MADONNA del Ritorno
MADONNA del Ritorno
Icona della B.V. con il Bambino trovata nella cappella di un orfanatrofio del Pireo da un gruppo di prigionieri italiani i primi catturati sul fronte greco alla fine di novembre del 1940. I prigionieri la vollero portare con sè nelle tappe della lunga prigionia dalla Grecia all'isola di Creta, all'Egitto a Aden, infine in India. Nella sosta a Bangalore nel giugno 1941 venne chiamata su proposta di alcuni ufficiali "Madonna del ritorno". Nella definitiva sistemazione del campo di Iol dopo una lunga sosta a lalahalli (giugno 1941 aprile 1942) in una devota cappelletta da loro costruita fu venerata per sei anni da diecimila prigionieri italiani che si consacrarono a lei nei più vari modi. Riportata in Italia il 2 novembre 1946 venne riposta da p. Giacomo Pifferetti, che visse tutta l'odissea, nella chiesa di Costa Volpino. Relegato in un angolo, su un cornicione in fondo alla chiesa, il quadro tornava l'ultima domenica di maggio al centro della devozione dei superstiti della lunga prigionia. Un giorno un gruppo di prigionieri lo tolsero dalla chiesa di costa Volpino e lo introdussero nella chiesa di S. Giacomo al Mella di Brescia, officiata da P. Pifferetti. Il pittore Oscar Di Prata, anch'egli prigioniero incorniciò l'icona con scene di campo di concentramento. Prima di morire p. Pifferetti lasciò a Elzo Sangiorgi il compito di convocare ogni anno i reduci da campi di concentramento o le loro vedove. Ciò che avviene ogni anno.