GAI o Gae

GAI o Gae

Etimologicamente dal celtico "Gaù", area contadina o pastorale. È un linguaggio ancora in uso tra i pastori dell'alta Italia e particolarmente in Valcamonica. Si ritiene che sia l'antichissimo dialetto parlato dai montanari che, quando, per ragioni di commercio e di relazioni sociali, venne modificato con l'assimilazione di vocaboli delle popolazioni limitrofe, fu conservato dai pastori, come gergo che garantiva il segreto delle loro attività. I linguisti non hanno ancora affrontato scientificamente lo studio di questo linguaggio che contiene in sè preziosi resti di varie lingue indoeuropee, dal gallico-celtico, al latino, al germanico. Una peculiare caratteristica di questo "gergo" sta anche nella assenza di termini astratti o trascendenti la realtà sensibile. Nel "Gaì" per esempio, l'acqua è detta " o ", il sole "lampiù" o "lüsiànt", la luna "lampiúsa"; la neve "bianchina o biancúsa"; la notte "ombrüna". Il collegamento con altri linguaggi europei risulta da moltissimi vocaboli. A titolo di esempio ne riportiamo due: "Slàpa o slàca": lingua, donde "slacà" = parlare; "slacadúr" = avvocato, oratore; "slacàt" = discorso. È evidente la stessa radice del termine inglese: "slògan": espressione, sentenza ecc. Machèt, macíl: Ragazzo, figlio di pastore, pastorello. In celtico "Mac", in inglese "Mc" donde i vari "Mc" nei cognomi irlandesi e scozzesi. Màdchen in tedesco e in inglese è la ragazza. Fra le curiosità linguistiche si può rilevare che il "gaì" presenta il suono ds interdentale mancante in italiano e corrispondente alla theta greco; quasi del tutto irregolari i sostantivi e i verbi, pochi gli aggettivi (prevalgono ofi e gacc). Con l'estinguersi dei pastori anche il "gaì" sta morendo. Nonostante una certa omertà tra i pastori, che difficilmente rivelano il segreto del loro linguaggio, esiste qualche raccolta parziale di termini Gaì. Don Lino Ertani ha raccolto un migliaio di vocaboli che verranno prossimamente pubblicati.