PIAMARTA Giovanni Battista
PIAMARTA Giovanni Battista
(Brescia, 26 novembre 1841 - Remedello Sopra, 25 aprile 1913). Di Giuseppe, barbiere (da famiglia giunta a Brescia nel 1803 da Agrano di Omegna) e di Regina Ferrario, cucitrice, pia e vera educatrice di figli. Grandi esempi ebbe nella parrocchia di S. Faustino da sacerdoti zelanti fra i quali don Luigi Apollonio, grande apostolo della gioventù derelitta, i fratelli don Giovanni e don Vincenzo Elena, il prevosto don Lurani Cernuschi ecc. Orfano a 9 anni di madre, impossibilitato il padre a seguirne l'educazione, venne affidato al nonno materno. Frequentò l'Oratorio parrocchiale di S. Tommaso al quale rimase sempre legato per tutta la vita; manifestò anche iniziative singolari come quando sui 9-10 anni con l'amico Giuseppe Franchini salì sul monte Maddalena per vivere da eremita. Affidato, al termine delle scuole elementari, come apprendista ad un materassaio ed arredatore, certo Zanolini, fu apprezzato per laboriosità e bontà d'animo. Tredicenne, durante le vacanze a Vallio, presso parenti, fu dal parroco del luogo, don Pangrazio Pezzana, accolto in casa, e avendone conosciuto l'indole e la vocazione al sacerdozio, avviato, a sue spese, in Seminario. Preparato da don Pezzana, nel 1860 entrò in Seminario liceale, ammesso al II corso di filosofia. Pur debole in salute, fu chierico diligente e pio. Ammesso agli ordini minori nel 1862 e nel 1863, al sottodiaconato, il 17 dicembre 1864, al diaconato il 10 giugno 1865, venne ordinato sacerdote il 23 dicembre 1865. Celebrò la prima messa a Bedizzole, dove don Pezzana era diventato arciprete, il 25 dicembre, giorno di Natale. Curato per tre anni a Carzago Riviera, il 5 aprile 1869 passò, accanto a don Pezzana, a Bedizzole dedicandosi all'educazione della gioventù, che continuò poi dal 5 dicembre 1870 sempre accanto a don Pezzana, divenuto prevosto, in S. Alessandro in città. "Prefetto", prima di sagrestia, si dedicò con passione all'educazione della gioventù, nella cura dell'Oratorio, nella direzione spirituale, che, come dimostrano il suo epistolario e le significative testimonianze, formò coscienze e alte personalità di cristiani, cittadini di grande rilievo e ardenti anime religiose.
Andava intanto maturando la volontà di dedicarsi "assolutamente alla cura dei giovanetti" e di far rinascere assieme a mons. Pietro Capretti e ad alcuni ex religiosi pavoniani un istituto per la formazione della gioventù. L'impossibilità di dar vita a tali aspirazioni lo portò nell'ottobre 1883 parroco a Pavone Mella. Edificante, zelante, buon organizzatore, portò la parrocchia fuori dalle secche di una ordinarietà amorfa e di un crescente indifferentismo e anticlericalismo. Il realizzarsi il 3 dicembre 1886, attraverso l'azione sua, congiunta a quella di mons. Pietro Capretti, di un Istituto Artigianelli del quale era destinato a direttore, lo indusse nel 1887 a rinunciare alla parrocchia e a dedicarsi anima e corpo all'istituzione. Fra enormi difficoltà economiche e incomprensioni, continuò la sua opera non arrendendosi anche quando nel 1888 il vescovo mons. Corna Pellegrini si convinse dell'impossibilità di continuarla. Rifiutando una grande parrocchia, don Piamarta volle rimanere al suo posto. Nel frattempo si donava tutto alle più diverse opere di apostolato e di perfezione come la Pia Unione delle figlie del S. Cuore di Gesù, fondata nel 1887 e che diresse fino al 1893. Si prestò nel 1888-1889 vicario economo a Pavone Mella, fra gravi difficoltà, supplente spesso del parroco di Saiano, dove svolse un'opera apprezzatissima di pacificazione. Fu instancabile direttore di spirito di anime elette e di raffinata spiritualità sia religiose che laiche come di anime semplici e umili. Predicò ritiri, esercizi; fu confessore in Seminario e nell'Istituto di Maria Bambina.
Partito da posizioni intransigenti, Piamarta si aprì sempre di più alle istanze di un movimento cattolico concretamente aperto ai problemi della società. Nel 1876 aderiva alla Lega O'Connell, provvedendo alla stampa del quotidiano cattolico "Il cittadino di Brescia" (1886) e poi de: "La Voce del Popolo", "Il frustino", "Scuola Italiana moderna", "La madre cattolica", ecc. Man mano che l'Istituto si ampliava p. Piamarta dovette affrontare una sorda ostilità anticlericale sulla "Provincia di Brescia", "Brescia Nuova" ecc. ma, con tenacia e concretezza, riuscì a creare una struttura economica e imprenditoriale di notevole prestigio e articolata in sezioni che diedero un rilevante numero di migliori sarti, muratori, falegnami, tipografi ecc. di Brescia. Fu promotore di attività editoriale entrando in contatto con p. Carlo Maria Curci, pubblicando opere di mons. Geremia Bonomelli, provocando pubblicazioni antimoderniste di don Cavallanti e di mons. Emilio Bongiorni sul "Santo" di A. Fogazzaro. Concentrò poi l'attività editoriale su opere educative, manuali per scuole serali e popolari, narrative e per il teatro popolare. Promosse la musica attraverso Giovanni Tebaldini, suo parente, il teatro popolare ecc. Consolidate le attività artigianali, rivolse le sue attenzioni ai figli della campagna. Nell'alveo del movimento neofisiocratico e solariano, nel febbraio 1895 acquistò a Remedello Sopra vasti appezzamenti di terreno, 140 ettari di natura arida e malsana, con caseggiati, aprendovi, con don Giovanni Bonsignori, nel 1895, una Colonia Agricola, poi Istituto Agricolo, che ebbe ed ha ancora grande rinomanza come centro propulsore di progresso agricolo e di formazione di una preparata classe contadina. L'iniziativa, illustrata nel 1896 al Congresso di Studi Sociali di Padova, ebbe nell'ottobre 1896 un suo organo illustrativo nel periodico "La Famiglia Agricola".
Dopo dieci anni dall'avvio dell'Istituto, nel 1900, il Piamarta pensò a dargli consistenza e sostegno attraverso una nuova famiglia religiosa. Accantonata l'idea di dar vita alla congregazione pavoniana dei figli di Maria, e l'invito di don Rua di unirsi ai Salesiani, concepì, come ha scritto G. Serioli, il progetto di «una famiglia religiosa, composta di sacerdoti e di laici, i quali attendessero all'educazione e all'istruzione professionale dei giovanetti, e di donne che, come ausiliatrici, provvedessero ai lavori di cucina, di guardaroba ed altri confacenti al loro stato». Concepì e volle questa sua famiglia come una «vera Comunità Religiosa, nella quale tutti i membri attendessero seriamente all'acquisto della propria perfezione nella pratica della vera vita religiosa»; volle dare a tale famiglia non l'assetto di una congregazione, ma quello di una Pia Società di persone viventi in comune con tutta la sostanza della vita religiosa, ma senza voti. Tradusse l'idea nella realtà, redigendo, d'accordo con i suoi collaboratori, il testo delle prime Costituzioni. L'autorità ecclesiastica diocesana approvava queste Costituzioni, ad experimentum, il 9 marzo 1900, in forma definitiva il 25 maggio 1902. In quel giorno stesso il primo gruppo di sacerdoti, chierici, fratelli, in unione col fondatore, emetteva nelle mani del Vescovo diocesano la formula di consacrazione. L'approvazione ufficiale come Pia Società era data con decreto vescovile del 23 dicembre 1908.
Al contempo p. Piamarta operava guidando spiritualmente e concretamente una giovane vedova di Gavardo, Elisa Baldo (1862-1926), ad aprire nel 1898, nel paese nativo, una casa per accogliere fanciulle povere ed inferme non assistite. Dalla casa di Gavardo e dal gruppo raccoltosi intorno alla Baldo, trasse, fin dal 1900, preziose ausiliatrici, con lo scopo di farne una sezione femminile della sua Società. Dopo aver redatto, con la Baldo, un regolamento ed averlo applicato in via sperimentale per dieci anni, il 15 marzo 1911, nella chiesa dell'Istituto Artigianelli in Brescia, il Piamarta consegnava alla Baldo e ad altre otto sorelle il Crocifisso, consacrandole quali ausiliatrici della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth. In quanto tali, esse accettavano la regola generale di detta Congregazione, fissavano come casa madre l'Istituto Artigianelli in Brescia, prendevano come superiore generale quello della Pia Società, assumevano il nome di Povere serve del Signore e, dal 1924, "Umili serve del Signore". Infine, per dare una sistemazione all'amministrazione della sua opera, il Piamarta attribuì tutte le proprietà dell'opera ad una Società Anonima Agricola Industriale Bresciana costituita il 2 settembre 1910 che, pur modificata, assolve tuttora il suo compito. Colpito l'11 gennaio 1910 da un minaccioso malore e ripresosi, affrettò l'attività di sistemazione di tutta l'opera quasi volesse prepararsi ad un passaggio definitivo nell'al di là. Partito il 7 aprile 1913 per Remedello, per riposarsi un poco, ma anche per incontrarsi con l'arch. Arcioni per tracciare il progetto di un nuovo fabbricato, fu colpito da grave malore che lo portò alla morte il 25 aprile 1913. La salma venne, il 25 aprile 1926, trasferita dal Cimitero alla Chiesa dell'Istituto Artigianelli, collocata in una tomba monumentale opera dello scultore Angelo Righetti, con sculture di Enrico Biondi e decorazioni pittoriche di Giuseppe Trainini. Il processo diocesano informativo iniziò il 6 maggio 1943 e venne chiuso il 17 luglio 1948. Il 29 marzo 1963 venne introdotta la causa di beatificazione. Il 22 marzo 1986 vennero riconosciute le virtù eroiche. Il 27 novembre 1994 venne dedicata al Piamarta la sala d'incontri ricavata nell'ex Disciplina della Basilica di S. Faustino, già battistero dove fu battezzato il Piamarta.