OMBER en banda al Büs del Zel

OMBER en banda al Büs del Zel

L'Omber, una cavità che ha rivelato uno sviluppo di pozzi e di sale con ampiezza, lunghezza (circa 7 km) e profondità paragonabile alle più famose grotte, era il gioiello sfavillante che dava lustro a una collana di grotte bresciane, numerose, ma ognuna di modesta entità: finalmente un «abisso» in mezzo a tanti büs, légondoi, cúei, tàmpe, túere, giasère, rècie; sono questi alcuni dei nomi usati per indicare le cavità del terreno in dialetto bresciano. Grotta (247 Lo Bs) che si apre a quota 834 s.l.m. nel cuore dell'altopiano carsico di Cariàdeghe, sopra l'abitato di Serle, nei banchi calcarei sinemuriani della formazione della «Corna» (lias inf.) e consta di un lungo sistema sotterraneo interessante la zona che dal S. Bartolomeo si estende a O verso Monte Zucco, rappresentata dal fianco S della «sinclinale di Cariàdeghe». Tale zona è caratterizzata da intensa carsificazione superficiale a doline e da numerose cavità ad andamento verticale, che non vanno oltre i 10-30 metri di profondità. La copertura vegetale, su substrato prevalentemente di depositi lössici, è costituita da fitto bosco a carpino, orniello, nocciolo e rovere, fra cui si mescolano più raramente il faggio ed il castagno, con sparse radure a brugo e ginepro. Venne scoperta nel 1948 da Corrado Allegretti. Dante Vailati vi ha studiato e segnalato alcuni fra i più interessanti endemiti delle Prealpi bresciane. La grotta venne studiata attraverso campi speleologici dal 1976. Nel marzo 1977 fu al centro di un grave incidente che coinvolse lo speleologo Franco Vinai rimastovi imprigionato per tre giorni.