OME
OME
Centro agricolo e industriale a NO di Brescia a 16 km dalla città; altezza sul mare m. 240; è disteso in due vallette parallele fra le colline che da Gussago a Iseo salgono alle Prealpi, nell'alta valle del torrente Gandovere sulla sponda sinistra dello stesso. Ha una superficie di Kmq 9.88.
Numerose le frazioni con la loro distanza dal centro: Borbone Km 0.57, Cerezzata a SO Km 1.20, Lissana (o Lizzana) Km 0.30, Martignago a NO Km 1, Martinola Km 0.40, Valle Km 1.10. Altre località abitate: Goiane, Maestrini, Mariolini, Piazza, Prato, Scorine, Dosso delle Cariole, Albarelle, Dosso Chimina, Chimina, Ertina, Deressi, S. Michele, Fonte di Ome, Santa del Ponte, Bivio, La Grotta, Cascina della Costa, Cascina Berta, santella di S. Francesco, Ronco Gnocchi, Molino di Mezzo, Peder, Orcello, Villaggio.
ABITANTI nel tempo: 1493 n. 1100; 1505 n. 1400; 1561 n. 973; 1580 n. 1036; 1590 n. 1142; 1610 n. 1400; 1637 n. 316; 1648 n. 700; 1656 n. 750; 1669 n. 850; 1679 n. 889; 1689 n. 910; 1697 n. 857; 1709 n. 896; 1716 n. 891; 1731 n. 836; 1742 n. 805; 1750 n. 789; 1770 n. 610; 1778 n. 754; 1781 n. 828; 1790 n. 859; 1798 n. 849; 1807 n. 942; 1808 n. 958; 1815 n. 983; 1821 n. 1001; 1831 n. 1083; 1839 n. 1093; 1849 n. 1260; 1861 n. 1249; 1871 n. 1319; 1881 n. 1349; 1888 n. 1527; 1911 n.1818; 1916 n. 2108; 1921 n. 1942; 1931 n. 2003; 1936 n. 1933; 1951 n. 2203; 1961 n. 2206; 1971 n. 2255; 1983 n. 2562; 1991 n. 2641.
Homi, il toponimo viene da qualcuno fatto derivare da = omen, bosco di olmi, secondo certi da "homate" o "homete" che nell'antico latino indicava una misura delle vigne o da "hometum" = mansio o casa campestre. Sotto il profilo amministrativo Ome appartiene alla Quadra di Gussago. Negli anni 1810-1817 Ome e Polaveno costituirono un solo Comune nel dipartimento di Ospitaletto; nel 1817 Polaveno venne aggregato al Dipartimento di Gardone. Con R.D. 6 maggio 1928 Brione era unito a Ome (Atti Consiglio provinciale N. 48 - 680, 1928); nel 1941 Brione chiedeva di staccarsi e unirsi a Gussago, ma fu negato (Atti Rettorato provinciale 1941, pag. 27 - 28, N. 20/928); la separazione avvenne nel 1947. Nel 1982 Ome veniva incluso nella Comunità del Sebino. Sotto il profilo geologico Ome condivide le vicende della Franciacorta, con la particolarità delle presenze della cosiddetta Maiolica, formatasi a cavallo tra il Giurese e l'Infracretacico, di finissimo impasto chiaro, che ha fornito pietre di tipo litografico. Il territorio di Ome si trova al centro di un'area ricca di antiche testimonianze di presenza umana: nella vicina "Valle di Iseo" ancor oggi in parte ricoperta da lagune, emersero manufatti di selce ed utensili metallici dal mesolitico all'età del rame e del bronzo, mentre altri paesi vicini hanno dato molteplici resti della civiltà celtica. Un grande muraglione ritenuto di epoca romana venne scoperto nel 1993 a S. Michele e doveva far parte di una torre romana esistente ancora nel 1610. Importanti antiche strade attraversavano quest'area, come la via Gallica Milano - Verona, la strada principale dell'impero nel periodo di Milano capitale, (293 - 402) con un miliare a Rodengo e la Brescia - Iseo documentata da legge medievale che obbligava anche Ome con altre comunità alla manutenzione del ponte delle Grotte (sentenza del Consilium Sapientum 16 dicembre 1280 che definiva i Comuni obbligati a ricostruire il ponte Grotte de la Mella: Comune et Homines de Homis. Da questa strada si dipartiva quella verso la valle di Ome attraverso la quale si potevano raggiungere la Valtrompia e la Valcamonica. I toponimi "Gagium" (riserva di bosco) e "sala" (costruzione in pietra) sono presenti a Ome. Indicano una presenza longobarda confermata ancor più dalla dedicazione a S. Michele, loro protettore, di una chiesetta intorno alla quale seppellivano i loro morti. Ancora in un documento del monastero di Rodengo del 6 giugno 1686 sono ricordati Nunziata sposa ad un Otone, Berta sposa ad Oprando e Ota sposa a Otone, di loco Cixiraxa cioè Cerezzata, "professis lege vivere Longobardorum" che vendono a Bono "de loco Bagiano" una pezza di terra detta Breda "in fundo Cixiraxa". Determinante la presenza di monasteri e specialmente quello di S. Giulia, le cui pergamene registrano investiture (1229, 1233) dei fratelli Bonapax de Homis e Sagimbenus e (1387) di Fomnina qd Iacobi di Ome, vedova del fu Betinus de Posoniis; testimoni (1282) Carnevallus de Homis qd Bartolomei; (1349) Pasinus qd Betini Passarini de Homis. Nelle carte del monastero di S. Eufemia sono citati l'ospizio e la chiesa di S. Maria del Giogo tra Polaveno e Sulzano registrata come "S. Maria de Homis". Il processo di disgregazione del sec. X e del 1000 diede origine a molti castelli sorti nel contado per far fronte alle terribili invasioni ungare e a difesa delle popolazioni. A Ome l'area dell'attuale albergo S. Michele aveva una torre rotonda e a S. Michele sussistono ancora le forti ed antiche muraglie con torre, uno degli apprestamenti collinari che costituivano un potente ed efficace osservatorio sullo sbocco delle valli e la pianura ancor oggi ravvisabili nelle fortificazioni di S. Michele, Rocca di Rodengo e di Monte Berta, Monte Orfano e Monte Alto di Colombaro. Largamente presente in questo periodo il Monastero di Rodengo i cui documenti registrano nel territorio atti di compravendita nel giugno 1086 mentre in una "chartula venditionis" dell'ottobre 1090 si legge che l'atto venne compiuto "intus castro Haume feliciter" . La chiesa di S. Nicola di Rodengo, in data 10 febbraio 1100 acquistava da Ugone e Calcara, vedova di tale Rustici Pance, tutti i diritti, vigne, pascoli, paludi, mulini "cum acqueductis suis" in montagna, in pianura, colti e incolti, con tutti i diritti ecc. "in fundo Ciserasae". Numerosi altri personaggi oltre a quelli nominati compaiono nei documenti dello stesso monastero come Alchenda, Bonzano de Bustarro, Alberto, Giovanni Bonoldi, Stefano Alberto, Ambrogio de Chignola, Vogia Giovanni Berniga, Giustacchi della Montinella, Altofino, Pasetto Sibona, Martino di Martignano, Michele e Girardo de Vavassoribus, Faustino da Martignago, Martino Zuffi, Betuline de Liano, Solvideum, Avantino Turto, Pasino de Carubio, Zano de Legis, ecc. Seguono numerose investiture in documenti del 1237, 1243, 1244, 1245, 1246, 1247, 1251, 1252, 1253, 1271, 1276, ecc. nei quali compaiono anche le località e contrade oltre che di Cerezzata, Barchi, Bianchi, Canale, Carpeneda, Delma, Martignago, anche di Diatona, Faeto, Frate, Frisella, Liana, Maiali, Prati di Anselasa, Rotencheri, Saioni, Strada, Torini, Pulmagi, Sarciana, ecc. Nell'ambito della rifioritura economica - sociale dei sec. XII - XIII anche il territorio di Ome segna un deciso progresso. Sembra si debba attribuire al monastero di Rodengo ma soprattutto ai contadini investiti delle sue proprietà l'escavazione della seriola Molinaria e la regolazione del Gandovere e lungo questi corsi d'acqua sorsero molti magli e mulini. La pietra di Ome costituì una fonte di reddito per vari secoli, impiegata non solo nella costruzione di case, ma anche di chiese. I Registri della Mensa Vescovile che contengono atti amministrativi e investiture vescovili di beni dell'episcopato bresciano a persone o Comuni per migliorie o in cambio di rendite o servizi segnalano per Ome pagamenti in grano, miglio, olio. Importante l'atto del 1331, 26 agosto, con cui il vescovo Tiberio della Torre investiva Aldrigino del fu Mantenuto di Ome di tutta la decima e iure decimationis et decimandi della terra e del territorio di Cremignane e de Bathaninis. La comunità di Ome dimostra la sua vitalità in alcuni momenti particolari attraverso suoi personaggi. Così, ad esempio, nel 1198 alla composizione di una tregua era presente Albertus de Omis; nel 1219 alla stesura degli accordi c'era Jacobus de Omis. L'istituzione comunale locale dovette fare i conti con gli antichi feudatari (Martinengo, Federici, Oldofredi, Lantieri...) che permettevano margini ben ristretti di agibilità, insediati nelle dimore fortificate rurali a tutela dei loro interessi economici e politici e rifugio nei rovesci dei loro partiti in città. Il Comune de Homis è documentato dal 1274 e l'edificio comunale dotato di portico è citato in un atto del 1348 che lo dice posto in contrada de Lizana. Nel 1385 il Comune apparteneva alla Quadra di Gussago. Si trattava di un piccolo comune rurale i cui abitanti erano compartecipi della proprietà di boschi, monti, pascoli e costruzioni, conservati in parte fino ad oggi nonostante profonde trasformazioni, liti, contrattazioni, ricorsi legali, colpi di mano. Esso era governato dai rappresentanti dei titolari originari che si riunivano in vicinia per le decisioni ed elezione dei dirigenti, tra i quali il più antico ricordato è il massaro del comune Iohannino di Stefano di Syone (Assione) in documento del 1306. Passato sotto Venezia visse le vicende della Repubblica con maggior tranquillità salvo le gravi emergenze di non rare epidemie. Nel 1478 anche a Ome infuriò la spaventosa pestilenza (mal del mazuch o sucòt) e in occasione di questa e delle future epidemie si allestiva il lazzaretto nell'area sopra Barbone verso l'attuale chiesa del Pianello, costituito da baracche di legno e tettoie provvisorie che, cessata l'epidemia, venivano distrutte col fuoco, mentre la fossa comune dei morti è ricordata da quella piccola cappella. Nel secolo XVII si sviluppò anche l'istruzione popolare. Infatti se già alla fine del sec. XVI si ha notizia di Stefano Maistrini "professor di grammatica nostro parrocchiano", ancora nella visita del 1677 si rileva solo un embrione di istruzione gestita da ecclesiastici locali: "Per quanto ne so non vi sono insegnanti di professione con salario sebbene don Alberto Reccagno insegni a qualche fanciullo". Assume perciò un valore eccezionale il legato di don Pietro Battola che con testamento 1691 istituì una scuola per 12 ragazzi e un lascito per sostenere negli studi superiori 4 giovani del paese, colmando così un vuoto drammatico. Essendo inoltre aumentati i legati per i poveri lasciati alla Carità, nel 1681 furono tutti concentrati nel Consorzio istituito da don Pietro Battola che formò anche il monte granario di Ome che per circa due secoli fu l'unico sostegno dei poveri di Ome. Tra le cause della povertà lo scarso reddito dell'agricoltura legata alla variabile meteorologica che, come nel 1629 - 1630 o nel 1647 - 1649 insieme ad altri fattori, provocò terribili drammi. Si aggiunga anche il disinteresse di parte della ricca nobiltà terriera ove prevaleva il tipo d'uomo che non si curava di impieghi produttivi, vantandosi di vivere alla grande e di godersi oziosamente le rendite. Non stupisce allora che alcuni giovani di Ome nel '600 si offrissero come soldati volontari al servizio di Venezia. Nel 1677 nel settore mercantile si registravano venditori di "vini biade et altro", un "oste beccaro e fornaro", un solo (Francesco Salvi) mercante di cuoio in Rua Soera a Brescia. Sembra che Ome non sia stato toccato dalle armate in guerra nei primi anni del sec. XVIII. Respiro all'economia locale venne oltre che da alcuni magli, e mulini dal diffondersi della bachicoltura che aveva il suo sfogo nei filatoi di Palazzolo, Chiari e Iseo, oltre che da piccoli commercianti, muratori, lavoranti della pietra. Lungo il '700 si verificò una continua osmosi sociale che si segnalò dall'inizio del 200 al 1950. Si ebbe infatti una notevole immigrazione in prevalenza dalla Valtellina (50%). Gli immigrati valtellinesi erano soli e si insediarono in Ome per esercitare un lavoro artigianale; quelli provenienti da altre regioni o dalle valli bresciane venivano con la famiglia. Tuttavia dalla Valtellina venivano anche serve e povera gente che viveva di accattonaggio e che moriva spesso di stenti. Solo poche famiglie si stabilirono definitivamente a Ome come gli Andreoli, Bongioni, Cabassi/Cavassi, Damiani, Ganza, Maranta, Pini, Titoldini, Ziliani. Molti emigrarono poi nel vicinato ad esercitare le proprie attività specialmente nel tempo di difficoltà economiche locali. La rivoluzione giacobina del 1797 portò alla soppressione della "Carità dei Poveri" che possedeva 148 piò di terra. La dominazione napoleonica non ebbe riflessi di rilievo se non nei reclutamenti di truppe. Periodi di crisi economica né avvenimenti di rilievo vengono segnalati lungo la dominazione austriaca se non in campo assistenziale con la distribuzione di pane, sale, vino, buoni (per medicinali, allattamento o baliatico, per la casa) a vedove, orfani e ragazzi abbandonati, irrobustita con ulteriori lasciti al Monte Granario come il legato di don Tomaso Bongetti (1819) che assegnava some 80 di miglio; e più avanti il lascito di Giuseppe Cimaschi al Consorzio dei Poveri (1822) per fornire alle famiglie povere i letti necessari. Molte vittime fece il colera (nel 1836 e specialmente nel 1855), che in un mese e mezzo provocò la morte di 66 abitanti. L'unificazione nazionale portò a sensibili miglioramenti della rete stradale, mentre il territorio non venne toccato dalla ferrovia Brescia - Iseo; dalla Bornato - Rovato, dalla tramvia Brescia - Iseo. Nonostante l'impegno dell'amministrazione locale si riuscì solo nel 1922 a realizzare collegamenti con Brescia attraverso automezzi. Anche se nel 1891 il primo acquedotto di Ome fornì acqua al comune di Paderno traendolo alla sorgente Nas con una ardita e geniale iniziativa promossa dal nob. Faustino Averoldi, allora sindaco di Paderno che regolò con una convenzione tale uso, solo nel 1895 si realizzò il primo tronco di acquedotto pubblico ad uso di Ome. L'economia ottocentesca agricola era impostata sulla proprietà famigliare frazionata in piccoli appezzamenti collinari, integrata da un modesto artigianato e per decenni dall'emigrazione all'estero o in altre aree più evolute del nord Italia. Anche il Comune traeva vantaggio dai suoi numerosi boschi attraverso la caccia e la raccolta di pattume, erba, castagne, o da pascoli invernali per lo più utilizzati da mandriani e pastori del Tirolo o Val Vermiglio. La viticoltura dava buon vino rosso e la coltivazione del gelso sosteneva un florido allevamento del baco da seta. Tuttavia queste produzioni a metà del secolo furono colpite da calamità naturali, dal calo dei prezzi e dalla elevata pressione fiscale. La ripresa della viticoltura portò la creazione di impianti specializzati come le cantine Rossetti di Monticelli (1868 - 1878) e le stazioni di sparo contro la grandine (1900). Ma subentrò la fillossera (1903) che durò a lungo rovinando le coltivazioni. Il Consiglio Comunale (1883) istituiva un mercato di bestiame, l'ultimo giovedì o sabato di ogni mese, che durò fino alla prima guerra mondiale e nonostante tentativi di riapertura si trasformò in un mercato di generi vari bimensile com'è ancor ora. Le lotte politico-sociali della fine del sec. XIX e gli inizi del sec. XX, videro la contrapposizione di una ristretta, ma attiva classe liberale zanardelliana che nel 1911 diede vita ad un "Circolo Popolare Democratico" e ad un più forte movimento cattolico già presente nel 1883 attraverso il Comitato Diocesano, una Lotteria Sociale (1898), la Cooperativa Agricola di Consumo "La Famiglia" (1919), la "Società Mutua di assicurazione bestiame" (1919-1924), oltre alle associazioni cattoliche. Nel frattempo il paese registrava una forte emigrazione anche stagionale: la I guerra mondiale comportò il sacrificio di 26 giovani di Ome oltre a feriti e dispersi. Particolarmente difficili furono gli anni del dopoguerra, quando si accentuò la disoccupazione, aggravata dal rientro degli emigrati, si fece drammatica nel dopoguerra, quando gli agricoltori proprietari procedettero al licenziamento di coloni e mezzadri. Negli anni '20 riprese l'emigrazione in Francia e Svizzera, mentre per tutti gli anni '30 si orientò verso l'Agro Pontino, la Germania, l'Africa Orientale. Alcune grandinate privarono di tutti i prodotti agricoli molte famiglie di mezzadri e piccoli proprietari. Tra cattolici e socialisti si inserì il fascismo che prevalse e che nello scontro con elementi di sinistra contò nel dicembre 1924 una vittima in Luigi Palini, milite fascista. Da allora il fascismo organizzò la vita locale con tutte le sue feste, esercitazioni, parate, manifestazioni, gruppi. Dal 1925 al 1940 vennero compiute numerose opere pubbliche: cimitero, impianto del telefono, strade interne, energia elettrica, edificio Comunale; la scuola, posta in municipio, fu dotata di nuove aule. La seconda guerra mondiale coinvolse 180 giovani, con caduti. Con l'intensificarsi dei bombardamenti su Brescia e Milano, Ome accolse circa 200 sfollati. Dopo l'armistizio sui vicini monti si formarono due gruppi di resistenza: quello della contrada Maiolini e quello di Cerezzata. I due gruppi indipendenti furono per lo più occupati nella ricerca di armi e di collegamenti con quelli di Barche, Monticelli, Provezze e Provaglio d'Iseo, Val Trompia, Lago d'Iseo. Tra le prime azioni il trasporto di armi da Clusane per la 122 Brigata Garibaldi in Val Trompia. Dal 1944 le cose divennero più difficili perchè i Tedeschi posero il Comando di due compagnie della Speer "Impresa militare dei trasporti" nelle Scuole di Rodengo. Tuttavia i partigiani locali fecero ancora altre operazioni come il prelievo di materiali presso fascisti locali, taglio dei fili del telegrafo e distruzione di tralicci della linea di alta tensione. Alcuni parteciparono alla spedizione che in agosto (1944) prelevò e uccise Osvaldo Sebastiani ex segretario del Duce e sfollato al seguito della R.S.I.: ne seguì la reazione fascista con rastrellamenti in Franciacorta e nell'area del lago di Iseo ed episodi concatenati come l'uccisione dei due partigiani alla Sella dell'Oca (28 ottobre tra Gussago e Ome); la cattura (novembre) dei tre fratelli Gavazzi; la condanna a morte di Giuseppe Ghitti e Giacomo Rosa; la condanna a 20 anni di Battista Bianchi e Giacomo Turrini; l'uccisione del parroco di Provezze don Treccani; l'arresto di Giuseppe Verginella a Cremignane poi ucciso a Lumezzane. In settembre al Calvario di Rodengo si installarono le SS Italiane sino alla fine dell'autunno e ciò aumentò i rastrellamenti anti partigiani. I gruppi ebbero contatti con Verginella che sostò anche a Ome, con Guido Vitale delle Fiamme verdi, fuggito da Bovegno dopo l'eccidio del 15 agosto e dal rastrellamento di Camaldoli a fine agosto. In gennaio 1945 a Rodengo nella villa Fenaroli si installava il Comando delle SS Italiane compreso un reparto di Pronto impiego, costituito da elementi scelti di sicura fede fascista, con i tristemente famosi maggiore Thaller, tenente Lombardo Michele, i sergenti Vigna e Biancali, Franco Traverso, Bruno Arba, Giuseppe Benedetti, Adriano Miozzi. I reparti si distribuirono in tutta la zona occupando anche l'Asilo Infantile di Ome con circa 100 militari della Milizia, lasciandolo solo dopo il 26 aprile 1945. Nel febbraio 1945 il gruppo di Ome confluì nella 54 bis Garibaldi, mantenendo una certa autonomia operativa e in collaborazione anche con le Fiamme Verdi presenti a Barche con Guido Vitale. Il 26 aprile le SS abbandonarono Ome ma rimasero a Villa Fenaroli fino al 28 e dopo la fuga di Thaller e dei suoi si scoprirono insepolti gli ultimi dieci fucilati. Il dopoguerra fu caratterizzato dal gusto della ritrovata dialettica, talvolta aspra tra i partiti che si ricostituivano. Si affrontarono gravi problemi come la sicurezza pubblica, il costo della vita, la difficoltà di procacciare alimenti, mancanza di alloggi e di lavoro, epurazione. La sinistra lasciò ben presto la responsabilità amministrativa ad elementi moderati che avevano aderito alla resistenza. Passati i primi momenti burrascosi venne organizzata la D.C. che ebbe protagonisti Matilde Rinaldi, Egidio Forelli, Riccardo Rinaldi ed altri dell'Azione Cattolica desiderosi di lavorare nella comunità civile a ciò esortati ed aiutati dai sacerdoti locali e dai dirigenti Provinciali dell'Azione Cattolica. Il programma iniziale della D.C. individuò le deficienze strutturali del paese lavorando poi per anni alla realizzazione dei servizi essenziali come scuole elementari nel 1961; acquedotto, strade esterne ed interne, illuminazione; costruzione di case, creazione e ricerca di posti di lavoro... Accanto a tutto ciò svolsero opera sociale il Patronato scolastico che forniva materiale scolastico, mandava i bisognosi a colonie di mare e monti, curava la refezione per 130 - 140 persone e il doposcuola; l'ONMI offriva assistenza alle madri, con corredini, coperte, farine lattee; l'UNRRA che inviò molti aiuti per bisognosi. Sul monte Cimarone negli anni 1965-1970 venne costruito dal Comando Regione militare NO con sede a Torino un imponente deposito munizioni. Pur accentuandosi la competizione e le polemiche fra i più forti partiti presenti: DC, PSI, PC, le amministrazioni comunali negli anni '60 realizzavano il nuovo edificio delle scuole elementari e proseguivano, nel programma, alcune attività artigianali locali (Mab, Artiguant, Bonomini e Giordani) creando circa 200 posti di lavoro; una palestra costruita nel 1969; il nuovo edificio della Scuola media (1975); il nuovo edificio della scuola materna a fianco delle medie, appaltato nel 1978, aprì nel 1981; si aumentò la portata d'acqua (1972) e si installò l'impianto di clorazione della sorgente Nas (1976). Nel 1977 si perforò un nuovo pozzo vicino al cimitero e si potenziò la sorgente Fus, nel 1980 si avviava la sistemazione della rete idrica completata nel 1989 con un nuovo pozzo verso Cerezzata. L'Amministrazione nel 1979 costituì la "Ometerme Spa" e approvò il piano di lottizzazione dell'area della Fonte ove si costruì l'edificio delle Terme e si avviò quello dell'impianto di imbottigliamento in concessione di 50 anni, dopo i quali il costruito passerà al Comune. Realizzò una graduale sistemazione della viabilità interna e dei collegamenti con Brescia: strada Ome - Rodengo (1978); Ome - Polaveno (1979), rettificazione Ome - Rodengo (1980). La rete fognaria era inesistente ma dal 1978 si realizzò gradualmente ed è ora quasi del tutto completata per confluire nel depuratore presso il Bivio in collaborazione con Monticelli Brusati. Al Cimitero nel 1977 si costruirono 150 nuovi loculi e periodicamente si provvide a fornirlo di altri. Non mancarono serie crisi economiche sociali che colpirono alcune aziende locali come la Artiguant (1976) che occupava molte donne, nel 1980 forti tensioni nella fabbrica di Bonomini Carlo per alcune rivendicazioni strutturali e salariali. L'edilizia popolare ebbe grande impulso dalla Cooperativa La famiglia con la costruzione di oltre cento appartamenti in varie località del paese: Via Scorine, Via Gramsci, Via Valle, senza occupare l'area della Fonte come da proposta del P.C.I. nel 1976. La compagine sociale vide il crescere di gruppi di interesse tra i quali si ricorda la Casa del Popolo (inizio anni '80), la biblioteca comunale (1976), lo sport con la Polisportiva (1978), il gruppo ciclistico amatoriale; l'Oratorio (1981) con tutte le sue iniziative culturali, sportive e la nuova palestra comunale (1993). Gruppi attivi come l'A.N.P.I., l'A.V.I.S. (1964), l'A.I.D.O., intercomunale Ome - Monticelli B, il gruppo Alpini (fondato nel 1937), l'associazione parrocchiale degli anziani (1982); gruppi di volontariato attorno alle chiese di Cerezzata e S. Michele, del Pianello. Il 30 maggio 1987 vennero ufficialmente inaugurate le Terme di Ome (Ometerme) che rivalutavano la fonte sgorgata nel 1866 che diede improvvisamente acqua bicarbonata, calcica e ferruginosa ritenuta capace di cure particolari.
CULTURA. Nel 1988 è stata avviata la costruzione di un Palazzetto dello Sport. In sviluppo, da tempi recenti, anche l'attività culturale. Fin dal 1983 vengono organizzate nell'ambito del Settembre cerezzatese mostre di pittura, cui diede il più valido apporto Luciano Spiazzi. Nel 1990 venne fondata un'Accademia musicale.
SPORT. Il tempo libero ha trovato sviluppo nella Polisportiva e con le iniziative del Gruppo alpini che hanno organizzato fin dal 1977 la Panoramica colle S. Michele, gara podistica non competitiva. Dal 1978 è attiva la squadra di calcio Amatori. In sviluppo il Gruppo Montagna che nel 1991 ha costruito nella palestra una parete per arrampicate. Attivo il gruppo micologico che, tra l'altro, ha ripristinato argini e letto del torrente Martinengo e parecchi sentieri.
Fra i personaggi di Ome che più si distinsero fra i religiosi ed ecclesiastici p. Tomaso Bongetti o Tommaso da Ome (v.) zelante e dotto cappuccino; altro cappuccino noto negli studi fu, agli inizi del sec. XIX, p. Fortunato da Ome. Si dedicarono e si dedicano all'attività artistica lo scultore medaglista Francesco Medici (1924 - viv.), e i pittori Gini Bono (1927 - 1991), Giuseppe Bergomi (1953 - viv.), Paolo Medici (1922 - viv.). Nell'attività sportiva si sono distinti Renato Bongioni, Ernesto Bono. Per benefica e intensa attività religiosa di apostolato sono da segnalare Anna Codenotti (1900 - 1978), Maria Negrini.
EDIFICI CIVILI. Grazie anche alla pietra locale adatta per cornici a porte, finestre, colonne, pilastri, camini, volte, ecc. Ome presenta alcune costruzioni civili di rilievo per architettura e per antichità. Suggestivo l'antichissimo nucleo abitato di Ertina costituito da piccole abitazioni in pietra locale ed edifici a servizio dell'agricoltura che in questo slargo della valle trovava buone opportunità. Molto interessante la torre ora trasformata. Purtroppo abbattuta una casa torre del XIV secolo. Interessanti altri edifici come il Torcolo di Martignago, la piccola abitazione (al n. 9 a) ed alcune abitazioni del Castello di Martignago; le case in valle al n. 15 di via S. Lorenzo, al n. 16 che recava un affresco del sec. XVI. Costruzioni del Trecento e Quattrocento: a Cerezzata il complesso di via Giovanni Pascoli 30-36, edifici rimaneggiati costruiti con grandi blocchi, ben squadrati ed elementi architettonici vari; casa di via Nas; ad Assione case in pietra del sec. XV profondamente rimaneggiate, sostenute da imponenti terrapieni. In Valle poco oltre la Chiesa un edificio con robusta volta di accesso ad un cortile interno caratterizzato da una torre del XIV secolo e i portici sorretti da pilastri e colonne in pietra locale con una finestrella romanica otturata, prospiciente sulla via, ed altre finestre più tarde (1592). Il vicino Castello di via Manara ha colonne e pilastri in pietra locale (uno reca LCFF 1830) ed elementi architettonici dal sec. XIV. Numerose le costruzioni del sec. XVI: a Martignago casa Prati; a Cerezzata la casa del Cappellano (Via S. Maria 4) con sale a volta, portali in pietra, loggetta (1571) con 4 archi su grande arco cieco del piano terra; la canonica con pilastri in pietra locale che sostengono arcate cieche e stanze a involto del Quattro - Cinquecento. Il Maglio è un complesso edilizio e abitativo con altri edifici rurali, da porre ai secoli XVI - XVIII con ricca dotazione di strumenti e di impianti tecnici. L'edificio del Municipio conserva elementi architettonici del Cinquecento (arcate del piano terra), dell'Ottocento (fabbrica ad O) e contemporanei (cortile e intonacatura del complesso). Case del Seicento e Settecento: casa Bonzoni (Via Battola N. 31; 1679 e 1777), caratterizzata da colonne e portali in pietra; casamento con pietra bianca del Bivio con affreschi murali del Settecento, il seicentesco mulino Borsarini; il palazzo Peli di via Scorine con porticato e colonne. In via Prato due grandi casamenti introdotti da portali in pietra e affreschi votivi, portici con colonne e pilastri di cotto. Case di via Borbone con colonne in pietra di Sarnico e una con stemma dei Borboni; palazzo Maestrini in Piazza ora del Comune, con ferro battuto, sale decorate, portico e colonne di Sarnico; in valle (N. civico 8) una vasta casa con porticato e pilastri in pietra, profondamente trasformata conserva un elegantissimo portale scolpito con la data 1751. Il palazzo Dotti (sec. XVII, molto trasformato). Dell'Ottocento e Novecento sono alcune case al Prato, case Maiolini e Rinaldi, con decorazioni esterne ed interne e l'ottocentesca casa Eurosia Castellini con colonne in pietra bianca. In via Rinato 1, la ex casa Ghirardelli - Forelli, ottocentesca, le cui colonne del portico sono in pietra locale. Già esistente nel 1810 e poi completato palazzo Salvi che nell'ala meridionale ospitava una filanda.
ECCLESIASTICAMENTE il territorio di Ome fece parte fino al sec. XVI della pieve di Iseo, la quale vi amministrò due diaconie o case della carità dedicate l'una a S. Lorenzo, nel punto ove la via di comunicazione tra Franciacorta e le Valli si addentra fra le montagne, forse a servizio dei viandanti, e l'altra a S. Stefano protomartire che sorgeva al centro della valle più ampia un tempo emergente fra le paludi e le ultime propaggini dei monti, luogo certo più adatto agli scambi dei prodotti delle due aree. Queste due chiese diaconali restarono tra di loro legate anche in modo giuridico con unica titolarità dei loro beni e assicurarono per almeno cinquecento anni il servizio di culto e carità alle popolazioni locali ed ai viandanti, fino a quando l'accresciuto spostamento di beni e di persone aprì nuovi assi stradali. Una vera comunità parrocchiale si dovette formare, forse tra i sec. XIII-XIV intorno alla diaconia e cappella di S. Stefano e come tale è registrata nel Catalogo Capitolare dei Benefici del 1410 valutata sulle 18 lire, e con beneficio di lire una e 12 soldi. Nei secoli XIV-XV venne costruita la chiesa di cui rimangono resti nel muro sotto l'organo. La vitalità della comunità parrocchiale è confermata dalla presenza fin dai primi decenni del '500 della Scuola del Corpo di Cristo, la Scuola della Concezione (documentata dal 1542) poi trasformatasi nel 1587 in quella del Rosario (1587). S. Carlo B. nella sua visita trovò operante la Scuola della Dottrina Cristiana che il vescovo Vincenzo Giustiniani nel 1637 dichiarerà ben funzionante. Nel 1598 si formò la Compagnia di S. Angelo e delle Dimesse. Il parroco don Agostino Nassini (1572-1582) riordinò e rivide l'amministrazione parrocchiale compilando nel 1577 un completo inventario. I primi decenni del '600 videro continui passaggi di truppe mentre nel 1630 scoppiò la peste che dimezzò la popolazione scesa da 1400 nel 1610 a 700 nel 1648. Contro la pestilenza Ome ricorse più volte alle promesse a Dio: il 20 gennaio 1622 si era deciso con voto di solennizzare le feste di S. Fabiano e Sebastiano, S. Giuseppe, S. Bernardo, S. Savino e Cipriano, S. Rocco, S. Carlo. Nel 1630 vennero confermate con voto della Comunità che aggiunse anche il Venerdì santo, S. Pietro Martire e S. Manetto (dell'Ordine dei Servi di Maria). Il primo novembre 1648 si rinnovò il voto di santificare anche S. Bernardo Abbate. In questa situazione presero vita la Confraternita del Suffragio e più tardi la Confraternita dei Tridui dei Defunti (almeno dal 1693). Dal 1691 è documentata la confraternita dei «Devoti di S. Gaetano» per i quali si celebravano novene e la messa solenne nel giorno della sua festa (7 agosto). Opere di carità contrassegnarono la vita della parrocchia nel sec. XVIII. Anche dopo le soppressioni del 1797 le Confraternite locali non trascurarono gli oneri di culto elencati nei registri delle Messe. Con l'assestamento politico del 1815 la vita religiosa ebbe uno sviluppo di tipo devozionale (privato o in associazioni). Le Confraternite si adattarono con una certa lentezza e fra mille difficoltà alla situazione derivante dalle soppressioni, dall'estinzione naturale, dalle trasformazioni della religiosità che però avvertiva l'esigenza di aggregarsi per idealità religiose, formative e caritative. La Confraternita del Santissimo (autorizzata a ricostituirsi dall'autorità governativa il 16.12.1817 e dal Vescovo Nava il 5.6.1821) continuò ancora la devozione eucaristica, le processioni e specialmente le 40 Ore (l'ultima settimana di agosto dalla fine del secolo XVIII), sosteneva iniziative di culto specie con l'invito di valenti predicatori, spese per mortaretti, processioni e arredi sacri. Nel 1839 si stabilirono le nuove «Regole della Confraternita del Santissimo Sacramento eretta in Ome» che denunciano la perdita delle caratteristiche antiche orientandosi a servizi liturgici e alla promozione di pratiche di pietà. La Dottrina Cristiana era organizzata con «interrogazioni ai fanciulli sulle cose necessarie e poi si spiega nel Catechismo più diffusamente qualche punto di Dottrina». Nel 1841 si annotava che «La Dottrina cristiana è ben diretta ed assai frequentata. Non si conoscono abusi nè negligenze; si fa per via d'interrogazione ai fanciulli e per istruzione agli adulti». La Confraternita del santo Rosario già soppressa proseguì la sua attività per tutto il secolo come testimoniano i registri delle messe e gli atti delle Visite pastorali. La Confraternita di S. Luigi fu attiva fino al 1886 (messe per Confratelli defunti) proseguendo però fino ad anni recenti la celebrazione della festa del Santo. La Confraternita di S. Gaetano conservò la sua festa annua (dal 7 agosto 1786) "per i devoti di S. Gaetano" almeno fino al 1858. Superata la crisi della rivoluzione giacobina la parrocchia riprese la sua vitalità. Già nel 1812 p. Fortunato Redolfi fondava nella chiesa della Valle la Confraternita di S. Luigi Gonzaga trasferita poi nella parrocchiale nel 1859. Le Confraternite si trasformarono in aderenza ai nuovi tempi: il Santissimo Sacramento si orientò a promuovere servizi liturgici e pratiche di culto (Adorazione perpetua 1883 e le Lampade viventi dal 1938). Quella del Rosario fu di nuovo eretta (1890) durando fino al 1906. La Confraternita di S. Gaetano, scomparve nella seconda metà del secolo scorso sostituita dalla moderna S. Vincenzo parrocchiale dedita alle attività caritative e assistenziali della parrocchia. Il contatto dei credenti con le situazioni nuove si arricchì di attività in cui si integrarono culto, formazione e impegno sociale fatto di carità e talvolta di lotta per far riconoscere nella società i valori cristiani. In tal senso localmente agirono la Confraternita Aiuto dei Cristiani (dal 1866); l'Associazione degli uomini e delle donne, rami del Comitato Parrocchiale (dal 1883) per la difesa della famiglia; l'Associazione del S. Cuore di Gesù e di Maria (dal 1881); l'Associazione di S. Carlo (fine secolo) e di S. Erasmo; i Terziari francescani; la Compagnia delle Dimesse ricostituita (1877) dal parroco don Crescini e impegnata nell'Oratorio femminile fondato nel 1882 con sede nella chiesa dei Morti e che nutrì entusiasmi e sostenne la tensione spirituale e morale di tante generazioni di ragazze e di madri di famiglia con catechismo, esercizi spirituali, istruzione, celebrazioni specie nella festa di S. Angela Merici e uso educativo del tempo libero specie mediante il canto e le recite di teatro. Assieme ad una più specifica attività socio-economica alla quale si è accennato, il parroco don Gozio (1887-1933) diede consistenza al lavoro avviato dai predecessori sviluppando la catechesi e nel 1889 riorganizzò la Scuola della Dottrina Cristiana che rimase quasi immutata fino agli anni '20. La parrocchia fu tra le prime nel 1903 ad aderire alla Federazione Giovanile Leone XIII e a costruire poi nel settembre 1911 il «Circolo Cattolico S. Stefano» caratterizzato da intensa attività con riunioni, dibattiti, comizi; vi si tenne il Primo Convegno Collegiale di tutte le Associazioni e istituzioni Cattoliche del Collegio di Iseo (15 ottobre 1911) e nel 1912 costruì la sala che fu il centro educativo e di incontro della gioventù e uomini fino agli anni '60, demolita nel 1978 per fare posto al nuovo Oratorio. A fronte del circolo S. Stefano si costituì un circolo laico denominato «Circolo Popolare Democratico» che ebbe scarsa vitalità (La Provincia, 24.30 ottobre; Il Cittadino 25.27 ottobre 1911) e pose una lapide sulla facciata del Municipio (29 ottobre 1911) a ricordo dei combattenti Omesi in Libia. All'inizio del secolo si avvertì anche l'urgenza di una scuola per bambini in età prescolare ancora affidati alla scuoletta. Specialmente ad opera del parroco Pietro Gozio e di don Stefano Borboni nel 1925 si costruì l'Asilo grazie alla generosità della popolazione che contribuì con offerte, lavoro volontario ed altre iniziative (raccolta delle uova, pesche di beneficenza, rappresentazioni della Filodrammatica maschile e femminile) per saldare i debiti incontrati e le spese di gestione dell'Asilo che non aveva redditi propri. La scuola fu affidata alle Suore Maestre di Santa Dorotea di Brescia (1925-1958) che si impegnarono anche nella formazione della gioventù femminile con l'attività oratoriana. Attivo fu il parrocchiato di don Iottini che con la collaborazione del curato don Ilario Vivenzi operò per il benessere socio economico del paese; avviò una scuola di confezione (1952), il Circolo Acli e servizi di patronato (1958), i rami dell'Azione Cattolica, il nuovo Oratorio costruito con l'aiuto della benefattrice Gosio Teodora ved. Borboni (1952-1955) mentre dal 1958 al 1974 le Suore Misericordiose presero servizio all'asilo che si aggiornò ai nuovi orientamenti scolastici. Anche il parrocchiato di don Rota nei suoi 27 anni fu ricco di iniziative religiose e di opere esterne: 1952-55 campo sportivo e Oratorio; 1956 cinema teatro offerto da don Carlo Forelli; costruzione della «Casa della Giovane» (Casa S. Angela) ad opera di Marina Negrini inaugurata il 18.10.1964 e fino alla sua morte (28.3.1976) centro fiorentissimo di attività formative, catechistiche, spirituali, accogliendo anche l'Oratorio maschile e femminile dopo che le Suore avevano lasciato l'Asilo nel 1973. Nel 1981 si inaugurava il primo lotto del nuovo Oratorio e nel 1986 si completava l'edificio; nel 1992 il nuovo campo sportivo e area circostante. Le attività del Cenacolo o Casa madre della Piccola Famiglia Francescana, fondata da padre Ireneo Ma77otti offrono ritiri ed esercizi spirituali e larga ospitalità a gruppi e parrocchie. Nel frattempo Casa S. Angela veniva dall'Associazione "Don Carlo Forelli" riadattata per ospitare l'associazione parrocchiale anziani e come punto di riferimento del "Progetto Ome" (v.). Si ripetono dal 1987 il Presepio vivente mentre nel 1989 è stata riproposta la Passione di Cristo, già rappresentata nel 1928 dagli abitanti di Cerezzata. La parrocchia pubblica un bollettino dal titolo "Famiglia parrocchiale di Ome".
CHIESA PARROCCHIALE DI S.STEFANO. L'attuale parrocchiale fu preceduta da una chiesa romanica e da una del Quattrocento, documentate da fondazioni. Nel sec. XVII la popolazione di Ome era da due secoli stabile attorno alle 900 persone e l'antica parrocchiale, ormai cadente, abbisognava di profondi interventi. Si incominciò ad apparecchiare il materiale nel 1684 e a scegliere il posto. Il progetto della nuova Chiesa fu redatto da Francesco Spazi di Pellio Superiore. Il 15 giugno 1693 fu benedetta e posta la prima pietra (in una lesena esterna dell'abside) e fu aperta al culto il 29 febbraio 1704 mentre il 18 dicembre 1704 fu benedetta. Subì diversi interventi per manutenzione e completamento: nel 1849-50 col rifacimento del terrapieno dell'area della Chiesa e del Cimitero; nel 1884-85 con innalzamento della torre, costruzione del cornicione, revisione del tetto, posa di vetrate e finestroni, intonacatura esterna. La decorazione della Chiesa nella forma attuale risale agli anni 1917-1920 per impulso del parroco Pietro Gozio che vi chiamò Giuseppe Trainini per la decorazione, Francesco Peduzzi per le opere in gesso e Gaetano Cresseri per gli affreschi che rappresentano l'ingresso di Gesù a Gerusalemme (firmato,1917); la Vergine in gloria tra i Santi (offerto dagli abitanti della Valle); l'Immacolata; il Buon Pastore (firmato,1917). Egli eseguì anche i tre medaglioni a sanguigna della volta, rappresentanti angeli con i simboli del pellicano (amore), dell'ancora (speranza), della croce (fede).
IL PRESBITERIO. Il nuovo altare con ciborio fu realizzato in collaborazione fra Andrea Fantoni e Vincenzo Baroncini nel periodo 1727-1729. La decorazione ad olio delle pareti laterali del presbiterio riprende i motivi decorativi dell'altare e fu eseguita in occasione della decorazione della Chiesa. Nel 1733 V. Baroncini incominciò a costruire la soasa in marmi vari che fu posta in opera entro la festa di S. Stefano 1736. La pala rappresentante il processo a S. Stefano, è di Camillo Pellegrini dipinta negli anni 1583-84. Il coro ligneo fu costruito nel 1728 con accordo tra parroco, Reggenti delle Scole, delle Chiese sussidiarie e dei curatori dell'altare di S. Giuseppe. CAPPELLA DI S.ANTONIO. Fu costruita trasformando un ripostiglio; Francesco Peduzzi vi formò l'altare ed il paliotto soprastante. Vi si pose poi la statua del Righetti.
ALTARE DI S.VALERIO O DELLE RELIQUIE. La festa di S. Valerio si celebrava con grande solennità la seconda domenica di maggio, invocato come secondo protettore. L'attuale altare con imponente e magnifica ancona di legno è del Pialorsi (Boscaì) di Levrange. Nel 1790 vi si pose la pala che rappresenta la Vergine con S. Valerio e S. Gaetano che tiene tra le braccia il bambino Gesù, opera di Giacomo Eusebio Colombo 1790.
ALTARE DEL S. ROSARIO. Vi è una pala di Grazio Cossali (1589) e verso il 1606 si costruì l'altare e si posero i quindici misteri del Rosario. L'attuale ancona lignea, sfarzosa per un aleggiare di angeli, putti, ricca di fogliame e fiori è del primo Settecento (richiama in alcuni particolari i modi dei Boscaì) mentre l'altare è del secondo settecento. La statua della Vergine è opera di A. Poisa di Brescia (1939).
ALTARE DELLA SCOLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO. Nel 1735 i Reggenti della Scola fecero un contratto con Andrea Fantoni per la costruzione della splendida ancona, indorata solo nel 1780; nel contempo si faceva anche l'altare a commessi di marmi vari su fondo bianco locale e nero di paragone, che rieccheggia altari bergamaschi. La pala è attribuita ad A. Gandino.
ALTARE DEL SACRO CUORE O DEI SANTI: Nel 1703 si segnala un altare con tela di S. Giuseppe (cfr. visita del 1717). L'attuale altare fu eretto nel 1713. La pala rappresenta Maria e i santi ai quali anticamente questa popolazione fece voto. Nel 1917 fu modificato per dedicarlo al Sacro Cuore di cui si pose la statua opera di Righetti; la tela, restaurata dall'ENAIP di Botticino nel 1989, fu di nuovo posta qui coprendo la statua del S. Cuore.
IL BATTISTERO. Vi è un ciborio cinquecentesco a forma di piramide tronca e sulla parete un affresco di Tita Mozioni (1944) che rappresenta il battesimo di Gesù.
L'ORGANO E LA CANTORIA. L'attuale cassa d'organo è stata costruita da A. Fantoni negli anni 1735-1738. Non è altrettanto documentata la cantoria prospiciente l'organo, ma stile e fattura sono della stessa epoca e mano. In quegli anni si collocò anche l'organo che nel 1839 fu profondamente modificato da Paolo Amati di Pavia. Ma questo organo a distanza di solo 40 anni (1881) fu sostituito da uno nuovo, opera di Tito Tonoli che nel 1900 subì una trasformazione fatta da Egidio Sgritta di Iseo. Successivo intervento nel 1965 da Pedrini; nel 1975 esso è passato sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali.
LA TORRE CAMPANARIA. Sul lato destro della parrocchiale documentata dal 1558 fu sopraelevata nel 1582 ostruendo la cella campanaria che risultava di quattro archi a sesto acuto in pietra a vista, oggi rilevabili solo dall'interno. Altra sopraelevazione nel 1884-1885. Vi si pose il nuovo concerto delle Campane (1886) di Crespi da Crema.
LA CHIESA DEI MORTI. Fu costruita negli anni 1756-1782 e utilizzata come cimitero fino al 1810 quando entrò in funzione il nuovo camposanto. Vi erano 5 tombe comuni. Questa Chiesa nel 1840 fu affidata alla Confraternita del Santissimo (ricostituita nel 1817) e successivamente come Oratorio delle ragazze; fu poi usata come teatro fino alla costruzione del nuovo salone nel 1956 e da allora come magazzino e deposito di materiali del la Chiesa fino al 1987. Nel 1987 il C. Comunale deliberava di cederla alla Parrocchia che vi avviava lavori di ristrutturazione e nel 1992 il Ministero dell'Interno approvava la donazione.
La CHIESA DI S.MICHELE. Questa chiesa di Ome, con antiche strutture delle origini, sorge sul colle omonimo a 376 m. s.l.m. legato da una stretta dorsale con l'area montana retrostante mentre dagli altri tre lati sovrasta le contrade di Martignago, S. Stefano, S. Lorenzo. Il quadrilatero del S. Michele di Ome oggi è recinto da una muraglia a secco emergente da larghe fondamenta (m. 1,65); sul lato N al centro di un muraglione largo 2 metri c'è la base di una torre in parte crollata ed all'intorno altri resti di costruzioni, tutte opere sproporzionate ad un'area solo agricola. Questo complesso è il resto di un'attrezzata area militare-civile-religiosa longobarda (sec. VII-IX) ove un gruppo di essi pose la sua residenza. La tradizione vuole che accanto ad essi sorgesse un primitivo cimitero comune alle parrocchie di Ome, Polaveno e Brione. Della prima chiesa resta una piccola abside semicircolare sul lato destro, affiorante dal terreno. La primitiva chiesa subì un notevole ampliamento nel sec. XV con la demolizione quasi totale della primitiva cappella e con la costruzione della navata, presbiterio e torre, ambienti rimasti complessivamente intatti fino ad oggi. Nella seconda metà del 1400 fu affrescata con immagini che riportano temi o culti dell'alto medioevo. I successivi interventi di restauro o aggiunte sono segnalati dalle tavolette in cotto del tetto: "Templum hoc reformatum finit anno 6 cento 11"; altre portano le date 1582 - 1602 - 1721 - 1921. Nel 1969-1971 la popolazione procedette al restauro edilizio, artistico ed oggi la chiesa e il vicino Monumento degli Alpini sono affidati a questi, che la custodiscono con cura e dignità. La chiesa di S. Michele ha una sola navata (m. 11 x m. 16) scandita da due archi in pietra locale poggianti su basamenti aggettanti; pavimento in cotto; tetto a due falde con travi a vista e sottotetto di mattoni. Le pareti sono intonacate a tinte neutre che fanno ben risaltare gli affreschi, recentemente restaurati da Romeo Seccamani, ove compare tre volte S. Michele pesatore di anime; due volte la Vergine; S. Rusticiano; la Trinità; S. Bernardino; S. Leonardo; il ciclo della vita di Gesù. Desta commozione l'ingenua ma dettagliata rappresentazione di galere veneziane del sec. XV con remi, vele e un impiccato al vento, ex-voto di marinai tornati a casa dopo avventurose peripezie. L'altare maggiore è posto su un basamento di tre gradini in pietra di Ome: il più alto reca la scritta F.co Z.ni P.te 1689. Soasa di legno marmorizzato a 4 colonne e parapetto di inizio 1700. La pala rappresenta S. Michele, S. Francesco, il donatore e la Vergine con Bambino. Sotto l'arco trionfale è appeso un Crocifisso in legno del 1700. MADONNA DELL'AVELLO a Cerezzata. Il Santuario dell'Avello (o del Lavello) sorge sopra uno sperone di colle prospiciente la valle di Ome, in località Biadec ove emersero numerosi frammenti di tegoloni altomedievali. Numerose e varie leggende adombrano le origini del Santuario che va comunque posto in relazione alle vicine case di medolo di cui è pure la statua databile al sec. XV. L'antica chiesa per tradizione sarebbe stata un Oratorio a pianta centrale visibile nello sfondo della tela rappresentante S. Apollonia e S. Lucia. L'attuale Chiesa nella sua linea generale è senz'altro il definitivo ampliamento (sec. XV) di precedenti cappelle succedutesi nel tempo orientate nel senso est-ovest e conserva ancora elementi architettonici antichi, capitelli e frammenti di colonne venuti in luce nel rifacimento del pavimento. Il santuario prese l'attuale forma prima del 1511, data del grande affresco di sinistra in controfacciata rappresentate la Madonna in trono e il Cristo che emerge dall'avello, icona che diede il nome al Santuario. Durante il Settecento si eseguirono importanti opere: il portale (1712); il nuovo presbiterio; l'altare e la nicchia per la statua della Madonna (1739) successivamente abbellita dall'attuale ancona (1764) disegnata da Domenico Carboni; l'organo con cassa ad intaglio; la sacrestia con volta affrescata nel 1755. Gli affreschi, coperti da calce per ordine del Vescovo Marino Giorgi (1777), dal 1972 sono in fase di ricupero. Furono restaurati da M. Pescatori (parete destra) e da B.G. Simoni (parete sinistra); dal 1984 Romeo Seccamani restaurò quelli inseriti nei pilastri della porta di ingresso e avviò un nuovo ripasso sui lavori precedentemente realizzati. Ciò che balza agli occhi è l'insieme delle immagini, affrescate nei primi 4 decenni del '500 ove predomina l'immagine della Vergine col Bambino; vi sono però rappresentati S. Antonio Abate (in abiti pontificali o di monaco), S. Rocco, S. Sebastiano, S. Gaetano da Thiene, S. Gregorio Magno, S. Erasmo. Le pitture dell'Avello vanno considerate, nel loro insieme, un unicum di pietà e di arte, segnalazione di bisogni, gioie e dolori avvertiti con struggente ansietà dalle popolazioni locali in un breve periodo di tempo molto drammatico e che noi oggi recepiamo come espressione di un'intensa esperienza religiosa e civile. L'altare moderno è di Paolo Gaffuri su disegno di G. Medici benedetto nel 1980. L'altare maggiore antico è di Geronimo Ambrosio di Brescia, 1739. Ancona su disegno di Domenico Carboni fatta da Carlo Pezzoli di Rovato (1764). Statua della Madonna col Bambino Gesù, in pietra colorata, (secolo XV). Tela rappresentante S. Apollonia e S. Lucia con scene del loro martirio (secolo XVIII). Crocifissione: scultura di Severino. Incisione di Pietro da Lodi tratta dal "Giudizio universale" di Giovanni Cousin il giovane (1522-1594), Parigi, chez P. Drevet, rue S. Jacques. Nel 1993 il santuario è stato arricchito di venti ex voti di artisti bresciani contemporanei.
S. LORENZO IN VALLE. Era senz'altro una diaconia posta nel punto di incontro tra l'ampia valle di Ome e la pianura di Franciacorta con la quale attraverso Ertina si saliva alla Valtrompia e Valcamonica. Dopo la visita di S. Carlo subì un profondo restauro e vi si celebrava più volte la settimana in virtù di alcuni censi con obbligo di messa. Dal 1677 la famiglia Chimina aveva giuspatronato sulla Chiesa in quanto provvedeva a parte di salario del Cappellano e vi posero il sepolcro gentilizio chiuso da pietra con stemma. Nel 1867 il Governo italiano confiscò e pose in vendita anche i beni di S. Lorenzo e la famiglia Chimina rivendicò i beni dotali della Cappellania e li riscattò cedendoli poi in proprietà agli abitanti della Contrada Valle uniti in società, con oneri e diritti annessi ai beni medesimi. È stata decorata dal pittore Casari. In controfacciata: Compianto sul Cristo morto (sec. XVII), Visione di S. Angela Merici (inizio sec. XVII). Altare in legno dipinto con pala di S. Luigi (Antonio Dusi 1770) in cornice di stucco. Pala di S. Lorenzo Russo da Brindisi. Presbiterio: altare formato con elementi della precedente balaustra; pala con martirio di S. Stefano (sec. XVII con aggiunta del sec. XVIII); Crocefisso nella lunetta (sec. XVIII). S. Girolamo col leone: richiama i modi del Savoldo (sec. XVI). Altare in legno della Madonna della Salute con piccola tela del sec. XVI. Gli armadi custodiscono reliquiari dal 1500 al 1700 e una statua di S. Gottardo del Seicento.
S. ANTONIO A MARTIGNAGO. Costruita nel 1671-1673 dagli abitanti di Martignago col contributo di don Pietro Battola che la dotava di cappellania per assicurarle il servizio di un Cappellano. Nel 1717 si fece anche la torre con una campana. Abbiamo l'altare maggiore con paliotto di legno dipinto, la pala è firmata da Carlo Baciocchi e rappresenta S. Antonio e S. Pietro. Nuovo al tare di Francesco Medici da Ome. Alle pareti: due angeli (sec. XVI) su tela strappati dalla santella di S. Stefano in via Battola; due quadri con i miracoli di S. Antonio (in cornice nera ricordati nell'inventario 1677); altri due quadri rappresentanti il Cristo e la visione di S. Antonio (ricordati nell'inventario 1717). Statua in legno: S. Antonio e gruppo di Maria col Bambino. Quadro firmato F. Paglia rappresentante il cappuccino fra Tomaso Bongetti da Ome. Volta dell'aula: è rappresentato S. Antonio (tempera del pittore Isacco Giustacchini 1927).
S. MARIA DEL PIANELLO. Sorge sul luogo del lazzaretto e quindi risale almeno al sec. XVII. Nel 1829 venne ampliata aggiungendo alla primitiva santella il corpo della piccola navata. Nel 1969 fu pitturata, restaurate le decorazioni con affreschi alla lunetta della facciata e sotto la volta dell'aula dal pittore Angelo Marcoli di Brescia. Presbiterio (cinto da cancellata di ferro): la teletta all'altare rappresenta la Madonna che allatta il bimbo copia della tela identica esistente in S. Giovanni a Brescia attribuita al Moretto detta "Madonna del tabarrino". Paliotto: anime del purgatorio liberate da Angeli; affreschi S. Filippo Neri e S. Giuseppe. Volta: angioletti e decorazioni alternate a episodi biblici. Alle pareti S. Antonio che libera suo padre; Santi Faustino e Giovita liberano la città di Brescia. Aula della chiesa: Vita e morte del giusto e dell'avaro (olio su tela, 1839) e Giudizio universale (olio su tela).
S. MARIA ASSUNTA E S. GIUSEPPE. CAPPELLA DEL CENACOLO FRANCESCANO.
Non trascurabili le santelle che arricchiscono il territorio. Nel 1988 venne restaurata da Graziano e Lino Scalvini quella dei "Mighe" in contrada Martignago
ECONOMIA. Fino a pochi decenni fa eminentemente agricola basata su prati, coltivazione di cereali, boschi (oggi in parte abbandonati). Coltivati fin dall'antichità l'ulivo e la vite, oltre che una ricca varietà di flora e di fauna. Lo sviluppo specie dal sec. XI in poi dell'economia agricola bresciana ridusse a solo un terzo il terreno a maggese e a prato. Nel 1311 i registri della Mensa vescovile indicano nel grano, miglio, olio, i pagamenti per investiture di beni e fitti di terreni. L'agricoltura restò l'asse portante dell'economia. Il catastico del Da Lezze (1609) registrava campi "buoni di pan, vini e legna et vi fan gran quantità de carboni in molti boschi". Il Catastico valutava a circa 2000 i piò di terra valutati 100 scudi e più l'uno. Nei sec. XVII-XVIII l'agricoltura ebbe impulso dalla bachicoltura che forniva denaro liquido all'inizio della stagione conferendo il prodotto a filatoi del vicinato (Palazzolo - Chiari - Iseo). Per il resto non c'erano che alcuni magli e mulini azionati da acqua non continua (estimi delle mercanzie, traffici e negozi del territorio 1744-1750), piccoli commercianti al minuto e contadini che integravano la loro economia con attività di sarti, falegnami, muratori, lavoro del legno e della pietra, calzolai, osti; mentre dall'inizio del Settecento fino al 1850 si verificò una continua emigrazione dalla Valtellina di artigiani oltre che di serve e di povera gente. La lavorazione domestica della seta, già fiorente, si ridusse e scomparve del tutto dalla fine del secolo scorso per il conferimento diretto del prodotto a commercianti e grossisti ad Adro, Erbusco, Rovato, Ospitaletto ove lavoravano molte donne dei nostri paesi in condizioni assai pesanti. Nel Censimento del 1911 a Ome risultavano attivi un caseificio (Vincenzo Rocco); cinque molini; un maglio (Averoldi Pietro) per la produzione di attrezzi agricoli con 3 dipendenti; cave di pietra litografiche della Società Lithos con 10 dipendenti e sede a Mazzano; cava della ditta Averoldi Pietro. L'estrazione e la lavorazione della pietra locale ebbe notevoli sviluppi dopo che nel 1878 il naturalista tedesco Federico Blumenbacht scoprì a Ome e Monticelli giacimenti di pietra litografica, di seguito ulteriormente studiati dal geologo bresciano Giuseppe Ragazzoni. La ditta Gaffuri e Massardi (1906) acquisì la concessione di escavazione per 20 anni e iniziava l'attività con 25 addetti cui subentrò (1907) la società "Líthos" con soci milanesi assieme agli impresari originari Simone e Fratelli Gaffuri e Fratelli Massardi. La pietra di Ome aveva grande pregio chimico-fisico (se ne potevano trarre lastre di oltre 7 metri quadri) era lavorata a Mazzano e Virle per la segatura, spianatura e raffinatura e le lastre erano commerciate anche all'estero. La Lithos funzionò a pieno ritmo fino al 1911, quando chiuse una delle due cave e diminuì l'occupazione fino a sospenderla del tutto alla fine degli anni '20. In altre località per alcuni anni furono attive altre cave di pietra da costruzione o per fondo di strada. Tuttavia tutte le cave sfruttate da tempo immemorabile andarono in disuso nel secondo dopoguerra. Favorita, fin da tempi antichi, dal terreno, l'industria estrattiva. Nel 1993 venne scoperta sulla strada delle Giabarelle un'antica "calchera" di quattro metri di diametro, usata anche come carbonera. Una fornace industriale venne poi costruita, ai primi del '900, in località Medol al confine con Monticelli collegata con la cava di pietra litografica della Lithos di Rezzato. Di rilievo anche la tradizione del lavoro manufatturiero e specialmente del ferro di cui è rimasto documento un maglio che la tradizione familiare vuole che risalga al 1430 e che venne abbandonato solo con la morte (26 aprile 1984) del "frér" Andrea Averoldi. Depredato di arnesi, abbandonato e quasi del tutto scomparso. Nel 1971 erano già in notevole sviluppo i settori tessile, abbigliamento (97 add.), meccanico-metallurgico (73 add.), edile (142 add.), chimico (57 add.). Il turismo trova punti d'appoggio nell'Hotel Miravalle, nel ristorante S. Michele e la trattoria Bonzoni. In sviluppo anche l'agriturismo in futuro avvantaggiato dalle Terme.
SINDACI E PODESTA'. Rampinelli (1806-1807); Girolamo Salvi (1838); Ghidesi (1851-1857); Castellini Isacco (1861-1871); Peli Giuseppe (1872-1877); don Giovanni Bono (1878); Castellini Isacco (1879-1885); Belleri Paolo (1886-1899); geom. Ghirardelli Paolo (1899-1905); Castellini Riccardo (1905-1914); Ghirardelli Paolo (ott.1914 - 11.nov.1914); Averoldi Pietro (14 nov.1914-1920); Ziliani cav. Battista (7 nov.1920-1923); comm. pref. avv. Paolo Gambone (4 ott.1923-1926, Podestà 1926-1927); Montini Pietro, Podestà (1929-febb. 1933); comm. pref. nob. Guglielmo Masperoni (febbr.1933); comm. pref. rag. Cascini Mario (1 maggio 1933); comm. pref. Giovanni Minessi (20 maggio 1933); Minessi Giovanni, Podestà (1934-1935); comm. pref. Gaudenzi Guido (31 agosto 1938); comm. pref. Gaudenzi Guido (14 dicembre 1942); Vanoglio Girolamo, Sindaco (1945-1946); Tancredi Paolo (25-8-1946/30-1949); Prati Vittorio (30-7-1949/23-3-1952); Abeni Giuseppe (23-3-1952/10-6-1956); Deressi Luigi (10-6-1956/6-11-1964); Dotti Francesco (6-11-1964/19-12-1972); Pelizzari P. Paolo (19-12-1972/26-2-1973); Filippi Lorenzo (26-2-1973/3-7-1975); Bino prof. Ettore (3-7-1975/9-11-1981); dott. Plebani Pietro Angelo (9-11-1981/1990); dott. Stefano Maiolini (1990).
PARROCI. Fra Battista di Ome ricordato nel 1568; nob. Averoldi Alessandro (segnalato nel 1532); Giuseppe de Nassinis rettore di S. Stefano almeno dal 1545 e sembra abbia rinunciato nel 1547; Antonio di Ome; Agostino de Nassinis (1548-1581); Gio Maria Feneri di Como (1581-1616); Gio Giacomo Chimina, di Ome (1616-1630); Ongari Santo, di Saiano (1630-1669); Fantoni Bartolomeo, di Lovere (1632-1708); Fantoni Gio Batta Paolo, nato a Lovere (1705-1720); Lavezzi Giovanni, di Bossico (1720-1763); Passirani Pietro, di Brescia (1763 1786); Bono Pietro Antonio, di Ome (1786-1796); Ghidesi Francesco, di Ome (29-4-1796-21 maggio 1796); Gardoncini Pietro Giuseppe, da Inzino (1796-1818); Bonomini Antonio, di Tignale (1819-1828); Bonetti Giovanni Battista, di Presegno (1828-1855); Crescini Flaviano, di Mura Savallo (1855-1880); Cantoni Giuseppe, di Brescia (1880-1886); Gosio Pietro, di Gussago (1887-1933); Jottini Serafino, di Robecco d'O. (1934-1953); Rota Giovanni, di Pontecaffaro (1953-1981); Donni Giovanni, di Rovato (dal maggio 1981).