, per iniziativa di Francesco Perlasca, avviata la riapertura del Grande Albergo. Il 6 marzo 1920 veniva approvato il piano di ricostruzione del paese e si realizzava su progetto dell'ing. Tullio Massarani una strada congiungente via 4 novembre e la strada nazionale (l'attuale via 11 febbraio). Fatto significativo del clima che accompagnò la rinascita è dato dalla sottoscrizione nel 1920 in favore della costruzione di un nuovo asilo a Buenos Aires da parte di emigrati camuni. Nello stesso anno veniva incrementata l'istruzione professionale con il potenziamento dell'Istituto professionale, al quale si aggiungerà nel 1924 una Scuola di disegno. Nel 1920 veniva progettata anche una ferrovia elettrica come prolungamento della Trento-Malé attraverso il Tonale con Ponte di Legno, Edolo, Aprica e Tirano. Nel 1921 venivano ricostruiti il ponte sul Frigidolfo congiungente la piazza con via 4 Novembre e realizzato il ponte di collegamento con via 11 febbraio. Era già stato poi riaperto l'Albergo Tonale e in via di riapertura il Grand Hotel; ultimata la sede del Comune e in via di ultimazione l'Asilo Regina Elena, l'edificio delle Scuole, l'Ospedale Carattoni, e si stava costruendo il piazzale della chiesa, mentre era già ultimata la Piazza Umberto I. Il 31 luglio 1921 con l'inaugurazione di una lapide ai 42 caduti veniva festeggiata la rinascita del paese con discorsi di p. Bevilacqua e dell'avv. Tognali. Ad essa seguì il 22 marzo 1923 la costruzione del Parco della Rimembranza. Nell'agosto 1922 Ponte di Legno ospitava il duca di Pistoia, Filiberto di Savoia. I14 settembre 1922 seguiva la visita del re Vittorio Emanuele III reduce dal Tonale ove aveva posto la prima pietra dell'Ossario. Il 22 settembre 1922 fu inaugurato l'asilo infantile Regina Elena del quale furono benefattori particolarmente Pietro Wührer e Giuseppina Bonardi Bona. Su progetto dell'ing. Moscatelli nel 1923 - 1924 veniva ampliato il cimitero mentre veniva inaugurato un nuovo edificio scolastico. Un'opera caratteristica destinata a suscitare particolare interesse fu il castello dei conti Zanchi costruito a Poia nei primi anni Venti, mentre si rinnovava l'orologio pubblico (opera di Franconi di Rovato), e veniva allargata la rete telefonica. Tutto ciò avveniva fra vivaci contrasti politici che videro dapprima una prevalenza dei combattenti ghislandiani e in seguito accesi diverbi fra fascisti e socialisti che si verificarono nell'agosto 1923. Il fascio locale anche per contrasti interni venne sciolto e venne ricostituito nell'ottobre seguente sotto la guida del segretario politico Ernesto Rota. Ricostruiti ormai fin dal 1922 - 1923 gli edifici distrutti e danneggiati, altri ne venivano costruiti nuovi in via XX Settembre, via Risorgimento, fino al Grande Albergo. In poco più di un anno era stato costruito dai conti Zanchi di Bergamo a Poia il Castelpoggio di cui s'è detto. Nonostante ciò, nel frattempo, a Pezzo si costruiva l'acquedotto e si realizzava l'impianto telefonico, mentre con vigore, dal 1932, veniva affrontata la ricostruzione di Precasaglio distrutto da un furioso incendio il 15 dicembre 1931. Nel 1924 veniva ampliato l'Istituto Professionale e affidato ai figli di Maria Immacolata (Pavoniani). Intanto si moltiplicava l'attività sportiva anche con particolari manifestazioni della Milizia Nazionale, del Dopolavoro e di Associazioni varie. Fra le manifestazioni lo Sci d'oro e sempre più intense gare, trofei in palio, corse automobilistche, ecc. Spinta particolare all'evoluzione e al progresso turistico sportivo oltre che economico venne grazie a personalità come Lino Donati, dall'Azienda Autonoma che, erede della "Pro Ponte di Legno", veniva nel 1927, eretta in ente morale cui seguì nel 1928 specie per interessamento del succitato prof. Lino Donati, il riconoscimento a Stazione Climatica. In breve si andarono moltiplicando le strutture sportive incentrate soprattutto, sempre nel 1928, nel Trampolino gigante e in piste da sci, campi di tennis ecc. Nel luglio 1928 veniva pubblicato a cura della Stazione climatica invernale il settimanale "Pontedilegno". Sigillo al nuovo balzo in avanti di Pontedilegno fu l'approvazione dello stemma comunale. Gli anni '30 videro un diffondersi continuo di colonie e case alpine fra le quali la Mare - Monti (1932) con corsi per scuole medie, ginnasiali e liceali (passata alla Montecatini) e la Colonia "Dux" in zona Pegrà in Val Sozzine, diventata poi casa di ferie per i vigili del fuoco. Nel 1933 veniva inaugurato il Rifugio Berni al Passo Gavia. Pronta fu anche la ripresa di Precasaglio, dopo il furioso incendio scoppiato il 15 dicembre 1931 in cui erano state distrutte 32 case. Numerose le opere di igiene e abbellimento, fra le quali la pavimentazione in porfido di via 20 settembre (oggi Corso Trieste e Corso Milano), le fogne di alcune vie, la copertura di parte del Frigidolfo (1938), il nuovo mercato, la costruzione di un cinema (1940). Sempre più numerose anche le personalità, principi di Savoia compresi, di ogni genere che, specie dagli anni '30, scelsero Pontedilegno per periodi di vacanze e di riposo. Fra le personalità ecclesiastiche non si deve dimenticare mons. Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI.


Al continuo progresso turistico e sportivo vennero incontro: la prima scuola di sci, nel 1937 l'apertura della pista del Corno d'Aola di 1000 metri di dislivello su un percorso di 5 Km e l'istituzione, nel 1938, di un corso di studi biennale a tipo commerciale alberghiero. Nonostante la guerra, nel 1942 veniva aggiornato, per interessamento del presidente Lino Donati, lo statuto della Vicinia agraria e nel 1943 l'Ospedale - ricovero veniva eretto in ente morale. A differenza della I guerra mondiale la seconda rallentò, ma non fermò l'attività economico-sociale del centro camuno. Il paese andò anzi sempre più riempiendosi anche di sfollati dalle città. Mesi particolarmente difficili furono quelli dal settembre 1943 all'aprile 1945. Si calcolarono sui 15 mila gli sbandati dell'esercito italiano in sfacelo che passarono per Pontedilegno dopo l'8 settembre, rifocillati alla bell'e meglio dal Comune e trasportati in parte a Edolo con camion. In compenso non vi furono distruzioni o danni se non quelli provocati al Grand Hotel da un incendio scoppiato il 9 novembre 1943. Il paese venne sempre più occupato da soldati della RSI e da tedeschi della Todt, mentre, dopo alcuni mesi di sia pur relativa bonaccia, nella primavera del 1945 intorno ad Achille Citroni, Gabrielli e p. Piero Del Bono si forma va un gruppo di Fiamme Verdi. Ago della bilancia fu il curato don Giovanni Antonioli, sempre presente nei momenti difficili e di tensione, mentre punti d'appoggio dell'attività partigiana furono soprattutto Pezzo e le Case di Viso. La decisione tedesca di fissare al Tonale l'ultima difesa contro l'avanzata anglo-americana, coinvolse il paese e la zona circostante, specie in grandi costruzioni difensive. Distrutto il Forte del Corno d'Aola, la Todt avviò imponenti lavori che continuarono fino all'aprile del 1945, mobilitando molti giovani nella zona. Purtroppo non mancarono momenti di terrore, specie il 16 ottobre 1944, quando alle Case di Viso sei abitanti di Pezzo, sorpresi in un rastrellamento da truppe tedesche, furono uccisi e arsi vivi nelle baite incendiate. Pontedilegno fu occupato dalle truppe tedesche fino al 1° maggio 1945, quando abbandonarono la zona con camion stracarichi di roba senza essere intercettati dai partigiani che occuparono il paese solo il 2 maggio senza conseguenze. Il bilancio della guerra si chiuse con il tragico passivo di 42 caduti in guerra e di molti dispersi. La ripresa, dopo le prove della guerra, fu immediata. L'8 luglio 1945 la Vicinia riuniva i capi famiglia che elessero il sindaco nell'avv. Francesco Mella. Il 28 luglio venne nominata una nuova amministrazione dell'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo (A.A.S.T.) con presidente l'ing. Giuseppe Baslini mentre si costituiva la Società Impianti Turistici (S.I.T.) particolarmente attiva, e fu subito un pullulare di iniziative appoggiate da società sportive, finanziarie ecc. Si diede subito mano alla ristrutturazione e trasformazione degli alberghi: «Savoia» al passo del Tonale rifatto quasi dalle fondamenta, il «Nuova Italia», il «Centrale», il «Tonale» e il «Vittoria». Già nel 1947 erano di nuovo attivi i rifugi Tonolini al Baitone, Garibaldi, Lobbia Alta, Mandrone, Denza e Gavia. Già nel 1946 - 1947 venivano non solo risistemate ma potenziate le strutture sportive con la costruzione della funivia del Corno d'Aola aperta il 5 gennaio 1947, con tre piste di discesa. Seguì la costruzione di uno skilift al Tonale, la realizzazione per intervento della S.I.T. della sciovia Serodine ed altri impianti come la funivia al passo Paradiso che fecero del Tonale uno dei più noti centri sciistici del settentrione. Si moltiplicavano intanto i più piccoli skilift a Cida, a Poia e a Pozze (poi eliminati per ragioni di sicurezza) e veniva ripristinato il trampolino gigante in attività fino al 1966. La presenza nel 1948 alla mostra della Montagna di Milano dimostrava una ripresa notevolissima del turismo che due anni dopo, nel 1950, registrava 270 mila giornate di presenza in alberghi, locande, appartamenti. Notevole apporto veniva anche dalle numerose colonie e campeggi (P.O.A., ditte, associazioni, comuni e parrocchie). Sempre più pressanti e al passo con lo sviluppo i servizi, come l'acquedotto delle Case di Viso (1950) e di Pezzo (1953) che provocò notevoli dissidi, la copertura del Frigidolfo e l'allargamento della Piazza (1950), la costruzione dell'autostazione e del nuovo piazzale Europa (1952), la costruzione di Viale Venezia (1955). Un rilancio decisivo Ponte di Legno ebbe dalla presenza di Giuseppe Torri che procedette alla costruzione dell'albergo Excelsior e alla costruzione della funivia dal Tonale al passo Paradiso. Nel frattempo venivano migliorati e potenziati i rifugi alpini, mentre nel 1951 veniva fondata la sezione del Pronto soccorso alpino. Via via si andavano organizzando scuole di sci a Ponte, al Tonale, in Presena. Gli anni '60-'70 segnarono un nuovo boom edilizio, registrando nel 1962 la costruzione del primo condominio, cui ne seguirono altri fino a ottanta e ai quali si affiancarono, entro il 1978, circa 130 appartamenti e circa 200 ville e villette.


Purtroppo notevole e a volte irrimediabile fu il depauperamento paesaggistico ed ecologico che ha avuto anche strascichi giudiziari. Parallelo a quello edilizio fu lo sviluppo della viabilità e delle infrastrutture. Negli anni '70 veniva costruita la strada tangenziale per il Tonale e la strada ai piedi del Corno d'Aola, veniva sistemato piazzale Europa, realizzata la passeggiata lungo il Narcanello, ricostruita la rete fognaria. Le piste finirono col coprire 100 mila mq. mentre costruita la seggiovia di Valbione, Casola gli impianti di risalita raggiunsero la portata di 5 mila persone l'ora. Un incendio, scoppiato il 20 luglio 1971 in una pensione adiacente il palazzo municipale che ne comportò l'inagibilità, costrinse l'amministrazione comunale ad affrontare la costruzione di un nuovo stabile già auspicato da 20 anni. Esso fu costruito su progetto dello Studio Fasser ed inaugurato il 1 luglio 1974. Il 10 ottobre 1976 veniva inaugurato, su progetto dell'arch. Fasser, in via Nino Bixio il nuovo edificio delle scuole elementari, mentre il vecchio edificio ospitò le scuole medie che poi nel 1978 vennero sistemate in una nuova costruzione. Ormai da paese agricolo qual'era ancora prevalentemente nel 1950 sia pure con una pur significativa integrazione del turismo, nel 1980 Pontedilegno era divenuto quasi soltanto un centro turistico e su questa traiettoria continuò a svilupparsi negli anni seguenti. Nell'estate del 1978 per iniziativa di Andrea Bulferetti veniva inaugurato l'albergo Mirella e dieci anni dopo il Mirella 2. Nel luglio del 1981 veniva aperta la tangenziale alla statale 42 del passo del Tonale che liberava il centro storico del traffico automobilistico, nel dicembre 1983 un collegamento con il satellite Meteosat permise ogni previsione del tempo, nel giugno 1984 veniva inaugurata una nuova caserma dei carabinieri. Nel 1982, secondo in Italia, venne realizzato, progettato dall'ingegnere canadese Alford l'innevamento artificiale, per mezzo di cannoni, di circa 130 mila mq. comprendenti le piste Valbione, Casola, Corno d'Aola e del campo Cida. Ad accompagnare questa trasformazione nel 1973 venne presentato ed approvato il Piano regolatore generale e nell'aprile del 1983 veniva presentato un piano particolareggiato del centro storico. Inoltre il centro camuno diventava uno dei perni principali del Parco naturale dell'Adamello, accanto al Parco dello Stelvio. A questa realtà si andavano poi adeguando anche la scuola e i servizi. Nel 1978 infatti la Regione Lombardia avviava nella villa Luzzago i corsi professionali alberghieri che trovarono poi la sede nel 1981 nell'albergo Excelsior completamente rinnovato nel 1996. Il 7 dicembre 1974 entrava in funzione un centro traumatologico. Allo sviluppo turistico si accompagnò anche quello culturale e del tempo libero, sostenuto dall'Azienda di Soggiorno, dal comune e da associazioni, fra le quali, benemerita, quella degli Amici di Ponte di Legno promossa dal dott. Mario Piazza il 2 gennaio 1971 e che lanciò parecchie iniziative. Fra le manifestazioni di rilievo furono le "Settimane Musicali" tenutesi dal 1974 sotto la direzione del M° Agostino Orizio. Ad esse si aggiunse nel 1978 un fortunato Festival del film di montagna oltre a mostre d'arte. Nel 1989 la sezione CAI dava vita alla rivista "Il Castellaccio". Particolarmente attiva la sezione locale dell'Associazione Nazionale Alpini. A premio dei più benemeriti fra i cittadini, nel 1987 venivano istituiti il premio "Ponte d'oro" e il Premio della Madonnina del Mantello. Tra le iniziative di solidarietà hanno rilievo l'Associazione Guide Alpine Val Camonica fondata nel 1984 a Edolo con recapito a Pontedilegno e il Soccorso Alpino, mentre al gruppo La Ligera del CAI di Pontedilegno veniva assegnato il premio milanese della solidarietà alpina. Il I settembre 1988 nasceva la Cooperativa di solidarietà "Il Cardo", nel 1996 venivano istituiti corsi speciali di sci per handicappati. Di grande rilievo, nel 1991, la ristrutturazione della Casa di riposo Carettoni. Ultime realizzazioni: nel 1989 l'autoproduzione di energia elettrica utilizzando le acque di Plaz dell'Orto, il 30 giugno 1991 l'inaugurazione della rinnovata Casa di riposo Carettoni, la progettazione, nel 1994, di un grande Palasport, polivalente, nel 1996 l'istituzione di una Scuola di montagna per maestri di sci. L'8 maggio 1994 veniva inaugurato un Centro operativo del Corpo nazionale alpino. Echi nazionali ebbero le attività di partito fra le quali le feste del Garofano negli anni '80 e della Lega Nord negli anni '90 per la quale Pontedilegno diventò una specie di capitale estiva o di "buen retiro" per i fine settimana.




ECCLESIASTICAMENTE. Secondo qualcuno la zona conobbe il cristianesimo attraverso discepoli di S. Vigilio vescovo di Trento, altri attribuiscono il radicarsi della nuova religione ad opera del monastero di Tours. Il fatto che ancora nel sec. XVI la parrocchia di Pontedilegno in Villa, ritirasse il Sabato Santo i S. Olii dalla pieve di Edolo, ha invece fatto pensare ad una evangelizzazione più legata alla Chiesa bresciana. Ciò non scioglie il rebus dell'esistenza di una pieve dedicata all'Assunzione della B.V. che combacerebbe con una chiesa dedicata a S. Maria in Silvis. Ad essa accenna come "S. Maria in loco qui dicitur Daligno" un documento datato 994 con il quale un certo Giulberto da Esine vantava decime sulle «sortes massaricias». In tal caso l'attuale chiesa della S.S. Trinità potrebbe aver ereditato il nome da un ospizio della pieve cui spesso era dedicato al più augusto Mistero mentre S. Martino di Villa potrebbe essere invece una cappella fondata dal Monastero di Tours. Naturalmente è solo leggenda che la chiesa sia stata costruita nientemeno che da Carlo Magno. Segno invece del dominio del vescovo conte dovrebbe essere la dedicazione nella zona di una chiesa a S. Apollonio vescovo e patrono di Brescia (v. Pezzo). L'imposizione della contea dei Federici agli inizi del sec. XV deve aver scoronato del tutto il titolo di pieve di Dalegno in favore di Edolo, per cui negli atti della visita pastorale del 1567 del vescovo Bollani si accenna ad una parrocchia di S. Martino di Ponte di Legno in Villa dipendente da Edolo e che ha una chiesa ed un ospizio in Ponte. Nell'ambito della parrocchia sono elencate le chiese della S.S. Trinità (consacrata e nella quale si celebra), S. Giovanni di Zoanno, S.S. Fabiano e Sebastiano, S. Lucia di Pezzo, S. Giacomo di Poia, S. Maria di Pontagna, S. Bartolomeo, S. Antonio, S. Alessandro. Tra l'altro il visitatore, proveniente da Vezza non sale a Villa, ma si ferma "per comodità di ospitalità" nella chiesa della S.S. Trinità già consacrata con l'altare maggiore nella quale per comodità amministra i S.S. Sacramenti fra i quali la Cresima. La chiesa è sostenuta dalla Vicinia che vi tiene un sagrestano. Alla chiesa il vescovo univa in quell'occasione il beneficio e la chiesa di S. Giulia alla parrocchiale con l'obbligo di mantenervi la predicazione quaresimale. La vitalità religiosa era in netta ripresa negli anni seguenti.


Nel 1578 mons. Celeri vi trovava la Confraternita del S.S. Sacramento e della B. Concezione ed una Disciplina per cui il 26 febbraio 1579 veniva eretta da mons. Rovellio la parrocchia di Ponte di Legno divisa da Villa Dalegno. Il decreto provocò nuovi contrasti fra Ponte e Villa per cui il 15 novembre 1580 S. Carlo interveniva per obbligare la Magnifica Comunità di Dalegno e per essa la Vicinia a sostenere le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria del campanile, per il mantenimento in funzione perfetta di almeno due campane, per la riparazione e quant'altro fosse necessario del castello di tutte le campane e la sostituzione quando necessario delle corde di tutte le campane stesse. La pratica religiosa non era certo brillante. La popolazione dedita in maggior parte alla pastorizia e all'allevamento del bestiame, viveva in una situazione di ignoranza religiosa e di carente pratica sacramentale. Nel 1567 su 2350 abitanti solo 1000 erano di comunione, nel 1572 su 2600 anime erano solo la metà. S. Carlo, da parte sua, si riteneva in dovere di decretare (1580) che venisse curata particolarmente la dottrina cristiana e che non si ammettessero alla Comunione pasquale coloro che non fossero istruiti in ciò che ogni cristiano deve conoscere. S. Carlo (1580) disponeva inoltre che si tenesse nella chiesa di Ponte di Legno un chierico con veste talare e tonsura. Esortava inoltre il Vescovo a definire chiaramente la posizione anche economica del parroco della nuova parrocchia di Ponte di Legno nei riguardi di quella di Villa, oltre che la celebrazione delle Messe e ogni altro rapporto in base a consuetudini preesistenti e radicate. Raccomandava che il cappellano che godeva del beneficio di S. Giulia tenesse scuola ai bambini. Nel 1593 le confraternite erano addirittura tre: quella del S.S. Sacramento, della Concezione della B.V.M. e quella del Rosario oltre all'Opera della Dottrina Cristiana, mentre nel 1603 esisteva anche una Confraternita del Nome di Dio. La religiosità si andò affinando sempre più come dimostrano gli articoli degli Statuti comunali riguardanti le feste e gli obblighi del comune verso la chiesa. I confratelli della Disciplina si raccoglievano nella loro chiesa nei giorni di festa per recitarvi l'ufficio della Madonna e nei venerdì di Quaresima si flagellavano. In seguitò andò aumentando anche il numero dei sacerdoti residenti che nel Settecento si aggirarono intorno ai 4-6. Uno di essi teneva scuola. Nel 1723 vi era anche un eremita che vestiva l'abito dei francescani riformati. Il parroco asseriva che tutti i suoi parrocchiani si confessavano a Pasqua "a riserva" di coloro che erano emigrati in "Paesi esterni" dei quali non aveva avuta piena contezza. In piena efficienza la Dottrina Cristiana distinta per gli uomini e le donne e "comunemente" frequentata. La moralità non è molto alta. Infatti, come sottolinea il parroco nella sua relazione, può attestare che «solo un coniugato non coabita con la moglie». Tuttavia poteva segnalare la frequenza alle bettole, agli amoreggiamenti, alle vagazioni notturne, alla delazione delle armi e massime nei giorni festivi.


La comunità parrocchiale dovette affrontare tempi difficili specie alla fine del '700 e agli inizi dell'800 quando fu molto ridotta la permanenza dei parroci, e difficile per inquietudini e fermenti politici la loro missione, specie nei primi anni del sec. XIX per un susseguirsi di trambusti di banditi, disertori ecc. Tensioni tra autorità civili e religiose si affacciarono dal 1859 quando l'intransigenza del parroco don Giacomo Sacellini lo portò addirittura, nel 1866, in prigione come nemico dello Stato italiano. Il parrocchiato di don Leone Martinelli, già segretario di mons. Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona aprì nuovi orizzonti di collaborazione con le autorità civili per cui l'importanza che il paese andò acquistando sulla fine dell'800 diede respiro anche alla parrocchia. In considerazione di ciò, nel 1890 Ponte di Legno venne eretto in vicaria foranea comprendente le parrocchie di Pezzo, Pontagna, Precasaglio, Temù, Villa Dalegno. Ad esse si aggiunse con decreto del 31 dicembre 1939 anche la frazione di Poia, staccata dalla parrocchia di Villa D'Alegno e dalla vicaria di Vezza d'Oglio. Illuminato fu soprattutto il parrocchiato di don Giovanni Occhi (1890 - 1911) il quale restaurò e abbellì nel 1907 la parrocchia, riformò e potenziò le confraternite religiose, istituendo l'11 novembre 1913 la congregazione del Terz'Ordine Francescano, fondò l'oratorio femminile, favorì l'asilo infantile, favorì l'erezione della casa delle Canossiane presso le quali aprì scuole gratuite di lavoro e di studio per le ragazze della valle e sostenne don Signorini di Zoanno nella erezione della Scuola Professionale.


Travagliato fu invece il parrocchiato del suo successore, don Pietro Massolini, che accusato di essere un austriacante venne confinato durante la I guerra mondiale rinunciando poi alla parrocchia, mentre la popolazione veniva dispersa e il paese bombardato. Dedicato soprattutto alla ricostruzione della Comunità parrocchiale, dopo la dispersione imposta dalla guerra, fu il parrocchiato di don Luigi Brusaferri (1920 - 1947). A lui si deve, con la collaborazione di curati zelanti quali don Antonio Penacchi, don Francesco Conforti e più tardi don Giovanni Antonioli, il potenziamento di particolari devozioni, delle attività oratoriane e dell'A.C. Grazie ai curati e ai Padri Pavoniani che diressero dal 1924 al 1933 l'Istituto Professionale, l'attività oratoriana e la formazione giovanile vennero continuamente potenziate. Con la nascita di Villa Luzzago dal 1936 si moltiplicarono ritiri ed esercizi spirituali anche per la zona e per la diocesi, mentre nel 1938 veniva aperta la Casa del Catechismo, poi intitolata a mons. Luigi Brusaferri. Nel gennaio 1923 comparve anche il bollettino parrocchiale dal titolo: "Pace a questa casa" diventato poi "La Famiglia parrocchiale di Ponte di Legno" e, infine, nel 1983 "Comunità Dalignese". Con lo sviluppo turistico ed economico sociale fin dagli inizi del sec. XX andarono sempre più stanziandosi in parrocchia congregazioni religiose ed opere diocesane. Oltre alle Canossiane, trovarono ospitalità in parrocchia i Fatebenefratelli, i Pavoniani, i soggiorni dell'Opera Diocesana Assistenza (in val Sozzine, per iniziativa di mons. Luigi Daffini), delle figlie di S. Angela e d'estate di altre congregazioni religiose che gestivano colonie e case di soggiorno.


Illuminato da grande carità sacerdotale e da viva intelligenza pastorale fu il parrocchiato di mons. Giovanni Antonioli (1947 - 1979) che pure vide opere di restauro della chiesa parrocchiale (1977); apostolato ed opere continuate dai suoi successori don Gian Mario Morandini (1979 - 1992) e da don Luigi Bianchi. Tra gli avvenimenti singolari sono da segnalare il gemellaggio delle palme della Settimana Santa con Recco, nel 1957, la nascita della Corale Alta Valle, nuovi abbellimenti alla chiesa parrocchiale, la sistemazione della scalinata e del sagrato della stessa nel 1989, la creazione di un Museo parrocchiale, uno dei pochi esempi del genere.




CHIESA PARROCCHIALE DELLA S.S. TRINITÀ. I primi accenni documentati alla sua esistenza si desumono dagli atti della visita pastorale del vescovo Bollani del 1567. La chiesa anche se diventerà parrocchiale solo dieci anni dopo è già consacrata ed ufficiata. Ha accanto a sè il cimitero. Il visitatore raccomanda che si provveda al pavimento, si sostituiscano i vetri rotti, si apra una porta si tolga l'altare a S. Pietro e si rinnovi la pala di S. Rocco. Nel 1571 aveva due altari laterali mentre di nuovo il visitatore interveniva perché venisse distrutto l'altare fuori la chiesa. Più radicali gli interventi di S. Carlo nel 1580 che decreta si costruiscano il fonte e la cappella del fonte battesimale sul lato settentrionale presso la facciata, si sistemino altari e pavimento. Suggeriva, inoltre, di ampliare il presbiterio ed in caso la chiesa si rivelasse non capace a contenere la popolazione la si allungasse dalla parte della facciata e si aprissero due porte ai lati di quella maggiore. Per la povertà del luogo il visitatore permetteva che il presbiterio fosse chiuso con cancelli di legno anzichè di ferro. Prescrisse inoltre un nuovo ciborio e il coperchio del fonte battesimale. Durante il sec. XVII la Chiesa venne decorata con stucchi raffiguranti angeli e santi. Il fabbricato fu perciò con probabilità frutto di interventi sulla fine del '500 e poi ripetuti dal sec. XVI al sec. XVIII, unendo armonia architettonica e ricchezza di opere attraverso opere continuate per circa un secolo. La chiesa venne rifatta sulla fine del '600. Di "nuova" struttura, alla moderna la diceva infatti p.Gregorio nel 1698 «con cornicioni attorno, e soffitta a volto, il tutto lavorato a stucco, et insignito di pitture; e sopra la porta maestra di dentro si vede effigiato a più chori d'Angeli il Paradiso, vero conforto degli occhi de mortali, et in nicchi maestosi diversi Santi anco al di fuori nella facciata del muro. Tiene cinque altari, il primo dedicato alla Santissima Trinità, alla quale si cantano le lodi a gran voci di organo, ed un divoto Romito, che custodisce questo sacrario, gli fa lungo Eco con quelle del suo pio cuore».


Ad avvalorare la sua ammirazione p. Gregorio aggiungeva che dal vescovo mons. Gradenigo era "stata encomiata come una delle più cospicue in Valcamonica" . In seguito alla ristrutturazione all'epoca della visita del card. Querini (settembre 1723) aveva oltre il maggiore gli altari del SS. Rosario, di S. Antonio di P., di S. Giulia, di S. Rocco e del Suffragio. Nei primi decenni del sec. XIX Tommaso Petroboni di Vione eseguiva per la chiesa ornamenti all'altare (1812), il trono della B.V., reliquiari, un cornicione (1832), la statua di S. Filomena. La chiesa di nuovo restaurata venne consacrata dal vescovo Verzeri il 20 luglio 1864 e la data della ricorrenza fissata alla 4a domenica di luglio. Nei primi anni del '900, in seguito ad un incendio che distrusse alcune case davanti alla porta d'entrata, con il materiale di riporto vennero create le scalinate e il sagrato. Restauri ed abbellimenti vennero compiuti nell'estate 1907. Emilio Magoni restaurò infatti i quattro grandi affreschi della volta raffiguranti la vita della Madonna, mentre Rosolino Bocchi eseguì gli emblemi delle virtù cristiane e gli ornamenti. Vincenzo Bertoglio, di Quinzano, faceva copia da "autore tedesco" delle stazioni della Via Crucis. Danneggiata specialmente nel tetto, che prese fuoco, dal bombardamento del 27 settembre 1917 la chiesa oltre alle riparazioni del tetto venne nel 1980 restaurata dal prof. Francesco Domeneghini di Bergamo che ridiede vita ai medaglioni della volta e agli affreschi della facciata. Restauri importanti vennero compiuti nel 1977 alla chiesa e al campanile, mentre restauri a pitture interne ed esterne e agli stucchi vennero operati da Ezio Cattaneo di Brescia. Nel 1988 venne ristrutturata la scalinata e pavimentato il sagrato. La chiesa si innalza alta e elegante, su una specie di poggio e vi si accede attraverso due signorili scalinate di granito che terminano in una elegante balconata e in un bel piazzale dal quale si domina gran parte della borgata. La facciata, a comparti geometrici, è decorata da grandi affreschi con figure di santi ed è dominata dalla S.S. Trinità cui è dedicata. Il portale, solenne ed elegante opera dell'artigiano Annibale Pagnoni della Pavoniana di Brescia, è raccolto da colonne di granito scuro ritenuto da qualcuno di scuola veneziana. Ai lati della chiesa sono state poste due porte: una nel 1988 ad opera di Maffeo Ferrari con due pannelli raffiguranti la tempesta sedata e la guarigione del lebbroso, l'altra porta è opera di Ettore Calvelli ed è costituita da formelle di gradevole effetto. L'altare maggiore è dominato da una soasa di splendida struttura, adorna di robusti colonnati e cornici, con fregi, angeli, cariatidi attribuita a Giov. B. Ramus secondo uno schema e ornamentazioni prese, a parere degli studiosi, a prestito da Giuseppe Bulgarini. A chi ben la guarda non può sfuggire la sua possanza ed eleganza per cui il Canevali la annovera, giustamente fra le opere monumentali dell'arte secentesca (...) magnifica nella sua arte architettonica (...) splendida nella caratteristica e immensa ornamentazione. Si tratta di un imponente complesso di arte lignea, dove l'architettura armonica è animata da un'enorme quantità di ornamentazioni che però non l'opprimono ma la animano, la impreziosiscono, la esaltano. Nella grande specchiatura centrale invece del solito quadro ad olio, domina un bellissimo gruppo di statue. E statue, cariatidi, puttini alati, fregi di svariate forme riempiono o coprono ogni spazio del grandioso complesso. Nella soasa sono raffigurate: dominante dall'alto la SS. Trinità e, sbalzata su fondi azzurri e rossi, la B.V. Assunta con angeli e santi. Il tabernacolo incarna, secondo don Luigi Crivelli, una profonda idea teologica mediante cinque formelle policrome raffiguranti altrettante scene della Passione. Quella al centro è la crocefissione: l'eucarestia infatti è il memoriale della morte del Signore. Colonnine tortili impreziosiscono le scene. Il ciborio soprastante è costituito da cinque nicchie con capitelli e culmina con il Cristo Risorto. Il paliotto dell'altare, formato da tre pannelli che rappresentano la visita di tre misteriosi personaggi ad Abramo, la liberazione di S. Pietro dal carcere, e la conversione di S. Paolo è invece attribuita a G.B. Zotti, allievo di Pietro Ramus. Restaurato con altre opere da Antonio Ferrari, venne di nuovo restaurato dal figlio Onorato dopo il furto di una ventina di statuette avvenuto nel 1978. Sempre in presbiterio si vede la croce di bronzo del Calvelli, che mostra tutti gli aspetti del sacrificio redentore, nonchè il paliotto del Ferrari dell'altare liturgico. Nella navata belli i due altari laterali con le statue in legno simili alle precedenti e le pale raffiguranti una la S. Famiglia e l'altra le Anime del Purgatorio. Un altare in marmo del 1700 racchiude il quadro con la Madonna del Rosario. Sull'altare di S. Lucia vi è una tela di S. Cattaneo raffigurante il martirio della santa. Di bottega artigianale locale è anche il Battistero. L'organo costruito da Gregorio Mottironi verso la metà dell'800, fu modificato e restaurato una prima volta nel 1891/92 dai celebri organari Diego Porro e Giovanni Maccarinelli. Giovanni Frigerio e Francesco Fusari effettuarono le riparazioni resesi necessarie dopo il bombardamento del 27 settembre 1917. Nel corso degli anni i lavori di pulitura e accordatura furono affidati alla ditta Andrea Nicolini di Crema (1936) e nel secondo dopoguerra alla ditta Pedrini di Crema. L'ultimo restauro completo del 1987 è opera della Bottega Organaria di Emilio Piccinelli di Ponteranica (Bg). La cantoria e la cassa dell'organo vennero eseguiti nel 1853 da un Balzarini, discepolo di Tommaso Petrolini. Il campanile cui si accenna già nella visita del Bollani nel 1567 aveva due campane. Venne poi rifatto in pietra scalpellata con fini merlature e bifore sulla fine del XVI o gli inizi del XVII secolo. Si presenta massiccio. Il concerto di cinque campane, tolto per requisizione di guerra nel 1943, venne restituito e poi arricchito di una nuova campana dei morti nel 1984. Rilevante anche il patrimonio delle suppellettili fra le quali spicca una croce d'argento quattrocentesca che il Panazza dice «ben conservata e di buona qualità sia nei dettagli ornamentali, di uno sbalzo raffinato e minuto, sia nelle parti figurali, dalle forme, si direbbe, già cinquecentesche, per l'assenza degli stereotipi stilismi falcati nei panneggi, anche se il Cristo benedicente del verso è figura così tozza e contratta da sembrare molto più antica». Un bel calice dorato con riporti a cesello del sec. XVII venne esposto a Brescia nel 1904. Parte del patrimonio parrocchiale è conservato nel Museo promosso nel 1980 da don Gian Mario Morandini che conserva oltre a preziose suppellettili della chiesa, quadri del 1500-1700 opere moderne di Oscar Di Prata, mosaici di don Mino Trombini, disegni di Edoardo Nonelli, sculture di Onorato Ferrari, Martino Sandrini, Bormetti, Pergoni ed un ricco preziosi medagliere di Ettore Calvelli.


È stata avanzata l'ipotesi per nulla provata che la piccola chiesa risalga addirittura al sec. IX. Ma con tutta probabilità l'attuale, trasformata, non ha niente a che fare con la primitiva, completamente scomparsa. Di una chiesa dedicata a S. MARIA ASSUNTA non vi sono cenni nelle prime visite pastorali di mons. Pandolfi (1562) e del vescovo Bollani (1567). Compare invece nel 1593 come chiesa dei Disciplini ancora "imperfetta" e "scoperta" per cui il vescovo Morosini si sente in dovere di proibirvi ogni celebrazione. Dovette poi essere restaurata tanto che divenne di piena efficienza. Nel 1646 aveva un unico altare con una grande ancona scolpita in legno, con l'immagine della Madonna e diverse altre figure. Si tratta del polittico di cui il Vezzoli scrive che segue ancora da vicino gli esempi attribuiti al Lamberti e all'Olivieri nella cornice architettonica a due ordini, composta di colonne e lesene in forma di candelabro e con un coronamento a volute laterali racchiudenti le figurette dell'Annunciazione. Decisamente di modesta qualità sono i due Santi Martiri dell'ordine inferiore, figurette timide e schematiche; migliori il s. Pietro e il s. Rocco dell'ordine superiore come la Madonna col Bambino e l'insolita raffigurazione della Trinità, che si sovrappongono al centro. La Madonna era venerata sotto il titolo di Madonna delle Grazie, come attesta la lunga iscrizione di un grande quadro votivo mandato da Vienna nel 1650 da un certo Scarzi di Pontedilegno, che vi è rappresentato con tutta la sua famiglia. Il taglio "assai duro dei panneggi, una certa asprezza e arcaicità del modellato" hanno fatto pensare al Vezzoli ad un allievo dell'Olivieri operante oltre la metà del '500. L'altare è opera di Tommaso Petroboni.




ADDOLORATA - Costruita con la casa delle Canossiane, fu inaugurata nel 1905.




MADONNA DI LOURDES e poi S. MARIA ASSUNTA - dell'Istituto Professionale poi della casa Esercizi Villa Luzzago. Aperta nel 1909 nell'Istituto Professionale venne ricostruita nel 1924, inaugurata il 17 agosto 1924, benedetta l'8 marzo 1925 e dedicata a S. Maria Assunta. Nel 1936 venne completamente trasformata su disegno dell'arch. Roberto Trombetta. Negli anni '50 venne ridotta a stile basilicale dal benedettino olandese p. Adalberto Grésuigh con l'aggiunta dell'abside a forma di ciborio, soffitto a cassettoni e due bifore nella parete E. La cappella ha due tele del pittore Galanti raffiguranti la Madonna e S. Giuseppe. Nel 1989 venne di nuovo abbellita con un altare, ambone e croce dello scultore Maffeo Ferrari che ha voluto richiamare, nella sua realizzazione, l'olivo inteso come albero della vita e della pace, il pane eucaristico, la presenza rasserenante del Cristo.




S. MARIA BAMBINA - Cappella dell'Ospedale-ricovero "Carettoni" benedetta il 6 agosto 1905 con il nuovo Ospedale-ricovero venne distrutta nel bombardamento del settembre 1917. Ricostruita, venne benedetta nel luglio del 1921.




MADONNA NERA DI OROPA al Tonale - Eretta accanto alla casa dei francescani sostituì una cappellina che i militari di stanza al passo eressero accanto ad una casetta chiamata Ridotta Garibaldi. Un'iscrizione infatti suggeriva «A gloria di Maria consacrarono / quotidianamente i brevi riposi / della cruenta trincea». Fu inaugurata il 31 agosto 1917. Donata da un benefattore ai francescani la casetta, questi la consolidarono utilizzandola dal luglio 1933 per periodi di riposo ed ottennero l'erezione canonica il 5 aprile 1937. Nel 1949 oltre che ricostruire tutta la casa eressero più ampia cappella, su disegno dell'architetto Giovanni Muzio, arredata e affrescata dal pittore francescano p. Costantino Ruggeri, inaugurata il 15 agosto 1959.




CRISTO RISORTO - Cappella all'interno dell'Ossario del Tonale, inaugurata il 31 agosto 1923. È dominata da una bella statuta del Risorto dello scultore Timo Bortolotti.




S. GIACOMO (v. Poia).




CAPPELLA DEI MORTI a Zoanno (v. Zoanno).




Tra le cappelle e santelle ha rilievo quella della Madonna del Buon Consiglio. Particolarmente antica venne restaurata ed inaugurata il 17 maggio 1984.


Del '700 è il santello Monelli, a Samcampel dedicato poi a Maria Bambina.




SPORT - Lo sport assieme al turismo fu uno degli elementi primari dello sviluppo di Pontedilegno sotto i più vari aspetti. Come si è accennato uno dei primi richiami fu costituito dall'alpinismo fin dalla metà del sec. XIX con grandi imprese di Julius Payer e del cap. G.B. Adami. L'alpinismo sempre più diffuso come sport fece nascere anche a Pontedilegno ottime guide alpine. Ma dai primissimi anni del '900 si svilupparono soprattutto gli sport invernali. Nel 1908 il nob. Pietro Arici portava a Pontedilegno il primo paio di "ski" acquistati in Norvegia, mentre Gioacchino Zampatti apriva la prima fabbrica di sci, slitte e slittini. Vincendo l'iniziale scetticismo, lo sport sciistico coinvolse sempre anche i dalignesi che si fecero presto notare in gare di sempre più alta qualificazione. Nel 1909 Omobono Beltracchi si qualificava campione lombardo assoluto e veniva inviato in Abruzzo ad insegnare la "nobile arte" dello sci. Nel 1910 un primo gruppo di atleti dalignesi, comprendente O. Beltracchi, A. Leoncelli e Zambotti, componenti della pattuglia del 5° alpini agli ordini del tenente Tessitore, vincevano gare internazionali sui Pirenei. Nel 1911 si andò formando la "Sky Club Pontedilegno" primo in Lombardia e fra i primi in Italia che organizzò la Coppa Martinoni di marcia. Formalizzata ufficialmente, il 1° gennaio 1912, la costituzione del Club, nello stesso anno si affiancava al T.C.I. e al CAI. La Grande Settimana di sport invernali organizzata l'8-15 febbraio 1912 dal T.C.I. e dallo Sci Club di Pontedilegno con gare tra ufficiali dell'esercito, una prova individuale di fondo, una di discesa, un grande concorso nazionale e internazionale di salto, una corsa «di dame con ski», il primo concorso nazionale e internazionale di bob-sleigh fu tra le manifestazioni più famose di quel periodo. Nella gara più importante (quella di marcia nazionale a squadre che partendo da Pontedilegno sale fino al confine austriaco del Tonale), gli atleti dello Sci Club locale si aggiudicarono la vittoria. La rivista del T.C.I. ebbe a scrivere che "nessuna competizione internazionale di sport invernali poteva gareggiare con quella di Pontedilegno" per cui Pontedilegno verrà definita "la prima località invernale d'Italia". Piste, campi di pattinaggio si andarono moltiplicando anche con l'apporto finanziario del Comune della Vicinia Generale, per cui nel 1914 con la "Settimana sportiva" il paese poteva ospitare i campionati assoluti italiani. Famose divennero presto le "Adunate dei Valligiani" promosse dalla "Gazzetta dello Sport" e che costituirono una fra le più importanti rassegne dei migliori esponenti dello sci delle valli bresciane. Nel 1930 si andarono organizzando anche sempre più frequenti gare di fondo e di velocità. Punto fermo dello sviluppo sportivo in anni di piena ripresa dopo la parentesi della guerra e la faticosa ripresa, fu il Trampolino Littorio o Gigante con dislivello di 117 m, il maggiore d'Italia che vide il 24 febbraio 1929, madrina Edda Mussolini, la prima grande gara alla quale seguirono il 15 febbraio 1930 il campionato italiano di salto (vinto da Vitale Venzo - 70-80 metri) e il 16 le gare internazionali vinte dallo svizzero Adolfo Badrut (75 metri). Nel 1933 Marcel Reymondo raggiungeva i 75,50 metri, il 17 marzo 1935 il norvegese Ulland batteva con 103,5 metri il primato mondiale, cadendo nell'atterraggio.


Con la ripresa dopo la II Guerra mondiale diventarono innumerevoli ormai le gare, i premi e le coppe e i campionati disputati, fra i quali, nel febbraio 1953, quelli nazionali del CSI, i Campionati Alpini e, nel 1972, la 13 a edizione dei giochi invernali della gioventù cui seguirono più tardi il Campionato europeo di sci e il Gigantissimo (aprile 1992), la Coppa delle Alpi, ecc.. Nel 1958 veniva costruito un nuovo trampolino in plastica (terzo in Europa) voluto dalla FISI su progetto dell'ing. Guglielmo Holzner, mentre il Trampolino Gigante, restaurato dopo l'alluvione del 1965, venne abbandonato nel 1966. Vincenti diventarono le nuove proposte di sci estivo sul ghiacciaio di Presena raggiungibile con pochi minuti di funivia e ancor più garantito lo sci invernale dagli impianti di innevamento artificiale. Altri sport si sono aggiunti a quelli tradizionali. Nel 1985 venne introdotto lo sledog, (slitte trainate da cani); nel 1986 si tenne il Gran Premio di skiöring (atleti trascinati da cavalli), nel gennaio 1987 per iniziativa di Pierino Veclani veniva fondato il Motosnow Ponte di Legno; nel 1988 promosso da Guido Milano e Amore Del Bon veniva fondato l'Hockey Club Amatori, ecc.. Accanto allo sci, al nome di Ponte di Legno vennero unite altre manifestazioni sportive quali la Marcia motociclistica Brescia-Pontedilegno organizzata il 26 gennaio 1912 dal Motoclub di Brescia e la annuale corsa automobilistica Brescia-Ponte di Legno organizzata il 23 febbraio 1930 dall'Automobile Club di Brescia e vinta da Ottorino Rosa su O.M. Interrotta nel 1933, venne ripresa il 1° aprile 1934. Organizzatore Renzo Castagneto; venne vinta da Ermenegildo Strazza nel 1929, da Archimede Rosa nel 1930, dallo Strazza nel 1931 e 1932, da Luigi Premoli nel 1934. Agli sport invernali altri se ne sono aggiunti quali il tennis, il golf (nel campo di Valbione con percorso a nove buche), l'ippica (con concorsi ippici internazionali), il karate (febbraio 1991), ecc..




ECONOMICAMENTE Ponte di Legno col suo territorio visse di pastorizia ed allevamento del bestiame bovino, di silvicoltura, contemperata da una sempre più intensa anche se non preminente attività commerciale. Come ha sottolineato Giancarlo Maculotti, agli inizi del '600, la sua ricchezza sta soprattutto nell'abbondanza di pascoli e boschi. Il territorio coltivato è scarso in rapporto al numero degli abitanti che non siamo in grado di quantificare con precisione ma che possiamo stimare attorno ai duemila. Le attività artigianali (le fucine, i mulini, i "folli" ovvero la lavorazione del feltro), anch'esse integrative di agricoltura e pastorizia, sono piuttosto marginali e le attività commerciali (soprattutto le fiere che sono elencate nel Catastico per tutti i comuni della Valle che ne possiedono) non sono per nulla citate. Il Da Lezze nel 1603 specifica che "vi sono molini 11, due folli, due raseghe, et quattro fucine, non da lavorar ferro grossoi, ma da lavorar alla minuta cose pertinenti all'agricoltura. Sempre il Da Lezze nel 1609 sottolineava che in Ponte di Legno sono tutti contadini, ma gente accorta, pronta, risoluta, ferroce (nel senso di fiera), et brava et armigera, et capace d'arrischiarsi ad ogni pericolo et quasi tutti sono pegorari et dalle pecore cavano ogn'anno qualche quantità di lane come di castrati, che vendono, et buona parte di loro stanno assenti da questa valle dal principio di ottobre sino al maggio con le pecore parte nel territorio bresciano et parte nel Cremonese, et stato di Milano, et poi ritornano a casa a mezzo maggio, dove stanno fino all'ottobre, et quelli che restano a casa attendono all'agricoltura. Quivi li terreni si vendono più che in altro luoco di essa valle, non per la bontà loro, essendo terreni magri et secchi, et erti che producono un solo raccolto all'anno, et la maggior parte di prati si segano una sol volta, et alcuni pochi, che sono li migliori, si segano due volte, ma per la moltitudine della gente, penuria di essi terreni, et concorso del denaro che cavano come di sopra. Qui anco non vengono frutti di sorta alcuna eccetto biade et feni, come s'è detto, vero è che vi son molti pascoli et boschi, et è paese molto salvatico, ma pare ameno al tempo dell'està et qui sono molini due, et rasseghe doi, et quattro fusine de lavorar alla minuta cose pertinenti all'agricoltura». I pastori due volte l'anno passavano da Sale Marasino dove venivano tosati i greggi e venduta la lana. Ma nel 1663 anche ai Cropelli si lavavano le lane nelle pozze. Ponte di Legno conservò almeno fino alla fine dell'800 quasi intatta la sua struttura economica silvo-pastorale anche se si avvantaggiò sempre più per essere al centro di rapporti commerciali attraverso passi e sentieri di montagna quali il Tonale, quello della Vallombrina da Pezzo a Peio, il sentiero delle Casaiole sempre verso Peio, il passo del Gavia da Ponte di Legno a Bormio, e quello che da Pezzo per la val de Revo punta su Sondalo. La via del Tonale era agli inizi del '500 seguita perfino da "mercadanti" della Riviera del Garda che preferivano evitare i dazi di Riva del Garda. Sul piano commerciale fu sempre più in auge la fiera di S. Pietro. La povertà dell'economia perdurava nel '700. L'estimo mercantile del 1753, infatti registrava due bottegai (Pietro Antonio Cuzzetti e gli eredi di Martino Brichetti) due osti (Domenico Bulferi e Gioacchino Sandrini), due fabbri ferrai (Bono Faustinelli e Francesco Simbinelli), e alcuni pastori (Bulferi, Sandrini, Faustinelli, Donati) compromessi dai "disastri accaduti nelle mandrie". Nel 1820 vengono segnalati "campi a segala, a formento ed orzo". Alla metà dell'800 esistevano anche piccole concede di pelli, otto fucinette per produrre strumenti rurali e da taglio e, in più, vi fioriva un abbastanza sviluppato commercio di carni salate. Si andava sviluppando anche l'industria del legno della famiglia Brichetti. Nonostante ciò nel 1870 Ponte di Legno censiva 40.815 pertiche di pascoli, contro le 18.555 di Vezza e denunciava ben 1124 capi di bestiame, il più consistente patrimonio in tutta la valle. Nel 1885 Ponte di Legno era ancora al vertice dell'allevamento bovino, ovino e caprino in Valcamonica. 11815 abitanti possedevano 1206 bovini, 7114 pecore, 339 capre e 93 asini. Il comune aveva cinque latterie sociali con caseificio (Ponte di Legno, Poia, Zoanno, Precasaglio, Pezzo), che raggruppavano 270 soci e lavoravano il latte di 497 capre. Una valvola di sfogo rimaneva l'emigrazione.


Un'intensa attività per il miglioramento dei pascoli veniva svolta nei primi anni del '900 dalla Cattedra ambulante di agricoltura e dal professor Antonio Bianchi mentre l'agricoltura, e specialmente l'allevamento del bestiame, trovava un propulsore nel veterinario dott. Tedeschi. Apprezzati particolarmente fin dai tempi dell'Esposizione bresciana del 1904 i funghi, soprattutto i boleti porcini ("legorsele"). Nel 1908 la ditta Zampatti, Cenini e Campi di Pezzo costruì poco discosto da Zoanno un "Laboratorio Meccanico del Legname" con macchinario prodotto dalla Casa Kirchner di Leipzig. Uno Zampatti già emigrato e tornato al paese natìo fu il primo a produrre sci in proprio. In sostanza come ha scritto Adelio Cominoli "prima della guerra mondiale almeno l'80 % della popolazione viveva miseramente con l'agricoltura e i rimanenti o emigravano in Svizzera o vivevano di commercio della carne salata, in quanto numerosi erano i pastori residenti in luogo, o lavorando come carbonai e boscaioli». Specie dagli anni '20-30 il progresso turistico capovolse via via l'indirizzo economico di Ponte di Legno segnando un continuo declino dell'allevamento del bestiame. I 1124 capi di bestiame del 1871, nel 1951 erano diminuiti a 733, nel 1959 a 553, nel 1970 a 311, nel 1979 a 199. In continuo declino oltre alla lavorazione del ferro anche l'industria del legno, tanto che negli anni '80 rimaneva in esercizio un'unica segheria idraulica, quella dei Donati posta al congiungimento delle acque del Frigidolfo e del Narcanello. Nel 1995 la sup. agraria era ridotta al 57 ed 8 per cento e non esistevano più aziende agricole nè di caccia e pesca mentre si erano insediate 8 aziende metalmeccaniche con 37 addetti, 27 aziende alimentari tessili/abbigliamento, legno mobili con 44 addetti, 33 imprese edili (con 102 addetti), 158 aziende commerciali di pubblico esercizio e riparazione con 305 addetti, 17 aziende di trasporti e comunicazione, con 42 addetti, ecc.


Fra le PERSONALITÀ di rilievo si possono elencare fra Faustino Sembinelli "martire in Terrasanta", il servo di Dio fra Pasquale Patti, don Giovanni Antonioli. Tra gli studiosi di storia locali si distinsero Giambattista e Bonifacio Favallini, il traduttore e scrittore prof. Giuseppe Sandrini, il poeta Francesco Orazio Sarale. Tra gli artigiani del legno si distinsero Antonio, Onorato Ferrari, Martino Sandrini, Carlo Panizza e Giorgio Bornetti; da ricordare anche l'ammiraglio argentino Rodolfo Panzarini. Vi nacque, inoltre Ernesto Schiavello sindacalista attivissimo.




PARROCI - Giovanni Mantellina (1559-1593), Giovanni Angelo Magno, (economo spirituale, 4 febbraio 1593-gennaio 1594), Domenico Clementi (1595), Pietro Giacomo Ventura (1639-rin. per Niardo), Gregorio Ceruti (1648-1659), Domenico Ceruti (1659-1665), Giovanni Ghelma di Villa d'A. (1665-1677), Giovanni Guarneri (economo spirit.), Paolo Ravizza (1678-1681), Pietro Antoni Agostinelli (economo spirit. dal 1681 al sett. 1687), Giovanni Perotti di Vione (sett. 1687-1724), Giovanni Maculotti (economo spirit. 1724-1726), Gregorio Zuelli (1726 - m. nel 1768), Giov. B. Favallini (1768 m. nel 1774), Giorgio Zuelli (econ. spirit. 1774-1775), Gregorio Ambrosi di Poia (1775-1803), Gian Paolo Bezzi (1803-1808), Gregorio Ambrosi (econ. spirit. 1808-1809), Francesco Zampatti di Vione (1810-1845), Giov. Andrea Faustinelli (econ. spirit. 1845-1846), Giovanni Bettinelli di Brescia (ott. 1846 - nov. 1849), Giuseppe Faustinelli (1849 - m. 5 dic. 1857), Giov. B. Sandrini (econ. 1857 - 19 giugno 1858), Giacomo Sacellini di Esine (1858 - 21 dic. 1867), Leone Martinelli (10 maggio 1868 - 27 maggio 1883), Domenico Zana (28 giugno 1884 - m. 2 ottobre 1888), Carlo Toloni (econ. spirit. 4 ott. 1888 8 febbr. 1890), Giovanni Occhi di Vezza d'O. (8 febbr. 1890, m. 26 nov. 1911), Pietro Massolini di Soprazocco (27 ott. 1912 - 1919), Giovanni Signorini (deleg. Vescov. 20 aprile 1919 - 28 agosto 1920), Luigi Brusaferri di Celledizzo (2 luglio 1920 - 1947), Giovanni Antonioli (1947 - aprile 1979), Giammario Morandini (1979 1992), Luigi Bianchi (31 gennaio 1993).


SINDACI - Francesco Mella (1945), Martino Brichetti (1946-1951), Remigio Maculotti (1951-1960), Giuseppe Torri (1960-1964), Ottorino Brichetti (1964-1970), Remigio Maculotti (1970-1975), Pier Antonio Odelli (1975-1985), Giuliana Trigari (1985-1990), Paolo Costa (1990-1995), Andrea Bulferetti (dal 1995).