PIANTE Officinali

PIANTE Officinali

Il "Plantarum in agro brixiano situs et vires", contenuto in "Europae medicina a sapientibus illustrata et a Comite Francisco Roncalli Parolino osservationibus aductae" e stampato in Brescia nel 1747, rappresenta verosimilmente il primo elenco di piante organicamente costruito per il nostro territorio, e, date le attitudini dell'Autore e le finalità dell'opera, almeno per buona parte delle quasi 500 piante citate, servì a dare, quanto meno, la misura sia della ricchezza floristica del Bresciano, sia quella dell'approfondimento degli studi e delle conoscenze in fitoterapia dell'illustre medico. Dell'elencazione, che è ancora di tipo prelinneano, viene ricercata la correlazione con la terminologia ormai accreditata della sistematica linneana, prima da Valerio Giacomini (1977), poi, più puntualmente, da Nino Arietti (1981).


Bisogna arrivare alla prima metà dell'800 per veder trattare l'argomento delle piante officinali in modo più organico e continuato; ancora una volta avviene ad opera di un altro medico, Giovanni Zantedeschi, condotto in Bovegno. La sua ricca produzione che va dalla descrizione di funghi ed alghe, di muschi, felci ed epatiche, di piante alpine e di alberi indigeni, tratta anche argomenti come la "descrizione di piante venefiche" (1819), o "di piante atte a dare ottimi colori alla tintura" (1822), o come quello della "flora medico-economica della provincia bresciana" (1829).


Se Elia Zersi, col suo "Prospetto delle piante vascolari spontanee o comunemente coltivate nella provincia di Brescia" (1871), è considerato il vero punto di riferimento per le conoscenze della floristica bresciana in genere, l'Arietti con la sua "Flora medico-erboristica del territorio Bresciano" (1965), dichiaratamente proposta quale "indagine sulla consistenza e possibilità di sfruttamento del naturale patrimonio della provincia di Brescia nel campo dell'erboristeria", è da ritenere l'Autore che ha posto la pietra angolare della costruzione conoscitiva di questa speciale branca della floristica officinale che, con nuovi studi e accurate indagini aumenta, aggiorna ed approfondisce i contenuti dell'ormai antica opera del Gemma (1882) dal titolo "Piante medicinali usate nelle cure domestiche del popolo bresciano". Dal punto di vista applicativo, poi, l'Arietti si è anche cimentato, in più riprese, a trattare argomenti quali "la nostra flora nell'economia domestica" (1941) e la "flora economica e popolare del territorio bresciano" (1974 e 1980), in cui si trovano riunite nozioni e dati di tipo fitoalimentare e culinario di cultura popolare, nonchè etimologico-lessicale del vernacolo; evidentemente, tutti di grande interesse etnografico ed etnologico. Ultima, non solo nella cronologia, è l'elencazione (in ordine alfabetico sul nome scientifico) fatta da Tita e De Toni (1989) e riguardante "le piante medicinali nella provincia di Brescia"; una compendiosa sintesi delle conoscenze che si rifà soprattutto allo Zersi ed all'Arietti, senza nulla aggiungere a quanto già noto.