DANDOLO Tullio

DANDOLO Tullio

(Bicemo, Varese, 2 settembre 1801 - Urbino, 5 aprile 1870). Di Vincenzo e di Marianna Grossi. Laureatosi in legge a Pavia, visse per anni a Parigi, a Londra e in Svizzera, finché, sospettato di essere in contatto con gruppi rivoluzionari, nel 1823 venne richiamato in patria. Si dedicò a ricerche letterarie, ma continuò ad essere particolarmente sorvegliato dalla polizia anche quando fu a Adro per conoscere la fidanzata Giulietta Pagani Bargnani e a Brescia il 22 agosto 1826 per sposarla. La sposa lo riacquistò alla fede cattolica che egli professò sempre con l'amore di patria. Persa la moglie ed una bambina in tenerissima età, si dedicò, dopo un periodo di smarrimento, agli studi e all'educazione dei figli Enrico ed Emilio. Dimorando al Deserto di Varese ebbe modo di conoscere a Casoro Ermellina Maselli che sposò nel 1844 e che gli diede due altri figli, Enrico e Maria. Tullio Dandolo non ristette mai dallo spingere i figli sulla via del patriottismo militante e li seguì nelle imprese eroiche che portarono Enrico alla morte in combattimento e debilitarono la fibra di Emilio da stroncarne la vita.


Nel 1848 aveva accolto, nella villa di Varese, Gabriele Rosa fuggito dal Bresciano. Sfuggito egli alle perquisizioni compiute nella casa di Milano, dopo i funerali di Emilio emigrò con la moglie in Svizzera, da dove tornò solo nel 1859 dopo la liberazione della Lombardia dal dominio austriaco. Poi riprese la vita di studi e di società e i salotti di Milano e di Adro si aprirono ad un folto stuolo di politici, come Emilio e Gino Visconti Venosta, letterati ed artisti come Berchet, Dell'Ongaro, Praga, Aleardi, Arrigo e Camillo Boito, i pittori Coghetti, Malatesta, Correr, Weber, ecc., il vescovo Geremia Bonomelli. Intimo di Pio IX ,ebbe via libera per i suoi studi agli archivi segreti. Morì per sincope in casa dei conti di Polenta, a Urbino dove si era recato a portare il gesso del cranio di Raffaello, su invito della Congregazione del Pantheon di Roma.


Ad Adro e a Bargnano si era dedicato anche con passione all'agricoltura e nel 1835 importò per primo dal Giappone il seme dei bachi. Opere sue: "Una state a Varese e ne' suoi dintorni, lettera a Erminia" (Lugano, 182); "Lettera a una giovane sposa" (Milano 1826); "Lettera su Roma e Napoli" (ib. 1834); "Lettera su Firenze" (ib. 1827); "Lettera su Venezia" (Ib. 1834); "Saggio di lettere sulla Svizzera; il Cantone dei Grigioni" (Ib. 1829); "Viaggio per la Svizzera occidentale" (ib. 1829); "Prospetto della Svizzera, ossia Ragionamento da servire di introduzione alla lettera sulla Svizzera" (ib. 1832); "Studi sul secolo di Pericle, libri sei" (ib. 1835, col volgarizzamento dei XXX caratteri di Teofrasto); "Reminiscenze e fantasie, strenna di un solitario per l'anno 1836" (ib. 1836); "Viaggio per la Svizzera orientale" (ib. 1836 ad illustrazione dei Cantoni Ticino, Schwitz, Uri, Zug e Unterwald); "Schizzi di costumi" (ib. 1836); "Studi sul secolo di Augusto, libri quattro" (ib. 1827); "Reminiscenze e fantasie" (Torino 1841); "Studi su Firenze fino alla caduta della Repubblica" (ib. 1843); "Il medio evo elvetico, racconti e leggende" (ib. 1844); "L'imitazione di G. C. commentata ad una fanciulla" (ib. 1844); "Il pensiero pagano ai giorni dell'impero" (Milano 1855); "Il pensiero cristiano ai giorni dell'impero" (Ib. 1855), ecc.