PALLONE aerostatico o Aerostato e Dirigibile
PALLONE aerostatico o Aerostato e Dirigibile
Viene così denominato un aeromobile formato da un involucro di tela o seta gommata, contenente un gas più leggero dell'aria che può innalzarsi in forza del principio di Archimede. Gli aerostati muniti di gruppo motopropulsore si chiamano dirigibili mentre i palloni ne sono privi. Si fa risalire al bresciano p. Francesco Lana la prima ideazione del pallone aerostatico da lui esposta nel 1670 nel "Prodromo dell'arte maestra" corredato dai disegni di una "macchina per volare" provvista di quattro palloncini sferici e di una vela. L'apparecchio ideato da padre Lana non potè però trovare pratica applicazione per le difficoltà di produrre il vuoto, problema che solo con la scoperta dell'idrogeno (dovuta nel 1876 al fisico Cavendish) potè essere in parte risolto consentendo un altro passo nel progresso dell'aeronautica. Un vero impulso all'aerostatica diedero nel 1783 i fratelli Montgolfier, e via via altri fra cui sempre nel 1783 il lucchese Vincenzo Lunardi. Sull'onda dell'entusiasmo suscitato da Montgolfier e dal Lunardi il 13 marzo 1784 il conte Girolamo Fenaroli fece la prima prova di ascesa al Mercato Nuovo con "una macchina fisica, come scrive il cronista Andrea Costa, nominata il Globo Aerostatico" della quale lo stesso Costa fornisce il disegno che descrive di "formato ovato bislongo, e rotondo coperto di carta bianca miniata dell'altezza di braccia 12, e di larghezza braccia 8 circa, nella sommità era fatto a cupola alla forma d'una garetta, che stanno i soldati in sentinella. Ai piedi pure rotondo, con sotto il suo buco grande per ponervi una padella di fuoco, il quale è formato di spirito di vino, cero e bombace, e per ricever l'aria, acciò resti infocata la macchina, e che tenga gonfio il globo". Davanti a "numerosissimo pubblico d'ogni qualità e sesso" continua il Costa "avuta l'aria sufficiente da sé s'è inalzato, ed è partito dal luogo ove era fermato, se ne andò per aria in un'altezza di piedi n. 10.000 geometrici, e in alto sembrava un'ottava parte di cui era. Poi mancandogli l'alimento a poco a poco s'è abbassato, ed è caduto di là della Breda Zanardis sopra un albero, nè più è passato oltre, così fu terminata l'opera». Il 31 seguente lo stesso conte Fenaroli rifece l'esperimento completando il pallone con una barchetta di carta. L'aerostato finì in una località detta la Melonera, confinante con S. Pietro in Castello. L'impresa venne poi ripetuta il 3 aprile da uno dei figli di Andrea Torri che adornò il pallone "con quattro balloncini con il suo lume a tutti". Altri lanci vennero ripetuti il 4 aprile da Faustino Bonini, il 5 dal capitano Parma. Da allora gli esperimenti tutti falliti non si contarono più tanto da far scrivere alla contessa B. Capace della Somaglia Uggeri: "Dappertutto, come avrete veduto sui Fogli, si sono fatti volare Palloni, Brescia sola finora si distingue colla negativa. Tutte le mosse date a quest'oggetto sono state infelicissime. Adesso misteriosamente in borgo Pille si lavora dall'Abbate Palazzi da Momolo Senaglia, da Momolo Fenaroli, da Coccoli e da Luigi Chizzola, staremo a vedere il risultato, intanto ieri all'improvviso sortì Checo Bargnani in una slitta rappresentante il Carro di Ms. Charles, e suo Globo piacque, e forse questa sarà l'unica felice Bresciana esperienza".
Al contempo si andava risvegliando l'interesse di studiosi e di curiosi quali l'ab. Gaspare Turbini ed il conte Carlo Bettoni. Il primo si dedicò allo studio del moto orizzontale del globo aerostatico. Lo scritto del Turbini, che porta appunto la data del 1784, reca questo titolo: "Lettera del signor abate dr. Gasparo Turbini architetto bresciano, con due tavole che dimostrano la maniera di dirigere il globo per linea orizzontale - Brescia 1784". La lettera è indirizzata ad un amico anonimo e prende le mosse dalla scoperta dei Montgolfier; le tavole come ha scritto V. Nebbia prospettano una specie di omnibus aereo circolare sostenuto da un involucro ad aria calda che il Turbini riteneva di potere governare facilmente con un timone posto alla sommità dell'involucro e con una comune vela marina laterale. All'aerostatica dedicava, sempre nel 1784, attenzione particolare il conte Bettoni che ne trattò in una sua operetta dal titolo: "Delle macchine aerostatiche" (anonimo ma a lui attribuito) e soprattutto nell'opera sua più ingegnosa ed anche stravagante intitolata: "L'uomo volante per aria, per acqua e per terra" (Venezia, 1748) anch'esso uscito anonimo ma certamente suo. La sua "macchina" è una sorta di dirigibile dotato di meccanismi per governarlo in volo. Per il progetto il Bettoni si avvalse dei calcoli dell'ab. Avanzini che poi approfondì le ricerche. L'opuscolo dello stesso Bettoni contiene fra l'altro la figura dell'aeronave che per la sua forma allungata e per la struttura della poppa e della prora ricorda la sagoma di un modernissimo Zeppelin.
I progressi della scienza portarono anche nel Bresciano a sempre più audaci esperimenti fra i quali quelli compiuti da Pasquale Andreoli e dall'ing. Carlo Brioschi dell'Osservatorio di Brera, i quali alle tre e trenta del pomeriggio dell'8 settembre 1810 davanti ad immensa folla compirono in Campo Marte esperimenti di salita e di discesa calandosi a terra al ponte del Mella. Pochi giorni dopo, la notte del 12 settembre un vento impetuoso danneggiava il pallone dell'Andreoli costringendolo a rinviare una nuova ascensione già destinata a raccogliere fondi per l'ospedale. Il 12 ottobre 1817 un Baldassari innalzò a Limone del Garda un pallone, in onore della duchessa Maria Luigia di Parma. Sulla fine del secolo scorso, quando già la aerostatica dava frutti definitivi, doveva contare una delle sue vittime nel bresciano Agostino Magnoni. Sotto il nome di Austin Wilton aveva compiuto in America, in Italia e nel Belgio molte ardite ascensioni. Il 25 marzo 1894, purtroppo, precipitava nelle acque mediterranee al largo di Cannes mentre eseguiva un'ascensione sul suo aerostato "Quand-méme" (v. Magnoni Agostino Domenico). Il 28 ottobre 1894 ebbe invece successo un'ascensione di Eligio Quaglia (decollò dal cortile della trattoria Pavone tra contrada Cantarane e vicolo S. Marta e atterrò ai piedi dei Ronchi), che ripetè l'impresa. Nel maggio 1896 l'aeronauta palazzolese capitano Baronio presentava il Discensore automatico Baronio, di sua invenzione, creato per apportare aiuto nelle inondazioni, negli incendi, e «in moltissimi altri casi».
Singolare l'avventura segnalata nel marzo 1899. Mentre l'aeronauta Baronio con la figlia Giuditta prendeva il volo, uno zoccolaio, tale Carlo Togni, di 21 anni, cui era stato negato di partire con la ragazza, si fece avanti di slancio aggrappandosi alle vesti della ragazza e si fece trasportare per aria. La mongolfiera però non resse al peso e gli aeronauti finirono aggrappati ad un cornicione. Il Baronio ripetè le sue ascensioni anche in seguito: nel marzo 1897 a Porta Cremona e a Brescia nel febbraio 1899. Ma già da molto tempo venivano lanciati palloni senza presenza umana anche durante feste popolari. Un magnifico pallone veniva lanciato il 17 agosto 1892 per la festa di S. Rocco a Isorella. Un grandioso pallone veniva lanciato nell'ottobre 1896 ad Orzinuovi, in occasione dell'inaugurazione dell'oratorio locale. Negli stessi anni un altro bresciano Cosimo Canovetti iniziava le sue esperienze sulla resistenza dell'aria e progettava un tipo di dirigibile interamente metallico, munito di motori a scoppio. Appassionato del pallone aerostatico fu, intorno al 1896, Annibale Pescali. Analoga attenzione all'aerostatica dedicò l'ing. Luigi Gussalli (1885-1962) costruttore fin da studente di aerostati e di aeromodelli e più tardi studioso di voli interplanetari. Nel dicembre 1904 i giornali bresciani annunciavano un nuovo sistema nella costruzione di pallone, proposto dal bresciano il rag. Filippo Cattania, che, a quell'epoca, teneva studio in via Carlo Alberto. Nel nuovo pallone prora e poppa erano costituiti da due sfere cave comunicanti attraverso due tubi con, alla base, diversi sedili per i passeggeri. Il pallone era alimentato da idrogeno e direzionato mediante elica girevole a prua. Notevole successo ebbero le ascensioni compiute nel 1910 da Erminio Donner Flori della Società Aeronautica di Milano con i palloni "Benadir" e "Verdi". I due aeromobili salirono sopra i duemila metri, con avventure singolari ed emozionanti; campo di partenza il piazzale dello stabilimento Caffaro (la Società elettrochimica del Caffaro produceva anche idrogeno e i palloni venivano gonfiati nel piazzale dello stabilimento). Il pallone "Verdi" con a bordo il Donner Flori, l'ing. Gino Gussalli e il dottor Giovanni Mantice, nella 89° ascensione, a causa d'un temporale finì il 16 ottobre 1910 nel convento della casa madre delle Ancelle della Carità di via Moretto, con sgomento grande delle religiose. Più doloroso l'esito dell'avventuroso viaggio del dirigibile pilotato da Celestino Usuelli con al timone Donner Flori. L'aeromobile aveva a bordo altre tre persone. Alzatosi a Borgo S. Giovanni e direttosi verso Verona precipitò da circa 40 m. di altezza a Roncà, presso Verona, sfasciandosi a terra. I cinque aeronauti rimasero feriti, sia pure non gravemente.
Sostituito dal dirigibile usato per osservazioni durante la prima guerra mondiale, il pallone aerostatico ricomparve negli anni Trenta. L'aerostatica ritornò di moda nel Bresciano negli anni Venti con le imprese del gen. Nobile. A quelle dei dirigibili Norge (1926) e Italia (1928) prese parte il rovatese Attilio Caratti che nell'aprile 1928 venne travolto dal disastro del secondo dirigibile subendo una morte misteriosa. L'interesse all'aerostatica fu ravvivato dalle visite del gen. Nobile nel Bresciano. Esaltanti momenti di gloria il pallone aerostatico ebbe nel Bresciano grazie all'impresa del celebre Piccard che con Cosynis, partito dal campo Dübendorf, presso Zurigo, dopo aver attraversato le Alpi raggiungendo i 16.700 metri nel pomeriggio del 18 agosto 1932, apparve nel cielo del Garda, finendo la sua trasvolata nel territorio fra Volta Mantovana e Monzambano, facendo poi di Desenzano il centro del grande lancio di pubblicità che, complice Gabriele D'Annunzio, ne seguì. Dopo anni di pausa, il pallone aerostatico è tornato alquanto di moda negli ultimi decenni come puro strumento di pubblicità come fiere (come quella di Gavardo dell'aprile 1992) e in altre manifestazioni popolari. Un lancio della mongolfiera è avvenuto nel novembre 1994 a cura della Sezione di Brescia del Panathlon internazionale. Dal 1991 il Gruppo archeologico monteclarense utilizza palloni aerostatici ad elio nella rilevazione fotografica dei siti archeologici.