PIAN della Regina
PIAN della Regina
Località a N di Saviore a m. 2621 s.l.m. Vi si può salire oltre che da Saviore da Garda, da Berzo Demo, da Cevo. "Propaggine, come ha rilevato Franco Solina, della lunga e articolata catena che dal Corno Miller, solido punto di unione con il cristallino acrocoro del Pian di Neve, si protende a occidente, fino a sbarrare, alle spalle di Cedegolo, la valle Camonica, il Pian della Regina, di 2621 metri, si delinea caratteristico da qualunque punto lo si osservi. Ha la cima tagliata orizzontalmente che lo fa apparire come una gigantesca piramide capitozzata. Verticali e impenetrabili sono i suoi versanti settentrionali perchè ammantati da una fitta vegetazione che precipitano sulla val Malga, via per il rifugio Miller e l'Adamello, mentre relativamente più dolci e comunque decisamente più accessibili sono quelli meridionali lungo i quali si snoda l'itinerario per la vetta".
È considerato uno dei più bei belvedere della Valcamonica. Da esso nelle giornate limpide si scorgono sull'ultimo orizzonte i monti Rosa e Bianco mentre sul fondo della parete settentrionale ad oltre mille metri più in basso si dipana la Val Malga con il Ponte del Guat (m. 1528 s.l.m.). Dal Pian della Regina l'Adamello sembra avere la solennità del Cervino. Il nome venne riferito da leggende alla regina Teodolinda, che si sarebbe rifugiata con la sua corte in vestigia di fabbriche, ancora esistenti secondo p. Gregorio, durante il lungo peregrinare per convertire popolazioni ancora pagane. Già verso la fine del '600 p. Gregorio di Valcamonica nei suoi "Curiosi intrattenimenti" faceva derivare il nome dall'esistenza in luogo della "regia herba" o "herba camozza" o "camucera" ritenuta, ma erroneamente, gradita ai camosci, che dopo averla ruminata ne ricavavano un bolo detto armeno o di Beazoro o "balla", considerata portentosa e contenente tutte le virtù mediche. Secondo lo Gnaga il nome deriverebbe invece da "caccia grossa" corrispondente a "caccia regina". Nei pressi del Pian della Regina si cavava un tempo rame. La valorizzazione della zona avvenne in vista della I guerra mondiale quando vi venne collocato un osservatorio e postazioni di artiglieria, collegati con il fondovalle da una strada militare poi ridotta a tratturo. Nel 1981 gli ospiti del "Soggiorno Don Bosco" dei Padri Salesiani vi eressero una grande croce alta tre metri e mezzo, con un'apertura di braccia di due metri ed un altare di sassi con una Madonnina con il Bambino con la scritta: "Regina della montagna chiedi per noi pace e salvezza" ed una tavola indicante le cime circostanti.