PADOVANI Girolamo
PADOVANI Girolamo
(Quinzano d'O., 2 marzo 1733 - Brescia, 30 ottobre 1803). Di Antonio e di Orsola Tortelli. Compiuti gli studi in Brescia con ottimo profitto nel Collegio dei nobili, retto dai gesuiti a S. Antonio, entrò nel collegio di Ferrara nella Compagnia di Gesù. Compiuto il noviziato insegnò nelle scuole dell'Ordine a Venezia e in Romagna. Consacrato sacerdote, si dedicò alla predicazione raccogliendo i primi vivi consensi nelle Missioni al popolo o "della Buona morte" a Pesaro. Colpito da grave sordità a Rimini, poco prima di tenere il suo primo Quaresimale si vide costretto a dover limitare il ministero della predicazione non prima però di aver dimostrato le sue grandi capacità nel tenere panegirici e prediche che suscitarono l'ammirazione degli illustri suoi confratelli come i padri Bettinelli e Palazzi. Si dedicò quindi sempre più agli studi. Mandato a Ferrara venne incaricato di scrivere un'opera di educazione filosofica per i collegi dei gesuiti. Soppressa il 13 aprile 1773 la Compagnia di Gesù, tornò a Quinzano dove proseguì gli studi distinguendosi per la sua vasta cultura e la sottigliezza del suo ingegno. Giuseppe Nember che ebbe con lui nonostante la sordità la consuetudine di conversare scrisse: "Proposto il soggetto di erudizione sacra o profana, di legislazione, di commercio, di storia, di belle arti, ecc. parlava di tutto, faceva l'analisi a tutto, e sempre spogliava il soggetto proposto dalle sue aridità con tale facondia e con tratti di sì ingegnosa lepidezza che incantava. Così si conciliava l'attenzione la più minuta e riscuoteva l'ammirazione di tutta la conversazione. Bravo geografo, leggeva con trasporto le gazzette e faceva sopra le notizie che davano le sue critiche osservazioni. Quando penetrava nel santuario della Politica non soleva terminar il discorso se non dava qualche precetto dell'arte di ben vivere, coll'appoggio d'alcuna di quelle massime invariabili, che debbono essere gli assiomi generali della scienza dell'uomo; i suoi discorsi erano i doveri verso se stesso, verso la famiglia, verso i suoi simili, verso la patria, verso il Sovrano: tutti precetti di solida gloria, di sana legislazione, di vera politica, di pubblica prosperità. Nemico delle questioni scolastiche, non era indifferente se non quando l'errore voleva combattere e Trono e Altare".
Nel 1776 concorse al premio disposto dal conte Carlo Bettoni per 25 Novelle «scritte in purgata lingua italiana, le primarie virtù pratiche formanti quasi un corso di filosofia morale, adattate alla capacità dei giovanetti, atte a dilettare i loro animi, ad infiammarli della virtù, ad arricchire la loro mente d'idee adeguate e proficue, la loro lingua di espressioni proprie ed eleganti, e il loro cuore di utili e generosi sentimenti». Il premio di cento zecchini non venne assegnato ma furono segnalate le novelle del celebre p. Soave e del Padovani. Questi non contento del giudizio emesso dalla commissione che le aveva ritenute "assai spesso piuttosto Sermoni che novelle", criticò la Commissione con una novella dal titolo "La Novella delle Novelle". Le sue novelle, pubblicate, vennero accolte con molto favore, risultando gradite anche al Conte Bettoni che mandò al Padovani cinquanta zecchini, cioè la metà del premio. In seguito ne scrisse altre trentacinque. Antigiacobino, partecipò alla rivoluzione del 1797. Nel 1802 scrisse una dissertazione sull'usura, rimasta inedita ed un'altra su "I trionfi della Religione". Si appassionò alla filosofia e alla poesia. Fu nominato socio di Accademie di Fermo, di Faenza e di Foligno.
PUBBLICÒ: "Racconti Morali per la Gioventù, dedicati alla Magnifica Città di Brescia (In Brescia, Pietro Vescovi 1781 in 8°, con Stamperia Bendiscioli, 1792, Tomi due in-8) e Milano, Agnelli, 1824, ibidem 1925 ). "Difesa de' Racconti Morali per la gioventù contro l'autore del Giornale Letterario dei Confini d'Italia n. XVII dell'anno 1780 nel torno XXVI della "Continuazione del nuovo Giornale de' Letterati d'Italia (Modena presso la Società Tipografica 1785 in 12°). "Lettera al nob. sig. Luigi Arici sul Governo di S.E. Mario Sorano Provveditore di Salò, in Salò 1784 p. 41). Raccolta di prose e poesie per lo stesso soggetto. "La Notte. Al Conte Francesco Martinengo Cesaresco ecc. per le sue faustissime nozze colla N.D. Flaminia Martinengo contessa di Barco (In Brescia, l'anno 1787 in 8. La prima Anacreontica ha per titolo "Le cognizioni derivate dalla notte", la seconda "I vantaggi recati dalla notte", la terza "I solazzi della notte"). La Fiera, Canzone, alla ornatiss. Dama la Cavaliera Fè nata contessa Martinengo Cesaresco. Brescia per Pietro Vescovi 1793 in 8. Altre poesie di lui si leggono in diverse raccolte del suo tempo. "Selim I imperatore Ottomano. Mascherata da una partita di Cavalieri eseguita in Brescia nel Carnevale dell'anno 1792. Brescia, dalla Stamperia Pasini (1792). "Otto Sonetti quinari, la Novella intitolata Compiacenza tomo I pag. 311. Due sonetti ed una canzone anacreontica nei "Componimenti Poetici offerti a S.E. Giovanni Grassi Capitanio di Brescia dai Deputati Pubblici (In Brescia, Stamperia Berlendis, 1784, in f. piccolo). Ha lasciato scritto cinque Panegirici in lode di S. Luigi Gonzaga, due di S. Ignazio di Lojola, due di S. Francesco Saverio, uno di S. Francesco Borgia, uno di S. Giuseppe, uno di S. Francesco di Sales, uno di S. Carlo Borromeo, ed alcuni altri. Inoltre aveva lasciato inediti: "Analisi della natura dell'uomo" (presso i suoi eredi), "Dell'usura, contro la definizione datane finora da tutti i Teologi. Dissertazione" (presso gli eredi di Giuseppe Nember), "Poesie diverse" (nelle Miscellanee di Gaetano Fornasini).