EMIGRAZIONE Veneta
EMIGRAZIONE Veneta
Dapprima formata da poche persone e da piccoli gruppi, si andò oltremodo gonfiando ed organizzando dopo l'armistizio del 1859. Brescia fu anzi, per la vicinanza al confine, il punto d'appoggio più efficiente all'attività dell'Emigrazione veneta che trovò nel giornale liberale "La Sentinella" l'organo più qualificato per proclami, comunicati, corrispondenze e nel Circolo Nazionale, nel Partito d'Azione e nel movimento liberale. Gli emigranti veneti si raccolsero per cerimonie religioso-patriottiche nella chiesetta di S.Marco. Fin dal settembre 1859 in occasione dell'anniversario della morte di Daniele Manin, celebrato solennemente con discorsi e musiche scelte e collette, si formò un comitato permanente dell'Emigrazione Veneta al quale poi aderì anche il Circolo Politico e che raccolse ingenti somme. Gli esponenti più illustri furono Aleardo Aleardi, Alberto Cavalletto, Antonio Gazzoletti che Brescia elesse a propri rappresentanti nel Parlamento italiano. Alcuni emigranti assunsero anche posti di responsabilità come Giuseppe Bacco, già capo del comitato insurrezionale vicentino, che entrò nella segreteria del comune di Brescia; altri esercitarono le più varie professioni. Sostennero l'emigrazione le nobili famiglie venete da qualche anno trasferitesi a Brescia per grosse eredità, come gli Emili, gli Zoppola, i Molin. Il Masetti Zannini afferma che "nessuna città dello stato, comprese Torino e Milano, accolse tanti esuli veneti, assai spesso fuggiti privi di tutto, quanto Brescia". L'Emigrazione veneta diede inoltre un valido anche se sfortunato contributo ai tentativi di liberazione del Veneto, organizzati dal Partito d'Azione dal 1860 al 1866. Altri emigrati, atti alle armi, vennero invece fatti arruolare in Emilia. Il comitato permanente riuscì ad aiutare tutti concretamente con sussidi e trovando posti di lavoro.