ENRICO VII di Lussemburgo
ENRICO VII di Lussemburgo
Imperatore dal 1303 al 1313, ebbe particolare rilievo nelle vicende bresciane. Sceso in Italia nel 1310 e ottenuta una pacificazione più apparente che effettiva, tra Guido della Terra e Marco Visconti, veniva incoronato a Milano re d'Italia. Ottenuti tributi da Milano, Venezia, Brescia e da altri comuni, ad una ribellione rispose con dure repressioni. Assicuratosi l'appoggio dei ghibellini camuni, confermando nel 1311 il privilegio già concesso nel 1164 da Federico Barbarrossa ai milites e al popolo della Valcamonica, nello stesso anno pose l'assedio a Brescia che gli si era ribellata. L'imperatore si accampò nel cosiddetto Prato del Vescovo a sud-est della città. Gli ausiliari milanesi (milites milanesi e di tutte le città satelliti, vicentini, veronesi degli Scaligeri, parmensi di Giberto da Correggio, mantovani di Passerino Bonaccolsi e bresciani esuli della città o del territorio) si disposero lungo tutta la periferia. Al seguito di Enrico VII vi erano l'imperatrice, il fratello dell'imperatore Valeriano (che verrà mortalmente ferito, tre principi di casa Savoia ecc. e altri marchesi. La città apprestò forti difese. Avvennero scontri alla Maddalena e sotto il castello. Qui il Brusato venne il 19 giugno fatto prigioniero, l'imperatore lo condannò a morte e ordinò che il suo corpo fosse straziato. I bresciani lo vendicarono con una sortita che seminò strage e catturò molti trofei e prigionieri, sessanta dei quali vennero uccisi per vendicare il Brusato. Resi inutili tentativi di mediazione e di pacificazione il 19 agosto Enrico VII ordinò un attacco generale, usando anche bombarde ma dal quale i bresciani si difesero con efficacia contrattaccando. Il 5 settembre, stremati dalla fame e dal serpeggiare della peste, i bresciani accettarono le condizioni di resa portate dal card. Luca Fieschi e dalla missione pontificia. Mentre ancora si trattava il 24 settembre, l'imperatore fece irruzione in città, attraverso una breccia aperta, scoraggiando ogni velleità di resistenza dei più restii alla resa. Il 1 ottobre il popolo bresciano ascoltò la sentenza dell'imperatore che fece dono della vita e dei beni ai vinti, accontentandosi che fossero abbattute tutte le difese, tolti tutti i privilegi e imposta una taglia. Il 2 ottobre l'imperatore lasciava la città.