PIANTAVIGNA Giovanni Maria
PIANTAVIGNA Giovanni Maria
Sec. XVI, morto nel 1575 circa. Figlio di Giovanni Battista, intagliatore ed architetto, compare in un documento del 1548 quando viene nominato a valutare la grande ancona del Lamberti per la chiesa di S. Giuseppe in Brescia. La sua prima attività è la scultura. Nel 1550-1563 eseguiva secondo S. Besutti i bancali della sagrestia di S. Benedetto Po e, come scrive Maria Grassi, «probabilmente il coro della stessa chiesa, ricollegabile ai banchi per consonanze stilistiche». Pressappoco negli stessi anni gli viene attribuita, sia pure dubitativamente, la parte inferiore del bancone della sagrestia del Santuario della B.V. di Bovegno. Secondo il Fenaroli sarebbe, nel 1563, l'autore del disegno della cassa dell'organo di S. Alessandro in Brescia. Del 1565 è il Crocifisso ritenuto da Maria Grassi e da Luciano Anelli "bellissimo" commissionato per la Cattedrale di Asola per il prezzo di 16 scudi e terminato nel 1575 e che fu, invece, esposto nella chiesa parrocchiale di Barchi frazione di Asola per essere poi nel 1865 trasportato nella Cattedrale. «L'armonia e l'equilibrio che avevano informato la struttura architettonica e gli intagli dei bancali polironiani..., ha scritto Maria Grassi, si ripresentano nell'accurata anatomia del Cristo e lo riconducono alla corrente più classica del Cinquecento lombardo, ancora esente da interferenze manieristiche. L'accentuazione espressiva dei tratti del volto sottolinea ... la presenza di quella tendenza al reale, che è una delle costanti del linguaggio figurativo nell'area bresciana». Il 6 febbraio 1565 gli veniva affidato il restauro del Duomo vecchio di Brescia. Il Piantavigna pensò di sfondare le due cappelle delle SS. Croci e del SS. Sacramento, di turare le due porte esistenti e di aprirne una nuova sotto la torre dalla quale si potesse discendere per due scalinate nella Rotonda. Il disegno del Piantavigna venne realizzato nel 1571 da mastro Giorgio Solzo. Ma le opere eseguite indebolirono la stabilità della torre così da presentare segni di cedimento. Chiavi e puntelli non impedirono che, dopo segni continui di cedimento, nel 1708 crollasse. Nel 1567-1570 viene incaricato dell'ampliamento e della sistemazione dell'episcopio, che A. Peroni considera come l'unica opera "di qualche considerazione". Per lo stesso Peroni «la parte dovuta all'architetto è sostanzialmente costituita dall'ala meridionale e da quella occidentale che prospetta sull'attuale cortile d'ingresso, che vediamo nella sistemazione, sugli altri lati, del secolo XVIII. Il portale che dà accesso allo scalone è di sobrie forme classicheggianti, con arco bugnato inquadrato da lisce lesene toscaniche che reggono un timpano triangolare. Le finestre del pianterreno sono prive di mostre, mentre quelle del primo piano sono incorniciate da modanature seccamente profilate, recanti pure nella trabeazione la sigla del Bollani. La cornice terminale è a semplicissime mensole». Tale partitura il Piantavigna ripetè sul prospetto dell'ala S, sull'attuale via Trieste. Il Peroni rileva qualche spunto architettonico interessante nel cortiletto interno al palazzo vescovile dove si ripetono i medesimi tipi di finestre, due delle quali «sono però aperte in proporzione di porte e munite di balconi marmorei con singolare traforo a grandi volute intrecciate di forme piatte e lisce, perfettamente coerenti al trattamento delle modanature che distingue il Piantavigna». In complesso lo stesso Peroni sottolinea come «l'opera sia modesta, ma così evidentemente caratterizzata e rientri per molti versi nel quadro dell'architettura locale, più attaccata alla tradizionale conservatrice stringatezza. Essa sembra d'altra parte rispondere assai bene ai criteri di austerità controriformistica di cui, come è noto, il Bollani stesso fu tra i maggiori e più precoci sostenitori». Nell'ottobre del 1571 il Piantavigna è pagato per la soasa ("hornamenti palae") dell'altare maggiore del Duomo Vecchio. Opera di intagliatore è, negli stessi anni, la balaustra tra il primo e il secondo ordine del palazzo della Loggia. Nel 1572, subentrando a Bernardino Martinengo, interveniva ancora una volta sulla cappella delle SS. Croci con la creazione di un breve vano quadrato coperto da cupole su pennacchi. Inoltre per la Rotonda, il Piantavigna disegnava il nuovo ingresso sulla piazza, che doveva introdurre con maggiore solennità al tempio compensando il notevole innalzamento del livello esterno ricavando a questo scopo una terrazza interna rialzata, raccordata con scale al piano originario dell'ambulacro anulare, in forme, come rileva ancora il Peroni, «di un manierismo povero e di scarse risorse inventive e formali». Nominato il 14 giugno 1572 architetto comunale succedendo al Beretta, visti i pareri discordanti più volte emersi circa il restauro di S. Pietro de Dom, venivano a lui affidati i lavori. Il Piantavigna intervenne aprendo o allargando finestre e alzando le porte al livello della piazza, compromettendo, a quanto sembra, la stabilità della chiesa che nel 1604 venne abbattuta. Nel 1575 presentava i disegni della fontana delle Pescherie e curava l'apertura della piazzetta di S. Benedetto convertendo ad uso pubblico l'orto di Livio Moro.