GABIANI Vincenzo

GABIANI Vincenzo

Sec. XVI. Nobiluomo. Poeta e commediografo. Visse vita tranquilla e il Cozzando sottolinea che "per goder la quiete del suo cuore, e la tranquillità dell'animo suo, visse assai solingo, e fu nimico delle discordie civili, e delle risse, conformato in tutto, e per tutto al saggio documento di Cesare: "Quid viro bono, & quieto, & bono civi magis convenit, quam abesse a civilibus discordiis?" La sua pratica fu dolce con le muse, e giuliva, senza cure, e pensieri noiosi". Fu infatti poeta e suoi versi si trovano nelle "Rime di diversi autori bresciani" e "Del Tempio ecc." e raccolte da G. Ruscelli. Si dedicò, in effetti, a scrivere i tradizionali versi dei poeti del Rinascimento, a comporre commedie per quel pubblico selezionato che ruotava intorno al Broletto e alle autorità veneziane, come si sa dai dettagli dei documenti premessi alle commedie stesse. "I Gelosi" fu infatti dedicata al patrizio veneziano Domenico Veniero, protettore delle arti e degli artisti, lui stesso scrittore di versi, camerlengo per la Serenissima; il Prologo e l'Argomento furono recitati da Vincenzo Metello, poeta bresciano, davanti ai Rettori; una commedia di Gabiani venne rappresentata nel Broletto davanti ad un pubblico altrettanto scelto nel 1548, probabilmente per Carnevale; e probabilmente un'altra commedia fu rappresentata prima de "I Gelosi", almeno secondo le parole del Prologo dove vi è un riferimento a una commedia chiamata "II Talento". La sua popolarità di commediografo non fu confinata ai circoli letterari bresciani. Sebbene ciò possa sorprendere gli studiosi contemporanei,che la nominano solo per additarla come un esempio di pedissequa imitazione di Terenzio, "I Gelosi", fu stampata numerose volte prima di cadere quasi in oblio. Si tratta di una commedia erudita di imitazione classica, composta nel 1545, risulta dalla contaminazione dell'"Andria" e dell'"Eunuchus" di Terenzio. Pur essendo poco originale nell'invenzione, e poco rappresentata, dovette godere di un certo successo. Cinque anni dopo la prima rappresentazione, ci fu un'edizione a Venezia per Gabriel Giolito De'Ferrari (1551); (forse vi fu anche una precedente edizione nel 1550); ne seguì una nel 1560 sempre per Giolito De' Ferrari e una nel 1606, a Venezia ,per Alessandro Vecchi. Nel 1597 Pierre de Larivey la tradusse e la inserì nella sua edizione di commedie italiane che ebbe numerose ristampe. Copie di questa commedia sono anche registrate presso alcune biblioteche private: una copia del 1551 e del 1560 presso la biblioteca di Tommaso Farsetti e una copia del 1560 nella biblioteca del bresciano Giulio Gagliardi. Il solo documento cinquecentesco che si è ritrovato nel corso di questa ricerca è il suo autografo negli Statuti dell'Accademia del Ridotto, inserito fra quelli di altri ottanta accademici. «Gentilhuomo et Academico Bresciano» è anche definito nel frontespizio della commedia, ma poiché la prima edizione porta la data del 1551, questo appellativo deve riferirsi a un altro e precedente circolo accademico.