DUOMO di Rovato
DUOMO di Rovato (in lat. Domi, in dial. Dòm)
Frazione di Rovato e parrocchia autonoma della vicaria di Rovato nella zona (IV) Franciacorta. Il territorio della parrocchia misura kmq. 5,897, a 144 m. s.m.. Il centro si trova a 21 km. da Brescia, a 4 km. a SE di Rovato. Confina a N con la parrocchia di Lodetto, a E colla parrocchia di Pedrocca (comune di Cazzago S.Martino), e con la parrocchia e comune di Travagliato; a O colle parrocchie di S.Anna, S.Andrea e nella più alta con Rovato. E' parrocchia autonoma dall'11 maggio 1916, quando si staccò da Rovato dalla cui vicaria dipende. Abitanti della parrocchia: 1314 nel 1928, 1300 nel 1964, 1300 nel 1976.
Il nome deriva dal lat. domus - casa. Si trattava in verità di una "Domus Dei" di una casa di Dio, termine applicato ad uno ospizio per viandanti di origine diaconale e situato all'incrocio dell'antica strada detta mediana, o "strada francisca" che ebbe grande importanza nel medioevo, con la strada Iseo-Cremona. L'ospizio che dipendeva dalla pieve di Coccaglio, passò poi alla parrocchia di Rovato. Il territorio è percorso dalla via del Fossato, tratto della strada che congiungeva Milano - Chiari - Travagliato, ecc. e percorsa nei sec. XV e XVI da eserciti; vi si trovano le località Grumetto o Gromett, percorsa dalla strada della Frusca con a N la Via Regale congiungente Coccaglio - Rovato - Ospitaletto - Brescia, ora Padana Superiore n. 11. Parte del territorio era, ancora nel sec. XIV, coperta di paludi (Nuova, Grumetto, Galufero, Boniceni, ecc.), mentre lo percorrono le seriole Vetra o Vecchia di Chiari, la Trenzana, la Fusia, la Castrina, la Seriola Nuova di Chiari, ecc.
Già all'inizio del sec. XVI esistevano sul territorio alcune case, come ricorda una lapide con un cavallino, stemma della famiglia Cavalli, che segna una casa in via Barucca, e altre in via Peschiera, della famiglia Bertuzzi, fra le più antiche del luogo, ed altre in località "quartiere", "Cavalletto", dei Rivetti. Nel sec. XVII esisteva una Vicinia costituita dai capifamiglia con presidente, due reggenti e otto consiglieri, il massaro, l'esattore, il cancelliere. Nominavano, tra l'altro, il sacerdote del luogo. Tra le famiglie presenti alla fine del sec. XVIII si contano quelle dei Foresti, Bertuzzi, Roveglia, Campana, Venturi, Lazzaroni, Locatelli, Rivetti, Bersini, Inverardi, Bracchi, Gallarini, Cavalli, Ricchini, Cozzando, Taglietti, Fantoni, Bossi, Frialdi, Cavalieri, ecc.
Allo sbocco della via Barucca, in piazza sorse, nel 1601-1604 la chiesa della SS.Trinità. Fu voluta dalla popolazione locale data la distanza dalla parrocchia di Rovato. Alla fabbrica fu preposto il console del comune di Rovato, Giovanni Battista Cavalli, che nel 1604 ottenne, per il completamento della chiesa aiuti dallo stesso Comune. Finita, vi venne subito assegnato un cappellano - curato. La chiesa è a croce greca, con cupolette. Nel presbiterio domina un quadro (olio su tela 220x160) raffigurante la SS.Trinità, la Madonna Immacolata, con ai piedi S.Giovanni Battista e S.Girolamo. Buoni gli affreschi del soffitto raffiguranti la Trasfigurazione (nella cupola del presbiterio), l'Assunta e gli Evangelisti ai lati (nella cupola centrale) opere di Luigi Tagliaferri, di Lecco. Lungo la navata stanno stazioni settecentesche della Via Crucis, e dove un tempo fu il Battistero, una statua di S.Teodora. Ai lati sorsero due altari laterali dedicati uno alla Madonna e l'altra a S.Teodora e santi. Il 7 maggio 1839 il vescovo mons. Ferrari concedeva il Battistero.
Nel 1895 venne decisa l'erezione di una nuova chiesa, per la quale venne acquistato da Agostino Ratti, un pezzo di terreno, e venne approntato nel 1897 un progetto dall'arch. Carlo Melchiotti ispirandosi alla chiesa di Lodrino. La chiesa (m. 45,40 di lunghezza e 12,30 di larghezza) venne edificata grazie anche al contributo della popolazione locale. Vi vennero trasferiti gli altari della ex chiesa, compresa la soasa dell'altare maggiore. Nella prima cappella di destra, sopra il confessionale sta una tela raffigurante i SS.Teodora e Didimo firmata "Pietro Scalvino pinse 1766", nella seconda cappella dedicata a S.Giuseppe sta una tela con la Madonna, S.Teresa e S.Francesco firmata "V.S.Antonius Palea f. 1731". Nella prima cappella di sinistra sta una tela centinata raffigurante la Madonna del Rosario e i SS.Domenico e Francesco di Sales, di ignoto. Sulla controfacciata stanno due quadri di autore ignoto raffiguranti il presepio e la Madonna fra gli Angeli e una santa regina. Il nuovo altare liturgico è stato adornato di un bellissimo pallio marmoreo della vecchia chiesa parrocchiale. La chiesa venne affrescata dal 1920 al 1923 dal prof. Luigi Morgari di Torino (per le figure), coadiuvato da Tos e da Francesco Carnevali (per le decorazioni), da Luigi Bianchini di Como (per gli stucchi), ecc. Le figure rappresentano: nel coro sopra l'altare maggiore, l'apparizione del S.Cuore a S.Margherita Maria Alacoque; nella cupola centrale, la chiamata delle genti a Cristo (con raffigurati personaggi del luogo fra cui il parroco don Bianchi, Gaetano e Dina Nodari), nelle medaglie successive la Fede, e il martirio di S.Teodora, e altre medaglie minori. La chiesa venne consacrata da mons. Emilio Bongiorni il 10 ottobre 1925. Fra i maggiori legati fu quello di Battista Cavalli (testamento del 21 agosto 1622), e di numerose cappellanie, da quella istituita da Giuseppe Cozzando (1614), fino a quello di Teresa Milini (1859). Tra gli altri benefattori della chiesa furono Bertuzzi, Nodari, Rivetti, Romanali, Pontoglio, ecc. Grazie ai testamenti di Marianna Omodei (20 dicembre 1835) e di Paola Bertuzzi ved. Cavalli (6 gennaio 1855), venne fondata l' "Opera Pia Legati Omodei-Bertuzzi-Cavalli", in favore dei poveri, cui seguirono altri legati. Per soccorrere gli ammalati, don Racheli vi fondò una Pia Unione delle Ancelle di S.Maria del Soccorso. Nuove opere nella chiesa vennero compiute dal parroco don Prandelli, fra cui l'altare, l'organo (opera della ditta Arturo Pedrini), con cornici di Arminio e Poisa e pannelli di Carlo Morgari, un nuovo presbiterio e altare consacrato il 23 settembre 1972.
Il 18 maggio 1681 ebbe inizio, con il dono di una reliquia da parte di don Giacomo Cavalli, il culto di S.Teodora, per la quale nel 1713 la famiglia Cavalli offrì, come ex voto per un'epidemia del bestiame, un prezioso reliquiario. La santa è solennizzata nell'ottava di Pasqua, mentre la reliquia viene adoperata, soprattutto, nella benedizione "del tempo" durante i temporali. Al Grumetto (v.), i fratelli nob. Martinazzi eressero nel 1691 una chiesetta di S.Pantaleo, protettore contro i pericoli delle bisce, che conteneva tele oggi presso la famiglia Nodari. Dl vivo interesse è la cappella dei morti del Castrino, costruita nel 1820 dal nob. Maffei per raccogliere ossa rinvenute che secondo qualcuno erano di caduti durante la battaglia di Maclodio (1427), e secondo altri, fra cui il Guerrini, della battaglia di Chiari. A NO nel borgo di S.Giorgio sorge un piccolo santuario settecentesco dedicato alla Madonna della Marella, particolarmente invocata da gestanti o da puerpere. Di proprietà privata nella seconda metà del secolo scorso, certo Giacomo Zani la comperò salvandola dalla distruzione o profanazione e la donò alla comunità. Venne restaurata nel 1971. Vi si celebrano le feste della Natività di Maria (8 settembre), e di S.Giorgio (25 aprile).
La parrocchia si arricchì già verso la fine del secolo scorso di un asilo. Un altro venne costruito da don Racheli nel 1905, cui seguì nel 1910 quello della Peschiera. L'asilo del Duomo venne ricostruito nel 1965. La prima presenza di un maestro è segnalata nel 1817. La scuola venne sistemata verso il 1910 in un nuovo locale, arricchita dal 1930 di una 5.a classe. Il nuovo palazzo scolastico venne eretto nel 1963-1964, su progetto dell'ing. Ferruccio Bernori di Brescia. Il cimitero venne eretto nel 1842 su disegno di Rodolfo Vantini e consacrato il 25 ottobre 1843. Venne allargato nel primo decennio di questo secolo, per iniziativa di don Racheli e prolungato nel 1920, con la demolizione della cappella. Nel 1970 venne restaurato. Presso il cancello venne eretto un modesto monumento per ricordare gli undici dispersi in Russia e cinque morti per cause di guerra.
Tra i curati del Duomo sono registrati: Giuseppe Stancheri (1648), Stefano Bertuzzi (1648), Ferrante Basini (1670), Francesco Dusini (1670), Giacomo Cavalli (1670), Giacomo Zambelli (1684), Giacomo Mombelloni (1695), Clemente Cavalieri di Erbusco (1702) - 1707), Carlo Cavalieri di Erbusco (1707-1711), Francesco Zanetti (1711 - 1722), Giovanni Marzoli (1722 - 1729 ), Lorenzo Cavalieri di Erbusco (1729 -1732), Paolo Mutti (1732 - 1735), Fausto Rambaldini di Trenzano (1735 - 1758), Giovanni Perotti (1758 - 1765), Giuseppe Zapetti (1765 - 1770), Bartolomeo Parzani (1770 -1778), Baldassare Fontana (1778 - 1780), Gaetano Serramondi (1786 - 1792), Francesco Gallizioli (1792 - 1807), Giovanni Dehò di Adrara (1807 - 1814), Giovanni Danesi di Cignano (1814 - 1827), Giovanni Manganoni (1827 - 1837), Teodoro Granata (1837 - 1854), Giacomo Rivetti, economo spirituale (1854 - 1856), Giuseppe Gorini (1858 - 1880), Terzio Polotti, econ. spir. (1880 - 1883), Luigi Mometti (1883 - 1895), Giovanni Racheli di Rovato (1895 - 1910), Girolamo Roveda (1910 - 1914).
Parroci: Angelo Bianchi di Passirano (1916 - 1940), Lorenzo Serramondi di Carzago Riviera (1940 - 1947), Gian Carlo Zini (1947 - 1955), Giovanni Prandelli, di Flero (1955).