MOZZONI Tita

MOZZONI Tita (Giovanni Battista)

(Gardone V.T., 27 marzo 1894 - 17 agosto 1986). Fratello minore di Giuseppe. Menomato da un infortunio, sull'esempio e sotto la guida del fratello si dedicò all'arte. Costretto a Brescia dalle lunghe cure ebbe modo di avvicinare artisti e di frequentare la scuola d'arte Moretto. Da Gaetano Cresseri apprese l'affresco, mentre al contempo si dedicava alla miniatura, al restauro, alla scultura, ecc., eseguì inoltre sbalzi su rame, smalti, vetrate ecc. Dopo aver lavorato con il fratello fino a vent'anni, aprì poi, in via Capriolo, una sua bottega. Oltre che alla Moretto insegnò alla scuola domenicale Nicolò Tartaglia, in circoli culturali ed aziendali. Fra i suoi allievi ebbe Pescatori, Ragni, Simoni, Di Prata, Consadori, Favero ecc. Nel 1918 su sollecitazione di Arnaldo Zuccari intraprese e proseguì per 30 anni l'insegnamento alla Moretto affinandosi con confronti ed amicizie con Tosi, Carrà, Saetti, Vellani, Marchi, Longaretti, Lilloni, Marini ecc., visitando mostre le più varie (Cassinari, Sironi ecc.), studiando i grandi specialmente del Cinquecento bresciano e del '700 veneto. Negli anni '20 iniziò a partecipare a mostre e a dipingere con Cresseri e Trainini in chiese e palazzi. Pur vedendosi negato il Legato Brozzoni, incontrò presto favore di intenditori e di pubblico, pur rimanendo schivo di pubblicità. Come decoratore e restauratore, lasciò segni della sua operosità a Clusane, Toscolano Maderno, Acquafredda (parrocchiale), Quinzano d'Oglio (parrocchiale 1930), Braone (l'Assunta nella parrocchiale) Borgo Trento (parrocchiale, 1934), Morgnaga (parrocchiale) Gussago, Villanuova, la Noce, S. Nazaro a Brescia, nella cappella dell'Istituto Salesiano di via Copernico a Milano, nella cappella Tirandi del Vantiniano, nella cappella del Seminario nuovo di Brescia, nella casa dei comboniani a Limone del Garda. Visse qualche tempo in Valseriana e a Roma. Affreschi sono in palazzi e ville di Calino, Gerolanuova, Bettegno, Milano (Istituto S. Ambrogio). Molte le sue opere di cavalletto (paesaggi, nature morte, fiori ecc.), fra le quali R. Lonati ricorda come le più significative: «Pianoro a Clusone» (1936). «Riposo dell'operaio» (Proprietà Whürer), «Bucaneve», «Bambini» (Proprietà C.A.B.), i «S.S. Paolo e Cristoforo (Banca S. Paolo), «Fiori», ai quali recentemente si sono affiancati i «Giocatori di carte», della Pinacoteca Tosio Martinengo. Molti i ritratti fra i quali quelli della signora Corbolani (alla Casa di Dio) di Giuseppe Tovini (nel collegio Arici) dei conti Maggi, dei Martinoni. Tra le molte mostre si possono ricordare la personale (Arte Bella di Corso Magenta a Brescia nel dicembre 1927), la mostra di arte del Sindacato Lombardo a Milano (febbraio 1932), la personale (50 tele) all'Istituto fascista di cultura (marzo 1934), la Mostra d'arte sacra all'Angelicum di Milano (maggio 1935). Particolarmente importanti furono le mostre allestite per il suo 80° all'A.A.B. (1974), per il 90° alla Galleria Inganni (dic. 1984). Nel febbraio 1990 venne ricordato con una mostra alla Galleria Busi di Brescia. Nel dicembre 1990 un'altra mostra venne allestita da «Il Quadrifoglio» di Gardone V.T. e una mostra si tenne anche dal 25 aprile al 19 maggio 1992 alla Galleria A.A.B. di Brescia. Sue opere di cavalletto si trovano in Gallerie d'Italia e del Brasile (a S. Paolo del Brasile nella Galleria d'arte moderna è finito un suo «S. Francesco»); ma molte sono le sue opere sparse in collezioni di Milano, Genova, Zurigo, Padova, Bergamo, Trento, Roma, Napoli, La Spezia, Cagliari, Stoccolma, ecc. Vetrate sue sono in chiese di Crema, Reggio Emilia ecc. Sue sculture sono a Brescia, Bovegno, Lumezzane, Sopraponte. Sculture, sbalzi e smalti ha esposto più volte a Roma. Nel 1991 venne pubblicata una cartella di sue incisioni.


Come ha scritto Luciano Spiazzi: «Entusiasmo e carica inventiva erano le qualità di Mozzoni. Affrontava le tecniche più diverse, compresi gli sbalzi, le vetrate, le decorazioni, l'affresco oltre l'olio, l'acquarello, le tempere con inesausta fiducia nel mezzo espressivo. Dal punto di vista stilistico Mozzoni andava considerato un postimpressionista, con una sua singolare valenza moderna fatta di luminosità screziate che rendevano vibranti le atmosfere, gli esseri, le cose. Eccelleva nei ritratti, cui riusciva a dare un timbro di inconfondibile vitalità; ed alcune nature morte degli anni Trenta vanno considerate veri e propri gioielli per gli impasti trepidi e la chiarezza compositiva. Legato alla realtà, cercava in essa una verità non transitoria, che fosse al contempo ardente e umorosa».