OVANENGO
OVANENGO (in dial. Anèngh, in lat. Ovanengum)
Frazione a quattro km a SE di Orzinuovi, a metà strada fra questo centro e Borgo S. Giacomo. È a m. 76 s.l.m., in aperta campagna. Dista circa 15 Km da Offanengo, sul Cremonese. La radice "off" e il suffisso "ago" denoterebbero una probabile etimologia lombarda. L'Olivieri, avvicinando il nome a quello di Offanengo e notando la notevole trasformazione del nome nel dialettale "Anèngh", crede di poter scorgere un Jovàn-engh, facendolo derivare dal nome personale di Giovanni. Pietro Gribaudi, invece, propende a farlo derivare dal germanico Hufe nel senso di "tratto di terreno occupato da un nucleo germanico". Anche Carla Marcato vi ha visto un antroponimo germanico Offo, probabilmente nella forma obliqua Offone con il suffiso "engo" esprimente rapporto di appartenenza. La toponomastica locale registra a NO la "Vigna" e la "Piana", a O la "Lama", a S il "Locale". Nel sec. XIII è Hoanengo, nel sec. XIV Bovanengo, nel sec. XVI Vanengo.
ABITANTI:400 nel 1565, 539 nel 1931, 1000 nel 1946, 872 nel 1961, 300 nel 1975.
Il centro primitivo di Ovanengo può essere individuato nella cascina "le Pievi" o "Pieve", che sorge sullo svincolo stradale Orzinuovi-Villachiara da dove è visibile il prolungamento della strada fino a Ovanengo. Come ha scritto A. Locatelli, "l'intersecarsi con l'arteria provinciale, unitamente ai reperti archeologici ivi rinvenuti, fanno certamente pensare ad un incrocio della centuriazione romana". Di insediamenti tardo romani vi è prova nelle tombe risalenti al IV - V secolo dopo Cristo rinvenute nel 1977 presso la cascina Pieve di proprietà, dei Gorio. Nel territorio sempre recentemente sono state trovate strutture alto medievali. Nel luogo oggi chiamato Pieve si forma la pieve di Mulcianum (Mulzano) dedicata a S. Maria Assunta e poi a S. Giorgio che prese consistenza verso il sec. IX e tramontò nel sec. XIV, raccogliendo anche territori di Villachiara, Barco, Rossa ecc. Venne poi dedicata alla natività della B.V. e venne conosciuta anche col nome di Madonna della Rosa o della Roggia. Per iniziativa dei proprietari venne risistemata nel 1983. Per l'occasione, in una ricognizione del "Gruppo Archeologico Fiume Oglio" (G.A.F.O.) vennero trovati embrici di epoca romana, sesquipedali e grossi mattoni medioevali incastonati nei muri della chiesetta, quali materiali dI riporto. Quando Orzinuovi non era che una fortificazione a difesa della sponda bresciana dell'Oglio, Mulzano e Quinzano erano le uniche pievi di confine e con origini antichissime. Quella di Mulzano comprendeva i vici di Ovanengo, Barco, Villachiara e aveva sotto di sè la diaconia di S. Stefano che diventerà poi la sua erede come parrocchia. Probabilmente in epoca longobarda avvenne poi la sovrapposizione, a quello della Madonna, del culto di S. Giorgio, santo guerriero ma anche protettore dei contadini. Della pieve vennero nominati "avvocati" e "difensori" i Martinengo che, insieme ai collaterali Ugoni assorbirono quasi integralmente la proprietà fondiaria ed entrarono in rapporti economici con il monastero degli Agostiniani di S. Michele di Coniolo e con quello delle Agostiniane di S. Vittore di Ripalta, detto poi "Le Vittorie". Questo monastero, rovinato poi da guerre e pestilenze e abbandonato per lungo tempo, venne dapprima affittato a Manfredo, abate di S. Ambrogio di Milano, per passare poi in proprietà dei conti Martinengo di Villachiara. Intorno alla chiesa di S. Giorgio nacque il centro. L'abitato fu distrutto, a quanto attesta il Codagli nella "Storia di Orzinuovi", da Ezzelino da Romano nel 1259 assieme ai circostanti abitati di Villachiara, Pudiano, Rossa ecc. Il Carmagnola nel 1427 dopo la battaglia di Maclodio ne fece una delle basi per l'attacco a Orzinuovi. In ambedue le circostanze la chiesa plebanale venne sottoposta a gravi danni. Danni ancora Ovanengo dovette registrare nel 1452 per il continuo andirivieni delle truppe sforzesche in movimento contro quelle venete. I Martinengo, con i collaterali Ugoni assorbirono quasi tutte le proprietà fondiarie della Pieve, mentre alcuni fondi passarono al Capitolo della Cattedrale. Altri fondi in "Bovanengo" venivano venduti il 24 marzo 1303 da Pietro q. Obicino de Obicis de Robbiate a Prevosto q. Antonio Martinengo. Nel 1370 il comune di Ovanengo compare assieme a quello di Villachiara e Gabbiano (ora Borgo S. Giacomo) in un atto di compromesso con gli Ugoni e i Martinengo per definire una questione di decime contro Giorgio della Corte de Ripa. Con i Martinengo e gli Ugoni vi ebbero proprietà gli Emili, i Sangervasio, i Violini.
Nella seconda metà del Cinquecento vi possedevano 162 piò i Fé d'Ostiani. Tra le altre famiglie che si distinsero vi furono quelle dei Calini (ma senza titolo nobiliare) e poi dei Gorlani che vi ebbero preminenza. Gli ultimi beni rimasti alla pieve, diventati di ragione della mensa comune del Capitolo della Cattedrale, vennero soppressi e destinati dal Governo Provvisorio, con decreto del 4 ottobre 1797, alla illuminazione della città di Brescia. Lo stabile venne poi acquistato dalla famiglia Fé.
Scomparsi gli antichi proprietari, gran parte dei loro beni passarono a famiglie borghesi, che migliorarono l'agricoltura. Infatti, specie a partire dal 1876 il prof. Cantoni e i fratelli on. Carlo (avvocato e deputato) e Luigi Gorio rivitalizzarono i prati del loro latifondo di circa 4000 pertiche, aumentando l'allevamento di vacche, attrezzando modernamente il caseificio, costruendo porcilaie moderne. Il caseificio nel 1891 veniva decorato di medaglia d'argento all'Esposizione di Parma. La vita di Ovanengo, con quella di Orzinuovi, che fu per decenni sotto il dominio politico zanardelliano dei Gorio, nel 1907 - 1908 sotto la guida di parroci combattivi andò orientandosi verso il movimento cattolico. Lo sviluppo agricolo trovò negli ultimi decenni uno dei suoi epicentri nella cascina Terraverde, gestita dai Migliorati e specialmente dall'ing. Angelo. Il 28 ottobre 1923 vennero inaugurati il nuovo edificio scolastico, il parco delle Rimembranze oltre alla bandiera della scuola. Un nuovo edificio scolastico veniva progettato fin dal 1942. Come riflesso della situazione politica generale e specie di quella di Orzinuovi non mancarono fatti di sangue gravi. Il 7 luglio 1924 il segretario politico di Ovanengo Francesco Pezzola, consigliere comunale, venne ferito con due fucilate al viso da un ex fascista, Giuseppe Gorno e, dopo essersi ripreso, moriva il 25 luglio seguente. Sebbene incorporato amministrativamente in Orzinuovi, Ovanengo non mancò di sue manifestazioni particolari. Fra le più recenti si possono registrare l'inaugurazione, nel maggio 1982, di un cippo ricordo dei caduti nelle due guerre mondiali e un campo sportivo polivalente.
ECCLESIASTICAMENTE tramontata e disgregatasi nel sec. XIV la pieve, forse per iniziativa dei Martinengo, venne eretta a Mulzano una canonica rurale dove dovette esistere un piccolo capitolo di sacerdoti che vivevano forse sotto la regola agostiniana, dedicandosi all'apostolato fra le popolazioni circostanti. Il Mor opina che la canonica dovette acquistare una qualche importanza, specie per la protezione di qualche autorevole personaggio, che non potè non essere che un Martinengo dato che il 17 gennaio 1372 delle decime di Ovanengo venivano investiti i tre fratelli Prevosto, Antonio e Gerardo q. Pietro Martinengo.
Nel 1486 con bolla papale il beneficio della pieve veniva unito al capitolo della Cattedrale di Brescia che acquistava con ciò anche il patrocinio parrocchiale. Il beneficio, valutato di 2000 lire planet, venne unito alla Mensa comune del Capitolo della Cattedrale che vi mantenne un curato-vicario mercenario e amovibile di nomina del Capitolo stesso. Al tempo della visita pastorale del vescovo Bollani (1565) don Giovanni Antonio Bellandi viene definito curato di Ovanengo e non "presbiter". La chiesa era diroccata per cui la cura d' anime veniva esercitata nella chiesa di S. Stefano. Il vescovo ordinava che la chiesa chiamata la Pieve venisse distrutta. Di essa rimangono i resti nella cascina "le Pievi" sulla strada Orzinuovi-Villachiara. I visitatori incaricati da S. Carlo nel giugno-luglio 1580 trovarono il pinguo beneficio della pieve unito alla mensa comune del capitolo della Cattedrale e prescrivevano l'erezione di una nuova chiesa parrocchiale e di una "vicaria" perpetua per la cura delle anime. Il Faino nel 1658 la definiva rettoria parrocchiale di diritto della mensa del Capitolo. Come "mercenaria" veniva registrata nel 1727. Il governo giacobino nel 1797 fra le poche confraternite ed enti risparmiati registrò la scuola del S.S. Sacramento (6 piò di terra) e l'ente "Terra dei poveri" (17 piò di terra). Nel 1932 il Capitolo della Cattedrale rinunciava al giuspatronato e al parroco che già prima negli annuari della Diocesi veniva qualificato come rettore e anche parroco plebano. Per l'occasione venne restituito anche il titolo di arciprete.
S. MARIA DELLE PIEVI O DELLA ROSA. L'antica pieve di Mulzano nel 1914 era ancora nominata come di patronato dei Gorio. La chiesa di S. Giorgio (già S. Maria) ricompare nelle deliberazioni della visita di S. Carlo Borromeo. Secondo il Locatelli venne invece ricostruita nel sec. XVII ed orientata anziché nell'originario EO all'attuale NS. Nel pavimento esiste una lapide sormontata dal blasone di famiglia che dice. "D.O.M., Ioanni Mariae Cavalli, nob. Brixia I.V.D., defuncto an. MDCXCVI, die I maii aetatis suae LXI, Vxor et filii haeredes, posvere". Espropriata dal governo napoleonico venne venduta a Bartolomeo Gorlani. Nel 1938 diventa, per eredità, proprietà di Giacomo Gorio. Era ancora officiata in alcune circostanze nel 1946-47 e poi, date le condizioni pietose, chiusa al pubblico. LA CHIESA DI S. GIORGIO diventa parrocchiale. Aveva due altari. Nel gennaio 1925 veniva inaugurato il nuovo organo della ditta Nicolini di Crema. Nel 1943 la chiesa veniva decorata da Mario Pescatori.
PARROCI: Canori Eugenio, nel 1776 promosso a S. Gervasio; Armanti Giuseppe di Quinzanello, 1776-1791, passa a Meano; Martinelli Marcellino di Gabbiano, 1791-1792; Bianchi Giov. Battista di Clibbio, 1792-1795; Milani Bartolomeo di Venezia, 1795-1796 passa a Maclodio; Ferrandi Francesco di Sarezzo, 1796-1823, rinuncia; Mantova Giov. Antonio di Quinzano, 1823-1870; Uberti Carlo di Faverzano, 1870-1897; Musletti Giuseppe di Orzinuovi, 1897-1926; Miglioli Giuseppe di Castelletto di Leno, 1926-1931 promosso arciprete della Volta bresciana; Gualla Isidoro di Brescia, arciprete plebano di Provaglio - sotto, dal 14 marzo 1932 al 1947; Giuseppe Salvini (1954-1975); Mor Francesco di Cantù (Como) (1975-1984); Giuseppe Treccani di Castelletto di Leno (1987-1991); Bertanza Franco di Pieve di Concesio (1991).