GARDONE Riviera
GARDONE Riviera (in dial Gardù, in lat. Gardonis Riperiae)
Centro turistico della sponda occidentale del Lago di Garda, affacciato da N all'insenatura di Salò. L'abitato è formato da due nuclei distinti: l'uno (Gardone Sotto), si estende sulla riva del lago ai lati della Gardesana Occidentale, l'altro (Gardone Sopra) a NE con ville e parchi sulle ridenti pendici collinari. Fasano Sopra sorge su un colle in posizione dominante a NE del capoluogo, Tresnico a N, su una tortuosa carrozzabile che raggiunge le valli di Sur e di Poiano. È a 67 m. s.l.m. Il territorio si estende su 15 Kmq. in dolce declivio di ulivi e lauri, a N di Salò, dal quale dista 3 km. È stato nominato anche la "Nizza del Garda". Nel territorio si trovano le frazioni di Gardone Sotto, Fasano di Sotto, Bezzuglio (273 m. s.l.m.), Morgnaga (131 m. s.l.m.), Montecucco, Supiane (284 m. s.l.m.) e Tresnico (313 m. s.l.m.). A Fasano di Sotto e a Gardone di Sotto sono i pontili di attracco. Come molti abitati del lago si stende secondo la direttrice della strada maggiore. Il clima di Gardone è il più dolce di tutta la Rivera con una media temperatura mensile di sei gradi da novembre a marzo (Lugano 4,2) si che quale stazione climatica invernale ha assunto una straordinaria celebrità principalmente in Germania. Abitanti (Gardonesi): 700 nel 1578, 330 nel 1633, 250 nel 1642, 550 nel 1656, 573 nel 1667, 712 nel 1691, 688 nel 1702, 1500 nel 1861, 1524 nel 1871, 1423 nel 1881, 1987 nel 1901, 2230 nel 1911, 2409 nel 1921, 3376 nel 1931, 3313 nel 1936, 2768 nel 1951, 2655 nel 1961 (pop. att. 1119 di cui agr. 128, ind. 363), 2530 nel 1980. Già il nome stesso di Gardone è molto diffuso nel territorio circostante, nella forma originaria di Garda e Garde, come nei diminutivi Gardoncello, Gardolo e Gardoncino. Dal Gotico "Warda" significherebbe posto di guardia rafforzato e di particolare rilievo su passaggi obbligati per militari e mercanti. Guido Lonati ritiene "non convincente" la derivazione comune dal gotico Warda, che ha il significato di "luogo elevato, atto ad osservazioni militari, o castelliere di sbarramento" (come è evidente a Gardone V. Trompia), e pensa invece a una più probabile provenienza da casale, stalla, podere con casa rustica, perché - osserva - la consonante W in italiano esce in gu e produce dittongo (guerra, guardia, guarnire ecc. ma Warentare fa garantire). Al Guerrini sembra probabile la prima derivazione, sostenuta dall'autorità del Pieri, del Battisti, dell'Olivieri e di altri. Accanto al nome esotico, goto o longobardo o germanico che sia e che è rimasto denominatore assoluto, vi sono molti altri nomi latini e prelatini, arcaici e medioevali, come Cargnacco dal nome personale Carnius o Carinius con suffisso in acus, Tresnico dal nome personale Tercenna o Tersinius col caratteristico suffisso in icus, Morgnaga aggettivo femminile in acus, aca, da un gentilizio Maurinius o Maurenus, Fasano che l'Olivieri vorrebbe derivato dal fagiano, mentre al Guerrini sembra più evidente la classica derivazione latina da un nome personale con il suffisso in anus. Sono invece evidenti nomi medioevali e dialettali quelli di Sopiane e di Val de Surro, poichè il primo indica un altipiano elevato (quasi sò le piane - sopra il piano o la riva), e il secondo che si pronuncia val de (valle di sopra) designa la parte più alta del territorio gardonese, distante dal centro due ore di salita, e chiamata anche Valle di S. Michele per la chiesetta ivi eretta in onore dell'arcangelo che era il nume tutelare dei barbari longobardi. Con le sue due frazioni di Morgnaga e Fasano appartenne al pago o poi alla pieve cristiana di Salò. Gardone, fece parte secondo il Fossati, del pago federativo di Salò che da Volciano arrivava fino al fiumicello Bornico (forse dalla radice celtica "born" = confine); mentre Fasano era nel pago del Benaco che comprendendo Maderno e Toscolano arrivava fin quasi a Gargnano. Fasano e probabilmente Gardone furono vici romani. Solo a Fasano, che oggi è sì contrada di Gardone, ma non lo era in antico, si rinvenne un frammento, trasportato poi a Salò nella casa Brunati, con le semplici iniziali votive. V.S.L.M. Altra lapide, ora perduta, ma trovata nella stessa località, vien così ricostruita: FE (ST) VS T. FL (AVIO) ET VALERIA P.F. TERTVLLA SODALIBVS. PIENTISSIMIS ma tali lapidi sono da ascriversi piuttosto a Maderno il cui pago confinava direttamente con quello di Salò. Secondo il criterio ormai corrente, che la pieve cristiana si innesti sul territorio pagense, e la constatazione che dalla pieve di Salò dipesero fino ad epoca recente le chiese ed oratori disseminati fra Liano e Renzano da un lato e Fasano dall'altro, lascia credere che il territorio gardonese nel periodo romano fosse diviso tra i pagi di Salò e Maderno, che dovevano avere un'estensione notevole. SS. Faustino e Giovita in Ripa dipendeva prima da Maderno e poi fino al sec. XVIII da Salò assieme ai SS. Fabiano e Sebastiano di Fasano Sopra ecc. Fasano (v.) era abitato fin dai tempi romani, mentre un particolare rilievo sembra aver preso Gardone dal sec. VII, nell'epoca longobarda, quando Gardone Sopra prese il nome (da Warte = guardia) per la posizione elevata atta all'osservazione, mentre Morgnaga si sarebbe così denominata da "morgen" perché volta verso levante. Gardone compare sulla scena più tardi di Fasano (dove vennero trovate lapidi romane). Fino all'epoca longobarda il suo territorio dovette essere diviso tra i pagi di Salò e di Maderno. Proprio tra i due pagi e poi pievi si inserì la comunità di Gardone, che si andò dilatando a spese dei contermini. La dedicazione a S. Michele della primitiva cappella di Gardone fa pensare ad un incremento della popolazione locale nel periodo longobardo sulle colline sulle quali sorge Gardone. Anche il nome si potrebbe situare all'epoca longobarda, se non fossero troppi i nomi consimili nelle vicinanze e che non indicano contenuti precisi. Del resto il castello che sovrastava il colle, spingendosi fin quasi alla riva del lago e de quale rimangono poverissimi avanzi, potrebbe specificare meglio l'epoca. Nella successiva dominazione dei Franchi (secolo VIII e IX) collo sviluppo del feudalismo Gardone e terre annesse passarono con tutta la riviera occidentale sotto la dipendenza del Comitato di Brescia: dipendenza sempre mal tollerata fino a diventare nel sec. X aperta ostilità, durata fino all'evo moderno. Come in molte località dell'una e dell'altra sponda, dopo le due terribili invasioni degli Ungheri nella fine del sec. X, sorsero rocche e cinte di mura, così anche a Gardone si suppone venisse eretto un forte-castello nella Contrada, tuttora chiamata dai vecchi castel e precisamente dove ora sono situate alcune case di proprietà Beschi, in una delle quali le grosse mura e basse volte reali ed un portichetto dalle eleganti colonne di pietra stanno ad attestare dell'antica costruzione. Avanzi di mura esterne di detto castello si hanno nel giardino della Villa Beschi e lungo la strada Cornella. Un resto di bastione, tuttora ben conservato, è in fondo alla strada, denominata perciò Torricella. Fissando i limiti della giurisdizione di Brescia fino a Limone, Arrigo VI faceva salvi i privilegi concessi ad alcuni comuni fra i quali Gardone che apparteneva al Vescovo di Brescia. Viene assegnata alla fine del sec. X la costruzione del Castello. Ma i pochi avanzi con il porticato su pilastri ed archi a lieve sesto acuto, dalla bella muratura a conci di pietra, con i resti di una torricella semicircolare, sono secondo il Panazza, assegnabili alla fine del '200, ovvero agli inizi del '300. Il documento più antico che richiami la nostra attenzione su un lembo di terra gardonese è il diploma del 958, col quale Berengario II e Adalberto confermano al monastero di Leno i suoi possedimenti sulle rive del lago fra i quali vi è la Valle di Surro, e ciò forse per concessioni fatte da Carlo Magno. Sotto i Franchi, Gardone con tutta la riviera occidentale passò a Brescia, la cui giurisdizione, da Arrigo VI ebbe per limite Limone. Beni in Gardone venivano acquistati con atto di permuta del maggio 1038 dal vescovo Olderico che ne fece dono poi al monastero di S. Eufemia. Beni del sec. XII ebbe il monastero dei SS. Cosma e Damiano, specie in Morgnaga, in Fasano. Del feudo di Gardone vennero investiti dal vescovo di Brescia gli Ugoni (v.) famiglia che salì in potenza e che fu legata ai conti di Marcaria ai Longhi, ai Martinengo, ai Mosio ecc. Gli Ugoni di Gardone si divisero in seguito in due rami: uno, il principale, scelse la sua sede in Brescia, l'altro rimase a Montecucco, frazione di Gardone. Questo poi si trasferiva probabilmente a Salò dove si estinse forse nel 1630. Altre diramazioni fissarono la dimora verso la fine del sec. XIII a Morgnaga di Toscolano, a Maderno e in altri luoghi della Riviera. Secondo il Lonati la storia di Gardone inizia con sicurezza nel 1215 con la lite tra gli Ugoni e Pietro di Montecucco. Ma la data dell'investitura vescovile alla già potente famiglia può risalire alla metà del sec. XII. Approfittando come scrive il Lonati della parentesi di trascuratezza in cui gli Ugoni di Gardone avevano lasciato il castello e soprattutto i loro diritti, gli uomini del paese si erano costituiti in comune, vi si erano rafforzati, pur mantenendo certi oneri di sudditanza verso i "domini" per cui la vicinia doveva sempre rispettare l'onore dovuto agli Ugoni; e pur essendo il castello e gli spalti ceduti alla vicinia, i signori si riservavano una casa nel castello, e l'onore di essi e degli spalti il giuramento di fedeltà e il diritto di imporre taglie. In più i "vicini" si impegnavano, forse perché il Comune si era costituito per generosità dei signori, a fare la guardia, a difendere e scavare i fossati, a riattare il castello. A contrastare questa crescente autonomia nel 1215 gli Ugoni di Salò, rappresentati da Stefano, si schierarono contro i loro parenti di Gardone, per contestarne i diritti, costringendo questi a ricorrere al console bresciano di giustizia Ottone Maffei, per far riconiscere i loro "diritti". Ma già nel 1215 in una lite degli Ugoni i podestà di Brescia erano giudici anche a Gardone, segno dell'affermarsi della potenza del Comune bresciano. Resosi indipendente sui feudi degli Ugoni, il Comune di Gardone si andò poi dilatando sui territori di Salò e di Maderno. La difesa degli Ugoni di Gardone contro le ingerenze di Salò rafforzarono l'appena nato comune di Gardone, che faticò ancora a lungo per raggiungere la compagine territoriale che ebbe poi. Ancora nel 1376 la valle di Surro era aggregata alla curia di Maderno. Non ancora completato era il territorio di Gardone nel 1381. Solo nel sec. XV entrarono a far parte del Comune di Gardone, i rappresentanti delle contrade o sestieri di Supiane, Montecucco, Tresnico, Cargnacco, Fasano, Morgnaga ecc. Né con l'arbitrato o compromesso del 1408 ebbero fine le liti tendenti a sottrarre il comune di Gardone dagli oneri antichi verso la pieve e il Comune di Salò. Nel XIV secolo Gardone seguì la sorte degli altri comuni della riviera, i quali, riunitisi in federazione con capoluogo prima a Maderno e poi a Salò ed appoggiandosi alla già potente Repubblica Veneta contro i Visconti, proclamarono la loro indipendenza. Nel 1340 il rettore Veneto Marco Dandolo bandiva molti benacensi "per le novità accorse in Gardone" che non appaiono da documenti ora esistenti ma che probabilmente furono dovute a tentativi del partito visconteo benacense contro Venezia. Nel XV secolo, avendo Venezia ceduto in compenso di fedeltà a Brescia la giurisdizione sulla riviera occidentale, la quale dopo il trasferimento del Provveditore a Salò (1377) cominciò a chiamarsi "Riviera di Salò", vi restò compreso anche Gardone. Ancora nel sec. XVI la curia vescovile investiva di beni Silvano Stefini e parenti (28 sett. 1563), Donato Avanzi (12 febbraio 1564) ecc. Amministrativamente Gardone faceva parte della quadra di Maderno, al cui Vicario era inoltre soggetto per giurisdizione civile, nell'ambito della Magnifica patria. Nel sec. XVI e precisamente dopo la Dieta di Worms (1521) passò colla Riviera di Salò sotto il dominio della Repubblica Veneta. Gardone continuò a dipendere da Maderno in altro modo fino al 1797 per l'amministrazione della giustizia nel civile, avendo il doge Francesco Foscari confermato nel 1448 al vicario di Maderno il diritto di giudicare nelle due quadre di Gargnano (ivi compreso Limone e Tremosine) e di Maderno (con Toscolano e Gardone) come usavasi in passato. All'attuale estensione di territorio, nota il Lonati, pervenne forse solamente nel sec. XVII. Ancora nel 1668 i due comuni contermini dovevano eleggere soggetti idonei quali Girolamo Martinelli, Giacomo Carzeri e G.B. Saila per Gardone; Luigi Crescini, Bartolomeo Bazzani e Bernardino Righettini per Maderno, affinché provvedessero a fissare i confini nelle contrade montane, per "haver modo di tener ferma una bona quiete che devesi sempre tra due vicini Comuni procurare" e solamente nel 1717 davasi luogo ad una generale ricognizione dei termini di confini che corrispondono perfettamente agli attuali. Verso la fine del XVII secolo e il principio del XVIII la zona subì notevoli sconvolgimenti per le contese fra i Germani e i Franco-Ispanici nel triangolo Monte Maderno Fasano (accampamento tedesco) e Salò (accampamento Franco-Ispano). Nel 1704 venne occupata dagli imperiali. Il 23 aprile 1706 presso la rocchetta di Bornico avvenne una battaglia fra i Tedeschi, i quali arrivavano fino a Monte Maderno ed i Gallo-Ispani, che si erano spinti a Fasano fino a Bezuglio. I Gallo-Ispani rimasero sconfitti e furono ricacciati oltre Salò con gravi perdite. Gardone e Fasano vennero saccheggiati. Altro saccheggio Gardone ebbe a subire nel 1797 da parte dei Francesi uniti ai Bresciani, avendo ricusato con Salò ed altri Comuni della Riviera di ribellarsi a Venezia. Sulla Riviera di Salò venne dal Governo Provvisorio Bresciano costituito il Cantone del Benaco, poi aggregato alla Repubblica Cisalpina. Nel 1814 subentrò il duro dominio dell'Austria, subito fino al 1859, nel quale anno, colla cessione di Venezia, la regione venne finalmente unita al Regno d'Italia. Nel XIX secolo tutta questa regione subì il duro dominio austriaco, finché, nel 1859, con la cessione di Venezia, divenne finalmente parte del Regno d'Italia. Nel 1922 vi pose la sua dimora Gabriele D'Annunzio la cui permanenza fece conoscere ancor più Gardone.
Ecclesiasticamente Gardone dipese in parte dalla pieve di S. Maria di Salò in parte da quella di Maderno. La parrocchia sorta intorno alla chiesa di S. Nicolò, ebbe pieno sviluppo solo alla metà del sec. XIV. La parrocchia era del tutto separata nel 1457, anche se continuava a ritirare gli Oli santi il Sabato Santo, dalla pieve di Salò. Dalla parrocchia di Gardone si staccarono nel sec. XV quella di Fasano, e nel 1566 come curazia e il 3 luglio 1686 come parrocchia quella di Morgnaga. Fino al 1797 ebbe una residenza corale di dieci Cappellani che insieme con l'arciprete recitavano quotidianamente le ore canoniche, ricevendone distribuzioni di redditi, che furono incamerati dal Governo Provvisorio Bresciano. Il parroco, che prima era semplice Rettore , ebbe il titolo di Arciprete per decreto vescovile 23 giugno 1735 dal Cardinale A.M. Querini. Nulla sappiamo della prima chiesetta di Gardone. Nel 1391, venne costruita una nuova chiesa di cui rimangono i resti del campanile e che divenne parrocchiale, definitivamente, a quanto pare, nel 1408. Venne consacrata il 14 aprile 1606 dal vescovo Marin Giorgi e l'anniversario venne fissato alla I domenica di Maggio. Nella prima metà del sec. XVIII due valenti mastri muratori della famiglia Bottura riedificarono la chiesa che ora esiste, rispettando della precedente il campanile con la sottostante cappella che era servita da abside, oltre ad alcuni affreschi decorativi e votivi dei sec. XVI e XVII. Nel 1968 d. Mario Guerrini, arciprete di Gardone, unitamente all'Amministrazione comunale completava l'antica balconata e trasformava l'antico presbiterio nella cappella feriale, unendola alla Parrocchiale; nell'interno i muratori otturavano le lacune delle pareti e trasbordando coprivano parte degli affreschi, che riapparvero in pieno e che nel 1980, per iniziativa dell'arciprete don Martenzino, e per generosa offerta del dott. Giuseppe Scalari, in memoria della moglie vennero restaurati. Gli affreschi ornano il soffitto e due pareti: sulla volta sono raffigurati alcuni simboli della passione, sorretti da angeli, che attorniano il Cristo glorioso con in mano la croce, come scettro; alle pareti nord e sud sono affrescate quattro scene della vita di S. Nicola da Bari. L'affresco di maggior rilievo è quello che rappresenta "Nicola e le tre fanciulle": la cui scena è stata collegata con quella di una tela di Giovanni Stradano, che è della Galleria di Firenze, ora però in deposito presso la Casa Vasari di Arezzo e il cui nome sembra emergere in un cartiglio nel quale si legge "Strad". Della chiesa, tardo romanico resta anche l'angolo SO e qui nell'interno si sono scoperti un affresco e un cartiglio con la seguente iscrizione: "Hanc Beatissimae Virginis Deiparae imaginem in pariete existenti in agro de Fraolis pictam plurimis miracolis insignemin hoc sacellum pior (um) elemosinis constructum transferri curarunt Gardonenses. a. MDCLXXIII. Die II Julii". Su disegno di Paolo Soratino di Lonato venne costruita nel sec. XVIII la nuova parrocchiale. Il nuovo edificio venne completato nel 1740. Il disegno viene attribuito forse indebitamente al Soratino. La volta venne affrescata, con al centro S. Nicolò. Il primo altare a destra con tela di Zenone Veronese (Pentecoste) venne dedicata ai S.S. Feliciano e Zozimo (le cui reliquie tolte dalle catacombe dì S. Callisto a Roma vennero donate dai fratelli Olivari e sono raccolte nella mensa dell'altare. Sul finire del sec. XIX il parroco don Bellicini fece aprire nelle fiancate della chiesa ampie finestre che diedero luminosità, rifece il pavimento e spostò le lapidi fra cui quelle dei Bottura, Samuelli, Olivari. Dietro l'abside esiste verso il lago un terrazzone costruito quando venne edificata l chiesa che offre una magnifica vista sul lago. La costruzione del terrazzo costituì motivi di vivi contrasti tra il parroco del tempo e i signorotti del tempo, gli Olivari che abitavano il castello, accanto alla chiesa. La chiesa ha cinque imponenti altari, un vasto presbiterio libero da balaustre nel quale sorge un bell'altare marmoreo sul quale sta scolpito "F(ece) F(are) / Marta Olivari ved. Pastore / 1883". La parte del coro è attribuita a Giacomo Palma il giovane, e raccoglie in una sacra conversazione tutti i Santi titolari delle chiese dipendenti da Gardone, cioè S. Nicolò di Bari, titolo della parrocchiale, S. Martino (Tresnico), S. Michele (Valle di Surro), S. Giovanni Battista (Morgnaga), i Santi Faustino e Giovita (Fasano). Dietro l'altare maggiore vi era la sepoltura comune del clero. Il coro con la "Madonna Assunta" venne dipinto da Francesco Monti. La Chiesa ha cinque imponenti altari. Il primo a destra è dedicato alla Pentecoste, forse di Zenon Veronese e alle Reliquie dei due martiri Zozimo e Feliciano, Patroni di Gardone e ivi festeggiati nella II Domenica di agosto. La piccola tela cinquecentesca che sovrasta l'urna delle reliquie proviene certamente dalla vecchia chiesa. Nulla di notevole nel secondo altare, che è di recente costruzione. Sull'altare della S. Croce (il secondo di sinistra) la piccola pala della Pietà è una buona tela bresciana del cinquecento; anch'essa proviene dalla vecchia chiesa e attribuita a Zenon Veronese. Sul primo altare a sinistra in marmo in una grande preziosa cornice con arabeschi di lamina d'argento, in alto rilievo, ornatissimi su fondo d'oro attribuita, sia pure dubitativamente, dal Guerrini agli argentieri Filiberti, venne nel 1757 raccolta la veneratissima immagine bizantina della Madonna delle fraole, tolta nel 1673 da una santella esistente tra l'attuale Vittoriale e l'ex Casino, dove la Madonna sarebbe apparsa ad un giovane chierico, certo Rizzi, che ne sarebbe stato talmente colpito da riprodurre l'immagine su una dura pietra. Tale immagine venne poi trasferita, nel 1675, per iniziativa di p. Cristoforo di Salò e collocata su un bellissimo altare, dove è veneratissima. Nella prima metà della chiesa sono varie sepolture, alcune con iscrizione, altre senza; ricordano antiche famiglie e istituti religiosi locali, fra le quali la famiglia di Giacomo Ercoliani q. Ercoliano, di Girolamo Bonzanini, di Antonio Bottura, di Bartolomeo Bottura, di Giovanni Antonio Olivari (1778), dei Samuelli (1740). Fra le feste più solenni la I Domenica di luglio.
Gardone Sotto, che si chiamava anticamente Gardone in ripa per distinguerlo da Gardone Sopra, in monte, ha la sua piccola ma elegante chiesetta, recentemente restaurata e decorata, dedicata alla Natività di Maria V. (8 settembre). Sull'unico altare vi è una sfarzosa soasa barocca in stucco e una luminosa tela settecentesca, molto bella, di autore ignoto, ma forse veneziano. Molto venerata la chiesetta di S. Michele, sulle montagne dell'entroterra, probabilmente costruita o ricostruita alla fine del '400 o agli inizi del '500, con affreschi datati 1520. Nel 1789 i fratelli Giovanni e Francesco Beltrame ottenevano di erigere sul loro fondo una chiesetta. Un tempietto eretto nel 1944 su progetto dell'architetto del Vittoriale, Giancarlo Moroni, sostituì l'antica santella della Madonna delle fraole. Al tempietto la popolazione si porta ogni anno in processione. Collocati all'ingresso del Vittoriale si trovano frammenti di un monumento sul quale si trova una iscrizione incisa in caratteri gotici e in due righe, sul frammento di portale venuto da Pirano: hanc sacram aedem et domum religiosam cives pirranenses piissimi (S + S) sancto Bernardino et fratribus minoribus dedicarunt M.CCCC.LII. La tradizione indica come Castello la zona della Chiesa, compresa la casa Fangarezzi, la Villa Elena della contessa Portalupi Ferrini e la chiesa. Qui sarebbe il castello feudale degli Ugoni, che l'imperatore Ottone IV, entrato a Brescia il 25 giugno 1210 per pacificare i partiti guelfo e ghibellino riconobbe sotto la giurisdizione dei fratelli Ugoni, mentre prima era un feudo della Curia di Brescia. I Fratelli Ugoni nel 1215 in un lite contro Pietro da Montecucco e contro Salò rivendicano il castello di Gardone, designando come confine la chiesetta di S. Michele. I resti del castello medievale sono stati assorbiti dalla chiesa parrocchiale e dalle case vicine; è facile scorgere alla base del campanile rifacimenti, ma esso è sicuramente un tardo romanico; la doppia decorazione di archetti all'orologio e alla cella campanaria lascia intravvedere o un rialzamento o la chiusura della cella inferiore. Nell'abitato si nota ancora l'antico palazzo degli Arrighi. Sul delta del Bornico sorge Villa Bassetti unica della Riviera ad essere bombardata essendo stata dopo l'8 settembre 1943 occupata dall'ambasciata tedesca e dal gen. Wolf. Poco più distante vi è Villa Zanardelli dove nel 1903 spirò lo statista bresciano ora di proprietà dell'Opera Pia Villa Paradiso. Nella villetta Rocchetta abitò il commediografo Giuseppe Bonaspetti. Una villa venne edificata nel 1917 da Flaviano Capretti come suggerisce l'iscrizione "Quae lucidas spectat oras Benaci / domun / simulata vetustate in fronte nitentem / aedificari fecit anno Dom. MCMXIX / bello non orbe pacato / Flavianus Capretti Francisci filibus / civis Brixiae / e! aquestris ordinis commendatarius / ut sibi familiaribus et amnicis requiem / cooptaret / adiuvante Virgine Maria / quam loci patronam vocavit". Nell'ex Hotel Roma venne sistemato nel 1942 il Collegio Tuminelli mentre la sezione femminile dello stesso Collegio venne alloggiata nella bella villa del parco. Nel settore fabbricati venne ampliato nel 1954 quello esistente a Gardone R. A Fasano invece venne costruito un fabbricato nuovo. Nel 1960 veniva fondato l'Istituto professionale alberghiero di Stato, con sede a Villa Alba (v. Istituto professionale alberghiero di Stato). Nel gennaio 1975 vennero inaugurate la media statale "Giovanni XXIII", e l'Istituto Professionale alberghiero di stato "Caterina de Medici". Negli anni '60 venne aperta la biblioteca comunale, nella quale nel 1967 venne posto un busto di J. F. Kennedy, opera di Angiolino Aime. Nel gennaio 1975 venne inaugurata la nuova sede della biblioteca comunale "Maria Evangelista Tranquilli". A Gardone Riviera a Villa Alba venne posta la sede del Comprensorio del Garda 1977. Nel 1947 vi venne fondata da Saracco, l'Organizzazione unificatrice del Bene (v.). Nel 1953-1954 venne costruita la strada per S. Michele, prolungata poi verso Serniga, Fasano Sopra e Serpione. Celebre e conosciuto il Vittoriale degli Italiani (v.) Fra Gardone di Sopra e Morgnaga lungo i fianchi del monte sorgono i palazzi delle scuole e la villa Castello Galassini fra le più grandiose. Altro palazzo delle scuole è a Fasano Sopra. La via Torricella che si stacca dalla strada provinciale di fronte al Kursaal-Casino, sale al recinto del grande parco della magnifica villa di Cargnacco poi Vittoriale. Una bella casa quattrocentesca esiste nei pressi della parrocchia in via Caduti, 4. Fu di proprietà dei Beschi. Ha due eleganti logge soprapposte, la prima con quattro colonne, la seconda con due con capitelli fogliati. Interessante la villa dello scultore ungherese Vilmos Zandori. Di grande richiamo il giardino Hruska (v. Hruska, Giardino). Lo sviluppo turistico di Gardone si profilò nella seconda metà dell'800 e tra i primi pionieri furono gli stranieri, che costruirono le prime ville. Frequentata era da turisti di casa l'Osteria del Caporale. Nel 1879 vi prendeva dimora un ex volontario garibaldino tedesco Luigi Wimmer (1843-1883) che costruì, dove esisteva l'Osteria del Caporale un modesto albergo chiamato Pizzocolo, ancora esistente in piazza Vittorio Emanuele che poi la vedova sviluppò creando l'Hotel Wimmer ed infine il maestoso Grand'Hotel. Interessi turistici sempre più evidenti consigliarono nel 1880 regolari osservazioni meteorologiche nell'Osservatorio posto nella Villa Koeniger, provvisto di ottimi apparecchi e diretto dal dott. Koeniger. Poco dopo giunse a Gardone il dott. Lodovico Rohden che, per aver numerosissima clientela, era stato costretto dai colleghi a lasciare Arco. Egli portò i suoi clienti all'albergo Pizzocolo, e andarono salendo. In seguito eresse un'importante casa di salute che chiamò numerosi clienti. Nel 1887 esistevano piccole pensioni capaci di accogliere 400 ospiti. Nel frattempo l'arch. Fausto Fuchs di Conegliano e altri eressero ville di ogni tipo. Entro il 1904 gli alberghi erano già numerosi e Gardone ospitava nel 1909, 10 mila ospiti, e nel 1912, 12 mila. Anche l'ambiente ebbe sempre più attente cure e nel 1899 venne creato un parco. Le esigenze turistiche andavano richiamando negozi e attività di vario genere. Agli inizi del '900 veniva aperta la ditta Ars e Natura di G. Armeni per la fotografia. Dal 1906 al 1909 venne costruito il Casinò aperto nel 1910 con regolare licenza. Chiuso con la I guerra mondiale venne riaperto nel 1920 ma chiuso poi nel 1926. La riapertura venne permessa dall'Amministrazione Militare alleata nell'ottobre 1945 ma di nuovo chiuso nel luglio 1946. Nonostante le polemiche sull'italianità del Garda specie dal 1909 e su supposte mire austriache sul lago, la vita turistica si sviluppò, interrotta solo dalla I guerra mondiale. Chiuso agli inizi della prima guerra mondiale il Grand Hotel veniva riaperto, con 180 letti nel gennaio 1925. Era di Camillo Cocchetti. Nel dopoguerra lo sviluppo turistico riprese, per raggiungere il suo apice dal 1925 al 1937. Segno del continuo incremento turistico nel febbraio 1924 veniva riproposta per iniziativa di Anton Gino Domenighini la Pro Gardone R. che ebbe subito parecchi iscritti, cui seguì l'"Ente autonomo per la stazione climatica", che divenne poi l'Azienda di soggiorno. La località dienne negli anni '20 centro di sempre più importanti gare sportive, alcune delle quali sotto il patronato di G. D'Annunzio. Nel maggio 1930 fu sede del grande raduno motonautico chiamato "Raduno del Garda" organizzato dal Club Gabriele D'Annunzio. L'anno seguente, nel giugno, la gara veniva vinta da Kaye con il Rancer Miss England II che battè il record di velocità su acqua con media complessiva di km. 173,718 all'ora. Gare motonautiche anche sul piano internazionale continuarono anche nel dopoguerra. Di grande prestigio la Coppa dell'Oltranza. Nel 1930 veniva inaugurata assieme ad una nuova sede del Casino la spiaggia ad esso prospiciente chiamata Lido. Nel 1931 venivano aperti due stabilimenti balneari al Casinò, e alla spiaggia d'Oro. Negli stessi anni si inserì l'azione di alcuni coraggiosi che diedero impulso alla vita gardonese. Mentre l'ing. Riccardo Cozzaglio curava con passione la rete viaria e stradale. Achille Molinari apriva l'agenzia di viaggi, e il dott. Ferrari, che gestiva la farmacia della piazzetta del Grand Hotel, promuoveva una campagna intensa di abbellimento con fiori ovunque fosse possibile. Intorno al 1932 - 1933 divenne attivo il campo di golf. Nel 1934 in piena attività il tennis, con gare. Altri sports molto in voga: il pattinaggio a rotelle, minigolf, equitazione ecc. A sostegno dell'attività turistica si andò sviluppando la rete viaria che nel 1938 vide la costruzione della strada tra Gardone e S. Bartolomeo. Nel 1942 Gardone conobbe un afflusso crescente di sfollati. Nel settembre 1943 alberghi e ville vennero occupate da funzionari tedeschi o italiani e da diplomatici. Nel 1945 l'attività turistica riprese sempre più attiva. Tra le manifestazioni che richiamarono viva attenzione sono da registrare la Mostra canina (dal 1935), il Paese dei balocchi (1937) ecc. Nel 1950 veniva completamente rinnovato per iniziativa di Soave Besana e con la collaborazione del fratello arch. Paolo, l'Hotel Savoia. Per il potenziamento dello sport d'acqua nel 1960 per iniziativa dell'Azienda di soggiorno, e del dott. Vittorio Folonari, venne inaugurato, accanto al Casinò, il centro Nautico. Nel 1961 venne costruito nel vasto complesso di Villa Alba un lussuoso Eurotel, con lo scopo di dotare il centro turistico di un grande albergo di categoria, ma nel 1978 l'albergo diventò "Residence Villa Alba". Nel 1972 venne varata la "Bissa d'oro" un premio non destinato a sole personalità benacensi ma a chiunque, in Italia o all'estero, si faccia onore sul fronte dell'arte e del lavoro. Gli insigniti, poi, entreranno di diritto a far parte di quella che potremmo considerare una Camerata benacense, cioè un sodalizio di amici del lago che non si contentino di professarsene ammiratori ma procurino di farlo più e meglio conoscere in ambito internazionale. Nel 1977 è nata una sezione della cooperativa degli operatori turistici. Dal 978 venne organizzata l' "Estate a Gardone Riviera" con manifestazioni ricreative e culturali. Nel 1980 venne aperto un nuovo parco detto della Valletta, ricco di viali pedonali, di piante a dimora, un laghetto. Gardone fu luogo di cura ricercato fin dal 1885 circa quando vi aprì una sua specie di clinica il dott. Rohden già ricordato. Nell'ottobre 1912, il dott. F. Priester di Bad Ems vi aprì un istituto fisioterapico fra i primi d'Italia con impianti allora modernissimi, con bagni, inalazioni ecc. secondo i sistemi di Ems e Reichenhall. Molto attiva Villa Genna (v.) ed altri istituti. Prestigio ha assunto l'Ospedale Pio Istituto Santa Corona. Nel gennaio 1924 il dott. Emilio Silvano apriva la villa delle Rose (v). Attiva anche la vita culturale che vide mostre, esposizioni d'arte, la mostra di pittura del paesaggio italiano tenutasi nel 1920; la mostra d'arte del 1932. Fin dal 1930 circa fu di casa al Vittoriale la musica cui si aggiunsero le attività teatrali. Vi si tenne nel 1949 la II mostra internazionale a formato ridotto. Innumerevoli i congressi delle più diverse categorie ai più diversi livelli tenuti a Gardone. Innumerevoli gli illustri personaggi ospiti a Gardone, artisti, letterati, politici (fra questi Churchill) ecc. Singolare la presenza nel gennaio 1932, per un mese della sorella di Hitler (Angela Ranbal) e della nipote Frida che manifestarono la speranza di aver con loro ospite della cittadina del Garda lo stesso Hitler. Il 6 maggio 1972 veniva conferita la cittadinanza onoraria allo scultore Francesco Messina, che a Gardone visse e vive da molti anni. Cittadini onorari anche il filantropo Raoul Follereau, l'editore Arnoldo Mondadori, lo sportivo Gianni Zucchi. Segno della crescente vitalità turistica ed economica sono anche le agenzie e le sedi di banche. Fin dal 1864 vi aprì una sua agenzia la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Ad essa si affiancò l'agenzia della Banca Mutua Popolare di Rovereto, alla quale subentrò nel 1930 la Banca S. Paolo. L'economia si basò per secoli sull'agricoltura, sulla pesca, e sulla caccia. In grande sviluppo l'olivicoltura e la coltura degli agrumi. Già attiva la vita economica. Nel 1492 il nobiluomo Angelo Cozzaglio di Gardone è in lite con un Domenico Turazza di Malcesine per campi a coltura. Ancor più attiva la vita economica nel sec. XVII e seguenti. Nel 1884 vi venne fondata una società operaia cattolica di Mutuo Soccorso che però non ebbe lunga vita. In località Banale venne impiantata nel 1892 la più vecchia officina per lo sfruttamento delle acque del torrente Banale che ivi esce da un'orrida voragine per sprofondare in un'altra. Antiche come a Salò le cure per la fabbricazione del refe. Agli inizi del '900 vi esisteva anche una fabbrica di ferri per buoi. Sempre all'epoca vi esistevano due piccole fabbriche (la Angelo Piazza e la D.C. Delsner) di coperte e copertoni tessuti con filati di cascami, provenienti in massima parte dallo stabilimento F. Coduri e C. Erano dotati in tutto di tre o quattro telai che producevano però circa 2000 coperte, smerciate su una zona ristretta. Nel 1902 veniva aperto un moderno oleificio. Di grande prestigio è l'Istituto o Scuola alberghiera distrutto da un incendio il 25 maggio 1981. Lo stemma di Gardone consta di due parti, simbolica e storica: "Partito: al primo d'azzurro all'olivo al naturale, sradicato, sormontato dal nastro di Fiume con la medaglia di Ronchi (dono del d'Annunzio); al secondo fasciato di nero e d'oro, di sei col capo d'oro all'aquila di nero coronata del campo". (Dal Diploma Araldico). Nativo di Fasano fu G.B. Cipani (1852-1893) pedagogista e scrittore. Di Gardone fu Francesco Cappelli uno dei più grandi mutilati della I guerra mondiale. Patrono S. Nicola da Bari (6 dicembre). Altra festa, Madonna di Fraole (2 domenica di ottobre).
Parroci: Francesco de Marchetti (15 luglio 1587); Bernardino de Lenis (21 luglio 1593); G.B. de Turris (21 gennaio 1597); Francesco Serafini (10 giugno 1633); Basilio Amistani (19 luglio 1659); Francesco Castioni (14 sett. 1684); Paolo Cimoni (30 dic. 1717); Pietro Samueli (30 giugno 1746); G.B. Scolari (25 maggio 1785); Andrea Toffanetti (19 agosto 1819); Pietro Bontempi (8 nov. 1858); Bartolomeo Bellicini (30 apr. 1879); Giovanni Fava (10 ott. 1931 - rin. 31 agosto 1961); Mario Guerini (15 ott. 1961 - rin. 12 giugno 1970); Giovanni Martenzini (1 luglio 1970).