MAESTRI Arturo
MAESTRI Arturo
(Calcinato, 4 luglio 1888 - Brescia, 24 marzo 1960). Di Francesco e di Giuseppina Mariani. Impiegato alle ferrovie, fu negli anni leggendari del ciclismo bresciano (1905-1919) uno dei pionieri e dei portabandiera più attivi. Attivo sindacalista ed orientatosi al socialismo sotto la guida di Antonio Bianchi, nel 1913 diventava segretario della sezione di Brescia dell'Unione Impiegati ferroviari e veniva segnalato dalla Prefettura di Brescia per il suo orientamento socialista e per aver incominciato ad acquistare "grande ascendente sulla massa operaia e specie nell'ambiente ferroviario e metallurgico". Collaboratore della "Tribuna dei ferrovieri" e dell'"Avanti!" di "Brescia Nuova" di cui divenne poi direttore, nel 1917 veniva eletto segretario della Sezione socialista di Brescia e poco dopo segretario della Camera del Lavoro, e della Federazione socialista provinciale. Nel novembre dello stesso 1917 venne sottoposto per la sua attività politica al provvedimento, poi sospeso, di internamento a Reggio Calabria. Come sottolineava il C.P.C. «cessata la guerra riprese con maggiore lena la sua attività rivoluzionaria e si mise senz'altro all'avanguardia del movimento incitando alla lotta di classe e al sovvertimento delle istituzioni». Segnalandosi per il suo atteggiamento estremista, nel 1918 era delegato al Congresso Socialista di Roma. Eletto deputato di Brescia nelle legislature XXV (1919) e XXVI (1921) oltre che consigliere comunale (1920). Nel settembre 1920 durante l'occupazione delle fabbriche considerato dalla questura "capo del movimento" fu il principale organizzatore della resistenza armata degli operai, provvedendo alla divisione della città in zone e sistemando nelle aziende e nelle strade mitragliatrici e reticolati. Quando poi le «guardie rosse» dovettero cedere di fronte all'intervento di una divisione dell'esercito e si giunse al concordato patrocinato dai dirigenti riformisti della CGdL, fu alla testa degli estremi tentativi di resistenza dei metallurgici e per questo si scontrò con lo stesso collega di partito on. Giuseppe Bianchi. Inoltre verrà denunciato per complicità in furto di circa tre mila bombe. Pochi giorni prima era stato protagonista di un fatto che aveva fatto clamore. Aveva infatti sposato segretamente nella canonica di Magno di Bovegno la nipote del parroco don Giuseppe Zanetti e sorella di un sacerdote Domenica (Maria Lina) Sgritta. Divulgatasi la notizia, venne manomesso il registro nel quale era contenuto l'atto di matrimonio, dando luogo a clamorose polemiche che culminarono con una aggressione a Verolanuova durante un interrogatorio del Maestri contro un redattore del "Cittadino di Brescia", Giuseppe Serena. Tre giorni dopo aggrediva in pieno Corso a Brescia anche l'on. Carlo Bresciani direttore dello stesso giornale. L'on. Maestri sposava poi civilmente la Sgritta il 15 febbraio 1921. Pur rimanendo nel P.S.I. dopo la scissione di Livorno nella quale nacque il P.C.I. il Maestri sposò le tesi internazionaliste, in polemica con l'on. Viotto, capeggiando quella frazione "terzina" che a Brescia ebbe un suo punto di forza e in lui uno dei principali dirigenti. Aggredito e "sonoramente legnato" dai fascisti nei giorni che seguirono la Marcia su Roma, sempre più in contrasto con i socialisti bresciani nel giugno 1923 il Maestri abbandonava il P.S.I. iscrivendosi nell'estate del 1924 al P.C.I. nel quale proseguì l'attività politica subendo numerose perquisizioni domiciliari. Con il consolidamento del fascismo al potere radiato dai quadri dei dipendenti statali cessò di svolgere «attività sovversiva manifesta» e si dedicò, con successo, al commercio del carbone. Pur costantemente vigilato perchè ritenuto «elemento intimamente ostile dal regime» non diede luogo a rilievi da parte della questura italiana. Costituitosi sul finire del 1942 a Brescia, per iniziativa dell'ex repubblicano E. Ziletti, un gruppo antifascista che svolse una importante attività fino alla caduta del fascismo, fu uno dei suoi membri più attivi. Nella primavera del 1943 Ziletti e Maestri, entrati in contatto con l'organizzazione comunista, chiesero di entrare nel partito ma vennero respinti e andarono a costituire un gruppo autonomo comunista che, secondo Marino Ruzzenenti, si mostrò più dell'organizzazione del PCI capace di cogliere i dati della situazione reale e la cui attività si concretizzò soprattutto nella pubblicazione a stampa di due numeri di un giornale, Falce e martello, usciti nel giugno e nel luglio del 1943. Il gruppo cessò di esistere dopo che il 27 luglio 1943 il Maestri e Ziletti vennero arrestati quali sospetti complici di Piero Cornacchiari accusato di propaganda sovversiva. Dopo l'8 settembre 1943 riprese l'attività antifascista ed organizzò in Valsabbia un rifugio dove numerosi perseguitati trovarono sicura ospitalità, potendo, attraverso una cisterna, sfuggire alle ricerche dei nazifascisti. Destinò poi una villa, da lui chiamata "Villa dei resistenti" al riposo di pensionati e di lavoratori. Gli è stata dedicata a Brescia una via provvisoriamente denominata traversa 5 della tangenziale Ovest. Senza rivendicare benemerenze, ne assumere ruoli determinanti seguì anche dopo la liberazione la vita politica. Ebbe rifiutata la tessera da parte del P.C.I. anche per ritorsione al fatto di aver preteso senza dilazione un prestito fatto nel 1937 a membri dello stesso partito in clandestinità. Ma fu anche in polemica coi socialisti che lo accusarono di attendismo durante il regime fascista.