PILZONE
PILZONE (in dial. Pilsù, in lat. Piltioni)
Frazione di Iseo e parrocchia autonoma a NE di Iseo, presso la riva del lago di Iseo a m. 190 s.l.m. È a 24 km da Brescia. Ha una superficie di 3,14 Kmq. Il nome viene forse da un supposto Pullicione, accrescitivo di un pullicus pure supposto e derivato a sua volta da "pullus" = terreno molle. Gualtiero Laeng lo fa derivare da "pulcionum" roccione scosceso (come Polzone della Presolana). Troviamo che il luogo si chiamava nel sec. X Pulcione, nel sec. XIII Pulxono, nel sec. XV Pulzon, nel 1693 Pilzon.
ABITANTI (pilzonesi): 90 nel 1493, 75 nel 1505, 205 nel 1562, 150 (55 utili) nel 1610, 175 nel 1658, 193 nel 1764 (42 famiglie di cui 33 originarie), 190 nel 1768, 152 (39 famiglie) nel 1775, 280 nel 1804, 312 nel 1844, 560 nel 1854, 342 nel 1861, 343 nel 1871, 399 nel 1881, 309 nel 1889, 400 nel 1895, 460 nel 1901, 554 nel 1911, 554 nel 1921, 557 nel 1926, 588 nel 1931, 588 nel 1935, 620 nel 1940, 850 nel 1955, 750 nel 1970, 800 nel 1982, 871 nel 1994. Il paese si trova a SO del torrente Vaglio. Il monte Punta dell'Orto (o dell'Oro) sovrasta il paese, che viene a trovarsi a tramontana, nel bacino imbrifero del torrente suddetto. Per la strada montana si sale, fino a 500 metri circa ad un ripiano di pochi ettari, denominato Prato di Monte, sopra una roccia scoscesa che domina il paese, denominata "Mericol". Vi sorge un cascinale del '400 con la chiesetta di S. Fermo e, isolato, il campanile sullo strapiombo della parete rocciosa. Dal ripiano si gode un bellissimo panorama su tutto il lago, il monte Guglielmo, le prealpi bergamasche e, nelle giornate limpide, sulla pianura padana fino all'appennino ligure. Risalendo, si giunge alla cascina Parlo, di sei ettari, posta a 700 metri, dove inizia il torrente Vaglio. Nel territorio si apre un pozzo profondo m. 28, con cunicoli, che è denominato «oregia de Parlo». In meno di due ore, attraverso un incantevole sentiero, si può giungere a S. Maria del Giogo per poi scendere a Polaveno. A settentrione la collina Montecolo si frappone tra il paese e il lago.
Geologicamente il colle di Montecolo appartiene al Lias inferiore mentre nella zona pianeggiante si alternano Lias e cretaceo. Il territorio fece parte del pago e poi della pieve di Iseo. Un documento del febbraio 954 ricorda Monticello cioè Montecolo "in loco et fundo qui dicitur Pulcione"; esso viene scambiato fra Dogiperto, vescovo di Cremona e Antonio q. Teodaldo, conte di Casale Sorbiano o Garbiano. Un documento del 955 nomina rocca di Monticello e una "petiota de terra prativa" nel luogo detto Pulcione. Già comune, nel 1280 Pulzono era obbligato alla manutenzione del Ponte delle Crotte di Brescia. Nel sec. XIV il Comune di Pilzone veniva investito di proprietà vescovili. Forse corte degli Isei o Oldofredi, Pilzone divenne poi una specie di feudo dei nob. Fenaroli che vi avevano grandi possedimenti ed una bella casa del sec. XVII. Fausto Lechi così la ricorda: "sorge alta, a mattina della strada, verso il monte, è ridotta da tempo ad abitazione popolare e quindi molto è andato distrutto. Vi è ancora, verso il paese, il portale bugnato in pietra di Sarnico e nell'interno sotto l'androne a destra, due stanze a volta con qualche fregio barocco e un bel camino in marmo. La cosa più interessante è la torre che si scorge dalla strada, di forma quadrata con mensoloni a stucco alternati a trofei e mascheroni dipinti in monocromo ocra. Sulla facciata verso il lago bella inquadratura a fresco, nella quale si scorgono due nicchie con finte statue di guerrieri, anch'essi a colori di pochi toni". Amministrativamente fece parte dell'antica Quadra di Iseo. Nel 1411 Pandolfo Malatesta impose a Pilzone come ad altri comuni particolari dazi. Pilzone si resse sempre sulla Vicinia che ne regolò una vita sempre più autonoma la quale si sviluppò sia sul piano ecclesiale che su quello civile.
Comune fu fino al 1928. Esso, nei primi anni del sec. XVII, aveva un'entrata di 250 scudi, ricavati dal taglio dei boschi amministrato da un Massaro che riscuoteva e pagava le imposte al comune, delle quali rendeva conto ai sindaci. Aiutava tale indipendenza la crescente autonomia della vita ecclesiale.
Oltre i Fenaroli ebbero rilievo nel sec. XVII i Borrelli e i Buffoli. Pilzone riappare durante il periodo risorgimentale. Nel 1848 si distinse il medico Luigi Camplani (m. nel 1906). Nello stesso anno nel mese di febbraio l'albergo La Fenice ospitava riunioni patriottiche. Nel 1888 vi si pose, a ricordo, una lapide con le seguenti parole dettate da G. Rosa "Nel febbraio 1848 - qui sventolò - il primo segno - della Rivoluzione lombarda. Iseo pose 1888". Un certo qual respiro si aprì per Pilzone a partire dalla metà del sec. XIX quando cominciò Io sfruttamento dei giacimenti di calcare di Montecolo.
Nel 1848 alcuni pilzonesi fra i quali principalmente il medico dott. Luigi Camplani parteciparono ai moti rivoluzionari. Nei primi anni del sec. XX venne costruita la "strada nuova" del lago mentre permaneva a capo del comune una generazione di Pezzotti. Sul piano politico, differentemente da Iseo dominata dal liberalismo zanardelliano, Pilzone fu di prevalente orientamento cattolico. Fin dal 14 ottobre 1901 veniva fondata l'Unione cattolica del lavoro, sotto il patrocinio di Giovanni Maria Longinotti e nel 1909 il moderato cattolico dott. Corniani riceveva 93 voti contro i 33 ottenuti dallo zanardelliano on. Quistini. Nel 1915 Basilio Cittadini, zanardelliano attivo, veniva eletto deputato provinciale con il voto dei cattolici. Durante la I guerra mondiale Pilzone fu coinvolto nelle vicende dell'idroscalo posto a Montecolino che pur non facendo parte del suo territorio comunale gravitava sul piccolo borgo. Nel Dopoguerra continuò la prevalenza del movimento cattolico con una forte base di operai iscritti alla Lega tessile cattolica che nel 1920-1921 sostenne strenue battaglie sindacali con Sale M. Nell'ottobre 1922 inaugurava la bandiera delle filatrici, ma due anni dopo la scena era cambiata: l'amministrazione comunale cattolica doveva cedere le armi al commissario prefettizio che imponeva un'unica lista elettorale. Nel 1928 poi il comune perdeva la sua indipendenza e veniva assorbito da quello d'Iseo. Nel secondo dopoguerra venne ingrandito il cimitero, aumentate le classi delle scuole elementari e delle popolari. Nell'area della parrocchia vennero, nel luglio 1993, inaugurati impianti per campi di bocce. Chiuse le scuole elementari nell'ottobre 1994 l'edificio ospitò una Scuola-bottega. Nel giugno 1994 si tenne la prima edizione del "Palio delle contrade" detto di San Buontempo.
ECCLESIASTICAMENTE. Relegata nella leggenda la figura di S. Buontempo Bordiga presunto martire del cimitero di S. Afra; il territorio appartenne alla pieve di Iseo, mentre la dedica a S. Pietro nella sua chiesa parrocchiale può essere la spia di una appartenenza a qualche monastero, fra i quali S. Paolo e il piccolo monastero di Provaglio. A dir la verità p. Fulgenzio Rinaldi, nei suoi "Monumenti historiali dell'antico e nobile castello d'Iseo"(1685) dichiara che le "funzioni parrocchiali si facevano in S. Tommaso e in più assicura che tutt'intorno era stata trovata in varie occasioni, grande quantità di ossa, segno evidente dell'esistenza di un cimitero che un tempo si costruiva appunto attorno alle chiese parrocchiali". Tuttavia già nel catalogo capitolare delle chiese e benefici del 1410 compare il beneficio (e la chiesa) di S. Pietro "de Pulzono" del valore di libre 10 con due benefici di chierici del valore ognuno di libre 20 così pure nell'elenco dei benefici bresciani che risale al 1534 compaiono uniti a S. Andrea di Iseo la chiesa e il beneficio di S. Pietro di Pilzone che conserva di diritto la sua autonomia giuridica "ma la perde di fatto essendo incorporato e unificato nell'arciprebenda" con un reddito di 10 ducati. Ma nel 1567 la chiesa è considerata, negli atti del vescovo Bollani, parrocchiale anche se mancano molti paramenti e suppellettili. Ma dall'interrogatorio dell'arciprete di Iseo la chiesa è dichiarata come "semplice" e senza beneficio. Come parrocchiale tuttavia ricompare negli atti della visita di mons. Cristoforo Pilati del 6 ottobre 1573 anche se vi si amministrano i sacramenti "precario nomine concessa" dall'arciprete di Iseo. Doveva essere una chiesa ben conservata se il visitatore credette di limitarsi nei rilievi negativi alle sole suppellettili e ai paramenti. Si ritiravano oli alla pieve di Iseo e il curato coadiuvava l'arciprete nelle funzioni del Sabato santo. Il curato Francesco Fanetti fu mantenuto dal comune di Pilzone con un salario di 14 ducati, cui ne aggiunse altri 13 l'arciprete di Iseo. Ma già alla metà del sec. XVI il cappellano di S. Pietro di Pilzone, come conferma don Ippolito Fenaroli che nel 1560 visitava Pilzone per conto del vescovo Bollani, aveva un cappellano con "licentia de far cura de anime". Di lui il console Parolo Battista Buffoli e Battista Jorda "homini de Pilson" dicevano che era "homo da bé e de bona fama". Nella visita il vescovo constatava l'esistenza della "carità", opera assistenziale locale. Fin dalla metà del '500 esisteva la Confraternita del S.S. Sacramento che nel 1573 aveva 50 confratelli. Nel 1593 la chiesa era fornita di un battistero. Nel 1610 era registrata come officiata da un prete col beneficio di 50 scudi. Il Faino nel 1658 elencava la chiesa di Pilzone sotto il titolo dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, come "semplice parrocchiale" con un parroco mercenario, cioè mantenuto dall'arciprete di Iseo. Aveva sotto di sè l'oratorio di S. Tommaso. Nel 1727 Pilzone era dichiarata curazia mercenaria con un rettore, un chierico ed un cappellano ed anche in seguito ebbe due sacerdoti con relativo beneficio. Tuttavia ancora il 10 marzo 1770 firmando l'atto di morte del curato don Giovanni Stefini l'arciprete di Iseo, don Angelo Rubini, si sottoscriveva come parroco di Pilzone. Ma dopo essersi battuto come i suoi predecessori contro la completa indipendenza di Pilzone il successore di don Stefini, don Francesco Moretti, fu nel 1771 parroco a tutti gli effetti eletto dalla Vicinia dal luogo che ne conservò il diritto fino alla morte del parroco don Emilio Gasparetti (1929). Questi svolse un intenso apostolato continuato poi dai suoi successori. Nei primi decenni del '900 fu particolarmente vivace il sindacalismo cattolico. Tra l'altro la parrocchia nel dopoguerra si arricchì della presenza fino al 1978 delle Suore Operaie di Botticino sostituite nel 1979 dalle Sorelle della Misericordia, solerti nell'asilo, nelle attività catechistiche, ecc. Assieme la parrocchia ebbe in dono un edificio per l'attività catechistica e giovanile. Il segno della vitalità ecclesiale è dato dai 5 sacerdoti e religiosi nativi del luogo e dalle otto religiose viventi nel 1990.
CHIESA PARROCCHIALE. Eretta a quanto sembra, quando la chiesetta di S. Tommaso si manifestò insufficiente, compare come legata ad un beneficio di S. Pietro nel 1532. Nel 1560 la chiesa aveva "una nuova cappella" . Vi esistevano il battistero, la sacrestia, il campanile e, accanto alla chiesa, il Cimitero, segno che era considerata parrocchiale. Ma nel 1573 risulta dedicata alla SS. Vergine e a S. Pietro e già consacrata assieme all'altare maggiore. Nel 1981 in lavori eseguiti nella cantoria emerse un arco in mattoni corrispondente all'arcata del
primo presbiterio. Allo stesso 1573 si riferisce la dedica rimessa sulla facciata. «D.O.M. - Deiparae Assumptae - Petro et Paulo Pietas populi, erexit - DLXXIIII». All'Assunta, del resto, si riferisce la gloria sopra l'altare maggiore. Giuseppe Stefini giustifica il variare di data nella sostituzione di un L (cinquanta) in un C (cento), donde il cambio delle date da 1573 in 1623. Del 1608 è la data che si legge sulla tela dell'altare della Madonna del Rosario, mentre nel 1619 fra Fulgenzio di Iseo elenca l'altare maggiore con le balaustre in pietra ed un "maestevole coro". Esisteva inoltre l'altare del SS. Sacramento oltre a quello del Rosario. La chiesa venne arricchita nel 1773 di un Cristo risorto, due cherubini, due putti usciti dalla bottega dei Fantoni di Rovetta. Nel 1826 venne dotata di 4 campane della ditta Pruneri e Soletti alle quali ne fu aggiunta nel 1885 un'altra della ditta Montini. Ancora alquanto disadorna venne abbellita dal parroco don Emilio Gasparetti (1879-1929), allungato il campanile e dotata di due nuovi altari (S. Maria e S. Giuseppe) e di tre statue raffiguranti: la Madonna, del Rosario, S. Giuseppe e S. Barnaba. Nel 1961 vennero poste sulla facciata quattro statue (dei SS. Pietro, Paolo, Tommaso e Carlo Borromeo), benedette il 15 agosto da mons. Giuseppe Almici. Il campanile è ormai assai noto per un verde pennacchio costituito da una pianta di fico che adorna la cupoletta da più di un secolo. Il 9 ottobre 1966 mons. Morstabilini incoronava il simulacro della Madonna. Nel 1978, sotto il parrocchiato di don Giuseppe Garatti, la chiesa venne dotata di un nuovo concerto di 5 campane della ditta Pagani e soci di Caleppio, consacrato il 12 marzo da mons. P. Gazzoli. Nel 1981 sempre per iniziativa di don Garatti la chiesa venne restaurata. Il pittore Alessandro Albini di Pontoglio rinnovò tutta la decorazione e il restauratore Silvio Meisso di Rovato attese al restauro delle tele.
MADONNA di S. Tommaso. La chiesa, situata nel nucleo antico dell'abitato, è al centro di una devozione antichissima che si è sviluppata intorno ad un affresco del sec. XII che p. Fulgenzio Rinaldi nei suoi «Monumenti historiali...» (1685) dice «antica», «antichissima» venne edificata «qualche tempo dopo» la Pieve di Iseo, che, come è noto fu costruita, nella parte primitiva, nel sec. XII. Considerandola come la cosa più rimarchevole ed importante della vecchia chiesa, il Rinaldi fa rilevare l'esistenza sopra l'altare del coro «fatto all'antica semirotondo» di una «divotissima immagine della Santissima Vergine con il figliuolo morto in grembo», poi dilatandosi, come scrive p. Rinaldi, ai suoi tempi (1685), «esso Choro, si tirò indietro anco la muraglia, ove stava dipinta la detta sacra Imagine, quale non meno con ingegno, che con decoro aggiustarono in mezzo sopra esso Altare, e quivi di presente vi si danno i debiti tributi di Veneratione, e si conserva in bella Prospettiva per divota memoria di tale antichità». Il prof. Panazza attribuisce l'affresco al sec. XIII, di cui costituisce certo uno dei documenti pittorici e devozionali migliori del bresciano, per la bellezza della composizione, la gamma meravigliosa dei colori, l'espressività potentemente dolorosa e dolce assieme, sia della Madonna che di Gesù morto. Il card. Ottoboni nel 1658, ingiungeva al rettore parroco di riscuotere i crediti «spettanti all'oratorio della Madonna e di S. Tommaso» e di spendere la somma nelle opere di riparazione dell'oratorio stesso dando al vescovo relazione delle opere compiute e della spesa fatta entro qualche mese. Nel 1683 il vescovo raccomanda che venga adornato decentemente e fornito il necessario. Il parroco di Pilzone nella sua relazione per la visita pastorale del 1892 scriveva dell'«Oratorio dedicato a S. Tommaso e all'Addolorata»: «A questa chiesetta si ha molta devozione dalla popolazione. Vi si fanno celebrare molte messe votive e tre volte l'anno vi si canta la S. Messa in giorno festivo». Il santuario e la venerata immagine furono ultimamente restaurati nel 1962, per iniziativa e zelo del parroco don Luigi Montini. Nel 1983-1984 durante alcune opere di manutenzione affiorarono sulle pareti laterali affreschi raffiguranti Gesù, la Madonna, Santi con la data 153...
La devozione per questa chiesa è molto viva. Essa si manifesta specialmente a metà settembre, in occasione della festa dell'Addolorata.
S. FERMO. Sorge su un pianoro alto sopra il paese con alle spalle il monte e davanti un bellissimo e vasto panorama sul lago e sulle montagne camune e bergamasche. Il fatto di non essere nominata da Fra Fulgenzio nei suoi "Monumenti historiali" (1685) ha fatto pensare che sia sorta nel sec. XVIII e poi, in seguito, sia stata ristrutturata. Sorge accanto ad un cascinale ben più antico. Dedicata a S. Fermo e a Maria SS., nel 1864 vi si festeggiavano i SS. Rocco e Fermo. L'interno della chiesa è elegante con accenno di cupola e piccolo altare. Sembrerebbe del Settecento e potrebbe costituire il rifacimento di un precedente ambiente. L'altare è di pietra con tabernacolo in legno di artigiano del luogo. Lo sovrasta una modesta pala sia come dimensioni che come valore. Di intonazione popolaresca raffigura la Madonna in gloria con S. Fermo inginocchiato da un lato e dall'altro un angelo che presenta alla Vergine e al Santo una paffuta e ricciuta ragazzotta. Sullo sfondo una costruzione e cavalli e buoi. Anche la decorazione della chiesetta è popolaresca, dovuta a qualche pittore locale che non ha fatto altro che dipingere simboli. Sulla parete destra sono un quadretto raffigurante S. Francesco da Paola e un quadretto di Grazia Ricevuta; un portalumino in pietra di Sarnico con due finestrelle laterali.
Nell'ambiente della sagrestia, che si apre senza divisione alcuna, si trova un altro quadro chiaramente naif che ripete, senza la figura di S. Fermo, la scena dalla parte dell'altare. In un cartiglio della volta si legge: "Restaurato per opera e volontà dei Pilzonesi MCMLXVI". Staccato una trentina di metri, isolato, in modo da essere ben visibile per chi transita in fondo valle, sorge il campanile. Danneggiato da un fulmine, fu restaurato nel 1996 da volonterosi che aggiustarono e ridipinsero anche la chiesetta. La festa di S. Fermo (9 agosto) fino agli anni '50 richiamava al suono delle campane per tutta una settimana l'intera popolazione. In quella circostanza si benediva il bestiame. Le donne salivano l'erta per alcuni tratti in ginocchio, specie se chiedevano la guarigione di bambini ammalati.
S. AMBROGIO. G. Rosa in "Bresciana pittoresca" scrive di una chiesetta dedicata a S. Ambrogio che sorge sul lato settentrionale di Montecolo; sulla facciata, scrive il Rosa, il Ferramola dipinse nel 1509 un affresco. P. Rinaldi, nei suoi "Monumenti historiali" ricorda una cappella del S. Rosario fatta edificare nel 1698 dal nob. Galasso Fenaroli, come consta dalla seguente iscrizione da lui riportata: "Sacellum - hoc a.m. mag. d. Galasso de Fenarolis - extructum est - die Primo Augusti MDCVIII".
ECONOMICAMENTE. Fino al sec. XIX prevalsero l'agricoltura e la pastorizia. Il Da Lezze nel Catastico del 1610 ricordava "monti alti da legne per far opere, et per abbruggiar, facendosi anco delle calcine in detti boschi che in tale essercitio del tagliar legne, et del far carboni molte persone vivono con le loro famiglie". Viti e olivi hanno coperto per secoli la costa che digrada verso il lago. Per nulla sviluppata l'agricoltura data la ristrettezza del terreno e per il fatto che nel 1885 esisteva ancora nella zona pianeggiante, un'estensione di ettari 1.075 di terreno da bonificare. Nel sec. XVI si producevano tessuti di lana. In sviluppo dal sec. XVII l'allevamento del baco da seta; oltre a telai domestici, nel 1846, vi esistevano 12 bacinelle per dipanare i bozzoli. Si aggiunse poi la filanda di Enrico Cova che continuò fino al II° dopoguerra. Nel 1800 Caterina Romani apriva una torcitura che nel 1900 e nel 1905 aveva un centinaio di fusi. Il 10 giugno 1913 veniva aperto un nuovo retificio. Fra le iniziative industriali più prestigiose è da registrare la Filatura di Pilzone s.p.a. fondata nel 1963 dalla Niggeler e Küpfer ed ampliata nel 1969. Nel 1857 ebbe inizio lo sfruttamento dei giacimenti di calcare di Montecolo da parte della Sudbahn (Compagnia austriaca delle ferrovie meridionali), legata ai Rothschild francesi, che aveva creato a Palazzolo s.O. un complesso di fornaci. L'iniziativa fu dovuta principalmente all'ing. Attilio Fedreghini di Sarnico. Si incominciò a cavare materiale per calce idraulica nel versante sud ovest di Montecolo. Nel 1873 l'attività insieme alla comproprietà della ferrovia passò alla Società italiana cementi di Bergamo. Nel maggio di tale anno venivano spedite a Palazzolo 1500 tonnellate la settimana. Nel 1892 12 barconi trasportavano settimanalmente alla stazione di Rivatica (Paratico) ben 30 mila quintali di materiale. Nel 1889 i Pesenti fecero scavare tale materiale all'Ambròsa, nella parte settentrionale di Montecolo e vi fecero costruire forni per la cottura trasportando poi il materiale cotto con barconi alle macine di Riva di Solto. Ai primi del Novecento il Montecolo fu scavato anche nel versante orientale e a Pilzone venivano costruiti nuovi forni di cottura. Nel 1904 si valutava a circa 100.000 tonn. il calcare estratto dalle cave di Pilzone in misura di 2500-3000 quintali al giorno. Nel 1927 venne chiusa la cava dell'Ambrösa, nel 1933 quella dei Ferrari. Nel II dopoguerra vennero abbandonate le cave e i forni andarono in rovina e vennero abbattuti per cavarne materiale. Attiva a livello artigianale è ora la falegnameria-mobilificio dei Fratelli Pezzotti, avviata nel 1947 dal padre Giuseppe (figlio di Sebastiano, nato nel 1885, falegname). Di rilievo è anche il cantiere nautico di Giacomo Pezzotti (v.).
Fra i pilzonesi si sono distinti: Basilio Cittadini (v.), don Giuseppe Gallizioli (v.), don Pietro Pezzotti (v.).
PARROCI: Pietro Paolo Stefini di Pilzone (1771/83); Francesco Moretti di Gardone V.T. (1784/93); Bortolo Tonelli di Bornato (1793/1807), Angelo Ravelli di Grumello (1807/12), Angelo Mazzucchelli di Siviano (1812/28), Angelo Tavolini di Sulzano (1829/34), Gaetano Gatti di Clusane (1834/35), Antonio Catotti di Paisco (1835/ 43), Giacomo Bettoni di Iseo (1843/78), Emilio Gasparetti di Nigoline (1879/1929), Paolo Cittadini di Pilzone (1929/39), Antonio Bragadina di Verolanuova (1904/ 45), Placido Valgolio di Nadro (1946/59), Luigi Montini di Trenzano (1959/72), Giuseppe Garatti di Piancamuno (1973/1992), Pier Angelo Giorgi da Pisogne (1992...).