GAINO

GAINO (in dial. Gaì)

Frazione di Toscolano Maderno, a NE del paese, sotto il monte Castello a m. 301 s.l.m. Vi fanno parte le contrade di Folino, Cabiana, Pulciano, Castello e Cussàga. Qualcuno lo fa derivare dal celtico-germanico gaè = area rurale, contrada, altri dal longobardo Gagio o Gazo (onde Gagino e poi Gaino) nel significato di bosco, riservato alle cacce signorili, o di "bosco bandito" che formava il patrimonio del comune. In effetti il nome di Gaino è dato alla contrada centrale, sorta sull'area dell'antichissimo "piccolo bosco" del Comune di Toscolano, quando il bosco disparve per lasciare il posto ai campi dissodati, ai prati e alle vigne. Rimase soltanto il nome, poichè Gaino equivale a Gagìno, e questo è diminutivo di Gazio o Gazzo "bosco bandito" che formava parte importante del patrimonio di ogni comune, tanto di montagna quanto di pianura, come ne resta ancora il ricordo nel nome di Gass dato a molte località. Caratteristico quello che viene chiamato il Castello di Gaino, un'aspra piramide, camuffata dalla vegetazione, che si può notare transitando sulla strada Gardesana. La cima a 866 m. s.l.m. è sormontata da una croce. La località è una palestra di esercitazioni alpinistiche.


Abitanti (Gainesi: 700 nel 1667, 800 nel 1673, 991 nel 1756, 1003 nel 1859, 1000 nel 1870, 1100 nel 1875, 1100 nel 1885, 1100 nel 1889, 1100 nel 1895, 1150 nel 1900, 1015 nel 1928, 1085 nel 1938, 985 nel 1950 o 1955, 867 nel 1961, 900 nel 1965, 630 nel 1970, 630 nel 1978. Di origine romana sembrano i nomi delle contrade Gabiàna (oggi Cabiana) e Pulciano, come quello dato in luogo al Pizzocolo chiamato monte Guda "acutus" . Altri pensano ancora che il nome possa derivare da "Gainare" ( = arare, coltivare) o da Gaina (guina) che il torrente Toscolano ha scavato offrendo uno stupendo spettacolo. Vi furono trovate tre epigrafi romane, due pubblicate dal Mommsen e l'altra a lui sconosciuta e che si trova alla base della croce posta accanto alla casa canonica e purtroppo non ricostruibile. Importantissimo monumento romano del secolo è il frammento di lapide che si trova ancora infissa nel basamento della vecchia torre e che ricorda gli imperatori Antonino Pio e Adriano (anni 117-160); questo frammento, adoperato come materiale costruttivo, non era forse solo ma doveva far parte di un edificio romano abbastanza importante. Nel 1957, aprendosi una strada fra la parrocchiale e la frazione di Pulciano, venne rinvenuto uno scheletro custodito da embrici di età romana. Ciò ha fatto pensare a P. Bonvicini che "il bel colle, ove sorge la chiesa parrocchiale ospitasse anche allora delle ridenti villette romane". Il Fossati con altri ritengono che la stessa chiesa parrocchiale, distante mezzo chilometro dal paese, sul versante del lago, sia stata "innestata" sulle rovine di un sacello pagano. La presenza longobarda sembra confermata dal culto a S. Michele venerato nella parrocchiale sita sull'antico castello o roccaforte, un fortilizio longobardo ivi esistente. E anche dal fatto che venga anche qui usato il nome di Degania (Decanie) in quanto i decani erano i guardiani delle ville minori alla dipendenza degli sculdasci che governavano le corti regie poste nei luoghi più importanti.


Gaino con le contrade costituì ecclesiasticamente una diaconia della pieve di Toscolano, divenuta poi parrocchia, per decreto vescovile del 22 giugno 1662. La vecchia chiesa di cui rimangono ancora i muri perimetrali aveva tre altari, S. Michele, S. Rocco e la Trinità ed era circondata dal cimitero, dalla canonica e da una casa masserizia annessa: S. Carlo ordinò che venisse eretta in Parrocchia, il che avvenne solo nel 1662, fino alla quale epoca il curato era di nomina della vicinia; i dissidi nati dal distacco dalla matrice furono composti per l'intromissione della ricca famiglia Delay, originaria di Gaino e definiti con istrumento 10 dicembre 1707. La chiesa parrocchiale venne eretta grazie al notevole contributo della famiglia Delay di Toscolano nel 1717 su un colle che domina il lago, circondata da filari di pini, col prospetto di una lunga gradinata centrale e di due rampe ai fianchi, segnate e ornate da dense siepi di mirto sempreverde, che aggiungono una caratteristica nota funebre al paesaggio incantevole. Restaurata nel 1926-1927 è stata affrescata nella facciata nel 1981, da Salvetti, Caffi ecc. La chiesa ha sette altari, disposti sopra un disegno originale di forme architettoniche neoclassiche, dedicati alla Madonna, al S. Cuore di Gesù, al Crocefisso, a S. Domenico, a S.Stefano. Vi è una tela del Cossali o dell'Amatore. La pala dell'altare di S. Domenico proviene dall'altare maggiore della chiesa demolita di Toscolano. Quella dell'altare di S. Stefano proviene dalla omonima chiesa, sempre di Toscolano. Due statue cinquecentesche rappresentano S. Rocco e S. Sebastiano. Veneratissima è la Madonna detta di Cussaga alla quale è dedicato un bell'altare. Esso raccoglie un immagine del 1466 che fino al 1666 si trovava dipinta su una casa quasi diroccata abitata da due pie donne, in frazione Cussaga. Circondata da vivissima pietà, l'immagine venne nel 1666 levata a trasportata nell'antica parrocchiale. Nel 1685 venne eretta la confraternita del S. Rosario. Il 4 Luglio 1717, terminata la nuova parrocchiale, la venerata immagine vi venne trasportata con solennissima funzione. Nel vecchio pavimento marmoreo della chiesa restano numerosi sepolcri con le rispettive iscrizioni, nelle quali sono ricordate le principali famiglie e istituzioni religiose della borgata e dove sono state rilevate singolari sentenze di profondo spirito cristiano. Ricordati i fratelli Antonio e Francesco Tonoli, i fratelli Arrighini (1717), Domenico Bertolazzi, (1728), Giovanni Maria, Francesco Zeni, Giovanni Battista Grisetti (1728) Michele Zaniboni (1734) ecc.La chiesa ha un'ampia sacrestia con un grande armadio di noce a intaglio, segnato dall'artefice Giovan Maria Lonado 1793. Vi sono in sacrestia due croci cinquecentesche, una piccola d'altare, un'altra più grande, processionale, che porta la data 1554 e i nomi delle cinque ville di Gaino: homines, decaniae, geini, folini, gabianae, cuzagae, f. f. MDLIIII. La croce ha fondi a girali e la palla a doppia baccellatura. Scrive il Peroni che "i medaglioni e le figure, tra cui, sul verso, quella intera di S. Michele, sono ormai affrancate dai moduli tardogotici, ma l'insieme resta tuttavia legato al solito schema. L'esecuzione, del tutto provinciale, indica che ci troviamo di fronte al prodotto di una bottega affatto periferica". Suggestiva un tempo la festa del S. Cuore in occasione della quale la chiesa veniva illuminata con palloncini e fiaccole. Resta ancora in piedi, trasformata in abitazione privata, la vecchia chiesa quattrocentesca di S. Michele col campanile che ha l'aspetto di una torre di difesa e un avamposto portico cinquecentesco che doveva servire da battistero e da cimitero, perchè la culla e la tomba, insieme riunite nell'atrio del tempio, ricordassero ai fedeli la rapidità e la vanità della vita umana. Vi sono qua e là disseminate delle pietre tombali, ma rotte, sconvolte e senza iscrizioni; una sola porta le poche lettere di un frammentario Memor No(stri Domini?). A Lusedi (Loseti) esiste una cappella dedicata ai SS. Giacomo e Filippo, edificata nel sec. XVI. Nel 1935 la chiesa e la frazione passarono sotto la giurisdizione parrocchiale di Toscolano. A tale secolo risale l'oratorio della Madonna nella frazione di Segrane. Di una cappella, negli atti della visita pastorale del 1691, si legge: "una cappella novamente fabricata in Compio, lontana dalla parrocchia otto miglia, da Don Silvestro Andreoli, quale non è ancora benedetta, non ha alcuna obbligatione". Al centro del gruppo di case di Gaino vengono, in una chiesetta, venerati i due santi invocati contro la peste: S. Sebastiano e S. Rocco. La chiesetta ha un solo altare, ornato di belle sculture cinquecentesche, e di una pala del '500 dell'Amadori o del Cossali. Abbastanza viva la presenza del movimento cattolico, per cui già verso la fine dell'800 vi venne fondata una Società operaia cattolica di mutuo soccorso che nel 1909 raggruppava 55 soci. L'asilo infantile, sorto in località Selve per impulso specialmente dei fratelli Maffizzoli, su progetto dell'ing. Giuliano Massarani, venne inaugurato il 18 ott. 1903. Le principali famiglie sono quelle degli Zaniboni, Sansoni, Salvadori, Merigo, Andreoli, Bertella, Caliana e Cappuccini. Ne dà una conferma, scriveva P. Guerrini, il piccolo cimitero, che sorge dietro la chiesa, una massa tutta bianca in mezzo al verde dei pini, del mirto e del lauro, uno di quei poetici cimiteri della Riviera, che sono fatti quasi tutti a gradinate lungo il pendio della collina che discende al lago, romiti, raccolti, pieni di luci e di ombre, che scendono e salgono come a far dimenticare la tristezza del luogo solitario e funereo con un palpito di gioia e di vita. Il cimitero raccoglie tra l'altro le spoglie del milanese prof. Gianni Picozzi, educatore e scrittore, del prof. Ferruccio Zaniboni, valoroso insegnante di lettere nel Liceo Arnaldo di Brescia, il dott. G.B. Salvadori (1854-1928). A Gaino ebbero casa i Grisetti (v.) L'economia fu eminentemente agricola e vi si raccoglieva uva che dava vino leggero. Parecchi suoi abitanti però lavorarono per secoli nelle cartiere delle Camerate e più recentemente nelle industrie della Riviera. È stato accantonato il progetto di creare in località Castello, un centro di cure "di rigenerazione" avanzato nel 1973 dalla società "Revitalis Anstalt Vaduz".


Parroci: Ascanio Colombo (5 luglio 1662) Martino Franceschetti (22 sett. 1681); Antonio Rizzi (11 maggio 1706); Bernardino Zaniboni (15 settembre 1728); Paolo Ronca (27 dic. 1744); Giacomo Fondrieschi (22 febbr. 1770); Andrea Zaniboni (8 apr. 1780); Pietro Bonetti (20 agosto 1785); Bono Boni (30 sett. 1802); Valentino Bettinelli (12 ott. 1849); Antonio Resconi (11 dic. 1879); Cristoforo Belotti (11 marzo 1892); Antonio Gavazzi (20 nov. 1901); Giacomo Marini (6 apr. 1921- 26 febbr. 1968); Battista Recaldini (12 marzo 1968); rin. 31 maggio 1973); Enrico Albini (11 giugno 1973 - rin. 1 marzo 1980); Armando Scarpetta (25 marzo 1980).