GALANTI Pietro

GALANTI Pietro

(Brescia, 17 luglio 1885 - 24 nov. 1973). Di Valentino e di Caterina Plona. La vocazione alla pittura nata sui banchi della Scuola Moretto contrastata dai familiari (che lo vorrebbero impiegato) nell'adolescenza, si rafforza nella frequentazione dello studio dell'arch. Egidio Dabbeni, e vince le difficoltà più dure. Per seguire il suo sogno, si applica, a Milano come disegnatore di cataloghi. Nonostante tutto nel settembre 1909 esponeva le sue prime opere a Brescia. La prima guerra mondiale lo vede fante combattente per sedici mesi sul Pasubio. Tornato dalla guerra riprende la ricerca pittorica e subito espone nel 1919 nel ridotto del Grande nella "Prima mostra degli artisti reduci". I suoi interessi pittorici si fissano sulla natura morta, sui paesaggi e poi sempre più sul ritratto. Dimora parecchio sul Garda, fermandosi a fissare squarci di monti e di lago, a Tremosine, Fasano, Barbarano, S. Michele, Manerba, il Vo. Poi passa a Iseo (1929), Marmentino, Capovalle, Ponte di Legno, la Valle Camonica (1952), Idro (1959)... Nel 1924 oltre che essere presente alla Quadriennale di Torino allestiva la sua prima personale alla Galleria Campana, che segna il suo primo successo, cui ne seguono altri. Nel dicembre 1926 teneva una personale. Nel 1928 partecipa alla prima Triennale bresciana, e ottiene il premio per il ritratto nel 1930 alla Biennale di Venezia, nel 1931 e nel 1932 espone ancora alla Galleria Campana. Nello stesso 1932, in febbraio, partecipa alla terza mostra del Sindacato regionale, l'anno seguente (1933) è presente alla Sindacale di Firenze, nel 1934 (con "Convalescenza") alla V° mostra del Sindacato interprovinciale della Lombardia, ed è presente nel febbraio ad una mostra a Bergamo. Nel 1942 è di nuovo presente alla Biennale di Venezia. Dopo aver partecipato anche alla II guerra mondiale, riprende il suo cammino artistico. Via via espone alla Galleria "Vittoria" (1945-46, alla Galleria "Triboldi" (1948-50-52-54), all'AAB (1958-60-62-64-66), alla Galleria "Bolzani" di Milano (1949), alla Galleria "Bartenor" di Genova (1950), nonché in altre città e centri minori come a Ponte di Legno nell'agosto 1951 in una mostra allestita dalla Azienda autonoma di soggiorno. A Ponte di Legno consegna una tela (con la Madonna e S. Giuseppe) per la cappella di Villa Luzzago. Fra le personali di rilievo quella tenuta all'A.A.B. nell'ottobre 1932 (con 32 opere: paesaggi, nature morte e ritratti), e ancora all'A.A.B. nel novembre 1956. Apprezzati i suoi ritratti come quelli dei commendatori Umberto Gnutti e Reguitti, delle signore Glisenti e Cappellini, dell'avvocato Cavalieri, dell'on. Giorgio Montini dei professori Padula e Vincenzo Lonati, delle contesse Fenaroli e Cantoni, del maestro Lualdi e del dottor Belpietro; nella quadreria dell'Ospedale stanno le altre, non meno note, contrassegnate dalle sole iniziali dei committenti. Di particolare valore i ritratti di due Vescovi bresciani (mons. Tredici e Giacinto Gaggia) ai quali si aggiunge quello del Sen. Montini. Affidato dalla curia vescovile l'incarico di ritrarre Papa Pio XI e da noto istituto di credito quello di Papa Paolo VI. Sue opere sono nella Pinacoteca Tosio Martinengo, all'Ospedale Civile, in collezioni private. Bianca Spataro lo definisce "idillico pittore di paesaggi e di nature morte, soprattutto ritrattista". Amò raffigurare i suoi personaggi in pose solenni, secondo la tradizione del ritratto ufficiale compiacendosi delle preziosità di sete e velluti. Ha abitato dapprima nella casa di via S. Eustacchio 38 (dal 1920) poi in via Mentana 47 (dal 1920) e infine, dal 1936 in via G. Calini.